Con InSiciliaTV l’informazione la fai tu

Siracusa, le bombe aumentano con le scarcerazioni? Cosa raccontano dieci anni di cronaca

Negli ultimi dieci anni a Siracusa si contano almeno quaranta atti intimidatori tra ordigni rudimentali, bombe carta e incendi dolosi. Episodi spesso messi in relazione con arresti e scarcerazioni di persone ritenute vicine ai gruppi criminali locali. Ma incrociando i dati disponibili nella cronaca, questa correlazione non sembra trovare conferma. Un’analisi degli episodi dal 2016 al 2026 mostra un fenomeno irregolare e difficile da spiegare con una sola chiave interpretativa, mentre continuano a mancare dati ufficiali completi che permettano di comprenderne davvero natura e dimensioni.

145

Avrebbe dovuto aprire i battenti in questi giorni l’immobile commerciale alla Marina di Siracusa che il 15 gennaio scorso è stato danneggiato dall’esplosione di un ordigno rudimentale. Il secondo atto intimidatorio a danno della famiglia Borderi, proprietaria di un caseificio nell’isola di Ortigia, che solo sei giorni prima era stata bersaglio di un incendio doloso presso il magazzino esterno della sede storica di via De Benedictis, al mercato. Un bilancio già salatissimo per Siracusa, che tra dicembre 2025 e gennaio 2026 conta tre esplosioni di bombe carta e un incendio doloso, tutti ai danni di attività commerciali. Un allarme che risveglia i ricordi amari degli anni ’90, stagione delle bombe legate al racket delle estorsioni. Di quegli anni racconta Giuseppe Barreca, vittima alla fine degli anni ’80 e presidente dell’associazione Antiracket e Antiusura “Salvatore Raiti” di Siracusa: “mi era stato intimato di mettermi in linea con gli altri tramite una telefonata al negozio. Capendo il tono intimidatorio risposi male e riattaccai. Non mi misi in contatto con loro per cercare il compare come molti altri facevano. Per questo motivo iniziarono le bombe”. Anni difficili per Siracusa che diventa teatro di faide serrate e sanguinose tra cosche, tanto che la Repubblica ad agosto 1988 dedica alla città un articolo dal titolo “a Siracusa è guerra tra le cosche al ritmo di un omicidio al giorno”.

Tempi sicuramente diversi da quelli attuali, in cui, basandosi solo sulle operazioni di Polizia e Carabinieri, il fenomeno mafioso sembra essersi ridotto al controllo delle piazze di spaccio e di settori minori, come quelli del trasporto su ape calessino. Una ricostruzione di cui si fatica a cogliere la completezza, vista l’enorme valore economico generato dal turismo, nonché la presenza sul territorio provinciale di grandi realtà imprenditoriali da miliardi di euro. Una cosa però è certa: a Siracusa non si spara più.

Tempi diversi, pare, anche per le modalità estorsive: se, come racconta Barreca, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 l’attentato alle attività economiche era successivo alla richiesta estorsiva, oggi pare che l’ordine degli eventi sia invertito. Lo conferma la famiglia Borderi all’indomani del secondo atto intimidatorio nelle parole riportate dal giornale Siracusa News, che si interroga su cosa possano volere gli autori dei gesti, così come Paolo Caligiore, coordinatore provinciale FAI – Federazione Antiracket Antiusura Italiana. Secondo Caligiore, ormai da tempo gli atti intimidatori precedono le possibili richieste estorsive. Una dinamica che non ostacola l’accesso ai ristori previsti dallo Stato per le vittime di quella che, una volta accertata dalle indagini, si delinea come intimidazione ambientale.

Se da un lato la natura intimidatoria del gesto e la conseguente situazione catastrofica in cui vengono trascinati i titolari delle attività vittime non sono in discussione, la mancanza di richieste estorsive apre a numerosi quesiti sulla natura del fenomeno, che negli anni recenti sembra tutt’altro che episodico. In mancanza di dati ufficiali, si è proceduto alla collezione dei casi di atti intimidatori riportati dalla cronaca locale nella decade più recente, 2016-2026. Un campione che dunque potrebbe non essere esaustivo, ma che già delinea i contorni di un fenomeno sistemico: quaranta atti intimidatori (ordigni esplosi, ordigni inesplosi e incendi dolosi) principalmente a danno di attività commerciali negli ultimi dieci anni.

Atti intimidatori nella città di Siracusa tra il 2016 e il 2026 – Fonte: cronaca locale

Un problema sistemico che assume maggiore interesse se osservato nella sua manifestazione anno per anno. I picchi di nove episodi nel 2017, 2020 e 2021 si alternano a minimi di zero nel 2018 e 2024. Un andamento eterogeneo, sicuramente risultato di una molteplicità di cause, ma che viene spesso semplicisticamente associato agli arresti e alle scarcerazioni di componenti dei sodalizi locali, e dunque alla loro presenza o assenza sul territorio. Proprio da questa correlazione sorge l’esigenza di verifica. Partendo sempre dalla cronaca, si è provato ad intersecare l’andamento delle operazioni di polizia e il fine pena di alcune personalità ritenute organiche o vicine alle cosche locali con la crescita – o il decremento – degli atti intimidatori degli ultimi dieci anni.

