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ChocoModica 2026: Il cioccolato al veleno.

L'amaro dietro la dolcezza. Tra rassicurazioni e veleni, la kermesse del cioccolato in un clima di polemiche che lasceranno in ogni caso, pesanti strascichi futuri.

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MODICA – C’è un retrogusto insolitamente amaro che avvolge le strade barocche di Modica a meno di un mese dal dichiarato inizio (poi posposto) della manifestazione più attesa dell’anno. ChocoModica 2026, la storica kermesse dedicata al celebre cioccolato artigianale IGP, fissata originariamente in calendario dal 30 ottobre al 1° novembre 2026, sta vivendo una delle sue vigilie più tormentate di sempre. Tra spinte al rinvio, accuse di immobilismo e interventi di calibri da novanta del settore, l’evento si trova al centro di un vero e proprio scontro politico, logistico e amministrativo.

Se da un lato il Comune ha cercato fino all’ultimo di blindare l’evento garantendo che la macchina organizzativa procedesse senza intoppi, dall’altro, il Consorzio di Tutela, il tessuto produttivo ed economico e le varie associazioni di settore della città insorgono, strette tra il timore di un flop d’immagine e la paura di perdere prenotazioni turistiche cruciali.

La dura linea del Sindaco: “La manifestazione non si annulla, si rimodula!”

Prima del muro contro muro finale, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco ha tentato una serie di manovre (per molti incomprensibili) per salvare le date di fine ottobre. La linea del Comune, sostenuta anche dall’assessore Leandro Giurdanella, è sempre stata improntata sulla flessibilità e all’ascolto del territorio: “Organizzare una kermesse dignitosa, difendendo, al contempo, la viabilità e le richieste dei commercianti”.

“Durante le prime riunioni – ci dice Giurdanella- il piano iniziale prevedeva una rimodulazione dell’assetto, per andare incontro alle istanze dei commercianti del centro storico, contrari alla paralisi totale delle auto, cosicché il tratto principale di Corso Umberto I (tra largo Innocenzo Pluchino e Piazza Monumento) sarebbe dovuto rimanere aperto al traffico veicolare fino alle 20:30, limitando la chiusura solo alle ore notturne. Successivamente, dopo varie proposte, durante le riunioni a seguire, in accordo con il Consorzio tutela, si decise di spostare tutta la manifestazione da p.zza Monumento fino ai civici, dopo il Teatro Garibaldi, con chiusura continua della viabilità di zona per tutti e tre giorni, lasciando quindi libero il Corso Umberto I e via Marchesa Tedeschi al traffico veicolare. Ovviamente, per venire incontro ai problemi organizzativi di tempo, fu proposto al Consorzio uno spostamento di date cioè da fine ottobre alle date di dicembre, dal 5 all’8 per l’esattezza. Giorno 29 settembre il Consorzio, dopo riunione del proprio CDA, ci comunicava, seppur “ob torto collo”, di avere accettato il cambiamento data. Da quel momento tuttavia non ho sentito più nessuno. Dando per scontato il “tutto ok”, invece 2 giorni dopo, arrivava il comunicato stampa ufficiale del Consorzio. Il resto lo conoscete”.

Il Consorzio è disponibile, ma chiede conferme

Il 1° ottobre infatti il Consorzio emetteva un comunicato stampa ufficiale in cui si dichiarava disposto al differimento dell’evento, ma chiedendo alla Regione l’approvazione formale del cambiamento di date.

In sintesi, il Consorzio prende atto delle richieste per lo spostamento logistico, ma sostiene che tale spostamento richieda una riprogrammazione totale dell’evento stesso, che non po’ essere fatta in tempi brevi, pertanto, nonostante problemi enormi, si dichiara pronto a differire tutto in data 5-8 dicembre, tuttavia, contestualmente, richiedendo impegno formale della Regione allo spostamento e quindi alla copertura economica dell’evento. Testualmente dal comunicato: “L’individuazione della nuova collocazione temporale dovrà tuttavia essere subordinata all’emanazione, da parte della Regione Siciliana, dei necessari provvedimenti di differimento della manifestazione e di conferma del contributo già assegnato. Si tratta di una procedura già adottata in precedenza, quando la Regione autorizzò il rinvio dell’evento dalla programmazione inizialmente prevista nel mese di marzo 2026 alle date del 30 ottobre – 1° novembre.

