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Iran, scelta la nuova guida suprema: è Mojtaba Khamenei. Cosa c’è dietro l’attacco americano-israeliano e quali le possibili conseguenze?

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Mojtaba Khamenei è la nuova guida suprema dell’Iran, questo è l’ultimo aggiornamento che giunge dal Medio Oriente. Sono ormai trascorsi 10 giorni circa dall’attacco congiunto USA-Israele nei confronti dell’Iran per rovesciare la dittatura della massima autorità religiosa e politica del paese, Ali Khamenei che ha governato per 37 anni causando un’infinita di morti e assoggettando il popolo al proprio controllo. In uno dei primi bombardamenti andati a segno proprio il 28 febbraio, oltre a restare uccisa la guida suprema, sono caduti alti esponenti del governo e dell’intelligence. La notizia ha fatto esplodere di gioia il popolo iraniano che vede nell’operazione militare promossa da Trump e Netanyahu uno spiraglio di salvezza per riprendere in mano la libertà di cui da anni sono ormai privati.

I reali motivi dell’attacco USA-Israele

Le domande sorgono però spontanee circa le reali motivazioni di questa operazione militare perché negli ultimi giorni si è parlato a più riprese di una guerra portata avanti per interessi umanitari e perché si hanno a cuore le sorti degli iraniani. Un prospettiva che si staglia in questo scenario è quella che prevede invece – dietro a questo attacco – interessi ben più diversi che non hanno nulla a che fare con nobili ideali di pace e di umanità. Si potrebbe pensare che la motivazione principale sia solamente quella di impedire all’Iran lo sviluppo di un programma nucleare che porti alla costruzione di un arsenale atomico. L’operazione del 28 febbraio era già stata in parte anticipata durante la Guerra dei Dodici Giorni in cui i siti nucleari iraniani erano stati bombardati proprio da Stati Uniti e Israele. L’idea di Trump molto probabilmente è quella di seguire lo stesso schema di quanto fatto in Venezuela, operazione anche in quel caso fatta passare come altruistica nei confronti del popolo sudamericano ma di fatto promossa per intenti legati esclusivamente al petrolio e che ha poi portato alla concessione proprio degli USA delle licenze petrolifere a cinque major. Attualmente alla guida del Venezuela si trova la vice di Maduro dunque di fatto non si sa quanto l’operazione di Trump abbia giovato nel concreto ai venezuelani. In Iran il piano è pressocchè analogo, impedire che lo stato si doti dell’arma nucleare a cui si aggiunge l’obiettivo di assoggettare l’Iran stesso alle volontà del presidente statunitense che aveva anche dichiarato che – una volta ottenuta la resa totale dell’Iran – sarebbero stati proprio gli USA a scegliere la guida del paese. Intento allo stato attuale disatteso. Netanyahu vuole invece cancellare dalla cartina geografica l’Iran oltre all’intento condiviso con Trump di cui sopra. Come dichiarato dal ministro degli Affari Esteri Tajani questa non sarà una guerra lampo in cui non è affatto escluso che il governo del figlio di Ali, Moitaba Khamenei non rinunci al programma missilistico.

Quali le possibili conseguenze del conflitto in Iran

Quella innescata da Usa e Israele nei confronti dell’Iran la si potrebbe definire una guerra nella guerra in cui ad un conflitto già esistente – quello in Medio Oriente con protagonisti proprio Israele e Iran – si aggiunge quello scoppiato il 28 febbraio e che si sta piano piano espandendo senza poter escludere il coinvolgimento di altri paesi. Quali conseguenze può avere tutto ciò? Sicuramente il rischio di attacchi terroristici cresce in maniera significativa a cui segue l’aumento dei prezzi delle materie prime (nelle pompe di benzina italiane è già caos e i prezzi sono alle stelle e non è escluso che possano ancora aumentare), una crisi migratoria causata proprio dall’insorgere del conflitto e dall’estensione dello stesso non è uno scenario da accantonare a cui si aggiunge un’instabilità internazionale. L’allarmismo come in ogni scenario di crisi sta prendendo il sopravvento ed è un aspetto su cui – chi è direttamente coinvolto – fa leva ma allo stato attuale delle cose, per quanto riguarda l’Italia, la premier Meloni ha dichiarato che la nazione non è in guerra e non vuole entrarci. Tra i leader europei netto anche il parere della Spagna di Sánchez che nega a Trump l’uso delle basi spagnole tuttavia occorre in questo caso fare una precisazione. I riflettori si spostano sulle due basi USA in Spagna, quella di Rota e quella di Móron; nella prima ha sede l’headquarter della U.S. Naval Forces Europe-Africa e con la fondamentale funzione di porto logistico per la sesta flotta degli Stati Uniti, in quella di Móron invece vengono effettuate importanti operazioni di rifornimento verso l’Africa e il Medio Oriente. Dove sta il problema? Be’ l’anomalia sta nel fatto che il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez si è con orgoglio vantato del rigetto della richiesta statunitense di usare le basi in territorio spagnolo tuttavia tra il 27 febbraio cioè 24 ore prima dell’attacco, e il 5 marzo, sono stati intercettati almeno 40 voli da e per Morón e Rota. Tra questi ci sarebbero ben 24 decolli di veicoli da guerra, alcuni dei quali impegnati nella missione in Iran, con scali in Germania e Italia. Qui delle due, una o Sánchez non sa cosa avviene nello stato da lui governato oppure la voglia di ergersi a paladino anti USA ha preso il sopravvento sulla realtà dei fatti. Anche l’Unione Europea fa sentire la sua presenza infatti oggi Macron si è recato a Cipro – nei giorni scorsi alcune basi britanniche proprio in territorio cipriota sono state attaccate da droni iraniani – annunciando quella che è già di fatto una cooperazione di difesa e che prevede l’arrivo di mezzi italiani, spagnoli, tedeschi tutto questo per dimostrare appunto che l’Europa è vigile. Quando Macron dice che l’attacco a Cipro è un attacco all’Unione Europea non ha tutti i torti perché – pur senza scomodare l’articolo 5 della Nato – in quanto Cipro non è un paese della NATO, anche un articolo dei Trattati Europei cioè l’articolo 47.2 impone ai paesi dell’Unione Europea di prestare aiuto a uno dei paesi membri se attaccato, ed è proprio questo il caso dal momento che Cipro ha appunto ricevuto attacchi iraniani.