Con InSiciliaTV l’informazione la fai tu

Libera, querelificio mirato per ‘sequestrare’ e ‘confiscare’ l’informazione critica. Non tutta, ma solo quella piccola e indifesa, facile da mettere alla sbarra per ‘peccato’ di lesa maiestà e collezionare condanne ‘esemplari’ da sventolare come dogma della propria verginità inviolata, nonostante le tante ombre, i rapporti con Montante, i favori e i silenzi

0 336

Il processo che mi deve imputato di diffamazione a mezzo stampa dinanzi al Tribunale di Ragusa – in quanto direttore, all’epoca dei fatti, de La Prima Tv e, direttamente, quale autore di affermazioni contenute nel mio commento finale successivo alla trasmissione, ad opera dell’emittente, di un’intervista a Enzo Guidotto sui silenzi di Libera e del suo presidente Pio Luigi Ciotti in relazione alle vicende dell’inchiesta-Montante – nel dibattimento in corso presenta sviluppi a mio avviso di rilevante interesse pubblico, ben al di là del suo oggetto specifico: ovvero che Ciotti, autore della querela da cui il giudizio scaturisce, sia stato diffamato o meno da Guidotto (delle cui riflessioni io rispondo come direttore responsabile) e/o da me nel commento conclusivo.

Nei precedenti cinque articoli i fatti oggetto del processo sono stati ampiamente ripercorsi nei loro vari aspetti. Qui vale la pena focalizzare alcuni elementi dell’istruttoria dibattimentale, di sicuro interesse stante la grande rilevanza sociale, civile e culturale di un’organizzazione, pur privata, come ‘Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie’, considerato anche il profilo di personaggio pubblico del suo presidente, proprio per essere stato l’ideatore, l’artefice, il principale promotore e tuttora il capo carismatico di questa realtà associativa, sicuramente la più rappresentativa della cosiddetta ‘Antimafia sociale’.

Il primo di questi elementi è il rapporto tra Libera e lo strumento della querela per presunta diffamazione in conseguenza della … libera espressione di opinioni, idee, pensieri, critiche o della divulgazione di notizie da parte di organi d’informazione, giornalisti, intellettuali, personalità di ogni genere colpevoli del peccato (non del reato) di lesa maiestà verso un’organizzazione della quale è vietato parlare se non nel modo retorico, agiografico e compatibile con i suoi interessi secondo un clichè prestabilito che non tollera varianti che pertanto, quando esse si presentano, essa colpisce e cancella: che siano giornalisti o attivisti anche di grande pregio e prestigio morale (in questo caso l’espulsione sostituisce o può aggiungersi alla querela) fa poca differenza. Contano solo l’irrogazione della punizione e la riduzione al silenzio.

Un rapporto – tra Libera e lo strumento della querela – che, alla prima evidenza di una fitta casistica, presenta delle singolarità. Libera querela quando, perché, per cosa e – soprattutto – chi?

Nel processo di cui parliamo una comparazione si impone perché è nell’essenza dei fatti: comparazione tra, da una parte, la trasmissione Report, di Raitre, del 12 novembre 2018 contenente un’ampia inchiesta dal titolo ‘L’apostolo dell’antimafia’ sul caso-Montante e sui rapporti di questi con Libera; e dall’altra la trasmissione da parte de La Prima Tv, piccola emittente locale, di una rubrica d’approfondimento contenente un’ampia intervista a Enzo Guidotto, in due parti, il 21 novembre e il 6 dicembre 2018.

Nell’inchiesta di Report ci sono, sia nelle notizie che nelle considerazioni critiche del conduttore Sigfrido Ranucci e dell’autore Paolo Mondani, tutti gli elementi che ritroviamo nella riflessione di Guidotto, personalità di altissimo profilo morale, esperto conoscitore dell’Antimafia sociale e culturale dopo una lunghissima e apprezzata attività in questo campo, nonché tra i fondatori di Libera.

