
C’è un filo invisibile ma indelebile che unisce la terra rossa, i fichi bianchi e il profumo di salsedine di Pollica, con l’acciaio e il vetro dei grattacieli di Manhattan. Un filo che oggi ha il volto e il nome della comunità cilentana, proclamata ufficialmente “Food Hero” (Eroe del Cibo) del 2026 dalla Fao (Food and Agricolture Organization).
L’annuncio, che ha il sapore del riscatto per le aree interne del nostro Paese, è arrivato dal vicedirettore della FAO, Maurizio Martina, durante la conferenza Food for Health – Food for Earth alla New York University, nel cuore pulsante della settimana dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Mentre i leader mondiali discutono di geopolitica e algoritmi e AI, ci piace coniare il neologismo di “gastrodiplomazia” italiana, che in questa brillante occasione, si è presa il palcoscenico nell’East Village grazie a Convivium, la straordinaria casa-laboratorio aperta dal Comune di Pollica insieme al Future Food Institute e al Centro Studi Dieta Mediterranea.
Il premio della Food for Health – Food for Earth, non è il solito freddo premio al passato, ma un certamente il viatico ed il passaporto per il futuro.Dire Pollica oggi significa dire Dieta Mediterranea. È qui, tra Pioppi e Acciaroli, che gli scienziati americani Ancel e Margaret Keys codificarono quel modello di longevità che il mondo intero ci invidia. Ma l’onorificenza concessa dalla FAO, non è una medaglia alla memoria o un nostalgico tributo al “come si faceva una volta”. È l’esatto contrario, e vi raccontiamo perché.
Ad essere premiata è la scienza che ha vinto e trovato strade nuove, ma è anche il riconoscimento alla vittoria di una comunità vivente: I custodi della terra, sono infatti loro a vincere. I Pescatori tradizionali che sfidano problemi d’ambiente, salute e della politica che tende a ridimensionare tutto e, fra mille difficoltà, preservano le specie ittiche; i piccoli agricoltori e artigiani che conservano gelosamente i semi locali anziché piegarsi alle logiche della grande distribuzione e della politica becera asservita ai padroni del mondo.
Vince quindi “la staffetta generazionale”. Famiglie intere, nonni, padri, mogli, figli, zii, cognati, nipoti, che diventano esperti, cuochi, ambientalisti. I bambini che mantengono la tavola come luogo di discussione, di confronto, di democrazia e trasmissione del sapere. Insomma, un grande “ecosistema dell’innovazione”. Un territorio che ha saputo trasformarsi in un laboratorio a cielo aperto, dove la tradizione dialoga con la ricerca scientifica globale.
Le voci dei protagonisti

Abbiamo voluto sentire le parole illuminate del sindaco di Pollica, il dott. Stefano Pisani, un dottore commercialista che fin da ragazzo, grazie all’impegno, e poi, alla sua qualifica professionale e alle sue intuizioni, ha sempre messo a frutto il sapere, il proprio lavoro a vantaggio della propria città e comunità, contribuendo a portare Pollica, un paese di soli 2080 abitanti, sul podio del mondo, a New York. “Questo riconoscimento ha un valore straordinario perché mette al centro le persone e la comunità”, ha commentato a caldo un emozionato Stefano Pisani. “È la conferma che la Dieta Mediterranea esiste solo perché c’è un popolo che ogni giorno la pratica, la innova e la trasmette al mondo. Sedersi alla stessa tavola significa condividere responsabilità e futuro”.
Al primo cittadino, fa eco Sara Roversi, presidente del Future Food Institute, rimarcando come una realtà profondamente locale, possa diventare una bussola globale in tempi di crisi climatica e alimentare. Pollica dimostra che proteggere l’identità, è l’unico modo per tracciare una linea di sostenibilità reale e replicabile ovunque.
In un’epoca in cui il cibo rischia di diventare un mero prodotto industriale standardizzato o un contenuto da mostrare sui social e in Tv, i “Food Heroes” del Cilento ci ricordano la lezione più antica e rivoluzionaria: mangiare non è solo un bisogno fisiologico, ma diventa un vero e proprio atto politico, culturale e profondamente umano. E da oggi, i grattacieli di New York guarderanno Pollica come la città da cui imparare come si salva il pianeta ed il genere umano, partendo proprio dalla terra e dai suoi geniali e sani prodotti.

