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Libera, bavaglio alla stampa in ‘copia e incolla’. Il caso di Leonelli, attaccato per avere scritto dei soldi pubblici con tanti incarichi e consulenze a Vincenza Rando, delegata da Ciotti alle querele da lei mirate contro le notizie scomode, innanzitutto per sé e per il ‘brand’ di un sistema blindato

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Il ‘querelificio’ messo in campo da Libera per ‘sequestrare e confiscare’ (espressione figurata offertaci dal suo ‘marchio di fabbrica’) l’informazione critica, come osservato nell’articolo precedente rappresenta un filone d’attività non secondario nell’ambito degli affari correnti dell’organizzazione alla quale del resto non mancano certo le risorse economiche necessarie, grazie anche ai contributi dei tanti aderenti, sostenitori e attivisti i quali credono nella bontà delle finalità perseguite e sono forse ignari di questo modus operandi che punta a mettere il bavaglio alla stampa non allineata alla vuota retorica di cui ‘Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie’ ormai vive, dopo avere scritto nei primi 10-12 anni dalla sua nascita (ormai risalente ad oltre un quarto di secolo fa), e poi dimenticato, pagine memorabili nell’impegno collettivo civile e sociale contro la mafia.

Nel comunicato stampa, diffuso a gennaio 2019 (leggibile qui) che annunciava la presentazione di una querela per diffamazione a mezzo stampa contro il sottoscritto e contro Enzo Guidotto per l’intervista da questi rilasciata a La Prima Tv di cui all’epoca (novembre 2018) ero direttore, Libera conclude testualmente:  “Abbiamo sempre rispettato il diritto ad una informazione libera e alla libertà di critica- è il commento di Enza Rando, vicepresidente nazionale Libera e responsabile dell’ ufficio legale – ma non possiamo accettare dichiarazioni false e diffamatorie che ledono la dignità e la storia dell’associazione e del suo presidente. Ben vengano tutte le documentazioni, le analisi e le denunce ma a patto che siano oneste, serie e disinteressate. Se mancano queste prerogative etiche, la denuncia diventa diffamazione, calunnia.

Il testo finisce con la parola calunnia seguita dal punto ma non dalle virgolette di chiusura.

Lo stesso identico testo introdotto da virgolette e analogamente privo di quelle finali a chiusura, troviamo per esempio in un comunicato emesso da Libera un anno prima, il 5 aprile 2018, per dare notizia dell’irrevocabilità, in seguito ad ordinanza di inammissibilità  da parte della Corte di Cassazione, del ricorso contro una sentenza di condanna per diffamazione a mezzo stampa emessa dalla Corte d’Appello nei confronti di tre persone querelate da Libera: sono i componenti della Casa della legalità di Genova Cristian Abbondanza, Simonetta Castiglion ed Enrico D’Agostino.

Questo il titolo del comunicato pubblicato sul sito di Libera: Corte di Cassazione, Componenti Casa della Legalità condannati per diffamazione a mezzo stampa nei confronti di Libera: “Utilizzando quale mezzo di pubblicità il sito www.casadellalegalità.org offendevano la reputazione ed il decoro dell’Associazione Libera.”

Anche in questo caso il testo (leggibile per intero qui ) si conclude con lo stesso brano, copiato e incollato senza le virgolette finali, sfuggite evidentemente la prima di chissà quante volte a causa di una dimenticanza o refuso poi riproposti in sequenza. Evidentemente si tratta di parole scritte una volta per tutte da Vincenza Rando (numero due di Libera e responsabile dell’ufficio legale: in pratica colei che, come chiarito da Ciotti nel processo di Ragusa, decide quante e quali querele fare, contro chi e per cosa) e riciclate in automatico in ogni nuova circostanza, a prescindere dalla peculiarità e dalla valenza di ognuna e, soprattutto, a prescindere dalla verità la quale, logicamente, è tale solo nell’aderenza ai fatti, caso per caso.

Ciò conferma ulteriormente l’appropriatezza della definizione di ‘querelificio’, una sorta di ‘linea di produzione’ di Libera nella difesa arrogante e autoreferenziale della propria narrazione e dei propri interessi contro chiunque, osservando i fatti e dandone lettura critica con il proprio pensiero o anche con la semplice proposizione di un dubbio o di una domanda, non si allinei.

