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Pio Luigi Ciotti, Antonio Calogero Montante e …la Verità

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Prima di andare oltre nella trattazione dei rapporti tra Pio Luigi Ciotti e Antonio Calogero Montante, nonché più ampiamente tra Libera e la rete del grande impostore condannato per associazione per delinquere e accusato di essere un mafioso, occorre soffermarsi su un elemento-shock già affrontato nell’articolo precedente: cosa pensa e dice Ciotti di Montante quando questi da tempo è accusato di essere un mafioso. Articolo nel quale però è mancata l’esplicita notazione testuale delle parole usate dal presidente di Libera.

Mi riferisco a quelle pronunciate da Ciotti il 16 marzo 2016 ai microfoni e dinanzi alle telecamere di Meridionews. Nell’articolo precedente ne ho ampiamente argomentato dando per scontato che fossero note a tutti. Non era così e ho dovuto rendermene conto dinanzi alle tante richieste di chiarimento giunte per e-mail, post e commenti social, lettere e telefonate in redazione.

E allora è bene ripartire dalla testualità di quelle parole, ed anzi dal loro ascolto e dalla visione delle immagini di Ciotti mentre le pronuncia (link in basso).

Come si può ascoltare, viene posta una domanda chiara: <<Qual’è la posizione di Libera dopo le accuse mosse a Montante?>>? Infatti tale posizione il 16 marzo 2016 non si conosce ancora, repressa dalla scelta del silenzio, quasi un anno e mezzo dopo l’emersione pubblica di quelle accuse a Montante formulate dall’autorità giudiziaria nella quale Libera ripone sempre piena fiducia.

Ciotti risponde, testualmente: <<Mi auguro che Antonello possa dimostrare la verità. Iil mio augurio è che ognuno di quelli che vengono indagati siano messi in grado di potere dimostrare questo. Io non sono in grado di potere entrare in una storia di questo tipo. Dico solo che oggi sono molti che invece di fare lotta alla mafia la fanno all’antimafia nel nostro paese. Allora qui c’è il dovere di sapere distinguere per non confondere. Bisogna veramente essere molto attenti….>>.

A questo punto Ciotti si ferma, ha un attimo di esitazione, abbassa la voce e riprende: <<Perchè un pochettino … lo vedo anche nei riguardi di Libera che ci sono delle semplificazioni, dei giudizi, del fango che arriva… una manipolazione della verità>>. Poi, a successiva domanda, dirà di avere denunciato per diffamazione e calunnia un magistrato in riferimento, tra le altre cose, all’attribuzione a Libera di una realtà di mille e seicento imprese, <<una falsità assoluta>>  – chiarisce Ciotti – perché <<Libera è un coordinamento di 1600 associazioni, di mondi e contesti diversi, bisogna stare molto attenti …..>>. Per la cronaca il magistrato è Catello Maresca, oggi consigliere comunale di Napoli del centrodestra, in quanto candidato, sconfitto, a sindaco nelle elezioni del 2021. Allora – la querela è di gennaio 2016 per un’intervista a Panorama – sostituto procuratore a Napoli e noto per alcune inchieste contro il clan dei casalesi.

Ma torniamo alla parte che riguarda la posizione di Libera rispetto alle accuse a Montante di concorso in associazione mafiosa sin dal 1990, accuse formulate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta nell’ambito di un’attività – seria, rigorosa, sviluppatasi nel vaglio meticoloso di tutti i riscontri possibili, delle evidenze documentali, delle prove testimoniali – sfociata in un procedimento penale aperto due anni prima: Ciotti ne è a conoscenza da un anno e mezzo, mentre da un anno e due mesi lo è l’intera opinione pubblica.

Limitandoci al primo brano dell’intervista di Ciotti a Meridionews che contiene certamente la risposta alla domanda sulla posizione di Libera, mentre il secondo, almeno in parte forse se ne discosta, Ciotti è chiaro nel volere atteggiarsi pubblicamente come l’amico di ‘Antonello’, anche a costo di apparire come un soggetto totalmente diverso, perfino opposto, alla sua identità e alla sua immagine pubblica di difensore della legalità e della giustizia contro la mafia e i suoi intrecci.

Non esiste infatti una sola dichiarazione dello stesso tenore nei precedenti vent’anni di Libera pur segnati da migliaia di dichiarazioni nelle quali Ciotti è stato sempre pronto e disponibile a esternare in ogni luogo dinanzi a selve di microfoni e telecamere e, in mancanza, ad assumere unilateralmente l’iniziativa di comunicare con comunicati stampa e tutti i mezzi possibili ad ogni operazione di polizia, ad ogni attività inquirente, ad ogni retata con arresti di accusati per mafia, ad ogni condanna di persone imputate di reati di mafia.

