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Le menzogne di Vincenza Rando (oggi senatrice del Pd) al Tribunale di Ragusa quando, vice-Ciotti e legale di Libera, interrogava Attilio Bolzoni. Il giornalista dichiarava il vero sui rapporti con Montante ma lei lo contestava falsificando dati documentali oggettivi e rischiando di indurlo in errore

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Chiusa l’istruttoria dibattimentale con l’esame di Sigfrido Ranucci, il giornalista autore e conduttore del programma di Rai 3 ‘Report’, si avvia alla conclusione il processo per diffamazione a mezzo stampa in corso dinanzi al Tribunale di Ragusa intentato da ‘Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie’ nei miei confronti quale direttore responsabile de ‘La Prima Tv’ in relazione all’intervista rilasciata da Vincenzo Guidotto e diffusa in due versioni, una breve e una molto più ampia, il 21 novembre e il 6 dicembre 2018, dopo la trasmissione dell’inchiesta di Report ‘L’apostolo dell’antimafia’ il 12 novembre, sul ‘sistema Montante’ e sui silenzi di Libera e del suo presidente Pio Luigi Ciotti.

In tutto il processo (querela presentata da Ciotti a Torino il 19 gennaio 2019, trasmissione degli atti a Ragusa, avvio, espletamento e conclusione delle indagini preliminari da parte della Procura con citazione diretta a giudizio il 6 marzo 2019) il patrocinio di Libera, parte civile, è stato esercitato da Vincenza Rando, da molti anni anche vice di Ciotti ai vertici dell’associazione e responsabile dell’ufficio legale, quindi colei che – così come ha chiarito lo stesso Ciotti in udienza – decide se, chi e perché querelare tra gli autori di affermazioni non gradite o tra i diffusori – giornalisti innanzitutto, ma non solo – di notizie che l’associazione reputi sconvenienti per sé: e pazienza se, magari, siano vere e di pubblico interesse e le querele abbiano l’intento, o quanto meno in molti casi l’effetto, di colpire la libera informazione, tentare di intimidirla e di ridurla all’impotenza, con sequestro di verità e di libertà di pensiero e di opinione!

A proposito dell’uso dell’arma della querela da parte di Rando per conto di Libera, può essere utile rileggere tre degli articoli della serie che raccontano questo processo (qui, qui e qui).

Rando, avvocata e politica di Niscemi fino al suo trasferimento a Modena (qui un articolo che racconta la sua debacle elettorale nel 2000) il 25 settembre scorso è stata eletta senatrice, per il Pd, nel collegio emiliano che, dopo la riduzione dei seggi parlamentari, ha unito il territorio ‘ducale’ delle province di Modena e Reggio. L’incarico parlamentare non le preclude ovviamente l’esercizio dell’avvocatura sicché probabilmente porterà a termine il patrocinio di Libera nel processo di Ragusa, sia pure senza più essere la vice-Ciotti, carica dalla quale ha dichiarato di dimettersi all’atto dell’accettazione della candidatura, ritenendo, o volendo far credere, che così risulti salvaguardata e credibile l’autonomia dell’associazione (nella ‘disattenzione’ proprio del Pd che in campagna elettorale, dopo le dimissioni, la definisce e la qualifica ancora ‘vice presidente di Libera’) e in ogni caso soggiacendo ad una norma statutaria.

Quale che sia l’aspetto della sua biografia che si voglia maggiormente considerare (di politica, di pubblica amministratrice, di avvocata, di dirigente di Libera e, in quanto tale, di promotrice di tante iniziative transitate nel suo curriculum) colpisce la menzogna giudiziaria che l’avvocata di Libera introduce nel processo su un fatto storico-documentale di assoluta oggettività e quindi di nessuna opinabilità. Accade nell’udienza del 24 novembre 2021 dinanzi al Tribunale di Ragusa in composizione monocratica, giudice Laura Ghidotti, durante l’esame dibattimentale di Attilio Bolzoni, giornalista e scrittore, teste citato dalla difesa anche quale autore di un libro, ‘Il padrino dell’antimafia’, nel quale sono ampiamente raccontati i rapporti tra Antonio Calogero Montante e Libera, e passati ai ‘raggi x’ i silenzi inquietanti del suo presidente Ciotti dopo che questi sa già per certo che l’allora presidente di Confindustria Sicilia, nonchè membro del board di Confindustria nazionale con delega alla legalità, sia indagato per concorso in associazione mafiosa.