Non è questa la sede in cui io debba spiegare perché ogni parola di Guidotto – e ogni mia considerazione  finale – siano mero esercizio del diritto-dovere di cronaca e di critica e non siano mai nulla di assimilabile a qualcosa che possa presentare un fumus diffamandi, e ciò per la coesistenza, certa netta e chiara in ognuna delle parole pronunciate, dei tre elementi che escludono il reato e che sono, in funzione di esimente, l’essenza costitutiva del diritto di cronaca: verità, interesse pubblico alla conoscenza e forma misurata e composta del linguaggio usato; ovvero – se si preferisce una più efficace versione della triplice elencazione – verità, pertinenza e continenza.

L’inchiesta di Report non dice nulla di meno, sia nei fatti che nelle considerazioni critiche, di quanto ritroviamo nelle due trasmissioni de La Prima Tv. C’è un’ovvia diversità dell’approccio, del racconto televisivo, dell’esposizione, delle testimonianze e delle opinioni perché Report offre al pubblico un’inchiesta in stile docufilm, mentre La Prima Tv propone semplicemente un’intervista di analisi e di riflessione. Ma, al netto di tali differenze funzionali e di registro espressivo, focalizzando unicamente i contenuti non v’è dubbio che, di ciò che possa sembrare dannoso per l’immagine di Libera, nella trasmissione di Rai 3 Report c’è più, e non meno, che in quella de La Prima Tv.

Perché allora Libera decide di querelare la seconda e non la prima?

Ecco le risposte date nel processo di Ragusa.

Ciotti, in un accenno introduttivo dell’esame dibattimentale, afferma: <<…la querela è l’ultima cosa che uno vorrebbe fare nella vita>> e poi, a domanda della difesa su perché non avesse querelato la Rai per la trasmissione di Report, dichiara: <<mi sono consultato, abbiamo visto se c’erano le condizioni… ho lasciato fare a chi ha competenza>>.

Ergo, secondo Ciotti, secondo i suoi legali, secondo Libera non c’erano le condizioni per la querela. Eppure, come già osservato, in Report non c’è di meno ma, semmai, di più rispetto ai contenuti trasmessi da La prima Tv.

Peraltro è lo stesso Ciotti, nella querela a La Prima Tv, a doversi richiamare all’inchiesta di Report che è anche il tema dell’intervista di Guidotto e delle mie considerazioni conclusive. E Ciotti, nella querela presentata a sua firma, dopo avere riportato un brano delle affermazioni di Ranucci nell’inchiesta di Report, aggiunge: <<il clamore che ne deriva da affermazioni così tanto gravi, con accostamenti assolutamente fuorvianti nei confronti di Libera e del suo presidente …>>.

Quindi nelle <<affermazioni così tanto gravi, con accostamenti assolutamente fuorvianti>> contro Libera e contro Ciotti, né l’associazione né il suo presidente trovano le condizioni per presentare una querela ma le trovano nell’intervista a La Prima Tv di Enzo Guidotto il quale si limita a prendere atto di quell’ottima inchiesta giornalistica, dei fatti in essa rigorosamente ricostruiti, dei documenti, delle testimonianze e soprattutto dei silenzi di Libera negli oltre tre anni e mezzo trascorsi (a quel tempo, novembre 2018) da quando diventa pubblica (9 febbraio 2015) la notizia che Montante è indagato per reati di mafia e nei sei mesi successivi al suo arresto avvenuto il 13 maggio 2018. Perfino le domande poste dal giornalista Marco Milioni autore dell’intervista a Guidotto muovono o consistono nella citazione di diversi passi dell’inchiesta di Report.

Per la cronaca, nel corso dell’inchiesta di Report, ecco cosa dice Ranucci (parole riprese e riportate da Ciotti nella querela a La Prima Tv):  <<Ma che il diavolo possa presentarsi con le sembianze di un angelo avrebbe dovuto saperlo anche un uomo di Chiesa come Don Luigi Ciotti, il leader di Libera. Se vogliamo continuare la metafora che ha ispirato l’ex magistrato Gian Carlo Caselli del fiume in piena che trascina i detriti, forse è il caso che Libera cominci a guardare alla sorgente limpida da cui è sgorgato il movimento. Torni a far sentire la sua voce forte e chiara sul caso Montante. Anzi la faccia sentire per la prima volta forte e chiara. Torni a denunciare i casi di mafia perché alle spalle ha una forza incredibile di migliaia di volontari che credono nella libera informazione, nella lotta alla mafia che un po’ si è infiacchita, si è indebolita, forse più attratta dal business che in questi anni ha coinvolto l’antimafia. E anche perché non ha ben chiaro l’avversario>>.