Come accennato, le querele e le azioni legali sono tante, ma almeno una merita di essere raccontata.

Riguarda il caso di Giuseppe Leonelli, giornalista di Modena, la città in cui vive ed opera con un proprio studio legale Vincenza Rando. In un articolo dal titolo ‘Libera, le consulenze di Enza Rando’, pubblicato il 17 agosto 2016 su Prima Pagina, quotidiano di cui all’epoca è anche direttore, Leonelli parla di Libera, sottolinea i suoi altissimi meriti sociali e poi offre ai lettori un focus sulla realtà modenese nella quale il volto dell’associazione è quello dell’avvocata di Niscemi di cui il giornalista elenca gli incarichi a lei e al suo studio legale concessi dalle amministrazioni pubbliche a guida Pd, in un intreccio di interessi capillare e ramificato la cui conoscenza è salutare e preziosa, per l’intera comunità e soprattutto per i tanti che giustamente credano nella limpidezza di Libera e nella sua inflessibile capacità di denuncia e le abbiano a cuore quale precondizione necessaria per il rispetto dei suoi valori fondativi e per l’adempimento delle finalità statutarie. Poco tempo dopo la pubblicazione dell’articolo, a ottobre 2016 la testata  cessa l’attività, ma il testo è leggibile (qui) in quanto ripreso e rilanciato, anche per gli sviluppi successivi, innanzitutto da La Pressa, quotidiano modenese di approfondimento politico ed economico, fondato per iniziativa dello stesso Leonelli che ne è direttore e di altri giornalisti di Prima Pagina dopo la sua chiusura decisa, per sopravvenute difficoltà finanziarie di cui fino a quel momento non s’era avuto alcun sentore, dall’editore, il costruttore Dino Piacentini poi finanziatore, insieme ad un altro imprenditore del mattone, Massimo Pessina, berlusconiano in quel momento prestatosi a Renzi, delle avventure editoriali del Pd nel tentativo vano di salvare L’Unità, lo storico quotidiano – fondato da Antonio Gramsci nel 1924 – del Pci-Pds-Ds, e in ultimo Pd, morto definitivamente a luglio 2017.

Nell’articolo, come risulta evidente, Leonelli riporta, nell’attualità del momento datata ad agosto 2016, verità documentali incontestabili come, per esempio, i lucrosi incarichi e le fruttuose consulenze correntemente conferite a Rando da enti o aziende pubbliche emanazione di un sistema di potere politico-economico che in quel territorio riconduce al Pd e a quella affaristica galassia contigua in cui grande parte hanno Unipol e le Coop.

E così, correttamente e doverosamente rispetto alla comunità dei cittadini lettori del quotidiano, Leonelli fa sapere che Vincenza Rando dal 2015 è membro del Consiglio d’amministrazione della Fondazione CrMo (Cassa di Risparmio di Modena) retribuita con 51 mila euro l’anno; nel 2015 ha avuto un incarico da 25 mila euro dalla giunta regionale Bonaccini per coordinare in un testo unico norme regionali con altre in tema di legalità; dal 2014 un incarico annuo da 20.400 euro da Sorgea, multiutility di proprietà di cinque comuni con sede a Finale Emilia e concessionaria di servizio idrico dal 2008 al 2024 da parte dell’Ato di Modena; svariate consulenze dalla Provincia di Modena come una da 96 mila euro nel 2010, una da 25 mila euro nel 2013 in materia di espropriazioni ed appalti, un’altra dal Comune di Nonantola da 49 mila euro in tema di opere stradali, ecc…

Il punto non è la liceità di ogni incarico che, in assenza di specifici elementi tali da metterla fattualmente in dubbio, non è in discussione, ma l’intreccio perverso che ne è alla base.

Offrendo una pagina di autentico e limpido giornalismo Leonelli colloca, correttamente e nel pieno rispetto della verità, ogni tassello nel puzzle offerto ai lettori affinchè conoscano i fatti, siano informati, possano quindi liberamente valutare ed essere così ‘Cittadini’, non sudditi come vorrebbe chi tenda a limitare o impedire la libertà di stampa e i correlati diritti di cronaca e di critica.