Ricostruiamo quel momento, in udienza. Bolzoni ha ampiamente rievocato il suo stupore e la sua amarezza per il fatto che Libera (sulla quale egli ha avuto ed ha ‘solo pregiudizi positivi’) continui a intrattenere rapporti con Montante anche dopo che egli stesso, ben prima di scriverlo su ‘la Repubblica’, si sia premurato di avvisare personalmente il presidente Ciotti delle indagini per reati di mafia nei confronti dell’imprenditore. Bolzoni riconduce il suo stupore e la sua amarezza ad un episodio, che racconta al Tribunale, riguardante un protocollo d’intesa, un accordo operativo di collaborazione tra Libera e la Camera di Commercio di Caltanissetta, presieduta da Montante.

Prima di ricostruire e focalizzare l’incredibile menzogna dell’avvocata (nonché, allora, numero due) di Libera predicatrice di verità, ecco come Bolzoni riferisce l’episodio, preceduto dalla lettura in udienza da parte del legale della difesa Giovanni Cassarino durante l’esame testimoniale, di un brano del suo libro: <<…Il sacerdote era perfettamente al corrente di un’inchiesta sul vicepresidente di Confindustria alla fine dell’anno precedente, il 2014. L’avevo informato io, non nel dettaglio ma nelle linee generali sì, avendo appreso che Libera stava firmando un protocollo di legalità proprio con Montante. Ero a conoscenza dell’inchiesta giudiziaria e spinto dal desiderio di non fare associare e quindi macchiare una realtà così importante come Libera con un personaggio così poco raccomandabile ho messo in guardia Ciotti. Con lui ho avuto un paio di colloqui e più di una telefonata sull’argomento…. Nonostante quest’altro avviso (fa riferimento all’avviso di un’altra persona, precisa il legale della difesa che legge in udienza il brano del libro, n.d.r.) quindi qualche settimana dopo che Ciotti era già informato da me delle disavventure giudiziarie dentro le quali si era arrotolato Montante e circa un mese prima che la notizia diventasse pubblica, il referente siciliano di Libera Umberto Di Maggio … invia comunicazione alla direzione della sua associazione informandola che sta preparando un convegno per fine mese a Caltanissetta con la Camera di Commercio che è nelle mani di Calogero Montante>>.

Ecco cosa dichiara al Tribunale Bolzoni su questa sua ricostruzione contenuta nel libro: <<…ma quell’incontro alla Camera di Commercio di Caltanissetta io l’ho ricostruito che era alla luce del sole, l’ho ricostruito grazie alla testimonianza di alcuni magistrati che c’erano andati e che non sapevano della situazione di Montante. Quindi il rappresentante di Libera Di Maggio, di cui non ricordavo il nome (ne ha parlato prima in udienza senza citarlo, n.d.r.), io ritengo che fosse totalmente non a conoscenza del fatto che Montante fosse sotto inchiesta. E per di più c’erano un paio di magistrati che a maggior ragione ignoravano la circostanza, era ancora segreta la notizia. Mi ha stupito il fatto che un rappresentante di Libera nonostante io avessi avvertito Ciotti fosse stato mandato a parlare con la Camera di Commercio e il Montante per firmare un protocollo di legalità. Poi quel protocollo di legalità, ma l’ho detto prima, non lo hanno mai firmato perché è uscita la notizia che era indagato per mafia ed è ovvio che non lo avrebbero mai firmato>>. A questo punto, dopo un’osservazione di Vincenza Rando, Bolzoni chiarisce che <<no, no non era un convegno, avvocato. Era un incontro, non era un convegno, era un incontro per mettere in pratica questo protocollo. Io non ne capisco niente di protocollo di legalità…>>. A questo punto Rando soggiunge per rettificare e annunciare: – <<No, poi glielo produco io>>. Al che Bolzoni ribadisce: <<Però era un incontro tecnico per mettere in moto questo protocollo di legalità tra Libera e la Camera di Commercio di Caltanissetta …>>.