E’ facendo seguito a queste parole che Ciotti, nella querela, scrive la frase sopra riportata: <<il clamore che ne derivava da affermazioni così tanto gravi, con accostamenti assolutamente fuorvianti nei confronti di Libera e del suo presidente, ispirava l’attività giornalistica degli odierni querelati>>. Peraltro, per fare solo un cenno tra i tanti possibili al contenuto de ‘L’apostolo dell’Antimafia’, Mondani, autore dell’inchiesta trasmessa da Rai 3, afferma: <<molte associazioni antimafia hanno creduto alla rivoluzione di Confindustria e hanno sottovalutato il fenomeno Montante come Libera di don Ciotti. Cosa è successo – domanda a Giancarlo Caselli, presidente onorario dell’associazione – anche a Libera? Ci avete creduto tutti o vi siete anche addormentati>>?

Nonostante l’evidenza, perfino nella stessa percezione di Libera, dell’analogia di contenuto fra le due trasmissioni, almeno sotto il profilo del potenziale danno all’immagine dell’associazione e del suo presidente (sia chiaro ‘danno’ giusto perché, se esso c’è, è conseguenza inevitabile della verità dei fatti che la pubblica opinione ha diritto di conoscere e di discuterne) Ciotti decide di non sporgere querela contro Report, format tv e ‘brand’ di grande forza nel panorama dell’informazione nazionale – nonchè, grazie allo storico lavoro pluridecennale di Milena Gabanelli, anche di grande prestigio – edito dalla più grande azienda culturale del paese gestita dal governo e controllata dal sistema dei partiti: azienda, Rai spa, con risorse in bilancio da due miliardi l’anno, alla quale pertanto andrebbe rivolta l’azione legale. Decide però di querelare La Prima Tv, piccola emittente locale con bacino provinciale.

Le scelte e la firma sono di Ciotti il quale però, nel processo, ha detto di <<avere lasciato fare a chi ha competenza>>.

E dentro Libera questa competenza ce l’ha il ‘numero due’, Vincenza Rando, avvocata, vicepresidente unica dell’organizzazione, nonché responsabile dell’ufficio legale, quindi patrocinante al servizio di Libera in tutti i processi civili e penali che la riguardano e dove, quando Libera è parte offesa, parte civile o parte attrice, è proprio lei, avvocata di Niscemi trapiantata a Modena, a condurla, con le decisioni che Ciotti correntemente le delega su chi e per cosa querelare e chi trascinare in giudizio.

Le azioni legali per presunta diffamazione promosse da Rando sono svariate e, almeno per i casi pubblicamente noti, presentano qualche caratteristica comune: innanzitutto quella di riguardare piccole testate locali e giornalisti di provincia; mai testate importanti o grandi aziende editoriali, né giornalisti o personalità di rilievo nazionale. Nel caso della comparazione tra Report di Rai 3 e la rubrica ‘Il Fatto del giorno de La Prima Tv’, questa caratteristica è di palpabile evidenza. Ad una ricerca più accurata emergono solo piccole testate querelate da Libera.

Che poi quest’attività – le querele – sia ritenuta importante dall’associazione lo testimonia il fatto che sia Ciotti che Rando, nel processo di Ragusa, ed anche in altre occasioni, abbiano rilevato e rivendicato di avere sempre vinto in giudizio o di avere rimesso la querela dopo una lettera di scuse.

C’è quindi un filone costante, quasi una linea di produzione nell’ambito degli affari correnti di Libera, consistente nella proposizione di un rilevante numero di querele contro chiunque – ma solo tra piccole testate e sconosciuti giornalisti di provincia – osi discostarsi, anche solo con un dubbio o un pensiero critico, dalla ‘verità rivelata’ e dalla pomposa auto-narrazione, che è anche la narrazione dominante nel potente circuito mediatico allineato e compiacente, decisa dai capi di Libera, il numero uno Ciotti e il numero due Rando.