Non ci vuole Einstein per capire che il direttore Scivoletto e tutto il Consorzio dietro, non si muoveranno senza la certezza che quei pochi soldi previsti, arriveranno in maniera sicura e certa.

Le opposizioni vanno all’attacco: “Una farsa teatrale che ci scredita in tutto il mondo”

Le giustificazioni di Palazzo San Domenico non hanno minimamente convinto le forze di minoranza, che sono insorte compatte parlando di un totale isolamento istituzionale del Sindaco. Il consigliere comunale del PD, Giovanni Spadaro, ha usato parole di preoccupazione verso la gestione politica della vicenda:

«Capisco tutto il lavoro dell’assessore Giurdanella, di cui ho assoluta stima personale, ma tutto il contorno a quanto sta succedendo, instilla in me un solo pensiero, quello della vergogna. Sì, la vergogna che stiamo subendo, vista un po’ la testardaggine ed incomprensione reciproca di tutti gli attori interessati, e questo, lo dico senza freni, fa eco negativo in tutto il mondo. Tutti stanno assistendo a questa farsa teatrale senza regia. Non so adesso se la Regione (me lo auguro), approverà il differimento. Va fatto ogni sforzo possibile per evitare che il Chocomodica venga ridotta alla solita fiera paesana d’esposizione, come del resto è, diventata negli ultimi anni. Da parte mia presenterò immediatamente una interrogazione in Consiglio affinché venga fatta luce su questi fatti. La Città non può fare questa figura!»

Sulla stessa linea d’onda l’affondo del collega d’opposizione Paolo Nigro, che ha rincarato la dose puntando il dito sul metodo adottato dalla prima cittadina e sul totale distacco dalle istituzioni cittadine:

«Abbiamo sempre cercato un dialogo con questo Sindaco, ma è stato quasi sempre impossibile su tutti i fronti. Non metto il dito nella piaga dell’inefficienza su opere incomplete, su mancanza di soluzioni anche a piccoli problemi, ma su questa vicenda, come su altre, punto il dito sulla mancanza di tatto sui rapporti con l’Istituzione Consiglio Comunale, che praticamente, come potete vedere dai filmati delle varie sedute di Consiglio, non esiste più».

Nigro contesta frontalmente la genesi e le ricadute di una scelta calata dall’alto senza alcuna concertazione con il territorio:

«A tutto questo si aggiunge una forma di arroganza basilare nel voler essere “Il sindaco al centro di tutto”. L’idea di essere “sola al comando” è il sistema migliore per fallire, la storia è piena di questi esempi. Con questo sistema amministrativo infatti, la Città ha subito un definitivo crollo verticale, la desertificazione del Corso Umberto, un centro storico sempre più povero con i commercianti che scappano in ogni direzione. Avevamo iniziato un dialogo con il Comitato centro storico, aspettavamo risposte dall’Amministrazione, invece il nulla. Una mattina arriva l’ordine: “la manifestazione è fissata a fine mese d’ottobre”. Con poco più di un mese per organizzare, senza accordo con nessuno, Consorzio di Tutela compreso, c’è una sola definizione: una follia! Adesso speriamo nella risposta positiva della Regione per differirlo a dicembre, ma il sindaco dimostra, ancora una volta, sempre la solita precarietà d’intervento e programmazione!».