Chiarito che non era un convegno, ma un incontro per la stipula di un contratto tra due parti – Libera legalmente rappresentata da Ciotti, e lì presente con un proprio funzionario o dirigente, e la Camera di Commercio di Caltanissetta legalmente rappresentava da Montante lì presente (da tempo indagato per concorso in associazione mafiosa come ripetutamente Bolzoni ha detto, fatto sapere e comunicato direttamente a Libera e personalmente allo stesso Ciotti) – ecco la menzogna nella quale la legale difenditrice di Libera (e rappresentante ai massimi livelli, ella stessa come numero due, di Libera) si produce dinanzi al Tribunale con l’intenzione, o quanto meno con il risultato, di rischiare di indurre in errore il teste. In proposito attingiamo alla trascrizione testuale della fonoregistrazione dell’udienza.

L’avvocata Rando chiede a Bolzoni: <<Chi era in quel momento presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta?>>. Comincia a rispondere Bolzoni: <<..Ah non me lo ricordo..>>. Al che Rando afferma: <<Allora poi produrrò gli atti, Giudice, dove non c’entrava nulla Montante>>. Interviene ancora prontamente Bolzoni esclamando <<No Montante, mi scusi…>> subito interrotto da Rando: <<Comunque però poi produciamo gli atti>>. Ancora Bolzoni: <<presidente, Montante era il capo assoluto>>.

Il breve ma incalzante scambio di battute tra la difesa della parte civile Libera e il teste (che quando dice ‘presidente’ si rivolge al giudice Laura Ghidotti che presiede e dirige l’udienza) è chiaro.

Bolzoni ha raccontato un episodio preciso, la stipula di un accordo tra Libera e un ente presieduto da Montante, esprimendo tutto il suo stupore per avere Libera continuato in quel rapporto nonostante Montante sia indagato per reati di mafia ed egli stesso ne abbia avvertito Libera e Ciotti.

A questo punto l’avvocata che patrocina Libera e che in udienza sta concorrendo all’esame del teste chiede <<Chi era in quel momento presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta …?>>. Bolzoni istintivamente, forse colto di sorpresa, risponde di non ricordare perché la domanda ha ad oggetto la titolarità della carica formale di presidente dell’ente in un preciso momento, mentre egli è concentrato sul fatto che, comunque, al di là del dato nominale, Montante in quel periodo ne fosse il dominus incontrastato e di ciò egli ne è assolutamente certo.

Fin qui nulla da obiettare, ma Rando, fugando ogni dubbio sul senso e sul fine della domanda, va oltre affermando perentoria: <<Allora poi produrrò gli atti, Giudice, dove non c’entrava nulla Montante>>.

Non sfugge che nel fare quest’affermazione, Rando si rivolga al giudice, non solo nei termini ovvi secondo cui ciò possa avvenire naturalmente per fisiologia di rito dibattimentale, ma specificamente e nominalmente, inserendo l’intercalare ‘Giudice’ (che quindi chiama direttamente in causa intendendo richiamarne l’attenzione personale), nel mezzo di quella frase che non lascia dubbi di sorta, in una doppia asserzione, univoca e tranciante. La prima è che Montante non è in quel periodo il presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta; la seconda che, comunque, quindi anche al di là di questo, egli non c’entri nulla con l’ente.

Queste parole, false e ingannevoli, sono la sigla di chiusura. L’esame dibattimentale del teste Bolzoni, e con esso la stessa udienza, si chiudono lì, con questa frase perentoria.

Parole totalmente bugiarde, in entrambe le affermazioni: che Montante in quel periodo non sia presidente della Camera di Commercio e che, al di là della titolarità della carica, egli non ‘c’entri nulla’, per richiamare l’espressione dell’avvocata di Libera.

