Siracusa, la morte sul lavoro di Filippo Ballotta: verità negata e i conti che non tornano. Il figlio: “Avrebbero usato un muletto per fare scendere il corpo dal camion”
L'intervista al figlio dell'autista sessantaquattrenne venuto a mancare nel piazzale del deposito INDA di Siracusa
“Dicono che mio padre è morto alle 15:00. Ma la sua focaccia era intatta, il caffè era ancora là, e non pranzava mai dopo le 13:00”.
Una telefonata verso le 16:30, suo padre senza vita sdraiato su una barella, un’ambulanza che ancora non è andata via e gli operai che proseguono a lavorare. È stata questa la tragica scena che ha vissuto Giuseppe Ballotta, figlio dell’autista sessantaquattrenne Filippo, venuto a mancare il 7 gennaio di quest’anno presso un cantiere, come riporta uno dei documenti che ne attestano il decesso. Ma il cantiere è nel piazzale del deposito dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico, la cui fondazione è presieduta per statuto dal sindaco di Siracusa, in un’area del demanio della Regione Siciliana. Filippo non si trovava lì per caso, è morto alla guida di un camion con cui scaricava l’asfalto e non sono chiare le sue condizioni d’ingaggio. Dopo oltre un mese di silenzio, un comunicato dell’attivista politico Michele Mangiafico ha fatto da amplificatore al caso e i giornali hanno iniziato a parlarne con un largo uso di condizionali, com’è solito in circostanze del genere.
Abbiamo intervistato Giuseppe, che tra documenti e testimonianze sta tentando di trovare una strada che restituisca la verità a questa storia.
Sono trascorsi quasi due mesi, di silenzio.
“La situazione è surreale, non solo per il silenzio. Sembra ci sia un’indagine in corso, ma il pubblico ministero non ha disposto né sequestri né autopsia”.
Suo padre era cardiopatico, sottoposto a un intervento di bypass nel 2020 e costantemente monitorato dal medico. Il 7 gennaio sono intervenuti i Vigili del Fuoco in via Elorina n.148 – SS 115 via Elorina (piazzale deposito INDA) accanto eliporto Num.148, riporta il verbale d’intervento – per prestare assistenza al 118, perché un autista di un mezzo pesante era stato colto da un malore improvviso mentre si trovava sopra lo stesso. Nello stesso verbale viene specificato che all’arrivo hanno trovato suo padre già dentro l’ambulanza. Lei quando ha saputo del fatto?
“Mi trovavo già in via Elorina, dovevo comprare del pesce. Alle 16:27 circa mi hanno telefonato da un numero che non avevo registrato: Giuseppe, sono tuo cugino, era il figlio di un cugino di mio padre. Tuo padre è morto. Io facevo fatica a capire, sia lui che suo padre lavorano per la stessa azienda del mio ma non riuscivo a realizzare cosa mi stesse dicendo. Non c’è niente da fare, vedi come farlo sapere a tua madre, mi diceva. Io gli ho chiesto dove fosse mio padre, mi ha risposto che si trovava all’eliporto accanto alla Protezione Civile e sono ripartito in auto per quella direzione. Ma ero confuso, infatti ho superato persino il ponte sull’Anapo e poi sono tornato indietro, all’ingresso di Siracusa. L’ho richiamato per chiedere che qualcuno venisse a farmi strada. Sì, ora viene il principale, ha una Ford Mondeo ha detto lui. Ed è arrivato Giuseppe Lombardo”.
Dalle nostre verifiche, è l’amministratore unico e socio di maggioranza della Ecoservizi srl, una delle aziende più giovani della famiglia Lombardo, imprenditori nell’edilizia e nel trasporto materiali da almeno vent’anni. Li conosceva già?
“Solo di nome, mio padre lavorava con i Lombardo da sempre. Infatti, quando siamo arrivati al cantiere c’era anche il padre di Giuseppe, Christian Lombardo, che ha ribadito più volte di una conversazione telefonica delle 14:20: Con tuo padre ci siamo messi a babbiare, diceva così, di continuo, mentre gli operai mi hanno detto che stava male già dalle 10 di quella mattina, col viso pallido e dolori al torace”.