In tutti questi casi, senza mai un’eccezione, la posizione di Libera e di Ciotti fino a quel momento è sempre stata uguale a se stessa, quasi un clichè rilanciato ad ogni occasione: soddisfazione per i risultati investigativi o giudiziali, piena fiducia nelle forze dell’ordine e nei magistrati, invito ad andare a fondo per colpire sempre più nettamente gli intrecci e gli affari mafiosi fino a reciderli, ecc…

Questa volta niente di tutto questo. E ciò, se già è grave e inquietante per i dodici e passa mesi nei quali Libera e Ciotti incredibilmente rimangono muti, diventa sconvolgente dinanzi alle parole pronunciate il 16 marzo 2016.

Ciotti questa volta non si schiera – e non schiera Libera – dalla parte delle forze dell’ordine le quali con grande rigore, onestà, professionalità e coraggio stanno conducendo un’investigazione difficile; non si schiera dalla parte dei magistrati i quali, pur nel mirino della rete criminale di Montante (Antonello per gli amici), con competenza, inflessibilità e determinazione portano avanti un’inchiesta difficile.

No, questa volta Ciotti non si schiera affatto dalla loro parte ma, per un verso, si mantiene equidistante tra la mafia e lo Stato (incredibile pensando ai precedenti vent’anni di Libera) e per un altro si dichiara amico di Montante (appellarlo pubblicamente Antonello vale, sul punto, più di ogni indagine psicosociologica). Amico di Montante e interessato alla sua ‘verità’, preoccupato per le sue sorti di ‘indagato’ al quale augura di dimostrare la verità e che sia messo in grado di farlo. Augurio che Ciotti estende a tutti gli indagati, pensiero che non lo ha mai toccato prima e che addirittura può essere interpretato come una preoccupazione per il fatto che gli indagati – ora tutti degni di attenzione grazie all’indagato ‘Antonello’, visto che mai prima un elemento del genere è affiorato nelle sue esternazioni – non siano messi <<in grado di dimostrare la verità>>.

Tornando al cuore delle preoccupazioni di Ciotti, da chi può accadere che Montante non <<sia messo in grado>> di dimostrare la verità? Dallo Stato? Dagli organi inquirenti? Dall’Autorità giudiziaria? Dalla Giustizia? Ovvero da tutti quei soggetti e realtà istituzionali nei quali prima Libera ha sempre espresso piena fiducia?

E perché questa brusca rottura? Ciotti in quel momento ha notizie che lo inducano obiettivamente a credere nell’accusato per mafia anziché nello Stato o, semplicemente, è condizionato? Peraltro se è, o se fosse, condizionato il 16 marzo 2016, lo rimane, o lo rimarrebbe, per ancora tre anni, e anche dopo e tuttora, perché non ha mai recuperato, né assunto le posizioni della Libera delle origini.

E se sì, Ciotti condizionato da cosa?

Prima di vedere se risposte a questa domanda possano essere trovate nelle sue stesse parole o negli atti compiuti successivamente e finora, un’ultima notazione sull’analisi di quella risposta a Meridionews appare utile e opportuna.

L’augurio ad ‘Antonello’ di essere messo in grado di potere dimostrare la verità potrebbe suonare come ammonimento ai magistrati a non infierire, a non fidarsi troppo delle loro investigazioni e quindi della loro stessa capacità di farle, a stare attenti, attenti non si sa a chi, forse anche a qualcosa o qualcuno che li possa portare fuori strada: ma qui siamo ad inevitabili congetture esegetiche, in mancanza di elementi chiatri e univoci. In ogni caso Ciotti, dopo avere formulato tale augurio, mai espresso prima a nessun altro accusato di mafia, e averlo esteso a tutti gli indagati, va oltre e fa chiarezza anche delle proprie stesse parole: <<io non sono in grado di potere entrare in una storia di questo tipo>>.

Se ci fossero dubbi, Ciotti chiarisce e ribadisce la propria equidistanza tra lo Stato e la mafia sotto inchiesta, tra forze dell’ordine e presunti mafiosi, tra accusati di mafia e autorità giudiziaria. Equidistanza misurata dalla sua ‘confessione’ di <<non essere in grado di potere entrare in una storia di questo tipo>>.

Il 16 marzo 2016 Ciotti, come e più dei semplici cittadini, è a conoscenza e si trova dinanzi al lavoro rigoroso di un pool di magistrati capaci, onesti e coraggiosi che certamente per due anni, e probabilmente più, hanno vagliato notizie di reato, fatti, documenti, testimonianze e riscontri.

Oltre tredici mesi prima, il 9 febbraio 2015, il quotidiano la Repubblica con uno storico articolo di Attilio Bolzoni e Francesco Viviano ha svelato l’inchiesta; quattordici mesi prima, il 22 gennaio 2015, l’ha fatto, sia pure con un breve articolo, di Giampiero Casagni, il settimanale siciliano Centonove, una testata indipendente e di grande valore civile che qualche tempo dopo, nel 2017, il sistema Montante, con uno dei suoi colpi di coda, farà chiudere dopo avere fatto arrestare il direttore Enzo Basso.