Il puzzle è più o meno questo. Gran parte dei pubblici amministratori che manovrano nel territorio ingenti risorse pubbliche sono anche dirigenti, esponenti, attivisti e iscritti del Pd; inoltre sono molto vicini a Libera la quale è finanziata anche dai gruppi economici contigui al Pd come Unipol e Legacoop; Rando è la ‘numero due’ di Libera in Italia e, comunque, da più tempo è il volto ed il motore dell’associazione nel territorio dell’area modenese. E per quanto sul piano formale nulla sembri ostare, rimane il fatto che i servizi dell’avvocata Rando e del suo studio legale siano prescelti, con mero atto discrezionale e intuitu personae, dai soggetti prima elencati il cui profilo è triplice: essere dirigenti o esponenti Pd; disporre correntemente, per le funzioni istituzionali esercitate, di soldi pubblici in grade quantità; essere vicini e a volte perfino interni a Libera.

Non si dimentichi che siamo a Modena e nell’Emilia dove il Pd (come, storicamente in precedenza, i Ds, il Pds, il Pci) è nettamente il primo partito, spesso capace da solo di esprimere intere pubbliche amministrazioni e, attraverso il proprio ceto politico dirigente trapiantato nel sistema pubblico del governo e del sottogoverno, di tenere e manovrare ogni filo di un sistema di potere pervasivo e totalizzante. Nelle ultime elezioni comunali, 2019, il sindaco Pd di Modena Giancarlo Muzzarelli (che nel 2014 ha voluto nel Consiglio d’amministrazione della Fondazione bancaria Vincenza Rando la quale già dal 2010, spinta dal presidente della Provincia, sedeva nel Consiglio d’Indirizzo) è stato eletto al primo turno con il 53,4 e la lista Pd ha ottenuto il 36,2. Cinque anni prima lo stesso Muzzarelli, costretto al ballottaggio per un soffio (49,7) era stato poi eletto con il 63,1 e la lista Pd aveva raggiunto addirittura il 45,5; nel 2009 tale dato era stato del 44,9, con il sindaco, Giorgio Pighi, eletto al primo turno. E nel 2004 (il Pd non c’era), lo stesso Pighi, Ds, era stato eletto al primo turno, con il suo partito, Ds appunto, al 39,4. E in ogni elezione – regionali politiche, europee – il Pd è un partito mediamente del 40%. Ciò solo per rilevare, nel contesto dell’analisi dei fatti, quanto potere pubblico e quante commistioni e traffici d’influenza passino attraverso questo partito legatissimo a Libera, non solo negli ideali e nei sentimenti, ma anche negli interessi e negli affari.

Peraltro Bonaccini all’atto della sua prima candidatura, nel 2014, a presidente della Regione avrebbe voluto Vincenza Rando nel Consiglio regionale ma lei, su indicazione di Ciotti come riferisce Leonelli, declinò l’invito a candidarsi. Ciò perché l’eventuale suo ruolo nel Consiglio o, eventualmente, nel Governo della Regione avrebbe certamente reso più forte la necessità di una separazione degli affari correnti (quelli politici da quelli di Libera e gli uni e gli altri da quelli professionali), ma il rifiuto, che non le ha impedito di essere nominata consulente ben retribuita, non ha certamente annullato un intreccio molto forte che, pur non costituendo – di per se e se non per altra causa – illecito, ha quanto meno l’effetto di asservire Libera ad un sistema di affari e di potere totalmente incompatibile con la sua natura.

Il punto nodale, che Leonelli, semplicemente riferendo dati certi e documentali, coglie con lucidità e offre ai lettori, è questo: se Vincenza Rando partecipa così attivamente ad un sistema di potere, d’incarichi, d’affari, di consulenze ed è oggettivamente beneficiata da un sistema di maneggio di danaro pubblico orchestrato da un partito politico, dai suoi fiancheggiatori e dalle sue leve collaterali; se lei è un altissimo dirigente di Libera, in pratica il numero due in ambito nazionale, seconda solo a Ciotti il quale peraltro le concede carta bianca su tutti gli ‘affari legali’ e il vasto ambito di sua competenza, sostanzialmente gran parte dei rapporti con il potere pubblico; se lei, come avvocato, viene ricoperta di cariche, incarichi e consulenze essendo il suo nome, anche professionale, inscindibilmente connesso a quello di Libera; se, come accade in modo capillare in Emilia e nel Modenese, a concederle discrezionalmente questi incarichi è il ceto politico nettamente dominante alla testa del sistema di potere pubblico che aziona i cordoni della borsa contenente i soldi dei cittadini-contribuenti; se questo ceto partitico coincide in gran parte con un’area politica vicina, anzi contigua e spesso, in tante posizioni individuali, interna a Libera; se perfino Libera in quanto tale ne ottiene lucrosi vantaggi e finanziamenti; se avviene tutto ciò, come potrà mai Libera adempiere al suo dovere morale scolpito nello statuto che è di combattere e prevenire le mafie, la criminalità organizzata, la corruzione le quali nello scambio di nomine e favori, nei traffici d’influenze e d’affari, nelle contiguità – inopportune e controindicate anche se non illecite né vietate – con il potere, nei circuiti d’affari d’ogni tipo hanno il loro humus naturale e terreno fertile?