Per la precisione, i tabulati telefonici dal cellulare di suo padre confermano una telefonata in entrata alle 14:21 dal recapito mobile della Ecoservizi srl, registrato col nome di Peppe Lombardo. E l’ultima telefonata in entrata dal cellulare di suo padre sarebbe avvenuta alle 14:41 da parte della signora Loredana Carta, sua madre, che però sostiene di non aver parlato con nessuno, perché sarebbe seguito solo mezzo minuto di silenzio e poi l’interruzione della chiamata. L’ultima volta che la signora Carta avrebbe sentito suo marito risalirebbe dunque alle 12:32, due ore prima che Christian Lombardo avrebbe babbiato con lui al telefono. Dopo la telefonata silenziosa, i tabulati mostrano una serie di chiamate perse. Lei a che ora è arrivato sul posto? Chi era presente?
“Sono arrivato intorno alle 17:00, e ho trovato il corpo di mio padre su una barella. C’erano il personale delle ambulanze e la Polizia di Stato della Questura di Siracusa, i Vigili del Fuoco erano già andati via. Gli operai mi hanno raccontato che mio padre aveva scaricato l’asfalto e sistemato la sponda, ma quando è risalito sul camion gli è rimasto il piede sull’acceleratore, e loro gli dicevano: Filippo, la finisci di giocare? Pensavano fosse uno scherzo, invece era morto. Mi hanno anche raccontato che avrebbero usato un muletto per far scendere il corpo dal camion, ma non è stato specificato né chi l’avrebbe fatto né perché”.
L’utilizzo di un muletto, un carrello elevatore, non risulta in alcun verbale dei soccorsi e di certo non sembra una pratica normale; pertanto, rimandiamo a chi di competenza la valutazione di questa circostanza e confidiamo in ulteriori accertamenti al riguardo, a maggior ragione che i Vigili del Fuoco dichiarano di aver già trovato suo padre dentro l’ambulanza e il primo verbale del 118 non fa alcun riferimento all’estrazione dal camion.
“C’è stata una gran confusione. I verbali della questura dichiarano che sarebbe morto per cause naturali, quelli delle ambulanze ho dovuto richiederli tramite PEC al Cannizzaro di Catania. Ogni documento ho dovuto reperirlo dopo, stando appresso alla burocrazia dei vari uffici”.
Altre fonti che abbiamo consultato confermerebbero che suo padre quel giorno stesse lavorando e che fosse già al secondo viaggio della giornata, alla guida dell’autocarro citato nel verbale dei Vigili del Fuoco, un mezzo immatricolato nel 2005.
“Quel mezzo non voleva portarlo nessuno, lui si lamentava di questa cosa. Il sistema di guida è molto vecchio, l’inserimento del telo sul cassone è a manovella. Non ha l’aria condizionata, l’asfalto sul camion ha una temperatura di circa 200 gradi e dopo le manovre di scarico è necessario fare una disincrostazione manuale. Queste erano le mansioni di un uomo di sessantaquattro anni con un bypass, per ottanta euro al giorno”.
Anche sua madre, Loredana Carta, conferma che il problema del vecchio autocarro sarebbe stato costante. Ma non è stata eseguita una visita medica per l’ingaggio?
“Non sappiamo neanche se fosse assunto regolarmente. Al Centro per l’Impiego, l’ultimo ingaggio risulta da novembre a dicembre 2024, sempre per la Ecoservizi srl. So che le visite mediche sono gestite dallo studio di medicina legale Sbona, di Melilli. La famiglia Sbona ha telefonato un mese dopo la scomparsa di mio padre, il 7 febbraio, perché voleva venire a casa per fare le condoglianze. Ma noi non abbiamo nessun rapporto con queste persone e non abbiamo voluto incontrarli, anche perché non è stata l’unica cosa strana avvenuta dopo la morte”.
Cerchiamo di fare chiarezza sui soccorsi del 7 gennaio. Interviene una prima ambulanza chiamata alle 15:26 e arrivata alle 15:32, ma è senza medico a bordo e ne viene chiamata una seconda alle 15:33. Alle 15:42 vengono chiamati i Vigili del Fuoco, che arrivano alle 16:03 e dichiarano di aver trovato suo padre già fuori dal veicolo; due minuti dopo arriva la seconda ambulanza, dal cui verbale si evince che suo padre è in arresto cardiocircolatorio da un’ora e che gli operatori stanno eseguendo il protocollo per sostenere le funzioni vitali. Ma se era in arresto cardiocircolatorio già dalle 15:00 circa, perché i soccorsi sono stati chiamati mezz’ora dopo?