Il periodo in cui collocare il fatto è compreso tra dicembre 2014 e gennaio 2015 come si evince logicamente e, attraverso riscontri documentali, dalla ricostruzione testimoniale. L’articolo di Bolzoni che rivela la notizia dell’iscrizione di Montante nel registro degli indagati della Procura di Caltanissetta per concorso in associazione mafiosa esce su la Repubblica in prima pagina il 9 febbraio 2015. Il giornalista da tempo, “già negli ultimi mesi del 2014” ne è a conoscenza e, saputo dell’affare in divenire tra Libera e l’ente nisseno, cerca con vari atti e in più momenti di scongiurarlo, per amore nei confronti dell’associazione che egli apprezza e che gli sta tanto a cuore. Quando vede, con suo sconcerto, che i suoi tentativi – compreso quello di avere informato personalmente Ciotti – sono vani perché Libera corre dritta fra le braccia dell’indagato per mafia, egli pubblica l’articolo. Quindi il periodo è quello considerato.

In effetti non abbiamo bisogno di applicarci sulle date per sapere se, proprio nel giorno di quell’evento, Montante sia o meno il presidente della Camera di Commercio e se, presidente o meno, non c’entri nulla con l’ente.

E ciò per una ragione molto semplice.

Montante non lascia mai la carica dal 30 aprile 2010, quando viene eletto la prima volta, a quando, costretto, se ne separa dopo l’arresto avvenuto il 14 maggio 2018, con detenzione domiciliare solo per pochi giorni, perché viola le prescrizioni ed inquina le prove sicchè dal 24 maggio viene spedito in cella.

La separazione di Montante dalla carica di presidente della Camera di Commercio nissena avviene – per la prima e unica volta dopo l’elezione di otto anni prima, e successiva conferma – il 29 maggio 2018, e non per sua scelta: infatti il detenuto non si dimette e l’unico modo per staccarlo da quella poltrona è la decadenza dell’intero consiglio camerale attraverso le dimissioni della maggioranza dei suoi componenti. In quel momento egli è in carcere, dove rimarrà per dieci mesi fino al 12 marzo 2019 quando tornerà ai domiciliari per una patologia (‘depressione reattiva dovuta al mutamento delle condizioni di vita’) che successivamente i periti riterranno compatibile con il sistema carcerario ma nel frattempo le esigenze cautelari sono mutate, sicchè egli rimarrà in detenzione domiciliare fino al 13 febbraio 2020 quando sarà rimesso in libertà con obbligo di soggiorno ad Asti.

Quindi, per tornare a quella dichiarazione in udienza della legale di Libera Vincenza Rando, non vi è dubbio alcuno che essa sia totalmente falsa perché non c’è un solo giorno, dal 30 aprile 2010 al 29 maggio 2018, in cui Montante non sia formalmente il presidente della Camera di commercio di Caltanissetta e, di fatto sempre e comunque (anche per un periodo più lungo) non ne sia il dominus assoluto. Quindi, presidente e dominus, (assoluto, visto che come emerso dai processi in corso a Caltanissetta egli riduce l’ente a ‘cosa propria’) è certamente anche in quella data di dicembre 2014 o gennaio 2015, periodo in cui va collocato l’evento richiamato.

Difficile cercare una spiegazione a tale falsità alla luce di fatti oggettivi e di dati pubblici di incontestabile evidenza. Una camera di commercio è ente di diritto pubblico e i suoi rappresentanti legali occupano pro tempore le cariche previste, da una data iniziale ad una finale, assumendole e cessandone sulla base di procedure chiare, rigorosamente e precisamente datate. Se ciò è vero sempre, nel nostro caso risulta paradossale la pretesa di sostituire in giudizio la verità con la menzogna – sotto il naso dei magistrati, alterando fonti di prova e turbando la genuinità della dichiarazione testimoniale – su un punto che non corrisponde solo all’elemento formale della titolarità della carica che comunque è un dato oggettivo, ma a qualcosa di molto più esteso ed invasivo nella narrazione pubblica di fatti e vicende quotidiane come l’occupazione, anche con mezzi illeciti da parte della falsa ‘icona’ antimafia, di cariche e posizioni pubbliche totalmente asservite a interessi privati: decine di migliaia di pagine del processo Montante stanno qui a dimostrarlo. Tant’è che Bolzoni, istintivamente alla domanda di Rando comincia a rispondere di non ricordare ma nel contempo afferma con nettezza che, comunque, Montante era il capo assoluto dell’ente camerale.