Il caso IGP sbarca in Prefettura: La tutela del consumatore ed il richiamo agli operatori turistici

A gettare benzina sul fuoco delle polemiche cittadine nei giorni precedenti allo stop organizzativo è stata una durissima frizione legata ai controlli sul marchio IGP. L’azione della Prefettura di Ragusa è scattata formalmente a seguito di una segnalazione del Consorzio di Tutela del Cioccolato di Modica IGP, l’organismo investito per legge delle funzioni di vigilanza e salvaguardia della denominazione protetta dall’Unione Europea. L’autorità governativa non è intervenuta su questioni legate a concessioni ministeriali o i bollini emessi dalla Zecca dello Stato, bensì nell’ambito dei propri poteri di vigilanza e tutela del consumatore contro l’uso indebito e l’evocazione ingannevole del marchio. L’ufficio del Governo ha inviato una nota formale alle associazioni di categoria delle guide turistiche (AGT, AGTS e ANGT) intimando il corretto utilizzo della denominazione “Cioccolato di Modica”. L’obiettivo era esigere che i flussi turistici venissero orientati esclusivamente verso produzioni certificate, contrastando la tendenza a veicolare i visitatori verso strutture non ufficialmente attestate.

Le guide turistiche: “Noi messe in mezzo, senza alcun motivo!”

La reazione delle guide turistiche è stata immediata e furibonda. Definendosi “profondamente amareggiate”, le associazioni hanno rispedito le accuse al mittente parlando di un attacco ingiusto: «Ci dà fastidio che si dica che siamo noi a veicolare false indicazioni o a spingere all’acquisto da chi non ha il marchio. Ci usano come capro espiatorio per il business del cioccolato di Modica IGP e per i gravi problemi interni del Consorzio». Una vera e propria guerra di nervi sul turismo che ha esasperato gli animi a ridosso dell’evento.

In questo clima surreale e avvelenato, non poteva mancare l’intervento della vicenda, l’Antica Dolceria Bonajuto. La storica fabbrica di Corso Umberto I — da sempre estranea per scelta, alle logiche del marchio IGP — ha assistito all’ennesimo scontro istituzionale con amaro distacco. Per onor di cronaca va detto che l’Antica Dolceria Bonajuto ha scelto storicamente da tempo di non aderire al Consorzio di Tutela del Cioccolato di Modica IGP, per via di divergenze sul disciplinare di produzione.

Il titolare Pierpaolo Ruta è intervenuto direttamente per tutelare la reputazione di un marchio storico del cioccolato che da decenni, indipendentemente dai bollini ministeriali, è oramai patrimonio del mondo, chiarendo come le tensioni cittadine offuscano la narrazione reale del prodotto peggio dei tafferugli burocratici, già abbastanza pesanti. Fonti vicine all’azienda, confermano il pensiero che da sempre ha contrassegnato la storica dinastia di artigiani:” Mentre la politica e il Consorzio litigano su metri transennati, date a ottobre o dicembre e contributi regionali da preservare o congelare, la reputazione internazionale di Modica rischia di essere svenduta in una «farsa teatrale». Per Bonajuto, la vera sfida resta: “quella di preservare la qualità ed accogliere i flussi turistici mondiali nella via principale della città, liberi da diktat e da gestioni improvvisate dell’ultimo minuto”.

Il Comitato Centro Storico alza il tono: «Organizzato in questo modo, non lo vogliamo»

 Ad anticipare e innescare la deflagrazione del caso logistico erano stati proprio i residenti e gli esercenti del cuore barocco della città. Tramite una presa di posizione netta e ufficiale, il Comitato Centro Storico Modica guidato dalla presidente Piera Ficili e dal portavoce Antonio Ruta ha espresso il totale rifiuto verso un impianto logistico ritenuto insostenibile per la vivibilità e l’economia quotidiana:

«Il ChocoModica, organizzato con il blocco di tutto il C.so Umberto, non lo vogliamo. Non possiamo più permetterci giorni di traffico chiuso, difficoltà di accesso al centro e danni collaterali a chi lavora dodici mesi l’anno su Corso Umberto, già penalizzato da una annosa desertificazione».

