“Silenzio didattico” sullo sciopero dei dipendenti CUSIR. Direttori di dipartimento e coordinatori di corso tacciono
Su cinque persone interpellate, solo un coordinatore di corso ha risposto alle nostre domande. Gli altri coordinatori e i direttori di dipartimento dell'Università di Messina preferiscono tacere di fronte ai diritti calpestati al Consorzio Universitario di Siracusa.
Alessandro Morelli, Alessio Lo Giudice, Marta Tigano, Roberto Caratozzolo. Quattro nomi accomunati dall’insegnamento universitario, da importanti cariche d’ateneo per Scienze Politiche, Giurisprudenza, Consulenza del Lavoro e Scienze dei Servizi Giuridici, ma anche da un iconico silenzio di fedeltà nei confronti dell’Università di Messina, che da un anno tace sulla grave mancanza di fondi al Consorzio Universitario di Siracusa.
Al gioco politico denunciato dal direttore del consorzio Giorgio Nicastro si aggiunge così un gioco del silenzio di fronte ai duri colpi inferti al polo universitario aretuseo, a suon di fondi regionali bloccati e attese di riscontro inghiottite nei meandri burocratici, col paradosso di chi è tenuto a insegnare la tutela dei diritti che tace sui diritti calpestati dell’area amministrativa. Non solo, dato che lo sciopero del personale provoca un’evidente mancanza organizzativa e i primi a doversi adeguare sono gli studenti. Eppure, in questa prima settimana di sciopero, le lamentele non provengono da questi ultimi.
Così mi mettete in difficoltà, però, commenta un docente appena arrivato in sede, mentre un’altra è presa da una confusionaria discussione al telefono. Non posso rilasciare dichiarazioni perché l’ho saputo solo stamattina commenta lui alla nostra richiesta, mentre l’altra docente non vuole saperne di chiudere la sua conversazione telefonica. Per forza: non funziona la geolocalizzazione nel dispositivo e deve risolvere il problema per validare l’avvio della lezione e tranquillizzare Messina. Si tratta di una prassi legale e diffusa, i docenti di questi disastrosi anni Venti vivono uno scenario degno della più inaspettata parodia fantozziana di 1984 di Orwell.
I docenti non sanno nulla, sembra il mantra d’ateneo anche nei giorni successivi.
Mi dispiace moltissimo. Insegno diritto costituzionale, il diritto alla retribuzione è costituzionalmente riconosciuto ha dichiarato il professore Giacomo D’Amico, Coordinatore del corso di Laurea in Giurisprudenza. Siamo riusciti a incontrarlo al consorzio e ha dimostrato interesse ad approfondire le dinamiche.
Da cosa dipenda non lo so, i dettagli non li conosco. Che l’università sia informata io l’ho saputo ieri mattina, so che il personale stesso ha scritto alla rettrice. Quindi l’università lo sa.
Alla nostra osservazione che l’Università di Messina fosse già informata della circostanza almeno dalla missiva dello stesso assessore regionale Girolamo Turano del 2025, risponde di non essere a conoscenza di questa circostanza. E ci tiene ad aggiungere:
Messina quello che doveva fare l’ha fatto. Da quello che so io la quota delle tasse universitarie destinata al consorzio è stata versata.
Falso. Secondo la convenzione stipulata tra CUSIR e l’Università di Messina nel 2024, quest’ultima è tenuta a finanziare solo un “progetto migliorativo” all’anno. Se un progetto non viene valutato come tale, il consorzio non percepisce fondi dall’università. Ed è proprio una delle circostanze segnalate dal direttore del consorzio: Messina non avrebbe mai valutato nessun progetto di quelli presentati dalla stipula di questa convenzione.
La buonafede del professore D’Amico è ovviamente indiscutibile, e questo è indicativo di quanto sia grave l’indice di informazioni errate che circolano.
Posso dire che personalmente mi dispiace moltissimo, per le persone prima ancora che per l’istituzione. Insegno diritto costituzionale, il diritto alla retribuzione è costituzionalmente riconosciuto. Non posso quindi che esprimere la mia solidarietà per i lavoratori, al contempo devo erogare il servizio per gli studenti. Per il resto vedremo, noi non abbiamo ricevuto una comunicazione ufficiale.
È stato l’unico coordinatore che abbiamo incontrato di persona al consorzio e l’unico, senza alcun preavviso, ad aver risposto alle nostre domande.
Il Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche Alessandro Morelli, il Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza Alessio Lo Giudice, il Coordinatore del corso di Laurea in Scienze Politiche Roberto Caratozzolo e la Coordinatrice del corso di Laurea in Consulente del Lavoro e Scienze dei Servizi Giuridici Marta Tigano non hanno neanche risposto alle e-mail. Eppure, abbiamo chiesto solo una dichiarazione, quali misure si intendono adottare al fine di garantire la continuità di erogazione del servizio didattico e, soprattutto, di esprimere un’opinione etica e morale.

Questo silenzio è forse dettato dalla paura, forse dalla superficialità, forse è preferibile tacere perché il confronto democratico non è prioritario nelle dinamiche d’ateneo e la distanza tra teoria e pratica di quanto viene insegnato nelle università italiane è ormai inconciliabile. Non è dato sapere il motivo, a maggior ragione che tra loro è presente un siracusano: Alessio Lo Giudice, e su quest’ultimo è necessario precisare subito di essere stato suo studente nel 2011 e di conservare un bellissimo ricordo. Lo Giudice conosce molto bene il polo siracusano, insegnava Filosofia del Diritto quando la sede era nella vicina Priolo Gargallo, quando l’idea che un domani potesse approdare dentro la città di Siracusa era utopistica. Lo Giudice era un docente giovane, appassionato, senza la retorica da L’attimo fuggente ma che faceva la differenza in quell’ateneo che di lì a poco subì il terremoto della parentopoli universitaria. Un volto pulito, una giovane speranza ben spesa alle elezioni amministrative di Siracusa del 2013, da cui ne è uscito assessore nella giunta di quello che fu il suo avversario durante le primarie del centrosinistra. Anche in quell’occasione, in parte, ho avuto modo di conoscerlo personalmente nell’intenzione giovanile di cambiare le cose con l’attivismo. E la carriera accademica degli anni successivi dev’essere stata brillante, pur non avendone seguito gli sviluppi personalmente.
Insieme a quella cravatta ormai sempre presente nelle immagini più recenti di convegni e interviste, forse, ha annodato le sue possibilità e prima ancora le sue volontà. È certamente andato lontano, molto. Così tanto che quella Siracusa che ha creduto in lui non lo vede più.