E due anni prima che Ciotti pronunci in pubblico quelle parole sull’amico ‘Antonello’, il 27 aprile 2014, il periodico I Siciliani Giovani, retaggio ancora vivo della lezione e del lascito morale e civile di Giuseppe Fava, ha pubblicato un documento che attesta fin dagli anni ’80 i rapporti e le frequentazioni di Montante con il boss mafioso Vincenzo Arnone, peraltro suo testimone di nozze.

Eppure per Ciotti tutto ciò è <<una storia di questo tipo>> (che ‘tipo’ ha in mente?) in cui egli <<non è in grado di entrare>>.

Quindi la chiosa finale che rappresenta la continuazione logica di questo punto del suo pensiero, della sua riflessione, del suo ragionamento e della sua analisi: <<Dico solo che oggi sono molti che invece di fare lotta alla mafia la fanno all’antimafia nel nostro paese. Allora qui c’è il dovere di sapere distinguere per non confondere. Bisogna veramente essere molto attenti….>>.

Ciotti, nel momento in cui sta parlando di Montante e, in quanto accusato di mafia, di una <<storia di questo tipo>>, a chi e a cosa si riferisce osservando che oggi molti invece di fare la lotta alla mafia la fanno all’antimafia? Parla, o parla anche, dell’antimafia (sedicente e fasulla) di Montante a cui la procura di Caltanissetta starebbe facendo la guerra o si riferisce solo a Libera? Purtroppo la risposta è no. Non si riferisce a Libera, ammesso che fosse fondata o soggettivamente giustificabile la percezione della lotta a Libera.

In quel passo dell’intervista Ciotti non si riferisce a Libera (bensì, inevitabilmente, a Montante) in quanto, subito dopo avere osservato che molti fanno la lotta all’antimafia anziché alla mafia, e dopo una breve pausa, aggiunge: <<….perchè un pochettino lo vedo anche nei riguardi di Libera che ci sono delle semplificazioni, dei giudizi ….>>. Se ci fossero dubbi interpretativi l’avverbio ‘anche’ viene in soccorso e chiarisce. Dopo avere parlato di Montante e – in questo punto del suo discorso, quindi riferendosi all’inchiesta per mafia nei confronti di Montante – avere detto della strana lotta all’antimafia, Ciotti ne fornisce un successivo e ulteriore (<<un pochettino lo vedo anche nei riguardi di Libera>>) esempio: Libera.

Quindi il concetto da lui espresso è che – o secondo logica appare interpretabile unicamente nel senso che – l’inchiesta della Procura di Caltanissetta nei confronti di Montante per mafia è, o potrebbe essere, un esempio di quella strana lotta che molti nel nostro paese fanno all’antimafia anziché alla mafia. Tant’è che aggiunge: <<Allora qui c’è il dovere di sapere distinguere per non confondere. Bisogna veramente essere molto attenti….>>.

Se ho dovuto prodigarmi in uno sforzo esegetico così articolato è perché queste sono le sole parole pronunciate da Ciotti su Montante per cinque anni: da aprile 2014, quando anche Ciotti ha potuto leggere l’articolo e vedere la foto e il certificato di matrimonio dell’amico ‘Antonello’ pubblicati da I Siciliani Giovani; ai mesi successivi quando apprende dell’inchiesta della Procura di Caltanissetta; a gennaio e febbraio 2015 quando la notizia dell’inchiesta diviene nota a tutti in seguito agli articoli di Centonove e la Repubblica; a tutte le fasi successive nelle quali, mentre il caso deflagra e accende domande e prese di posizione, Ciotti, il presidente di “Libera, Associazioni, nomi e numeri CONTRO LE MAFIE” sta zitto.

Perciò l’esigenza di entrare in queste parole del 2016, le sole pronunciate in cinque anni, alle quali – quando il silenzio nel 2019 finalmente s’interrompe – fanno seguito altre: timide, deboli, incongruenti. Certo diverse da quelle del 2016 ma niente più che un balbettio, che appare mosso più dalla necessità di rompere il silenzio che dalla volontà di comunicare con chiarezza una posizione, tanto meno una posizione degna del passato di Libera. In questa sequenza lunga otto anni perciò, dal 2014 al 2022, Libera si perde. Non c’è più. Non è affatto quella del primo decennio, ne stravolge il Dna fondativo, ne tradisce la natura, ne deturpa la missione.

Tornando ad un punto prima lasciato in sospeso, riprendiamo la domanda: in questo naufragio di Libera, Ciotti condizionato? Se sì, da cosa?

Superfluo rilevare come la certezza della risposta ce l’abbia solo lui, mentre a noi resta la certezza che egli quella risposta se la sia finora tenuta per sé: otto anni di silenzi e di reticenze non lasciano interpretazioni alternative.

Non rimane quindi che analizzare fatti, atti, circostanze, elementi, situazioni per tentare di colmare questo vuoto. Un vuoto di verità.

2- continua

https://meridionews.it/articolo/41565/don-ciotti-libera-e-le-polemiche-su-montante-molti-combattono-antimafia-anziche-la-mafia/