Il Comitato ha firmato proprio su questa questione, un durissimo atto d’accusa intitolato “Modica tra immobilismo e polemiche”, denunciando l’assenza di riscontri da parte della giunta sui nodi nevralgici della mobilità, dei parcheggi scambiatori e della gestione dei flussi, evidenziando come la kermesse programmata col blocco della viabilità, rischiasse di trasformarsi in un incubo logistico per chi abita e opera stabilmente nel nucleo storico cittadino.

L’allarme di Confcommercio: Un danno da quasi 1 milione di euro!

Ai veleni della politica e dei residenti si sommano le forti preoccupazioni delle categorie produttive. Giorgio Moncada, presidente sezionale di Confcommercio Modica, ha sollevato un grido d’allarme sul destino economico del territorio: «Dopo mesi di lavoro e con date fissate da tempo per il 30, 31 ottobre e 1° novembre, assistiamo a una situazione che appare sempre più confusa. In gioco ci sono imprese, lavoro ed economia. Dietro ogni impresa ci sono persone cere in carne ed ossa. Dietro di loro ci sono famiglie. Io da sempre come direttore d’azienda ho sempre posticipato ogni cosa ai problemi dei miei lavoratori, dei miei “ragazzi” come voglio sempre chiamarli. La mia famiglia è a casa, ma è anche in azienda, in ognuno di loro c’è una parte di me. I loro problemi sono anche i miei problemi! Quando un’azienda è costretta a chiudere, dovrebbe essere un dramma vissuto e sentito da tutta la comunità. Per questo motivo non dobbiamo far fuggire nulla dalla nostra città. Qualsiasi cosa porti introito economico, flusso turistico, deve essere portata avanti, anche con enormi sacrifici e spirito di abnegazione. Lo dobbiamo alla Città ed ai suoi figli!». Proprio sull’introito economico aggiunge:” Sento parlare di numeri astronomici, di numeri al lotto, come li chiamo io. Ma dobbiamo far chiarezza e dire chiamare le cose col verso giusto. Secondo le stime elaborate dal nostro centro studi di  Confcommercio  Modica, l’evento dovrebbe attrarre tra le 25 mila e le 40 mila presenze. Con una spesa media prudenziale di circa 25/30 euro a persona, la ricaduta economica diretta per le sole attività locali si aggira tra 750 mila e 1 milioni di euro, esclusi i pernottamenti e l’indotto strutturale. Ecco, questi sono i numeri giusti che vanno preservati e difesi. Il resto, con numeri da voli pindarici, lasciamoli ai sognatori o millantatori. Il mondo purtroppo ne è pieno!”. Moncada poi ha richiamato tutti al senso di responsabilità con una netta metafora sportiva: «Modica ha una storia, un nome e una reputazione da difendere. Vale una regola molto semplice di Julio Velasco: chi vince festeggia, chi perde spiega. E chi perde sempre, prima o poi, deve avere il coraggio di lasciare spazio ad altri».

L’affondo dei commentatori ed addetti ai lavori esterni

Il dibattito ha persino valicato i confini dell’isola. Eugenio Guarducci, patron di Eurochocolate Perugia, è intervenuto sulla vicenda lanciando un monito ai produttori locali. Guarducci ha stigmatizzato il clima di sospetto e le “cacce alle streghe” nati attorno ai controlli e alle polemiche sul marchio IGP, non essendo d’accordo sul coinvolgimento del Prefetto e invitando il Consorzio a concentrarsi su ciò che sa fare meglio: “occuparsi di aromi, abbinamenti e valorizzazione” anziché perdersi in faide burocratiche, legali e logistiche. Interessante anche il commento del ex sindaco Piero Torchi che proprio con Guarducci, anni fa, organizzò kermesse memorabili quale il famoso Eurochocolate. «Non si possono improvvisare grandi eventi in tempi ristretti. Modica deve tornare a pensare in grande»: è questo il monito di Piero Torchi di fronte allo stallo su ChocoModica. Secondo l’ex sindaco, la mossa vincente non è insistere con forzature dell’ultimo minuto, ma avere il coraggio di congelare l’edizione attuale. L’obiettivo? Aprire subito un tavolo strategico proprio con Eugenio Guarducci, il papà di Eurochocolate, e usare i prossimi dodici mesi come un laboratorio di rilancio per un progetto decisamente più ambizioso. Per Torchi, il cioccolato modicano merita una vetrina turistica di altissimo profilo, capace di fare sistema e unire la città, superando quelle divisioni locali che rischiano solo di impoverire il brand.