Ancel Keys e Margaret Keys (nata Haney), erano marito e moglie, oltre ad essere stati una coppia formidabile, fin da fidanzati e studenti, nello studio, nel lavoro e nella ricerca scientifica. Si sposarono nel 1939, poco prima che iniziassero le grandi ricerche che avrebbero da lì a poco, rivoluzionato la nutrizione mondiale. Margaret non era solo la compagna di vita di Ancel, ma una brillante biochimica e ricercatrice. Il suo contributo alla nascita e alla diffusione della Dieta Mediterranea fu immenso per due motivi principali. Il primo fu certamente il lavoro scientifico sviluppato sul campo. Margaret lavorava fianco a fianco con il marito nei laboratori itineranti in giro per il mondo (comprese le storiche tappe in Italia a Nicotera e nel Cilento), occupandosi personalmente di molte analisi biochimiche, a partire dalle misurazioni del colesterolo nel sangue. Il secondo motivo venne dopo, con la divulgazione degli studi e le pratiche applicazioni in cucina. Fu proprio lei a tradurre le formule scientifiche di Ancel nei “piaceri della tavola”. Insieme scrissero i famosissimi libri bestseller “Eat Well and Stay Well (1959)” e “How to Eat Well and Stay Well the Mediterranean Way (1975)”. Margaret prese le ricette tradizionali del Sud Italia, ne studiò l’apporto calorico e nutrizionale e le spiegò al pubblico americano, dimostrando che mangiare sano poteva essere un’esperienza gourmet veramente fantastica. La loro fu una vera unione all’insegna della longevità, nella piena dimostrazione della genialità dei loro studi. Infatti sono vissuti entrambi centenari (Ancel è morto a 100 anni nel 2004, Margaret a 101 nel 2006), diventando realmente i primi e veri “testimonial storici del loro stesso stile di vita e della veridicità e valenza della loro ricerca scientifica”.
Un colonnello in campo “senza gradi”
Ancel Keys, in realtà, non ebbe mai il grado militare di colonnello, né alcun altro grado dell’esercito. Era a tutti gli effetti un cittadino civile. L’equivoco nasce dal fatto che durante la Seconda Guerra Mondiale, Keys lavorò come consulente scientifico speciale direttamente alle dipendenze dal Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti. Secondo alcune indiscrezioni, sarebbe stato addirittura scelto direttamente dal generale-comandante in capo di tutte le forze alleate (poi presidente) Eisenhower. Poiché doveva muoversi nei teatri di guerra al seguito delle truppe alleate, per studiare l’alimentazione dei soldati (e sviluppare la famosa “Razione K”), gli venivano concessi passaporti speciali, alloggi e un’autorità sul campo, equivalenti a quelli degli ufficiali di alto rango, come i colonnelli. A volte vestiva la divisa sul campo pur senza stellette per facilitarne il riconoscimento visivo. Con il passare degli anni e il consolidarsi del mito della “Dieta Mediterranea” in Italia, la memoria popolare e alcune cronache locali hanno finito per “arruolarlo” a tutti gli effetti, trasformando quel trattamento da alto ufficiale nel titolo fisso e vero e proprio di “Colonnello Keys”, appellativo con cui era chiamato da tutti. Ma la sua unica, vera divisa, fu sempre il camice da scienziato, che indossava sempre insieme alla sua adorata moglie Margaret.
La Calabria e Nicotera, primum movens della “Dieta Mediterranea”.

Durante la seconda guerra mondiale l’Intelligence statunitense, era sempre alla ricerca di notizie riguardanti “soluzioni scientifiche ed armamenti” che potessero dare un risvolto positivo al conflitto. Fra le tante notizie che arrivavano al Dipartimento di Guerra, giunse quella che a Nicotera,un paesino della Calabria, regione in quel momento occupata dalle truppe alleate, c’era una altissima longevità della popolazione. Questa cosa, interessò l’Intelligence a tal punto, che il Dipartimento decise di indagare, inviando una equipe di scienziati, capitanata proprio dal “colonnello” Keys.
L’équipe a Nicotera: i pionieri della salute cardiovascolare

