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Una piazza in memoria di Giovanni Spampinato, a San Michele di Ganzaria, 50 anni dopo l’assassinio e a poche ore dal 25 Aprile, simbolo di valori incarnato dal cronista

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Una piazza intitolata a Giovanni Spampinato, nel cinquantesimo anniversario del suo assassinio, a San Michele di Ganzaria, piccolo centro di poco più di tre mila abitanti che ha dato i natali a Giuseppe Spampinato, padre del giornalista, nonchè partigiano, storico dirigente dell’Anpi, artefice durante tutta la sua vita di un incessante impegno nelle organizzazioni dei lavoratori e nel Pci, sempre dalla parte degli oppressi e per i valori di democrazia e libertà.

Significativo che l’intitolazione (presenti il sindaco Giovanni Petta, l’assessore Carolina Traversa e Salvo Spampinato fratello del giornalista) sia avvenuta a poche ore da un 25 aprile in cui più che mai i valori della Resistenza e della Liberazione dal nazifascismo vanno riaffermati con forza, chiarezza, coerenza storica.

Anche Giovanni, nella sua giovane vita, stroncata a meno di 26 anni da un assassino di ispirazione neofascista, fu testimone militante e martire dei valori della democrazia, della libertà, della giustizia sociale che nella verità pubblica e nella libertà di stampa hanno il loro fondamento.

Giovanni fu ucciso – per avere scritto la verità e per essere stato lasciato solo a farlo – per mano di chi ha avuto via libera grazie anche ad un sistema di potere e di intrecci perversi tanto arrogante da tenere dentro il palazzo di Giustizia di Ragusa le chiavi per la verità sull’omicidio di Angelo Tumino, nonostante il coinvolgimento di Roberto Campria, figlio del presidente del Tribunale di Ragusa poi assassino – reo confesso ma con molte ombre su movente, mandanti, complici ed esecuzione – del giornalista.

In relazione all’intitolazione della piazza a Giovanni Spampinato, nonchè al suo drammatico sacrificio e alla verità negata sulle responsabilità del suo assassinio, segnaliamo ai nostri lettori un articolo pubblicato dal quotidiano L’Informazione (leggibile qui) a firma di Luciano Mirone, direttore della testata e autore del libro inchiesta ‘Gli insabbiati, storie di giornalisti uccisi dalla mafia e sepolti dall’indifferenza’: Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Giuseppe Impastato, Mario Francese, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno, Beppe Alfano.