Atti intimidatori nella città di Siracusa anno per anno (2016-2026). Fonte: cronaca locale

La decade si apre nel 2016 con un solo episodio ai danni di una paninoteca in viale Cadorna, e si chiude con un comunicato stampa diramato il 7 dicembre dalla Polizia di Stato. Nove arresti per associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata all’estorsione. Persone ritenute organiche al gruppo “Borgata”, da sempre legato al clan Bottaro-Attanasio. L’assenza dei nomi degli arrestati non permette di cercare riscontri in merito alla loro emancipazione, come sostenuto nel comunicato stampa, che definendoli “clan” sembra andare in contrapposizione con quanto invece dichiarato nei resoconti semestrali della DIA. Al netto dell’organigramma mafioso siracusano, raccontato con imprecisione e confusione negli anni, e la cui osservazione critica e attuale può essere approfondita qui, gli arresti sono in netto contrasto con l’esponenziale crescita degli atti intimidatori rilevati nel 2017, nove di cui sette ad attività commerciali.

Crescita che si arresta, nel 2018 e nel 2019: due casi in due anni. Stando al ragionamento che si vuole verificare, dev’esserci stata qualche forma di repressione. In effetti, è del 20 aprile 2017 la notizia di 13 arresti nell’ambito dell’operazione “Aretusa”. I reati ipotizzati però si riferiscono ad associazione a delinquere finalizzata al traffico, detenzione e spaccio di stupefacenti, con le aggravanti di appartenere ad associazione armata e, per alcune di loro, di aver agevolato il clan mafioso “Bottaro-Attanasio”. Nessun riferimento che potrebbe direttamente collegare l’operazione alla netta diminuzione dell’attività intimidatoria del 2018 e del 2019. E non solo, “Aretusa” sarebbe addirittura antecedente anche agli eventi verificatisi nel 2017, iniziati solo nel maggio dello stesso anno.

Le stesse incongruenze si riscontrano anche in merito all’impennata di atti intimidatori del biennio 2020-2021. Dalle fonti giornalistiche non risultano “scarcerazioni eccellenti” né operazioni di polizia. Da menzionare soltanto l’arresto, a febbraio 2019, del latitante Salvatore Brancato che si era reso irreperibile da settembre 2018 a seguito di una condanna a 3 anni e quattro mesi per estorsione aggravata dal metodo mafioso. La teoria della diminuzione degli episodi intimidatori in base all’allontanamento dal territorio di figure vicine ai clan sembra non reggere affatto. Così come non regge l’effettiva diminuzione dei casi a partire dal 2022 se, sempre secondo il ragionamento in analisi, si considera quella che i giornali hanno definito disfatta della procura proprio nel 2022. Dei sedici imputati per estorsione e tentata estorsione nel processo “Terra bruciata 2”, quattordici assoluzioni hanno rimesso in libertà quelli che secondo le dichiarazioni dei cinque pentiti – ritenute inaffidabili dal Tribunale di Siracusa – sarebbero stati gli estortori del clan “Bottaro-Attanasio”.

 

Se si osservano esclusivamente le informazioni disponibili nella cronaca locale, la correlazione spesso evocata tra presenza dei clan sul territorio – misurata attraverso arresti o scarcerazioni – e andamento degli atti intimidatori a Siracusa non sembra trovare conferma. Gli anni con il maggior numero di episodi non coincidono necessariamente con operazioni di polizia rilevanti, né con rientri o uscite dal carcere di figure ritenute vicine alle cosche locali. Allo stesso modo, i periodi di apparente diminuzione degli attentati non risultano chiaramente associati a particolari azioni repressive. I dati raccolti dalle notizie disponibili restituiscono piuttosto un andamento irregolare, difficile da spiegare con una singola chiave interpretativa.

Ciò che emerge con maggiore chiarezza, invece, è il numero consistente di attività economiche colpite negli ultimi anni. Ordigni rudimentali, incendi dolosi e altri atti intimidatori continuano a segnare la vita di commercianti e imprenditori, spesso senza che dalle indagini pubblicamente note emergano motivazioni definitive o richieste estorsive esplicite. Dietro ogni episodio ci sono attività danneggiate, famiglie coinvolte e un clima di incertezza che colpisce il tessuto economico della città.

Proprio per questo, il limite principale di qualunque ricostruzione basata esclusivamente sulla cronaca è evidente: l’assenza di dati ufficiali completi e sistematici. Senza statistiche pubbliche sugli atti intimidatori, sulle indagini in corso e sull’eventuale matrice criminale accertata di questi episodi, diventa difficile comprendere davvero la natura del fenomeno e la sua evoluzione nel tempo. In mancanza di queste informazioni, ciò che resta è un quadro parziale: una sequenza di fatti isolati raccontati dai giornali, che suggeriscono l’esistenza di un problema diffuso ma non permettono di definirne con precisione cause, responsabilità e dimensioni reali.