Nel dichiarare il falso (<<Allora poi produrrò gli atti, Giudice, dove non c’entrava nulla Montante>>) la legale di Libera, Rando, annuncia la ‘produzione degli atti’. Attendiamo tale produzione, imminente, considerato il termine concesso dal Tribunale (il 22 novembre prossimo, in vista dell’udienza del 30 successivo). E vedremo di scoprire come Montante ‘non c’entrasse nulla’ considerato che, ininterrottamente, dal 30 aprile 2010 al 29 maggio 2018 è stato presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta, mentre sappiamo per certo che il momento che qui viene in rilievo è da collocare a dicembre 2014 o gennaio 2015. In ogni caso l’iter di riforma degli enti camerali, concernente l’accorpamento delle sedi di Caltanissetta, Agrigento e Trapani, partito il 21 aprile 2015 (comunque ben oltre il periodo che ci interessa) con decreto del ministro dello sviluppo economico Federica Guidi di nomina del commissario ad acta Guido Barcellona (peraltro segretario generale proprio della camera nissena) per l’avvio delle procedure, non intacca assolutamente, anche a causa dei ritardi rispetto ai tempi fissati, gli assetti gestionali fino ad un tempo ben successivo alla decadenza di Montante che avviene il 29 maggio 2018. Tutto ciò è agli atti e non si presta a dubbi, né equivoci di sorta. Inoltre è proprio grazie a tale carica di presidente di una camera di commercio – condicio sine qua non – che Montante il 22 aprile 2013 viene eletto presidente di Unioncamere Sicilia, poi riconfermato il 19 aprile 2016.

Inoltre esistono delibere della Camera di commercio di Caltanissetta di dicembre 2014 e gennaio 2015 che documentano la carica di presidente ricoperta da Montante e, se mai ve ne fosse bisogno, è egli stesso a dichiararlo alla Corte d’Appello di Caltanissetta durante il processo poi conclusosi a luglio scorso con la sua condanna.

Nell’udienza del 12 giugno 2021 alla presidente del collegio Andreina Occhipinti che chiede notizie e dati sulle  cariche ricoperte e sulle funzioni esercitate, l’imputato risponde di essere stato presidente della Camera di commercio ininterrottamente dal 30 aprile 2010 e, alla domanda della magistrata ‘fino a quando?’, il suo difensore Giuseppe Panepinto gli ruba il tempo esclamando “fino all’arresto”: in effetti abbiamo visto come egli, detenuto e non dimissionario, rimanga in carica 15 giorni ancora dopo l’arresto, fino alla decadenza determinata dalle dimissioni di cinque consiglieri.

Non rimane che attendere su questo punto il deposito degli atti annunciati, da parte di Vincenza Rando, legale di Libera, allora e fino a tre mesi fa vice-Ciotti ai vertici dell’associazione, ed oggi senatrice della Repubblica.

Ps. Gli articoli sul processo alla libera informazione, intentato da Libera dinanzi al tribunale di Ragusa con il patrocinio di Vincenza Rando, sono stati pubblicati il 6 febbraio (leggibile qui), l’11 febbraio (leggibile qui), il 24 febbraio (leggibile qui) l’8 marzo 2022 (leggibile qui) il 26 marzo (leggibile qui) il 25 aprile (leggibile qui ), il 29 aprile (leggibile qui) e il 3 maggio (leggibile qui), il 15 maggio (leggibile qui) e il 20 settembre 2022 (leggibile qui).