“Non lo so, non c’è niente di chiaro sui soccorsi di quel giorno, né su alcuni accertamenti. In quel piazzale ci sono almeno tre telecamere, hanno acquisito le immagini? Non sappiamo neanche chi avrebbe chiamato la prima ambulanza, sin dal primo momento si è creato un gran silenzio intorno alla mia famiglia, anche da parte delle istituzioni e dei sindacati. Mio padre è stato pure tesserato alla CGIL, ma non c’è stata nessuna reazione alla vicenda”.
La famiglia Lombardo, invece, che atteggiamento ha assunto?
“Christian Lombardo ha insistito per sostenere le spese del funerale, nonostante non avessimo una simile necessità economica, e voleva far intervenire un’impresa di pompe funebri di sua fiducia che avrebbe potuto disporre il corpo in una cella mortuaria, ma ho chiamato un’altra impresa di pompe funebri. Il 27 gennaio mi ha telefonato per sapere se mi fosse arrivato qualcosa dall’Inail, che stava archiviando il caso per morte naturale”.
Questa è un’altra circostanza da chiarire. Il consulente del lavoro della Ecoservizi srl ha presentato il 7 gennaio la denuncia d’infortunio all’Inail, dichiarando che suo padre sarebbe stato un lavoratore dipendente con contratto a tempo pieno, assunto quello stesso giorno. Ma la ricevuta che attesterebbe l’ultimo ingaggio nel 2024 è stata emessa su sua richiesta una settimana dopo, il 14 gennaio. A questo bisogna aggiungere che il cantiere in questione si trova in un’area pubblica e la Ecoservizi srl non compare nell’albo pretorio del Comune né risulta provvista di SOA, anche se per questo appalto o subappalto non è detto che sia necessaria. Il problema è proprio questo: non sappiamo nulla dall’ente pubblico. Per una visione chiara delle circostanze bisogna attendere l’esito della richiesta di accesso agli atti che abbiamo presentato al Comune di Siracusa.
“Mio padre avrebbe potuto salvarsi? Non possiamo aggiungere altro perché non spetta a noi stabilirlo, ma c’era un defibrillatore in questo cantiere? E perché è rimasto così a lungo dentro quel camion? Molte domande arrivano dopo, sul momento ricordo che il pensiero era rivolto a chiamare mio fratello che vive all’estero, avvisare mia madre… e alla disperazione”.
Tornando alla prima chiamata, il cugino di suo padre e suo figlio lavorano quindi per la famiglia Lombardo?
“Sì, ma mio cugino si trovava in un altro cantiere quel giorno, ha detto di essere stato avvisato da Christian Lombardo quando è successo il fatto”.
I Lombardo non sono gli unici imprenditori con cui suo padre sembra che interagisse negli ultimi mesi, ma lavorava sempre come autista di autocarri?
“Sì, ha sempre fatto questo mestiere e ha potuto continuare anche dopo l’intervento di bypass del 2020, che riuscì benissimo. Monitorava continuamente il suo stato di salute, portava con sé le medicine salvavita, ma secondo me un camion così vecchio non avrebbe dovuto portarlo. Non capisco perché non l’abbia fermato nessuno, se è vero che mostrava segni di sofferenza già alle 10 di quella mattina. Non solo per la sua condizione di salute, ma anche per un fatto di sicurezza: cosa sarebbe successo se fosse morto sul camion in corsa?”
È ragionevole che i pensieri siano tanti. Sono le risposte, quelle che mancano.
“A me resta il pensiero di non aver potuto trascorrere con lui il suo ultimo Natale, la consapevolezza che non potrò più trascorrere con lui neanche i prossimi e ancora non so il motivo. Ricordo la telefonata per il giorno dell’Epifania, mio padre l’aveva detto: Non mi dare quel camion, altrimenti non vengo”.