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Rottamazione cartelle ‘quinques’: é occasione per chi? Il traccheggiare dei Comuni, il disastro della riscossione e le tentazioni ad esternalizzare: la situazione a Pozzallo. Con Amco (Mef) si tornerà alle esattorie private di un tempo?

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Quando il Governo partorisce una norma che prevede la rottamazione dei debiti dei
contribuenti verso lo Stato e gli enti territoriali, nasce sempre nella mente dei cittadini
una domanda: in questo modo si penalizza chi regolarmente assolve al pagamento dei
tributi e si privilegiano gli evasori?
In linea generale sembra essere così ma, scavando poco poco per togliere la patina
delle apparenze, si scopre che a fronte di chi paga – pochi – ci sono gli inadempienti –
tantissimi – che semplicemente si trovano nella condizione di non poterlo fare.
Quindi, non si tratta di uno sprone ad evadere ma di una presa d’atto delle difficoltà
reali, per moltissime persone, per le quali questa iniziativa rappresenta l’unico modo
per mettersi in regola con il pagamento delle imposte.
Si tratta, dunque, di un caso che nella politica estera potremmo definire di
“realpolitik”, che mette da parte i principi di equità per affrontare la cruda realtà.
Detto questo, la legge di bilancio 2026 decisa dal Governo incorpora l’ennesima
rottamazione, la quinques, dei debiti verso lo Stato e gli Enti Locali.
Per il primo l’iter è già avviato ed addirittura la scadenza per aderire alla
rottamazione è prevista per la fine di aprile 2026, la novità invece riguarda i comuni.
Questa volta gli enti locali possono decidere per proprio conto se aderire o meno a
questa possibilità e nel caso in cui il consiglio comunale dovesse decidere per il si
occorre approvare un regolamento apposito che stabilisca, nei dettagli, il modo di
operare.
Certo, i comuni hanno maggiore spazio di manovra ma anche più responsabilità e
quando subentra quest’ultimo sostantivo tutto va a rilento. Se poi aggiungiamo a tutto
ciò la predisposizione di un Regolamento le cose si complicano ancora di più.
In verità un regolamento tipo per la definizione agevolata delle entrate comunali è
stato già predisposto dall’Ifel, la Fondazione istituita dall’Associazione Nazionale dei
Comuni Italiani (ANCI), quindi dopo aver deciso cosa e quanto rottamare,
basterebbe riempire soltanto gli spazi vuoti lasciati appositamente al libero arbitrio
dei comuni.
Ma tant’è, alcuni comuni della provincia di Ragusa hanno deciso di aderire
approvando delle mozioni – fra questi Modica, Chiaramonte Gulfi ed il Libero
Consorzio dei Comuni di Ragusa – ma ancora nemmeno in questi enti esiste qualcosa
di operativo, figurarsi negli altri.
Qual è allora il punto nodale, il nodo gordiano da tagliare, per mettere in moto la
macchina amministrativa e dare la possibilità ai cittadini che vogliono mettersi in
regola ottenendo di scorporare dal totale delle imposte da pagare mora ed interessi
legali?
Uno dei problemi, forse il principale, è legato alle modalità di riscossione.
L’art. 1 comma 662 della legge di bilancio afferma che i comuni possono affidare il
servizio di riscossione delle imposte comunali all’Amco – una società integralmente
partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – anche se questo servizio
era già detenuto dall’Agenzia delle Entrate Riscossione.

La possibilità diventa obbligo se i comuni, al termine del contratto con l’Agenzia
delle Entrate riscuotano una percentuale più bassa di quella che sarà definita da un
apposito decreto del MEF.
Qui nasce il primo problema. I comuni che, in moltissimi casi, hanno delegato le
funzioni di riscossione coattiva dei tributi all’Agenzia delle Entrate, poiché non
hanno a propria disposizione sufficienti risorse umane, strumentali ed economiche
nonché il necessario know-how per procedere all’esercizio diretto, non hanno posto
una scadenza all’affidamento, che resta valido fino “ad espressa deliberazione del
consiglio comunale di cessazione della delega di funzioni e di affidamento della
attività”.
Dunque non c’è un termine previsto dal contratto e basta il silenzio per proseguire il
rapporto con Agenzia delle Entrate Riscossione e quindi la percentuale da superare,
prevista dal decreto del Mef, non può avere un parametro temporale di raffronto.
Quindi in quale caso i comuni sono obbligati di affidare il servizio all’Amco rimane
un mistero.
Per essere più chiari, in un argomento che si presenta particolarmente ostico per i
comuni mortali, esaminiamo il caso del Comune di Pozzallo che rappresenta
l’ideal-tipo degli enti locali, almeno di quelli siciliani.
Nella bozza di decreto del Mef pare che la soglia di virtuosità, la percentuale di
riscossione al di sotto della quale gli enti locali sono obbligati a scegliere Amco, sia
stata fissata al 17,50%.
Il Comune di Pozzallo ha una media di riscossione nel triennio precedente ( 2023-
2025) che oscilla fra il 12% e il 14%, quindi ben al di sotto della sogli di virtuosità.
Se, inoltre, l’attuale contratto per l’affidamento della riscossione coattiva fosse in
scadenza nel 2026, la legge gli imporrebbe il ricorso all’Amco.
Ma, date per buone le percentuali di riscossione suindicate, manca il secondo
requisito: la scadenza dell’attuale contratto con Ager e quindi cosa può accadere?
Una delle ipotesi potrebbe essere la seguente: la legge nazionale potrebbe imporre il
cambio di gestore nonostante la delibera di affidamento sia ancora valida, motivando
la decisione con un interesse pubblico che affievolirebbe l’autonomia gestionale dei
comuni.
In questo caso la scelta non sarebbe indolore e sorgerebbero grappoli di contenziosi
legali.
Ma l’Amco, tra l’altro, che i comuni possono o devono incaricare direttamente, senza
altra possibilità di scelta, non cura direttamente il servizio di riscossione, ma lo affida
a sua volta ad altri operatori.
L’Amco dovrebbe operare la scelta di questi ultimi “a seguito di procedura
competitiva nel rispetto dei principi di trasparenza, imparzialità e concorrenza”.
Non più la società integralmente partecipata dal MEF, ma uno stuolo di società in
ambito locale dovranno curare la riscossione, facendo ritornare in mente il periodo
delle esattorie private che sembrava finalmente superato.
Inoltre, seppure l’aggio di riscossione a carico dei contribuenti è stato abolito nel
2022 con la legge 234/2021, il costo del servizio rimane a carico della fiscalità
generale.

L’Ager, prende attualmente l’1% del riscosso, nel caso della gestione Amco il costo
rimarrebbe invariato? Perché basta ricordare il caso Iblea acque, totalmente
partecipata dai Comuni e dal Libero Consorzio, eppure le bollette sono aumentate in
maniera esponenziale.
Pur non volendo essere pessimisti è chiaro che la remunerazione del servizio tende ad
innalzarsi, perché bisogna ricompensare sia Amco che la società che quest’ultima
incaricherà per la riscossione vera e propria nei territori.
Sembra, infine, irrilevante che Amco sia una società totalmente partecipata dal Mef
Insomma con tutta questa serie di problematiche in campo, tutto è bloccato ed i
cittadini rischiano di dover pagare integralmente il tributo oppure scegliere, come
hanno fatto fino ad adesso, di non pagarlo per niente.