Non è il danaro l’obiettivo di Libera in quanto non risulta che in giudizio chieda ingenti somme per il risarcimento del presunto danno subìto, quanto l’affermazione del suo dogma sulla propria immacolata e inviolabile verginità, anche, come nel processo di Ragusa, in dispregio della verità dei fatti come – se vogliamo proseguire con la metafora teologica del dogma – quella dei tanti ‘parti’ nei quali Libera ha dato alla luce ordinarie vicende di cronaca terrena: e abbiamo visto i rapporti con Montante; i favori da questi concessi e da Libera incassati; l’atteggiamento e le parole di Ciotti nei confronti di un indagato per mafia; i suoi pluriennali silenzi rispetto allo scandalo pubblico di un grande impostore che ha trafficato anche con Libera e su Libera e rispetto al quale questa, una volta scoperto l’inganno del quale è stata vittima (se è stata vittima) avrebbe avuto il dovere di una tempestiva presa d’atto e di distanza, nella chiarezza e nella coerenza verso la propria storia e verso il legittimo affidamento di centinaia di migliaia di persone le quali in buona fede in lei hanno creduto e in parte credono ancora; così come per lei, le sue finalità dichiarate, i suoi valori ostentati si sono battute e continuano a farlo.

In questa linea di affari correnti, quelli ‘legali’ – da Ciotti totalmente delegati a Rando – Libera decide di essere … debole con i forti e forte con i deboli. Non per fare soldi ma per scoraggiare e, se del caso, punire e annientare ogni pensiero critico.

Fermo restando che né in Report né nella rubrica de La Prima Tv c’è neanche l’ombra della diffamazione, una querela contro Report (solo per fare un esempio) avrebbe condotto Libera in un vortice mediatico duro, insidioso e difficile da sostenere, anche per l’impatto sulla propria base sociale e culturale che ha nel suo ‘dna’ la verità, la trasparenza e la libertà di stampa che delle prime due è precondizione e strumento. Invece l’azione contro una piccola testata, in un tribunale di provincia – dove Ciotti dispensa la sua notorietà innanzitutto al pubblico ministero che senza il vaglio di un giudice ha trasformato la sua querela in un processo – fuori dai riflettori della cronaca nazionale (e, a dire il vero, anche di quella locale) è un prodotto da aggiungere al proprio ‘fatturato’, un ricavo da reinvestire, uno scalpo da conquistare per potere agitare il proprio brand: Libera ha sempre ragione, vince tutte le cause che promuove, nessuno quindi può permettersi di esprimere dubbi, pensieri, opinioni, critiche che … Libera non voglia.

E qui è emblematico il caso di Franco La Torre (non l’ultimo degli attivisti o dei giornalisti, ma un monumento morale di ciò che Libera dovrebbe rappresentare), espulso con un sms da Ciotti, solo per avere avanzato dubbi sulla linea di Libera e nell’interesse di Libera.

Ma per tornare al tema di questo articolo, quella di Libera delegata da Ciotti a Rando sembra una linea di produzione, una macchina messa a punto e ben rodata per funzionare come un ‘querelificio’ selettivo e mirato (contro i piccoli e i deboli o presunti tali) a caccia di condanne dei querelati o remissioni scambiate con lettere di scuse, le une e le altre da mettere in un carniere, trofeo da sventolare ad ogni occasione come prova di quel dogma.

Una macchina in moto per il sequestro e la confisca delle notizie scomode, di ogni pensiero critico e di ogni opinione libera che non sia gradita o confacente agli interessi di … Libera.

Non ci sarà spazio per una disamina dettagliata di tutte le azioni legali intentate da Libera contro la libera stampa piccola e locale, ma qualcuna è particolarmente significativa e va raccontata.

6 – continua

Gli articoli precedenti sono stati pubblicati il 6 febbraio (leggibile qui), l’11 febbraio (leggibile qui), il 24 febbraio (leggibile qui) l’8 marzo 2022 (leggibile qui) e il 26 marzo (leggibile qui)