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Le mani della mafia sui soldi per disabili: fu un’inchiesta di Roberto Disma e Sara Cozzi (oggi a In Sicilia Report) a scoprire, allora su Telejato, il caso trattato da Giletti (Rai3)

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Il 26 marzo 2025 un’inchiesta tv – allora realizzata per Telejato da Roberto Disma e Sara Cozzi, attualmente collaboratori di questa testata e dell’emittente di riferimento In Sicilia Tv – lasciava spazio a pochi dubbi. Un testimone, tanti documenti e un approfondito lavoro di ricerca condotto da Roberto Disma e Sara Cozzi, autori dei due servizi dedicati al caso, ha portato alla luce aspetti poco noti di una cooperativa sociale in provincia di Palermo, a Borgetto, che da trent’anni gestisce una struttura di assistenza per persone con disabilità psichica: la Cristo Pantocratore. Le assunzioni di soggetti che riportano cognomi di note famiglie mafiose locali come Giambrone e Salto sono solo la punta dell’iceberg, perché la sede palermitana nel quartiere Passo di Rigano è in un immobile di proprietà dei Buscemi, che compaiono anche nell’elenco dei sovventori all’epoca della fondazione della cooperativa. La storia raccontata dal testimone, che coincide con quella che emerge dalle denunce presentate negli anni alle autorità, rivelerebbe scenari ben più inquietanti: due casi di lupara bianca sarebbero infatti associati alle vicissitudini dell’attività, estesa per un periodo anche all’assistenza di minori sotto provvedimento giudiziario. Da queste tracce, Disma e Cozzi hanno trovato un collegamento con un’altra cooperativa sociale legata ai territori di Borgetto, Corleone e Bagheria, dove ha dato il suo contributo nella ricostruzione l’autore Ignazio Soresi. I rapporti con la politica non si limiterebbero alle rappresentanze locali, come testimonia una convenzione milionaria stipulata dalla Cristo Pantocratore con l’Assessorato Regionale alla Sanità; in un primo documento, addirittura, veniva dichiarata l’assenza della certificazione antimafia. In seguito al servizio trasmesso da Telejato, infatti, il deputato regionale Ismaele La Vardera presentò un’istanza di accesso agli atti per accertare la presenza della certificazione; è stata effettivamente prodotta, confermando che i componenti del direttivo – come già sottolineato dai servizi – sono incensurati.

La storia sembrava destinata a non avere più seguito, finché La Vardera non ha portato la questione il 26 gennaio scorso nella trasmissione di Rai3 condotta da Massimo Giletti Lo stato delle cose. Per il programma, la giornalista Dina Lauricella ha realizzato un servizio che mette in luce ulteriori elementi, utilissimo a mostrare le zone grigie di un caso trascurato per troppo tempo dalle istituzioni e che adesso proseguirà con un tasso di visibilità difficile da ignorare. Questo caso è l’ennesima dimostrazione di quanto siano importanti i contributi delle piccole realtà e di chi opera nell’informazione senza una grande testata alle spalle come Roberto Disma e Sara Cozzi, due documentaristi specializzati nell’inchiesta e impegnati nel conseguimento dell’abilitazione giornalistica in un percorso che, ad oggi, si è rivelato ostico, tra contraddizioni burocratiche e mancanze fin troppo frequenti in quest’ambiente. È certo che la ribalta nazionale del caso ne valorizza l’importanza e fa sperare nella prosecuzione di questo impegno in un territorio così difficile.