Quando Ancel Keys arrivò nel borgo calabrese, non era solo. Attorno a lui, oltre alla moglie Margaret, era stato radunato un “dream team” di scienziati visionari, che univano la cardiologia d’avanguardia americana, alla profonda conoscenza clinica italiana. L’équipe principale era composta dal Dr. Paul Dudley White, Il più celebre cardiologo americano dell’epoca, medico personale del Presidente Dwight Eisenhower (ecco da dove probabilmente arrivò la famosa “nomina diretta”). La sua presenza diede allo studio un’autorevolezza istituzionale enorme. Altro scienziato era il prof. Flaminio Fidanza, ricercatore napoletano e braccio destro di Keys in Italia. Fidanza fu l’anello di congiunzione culturale fondamentale, capace di dialogare con la popolazione locale e mappare dal punto di vista biochimico i componenti degli alimenti. Altra figura di spicco, fu il prof. Mario Mancini, allora giovane clinico e docente dell’Università di Napoli, che si occupò della raccolta dei dati epidemiologici sul campo. E ancora, il prof. Antonino Del Vecchio, valente medico condotto, originario proprio di Nicotera, il cui ruolo fu cruciale per vincere la naturale diffidenza della popolazione locale e coordinare la logistica medica nel borgo.
Ma come si svolgeva lo “Studio Pilota” avviato nel 1957?
Condurre uno studio epidemiologico scientifico nel profondo Sud Italia degli anni ’50, richiedeva doti non solo mediche, ma anche diplomatiche e antropologiche. Il lavoro sul campo durò dal 1957 al 1959 e fu strutturato in modo rigorosissimo. Furono installati i cosiddetti laboratori mobili. I Keys e la loro équipe non avevano a disposizione strutture moderne. Allestirono laboratori medici di fortuna in stanze messe a disposizione dal Comune di Nicotera, come alcune ali del trecentesco Palazzo Convento di Nicotera. Il campionamento delle famiglie, selezionò molte famiglie del borgo, monitorando i capifamiglia (in particolare uomini tra i 40 e i 59 anni, in quanto era statisticamente la fascia più esposta a infarti soprattutto negli USA). I medici eseguivano quotidianamente elettrocardiogrammi, misurazioni della pressione arteriosa e prelievi di sangue soprattutto per il colesterolo. Il metodo dei “piatti duplicati”, fu ingegnoso. Per capire esattamente cosa mangiassero i nicoteresi, i ricercatori inventarono un sistema meticoloso. Alle famiglie veniva chiesto di preparare una porzione identica a quella che avrebbero consumato a pranzo o a cena e di consegnarla intatta all’équipe. Quel “piatto duplicato” veniva letteralmente pesato, frullato e analizzato chimicamente nei laboratori per calcolare l’esatta percentuale di proteine, grassi saturi, zuccheri e calorie. Non solo alimenti ma anche attività di vita. Lo studio non analizzò solo il cibo. Keys registrò che circa l’80% dei nicoteresi viveva nel centro arroccato e si spostava esclusivamente a piedi per andare a lavorare la terra o pescare nel mare di Nicotera Marina. Da ciò lo studio evidenziò che il movimento fisico quotidiano era parte integrante di quell’ecosistema di salute, in perfetto accordo con la dieta alimentare seguita.
Da dove nasce il cosiddetto “Indice di Adeguatezza Mediterranea (IAM).
Proprio partendo dai dati raccolti a Nicotera, gli scienziati (in particolare Flaminio Fidanza negli anni successivi) misero a punto un algoritmo nutrizionale matematico per quantificare “quanto” una popolazione stesse mangiando in modo sano: l’Indice di Adeguatezza Mediterranea (IAM). Questo indice si calcola dividendo l’energia fornita dagli alimenti protettivi della Dieta Mediterranea per l’energia fornita dagli alimenti non protettivi:

Il primato di Nicotera.
Nello studio pilota, il modello alimentare tradizionale di Nicotera registrò valori di IAM straordinariamente alti (vicini a un punteggio di 7.5-10), un livello di purezza nutrizionale mai più replicato nelle società occidentali contemporanee.
Il declino moderno.
Per fare un paragone, oggi la dieta media di un cittadino italiano o europeo viaggia su livelli di IAM inferiori a 2, a causa dell’abuso di cibi ultra-processati e grassi saturi. Ecco perché Nicotera fu definita ufficialmente dalla comunità scientifica come la “Città della Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento”: i suoi abitanti degli anni ’50 avevano stabilito lo standard perfetto dell’alimentazione umana.
Gli studi di Keys furono così innovativi e significanti che nel 1961 la rivista Time gli dedico la prestigiosa copertin.

