Sciopero del Consorzio Universitario di Siracusa, arriva la proposta: l’Università di Messina potrebbe sostenere i costi
Dopo un mese di sciopero e di soluzioni precarie, è lo stesso Consorzio a formulare una proposta per garantire la continuità del servizio. Ma la decisione spetta all’Università di Messina.
L’Università degli Studi di Messina finanzierà annualmente un progetto migliorativo proposto dal Consorzio.
È un passaggio della convenzione firmata nel 2024 tra l’Università di Messina, dall’attuale rettrice Giovanna Spatari, e il Consorzio Universitario di Siracusa, dall’allora presidente Giovanni Perino. Si apre così lo spiraglio plausibile per sbrogliare la matassa che da un mese priva gli studenti iscritti a Siracusa di frequentare un luogo e li costringe a seguire lezioni da remoto, com’è stato documentato negli altri articoli.
L’assessore regionale Mimmo Turano ha affidato alla stampa un comunicato per scaricare le responsabilità attribuite alla Regione Siciliana su imprecisate logiche estranee alla funzione pubblica. Il vicepresidente del consorzio Sebastiano Caporale ha replicato con una lunghissima nota.
Per quanto si possa discutere, resta il mancato versamento dei fondi regionali che spettavano al consorzio e il soffocamento dello stesso per l’assenza di altre forme di sostentamento. Infatti, come già trattato nei precedenti articoli, l’Università di Messina non ha nessun obbligo economico nei confronti del consorzio dall’ultima convenzione, firmata dall’allora presidente Perino, nomina politica dello stesso Turano e dalla cui revoca sembra iniziare la preclusione dei fondi.
In questo mese l’università ha tentato delle soluzioni per garantire la continuità del servizio a Siracusa senza entrare nel merito della diatriba con la Regione, ossia senza spendersi per il personale del consorzio in sciopero, ma evidentemente inefficaci. Adesso è lo stesso consorzio, ancora costretto a scioperare, a proporre una soluzione concreta, diretta e di rottura: l’università potrebbe effettivamente intervenire sull’assenza dei fondi, potrebbe sostenere le spese del personale e la locazione della struttura perché quella convenzione, anche se tendenzialmente sfavorevole al consorzio, prevede che l’università finanzi annualmente un progetto migliorativo. È tuttavia opportuno precisare che, come già documentato, Messina non avrebbe mai valutato nessun progetto di quelli presentati dalla stipula di questa convenzione, circostanza che avrebbe contribuito alla dipendenza economica del consorzio ai fondi regionali.
Non è pensabile che possa essere una soluzione definitiva, molteplici aspetti sono oggetto di contenzioso e la questione proseguirà. Ma forse, trattandosi di università, è giunto il momento di mutare condotta e interessarsi al bene degli studenti?