E a rendere ancora più urgente la domanda, l’articolo di Leonelli riferisce una vicenda inquietante di conflitto di interessi del direttore di Libera, descrive varie situazioni che rischiano di ridurre quest’ultima a holding finanziaria senza più l’anima delle origini a guidarla, sciorina i dati del suo bilancio da 5 milioni di euro, frutto delle quote annuali da 30 euro a carico dei soci, delle donazioni per diverse centinaia di migliaia di euro attraverso il 5 per mille, dei generosi contributi di Unipolis, fondazione Unipol che fa riferimento alla Legacoop, delle campagne raccolta fondi, dei lasciti ereditari in forza del suo prestigio morale, ecc…

E poi ci sono i contributi pubblici in altre forme. I dati contenuti nell’articolo di Prima Pagina risalgono a diversi anni fa. Oggi possiamo consultare l’ultimo documento disponibile sui contributi pubblici incassati da Libera. Esso, relativo al 2020, pur incompleto in alcune poste quindi suscettibili di aumento, documenta un ricavato dal 5×1000 pari ad oltre un milione e mezzo di euro (1.520.863), da convenzioni con Ministeri e vari enti pubblici per oltre seicentomila euro (619.472), altri contributi da Comuni, Regioni e dal Dipartimento Pari opportunità di Palazzo Chigi per € 77.500. Mancano i dati relativi ai ricavi da comodati d’uso/concessioni amministrative.

Fatto tale opportuno aggiornamento temporale, torniamo al tema centrale di questo articolo e al focus modenese di Libera e dei cerchi concentrici in cui essa si muove.

Abbiamo visto come, con un pezzo di autentico giornalismo libero, Leonelli, doverosamente, illustri questa galassia e questo intreccio e lo faccia con precisione documentale, tant’è che nessuna contestazione nel merito dei fatti gli è stata avanzata tranne – almeno questo pare evincersi dalle doglianze contenute nella querela di Libera – una presunta difformità scaturente dalla disciplina di esenzione iva nel caso dell’indennità erogata dalla Fondazione Cacca di Risparmio Modena. Ma anche in questo caso l’articolo riferiva con esattezza documentale quanto riportato da fonti ufficiali aperte e dai siti istituzionali di riferimento. E in ogni caso – a tutto concedere – come può la mancata esplicitazione di eventuali, comunque lievi e irrilevanti, differenze tra importi lordi e importi netti, concretare l’atto del diffamare qualcuno? La diffamazione è atto doloso che, nel caso del mezzo della stampa, sussiste solo se commesso in dispregio della verità (e invece quanto scritto da Leonelli è tutto vero), dell’interesse pubblico alla conoscenza (qui presente al massimo livello possibile) o della continenza della forma (nel nostro caso irreprensibile).

Eppure Leonelli, per il suo articolo soprarichiamato, è stato querelato!

Il che appare incredibile, almeno fuori da quanto abbiamo dovuto documentare con l’articolo precedente su ‘Libera querelificio ….’. Ma di grave non c’è solo questo. Per avere fatto il suo dovere di giornalista, a Leonelli è toccato ben altro …. Una storia di soprusi, prepotenze e attacchi arbitrari alla libera stampa che va raccontata per intero.

7 – continua

Gli articoli precedenti sono stati pubblicati il 6 febbraio (leggibile qui), l’11 febbraio (leggibile qui), il 24 febbraio (leggibile qui) l’8 marzo 2022 (leggibile qui) il 26 marzo (leggibile qui) e il 25 aprile (leggibile qui )