Ma alla fine, cosa c’è in gioco per Modica?

Al di là dei comunicati stampa e dei palleggi di responsabilità tra amministrazione, comitati, opposizione, prefetto, guide turistiche, Confcommercio e i vertici del Consorzio, la posta in gioco per la Città delle 100 chiese, resta altissima. Il cioccolato di Modica non è solo un prodotto gastronomico unico per la sua lavorazione a freddo, le sue enormi qualità organolettiche e la consistenza granulosa unica al mondo; ma rimane un volano enorme d’identità economica di un intero comprensorio patrimonio UNESCO dal 2002. Sotto questo profilo, va detto, il sindaco non ci sembra esente da responsabilità. Come primo cittadino forse avrebbe dovuto e potuto essere più presente all’organizzazione, già dalle fasi iniziali, preparando tutto con largo anticipo e cercando d’essere un “trait d’union” fra i vari attori. Chi è al vertice ha il compito di pacificare, pur riuscendo a mettere dei paletti ben precisi, proprio al fine d’evitare quanto poi realmente è successo. Una manifestazione di questa portata e di questa importanza per Modica, avrebbe dovuto avere considerazione adeguata e finanziamenti proporzionati all’evento stesso, con serie richieste (ed approvazione) soprattutto in direzione Palermo e questo, lasciatecelo dire, al momento, appare totalmente fuori portata. Meno di 50 mila euro per questa manifestazione, significa metterla alla stessa portata di una fiera di un piccolo paese di provincia e non della blasonata Modica. Le appartenenze di sindaci ed assessori navigati a gruppi e partiti politici non sono solo schemi e giochetti di numeri e voti sulla carta, ma devono corrispondere ad impegni e strategie ben precise che devono supportare in ogni senso (primo quello economico) e non isolare soggetti politici ad ogni livello sul territorio. La scelta di nominare il giovane e volenteroso assessore Giurdanella, pur essendo sensata ed azzeccata, è arrivata in momento tardivo e sembra banale sottolineare come non si possa addossare l’organizzazione di un evento storico per Modica (con data 30 ottobre 1° novembre), ad un assessore, seppur capace, neonominato solo il 1° agosto. Ciò stigmatizza maggiormente lo stato di confusione ed approssimazione che vige al momento a Palazzo S. Domenico. Ad ogni modo, la palla passa ora alla Regione Siciliana: l’unica mossa per salvare l’evento (e i relativi finanziamenti pubblici) sembra essere lo slittamento a dicembre approvato dal Consorzio. Due cose sono certe, la prima: l’idea di questo Chocomodica con questi parametri organizzativi stantii ed obsoleti non funziona più, occorrono altri sistemi innovativi con la presenza di altri attori (come Guarducci ad esempio) ed importanti sponsor nazionali da tempo oramai assenti (mi chiedo ad esempio cosa abbia lasciato di seriamente tangibile alla città, l’organizzazione della ectoplasmatica kermesse di Brunello Cucinelli!). La seconda: la ricetta di questo Chocomodica così servito, presenta una percentuale di spezie e tensioni decisamente superiore al previsto, con una punta di veleno amara e realmente preoccupante per il futuro. Chi amministra ne sia consapevole, chi deve eleggere ancor di più.