Il ruolo di Margaret Keys: la mente scientifica dietro le ricette “salvavita”
Sebbene Ancel Keys firmasse le grandi pubblicazioni scientifiche, Margaret Haney Keys è stata la vera artefice della traduzione della “Dieta Mediterranea” in un fenomeno culturale e gastronomico globale. Margaret non si limitava a fare la moglie di uno scienziato; era una biochimica stimata e lavorava attivamente in laboratorio.
La scienziata dei prelievi. Durante lo Seven Countries Study, era lei a gestire la logistica dei laboratori mobili. Spesso si occupava personalmente di processare i campioni di sangue per misurare i livelli di colesterolo dei soggetti esaminati.
La “traduttrice” gastronomica. Quando la coppia capì che per convincere il pubblico americano a cambiare alimentazione non bastavano i grafici sui tassi di infarto, Margaret prese in mano la situazione. Raccolse le ricette tradizionali delle donne di Nicotera e del Cilento e le “sezionò” dal punto di vista nutrizionale.
I suoi bestseller mondiali. Nel celeberrimo libro Eat Well and Stay Well (1959) e nel successivo How to Eat Well and Stay Well the Mediterranean Way (1975), la sezione delle ricette e dei menu fu interamente opera sua. Margaret spiegò alle casalinghe americane come sostituire il burro con l’olio d’oliva e come rendere appetibili i legumi e il pesce azzurro, adattando le porzioni agli standard scientifici del marito, senza però perdere il gusto della convivialità.
Il ritiro a Pioppi: la nascita di “Minnelea”.

Nell’autunno del 1962, affascinati dalle bellezze del Cilento, Ancel e Margaret decisero di stabilirsi a Pioppi, un piccolo borgo di pescatori nel comune di Pollica. L’incontro fortuito con il borgo. Come raccontato dalle memorie locali, mentre viaggiavano sulla strada costiera in cerca di un terreno, i Keys chiesero informazioni a un giovane studente universitario dell’epoca, Alessandro Notaro. Da lì nacque un contatto con la famiglia Notaro e l’acquisto di un meraviglioso lembo di terra affacciato sul mare cilentano.
Il nome “Minnelea”. La coppia costruì una splendida villa-ranch a cui diede un nome fortemente simbolico: Minnelea. Si tratta di un neologismo nato dalla fusione tra Minneapolis (la città del Minnesota da cui provenivano e dove aveva sede l’università di Ancel) ed Elea (l’antica colonia greca poco distante, patria dei filosofi Parmenide e Zenone). Rappresentava l’unione perfetta tra il rigore scientifico americano e la culla del pensiero e della civiltà mediterranea.
Il “Condominio dello studio”. Minnelea non fu solo una casa privata, ma un vero e proprio campus scientifico informale. Negli anni, attratti dai Keys, illustri scienziati internazionali della nutrizione e della cardiologia comprarono casa o soggiornarono lì intorno per lunghi periodi (come il finlandese Martti Karvonen e l’americano Jeremiah Stamler). Di fatto, le strategie mondiali di prevenzione cardiovascolare venivano discusse la sera, davanti a un bicchiere di vino rosso, nel giardino di Minnelea.

La vita privata e la “regola” di Delia Morinelli. La quotidianità dei Keys nel Cilento è legata a doppio filo a una figura straordinaria della tradizione locale: Delia Morinelli, che fu la loro cuoca e governante per oltre quarant’anni. È attraverso i ricordi di Delia che conosciamo i dettagli più intimi della vita della coppia. La spesa al mercato era tutta diversa. Ancel e Margaret non volevano cibi industriali. La spesa si faceva rigorosamente a chilometro zero, il pesce azzurro direttamente dai pescatori di Pioppi, le verdure dall’orto, i legumi locali e l’olio d’oliva dei produttori della zona. La “Dieta” era applicata rigorosamente a tavola. Delia ha raccontato che i Keys mangiavano pochissima carne rossa e pochissimi dolci. La pasta veniva consumata regolarmente ma con condimenti semplici (salsa di pomodoro fresco, verdure o legumi). Una curiosità scientifico-domestica da tener presente. Ancel faceva preparare le lasagne a Delia chiedendole di eliminare il rosso dell’uovo (ritenuto troppo ricco di colesterolo) e di utilizzare solo l’albume per impastare la sfoglia, usando la ricotta al posto della besciamella classica. Centenari, possiamo quindi asserire, per diritto scientifico. La rigidità scientifica applicata alla vita privata diede i suoi frutti. Ancel Keys morì a Minneapolis nel 2004 a 100 anni, mentre Margaret si è spenta nel 2006 a 101 anni. Delia Morinelli, oggi custode di quell’eredità culinaria, continua a testimoniare come la Dieta Mediterranea non sia mai stata una privazione, ma la celebrazione della freschezza e della longevità applicata alla vita di ogni giorno.
E in Italia adesso?

Il suo messaggio cardine? Non basta mangiare “mediterraneo”, bisogna tornare alla qualità originaria di quel modello. Attraverso i suoi studi pionieristici sulla nutrigenomica e sul microbiota intestinale, ha dimostrato che la Dieta Mediterranea biologica è in grado di modificare positivamente la nostra risposta immunitaria e proteggerci dalle patologie croniche.
Prendete esempio e fidatevi della scienza vera, finché si è in tempo.