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Dal Covid all’Hantavirus, fino all’ iper-resistenza antibiotica: tutte le malattie che fanno tremare l’umanità

Dopo i recenti fatti della nave da crociera olandese, che sta effettuando gli sbarchi passeggeri a Tenerife e che vedono ancora l'OMS impegnato a ricostruire le fasi del contagio da Hantavirus, torna la paura delle epidemie sullo "spettro di quanto accaduto con il Coronavirus.

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Il panorama delle patologie che preoccupano la sanità nel mondo di oggi è in continua evoluzione, condizionato da tutto quanto “fisicamente” affligge il nostro pianeta come: globalizzazione, cambiamenti climatici, guerre e malnutrizione. Un ruolo determinante in questa escalation, lo giocano mobilità globale e l’eredità lasciata dalla pandemia di Covid-19.

Recentemente è tornato alla ribalta l’Orthohantavirus, comunemente chiamato l’Hantavirus, per un focolaio sviluppatosi su una nave da crociera olandese, la Mv Hondius, nell’Oceano Atlantico (scoperto proprio in questi primi giorni maggio 2026) e purtroppo con tre casi mortali.

Ma vediamo di rivedere tutto con ordine.

Nel novembre dello scorso anno, due ornitologi olandesi, Leo Schilperoord e la moglie Mjriam, partono per un lungo viaggio d’esplorazione in America Latina (Uruguay, Cile ed Argentina). È tutto programmato. I due studiosi viaggiano, esplorano, documentando tantissimo con foto ed appunti, fauna ma soprattutto uccelli selvatici di ogni genere. Hanno già il biglietto prenotato per imbarcarsi, il primo aprile 2026, sulla Mv Hondius dal porto di Ushuaia (Argentina). Esattamente 4 giorni prima (il 27 marzo), i due ornitologi decidono di eseguire un’altra escursione (una delle tante previste nel viaggio), una cosiddetta “birdwatching” (studio degli uccelli nei loro ambienti). Precisamente, l’escursione in questione, avviene nella discarica periferica di Ushuaia in Argentina (un luogo interdetto ed evitato dai residenti). Lì finalmente la coppia potrà coronare il loro sogno di vedere un uccello necrofago rarissimo: il “Caracara dal collo bianco”. Dalla ricostruzione dei fatti, pare non ci sia stato mai alcun contatto, tramite le mani o altre parti del corpo, con cibi, indumenti o cose, ma esclusivamente inalazione dell’aria circostante. All’interno della discarica, si muovono indisturbati migliaia di “ratti pigmei del riso o topi dalla coda lunga” che, è scientificamente provato, sono portatori sani del ceppo andino dell’ Hantavirus.

Brevi note scientifiche da tenere a mente

Gli Hantavirus sono virus a RNA segmentato (in tre parti  S,M,L) a polarità negativa (tenete bene a mente questa cosa!) che infettano l’endotelio vascolare umano. La penetrazione del  virus avviene per endocitosi (lento assorbimento interno) mediata da una proteina complessa  a forma di reticolo, la clatrina, al cui interno ci sono delle piccole vescicole che trasportano molecole nel citoplasma cellulare (fra cui purtroppo, i filamenti di RNA virale). Una volta all’interno, inizia la fase di replicazione. La proteina del segmento L trascrive l’RNA virale in mRNA cellulare e ne replica il genoma, ma molto lentamente. E qui sta il punto nodale. La replicazione lenta, avviene a causa della polarità negativa dell’RNA virale. Questa negatività necessita di tanto tempo, affinchè RNA virale si trascriva sul mRNA cellulare e poter avviare la sintesi proteica. A questo fine, l’RNA deve iniziare ad ammassare (ecco perchè si pala di “massa critica”) quantità sufficienti di nucleo-proteina (che serve per formare il nucleo cellulare) per poter dare inizio alla repricazione che porterà alla costruzione e nascita di nuovi virioni che, a loro volta (uscendo fuori per lisi cellulare), infettranno altre cellule. Affinchè tutto  questo processo, possa essere portato a termine, occorono da un minimo di 9 giorni ad un massimo di 35 (ci sono stati casi con incubazione 60 giorni!) per l’infestazione cellulare del tessuto cardio-polmonare (e questo è il caso di molti ceppi dell’Hantavirusa Andes), mentre ci sono incubazioni  che durano dalle 2 alle 4 settimane (con casi estremi anche di 8 settimane!) quando viene colpito l’epitalio cellulare dei nefroni (rene). Abbiamo spiegato quindi il perchè questo virus mostra una pericolosità enorme: a causa della lentezza della replicazione virale, direttamente legata alla lentezza della comparsa sintomatologica importante. Il tempo che intercorre quindi  tra l’inalazione (prima causa di trasmissione) del virus  e i primi sintomi (febbre, brividi, dolori muscolari) dipende da fattori intrinseci (lentezza di trascrizione) e da altri fattori quali: la carica virale (dipendente dalla quantità di virioni con cui si viene a contatto) e la risposta immunitaria dell’ospite. Tenete a mente quindi che i sintomi. non iniziano quando il virus entra, ma quando il sistema immunitario “si accorge” dell’invasione massiccia, scatenando (di conseguenza) una risposta infiammatoria che purtroppo danneggia  l’endotelio. Va detto che gli Hantavirus, nel corso di molti anni, hanno modificato ed affinato una capacità di camuffamento, ritardando la produzione di Interferone (che normalmente è visto dal sistema immuno-competente, come “sentinella d’allarme”). Per camuffarsi quindi, usano le loro proteine (specialmente la coda citoplasmatica della glicoproteina Gn) per bloccare tutte le segnalazioni cellulari di allarme. Al termine dell’incubazione, raggiunta la massa critica ideale, inizia la trascrizione e la replicazione. che alla fine danneggierà le cellule dell’ndotelio vasale ( per lisi cellulare). La prima risposta immunitaria infatti, causa la fuoriuscita di fluidi dai capillari. Questo porta a gravi sindromi polmonari(edema acuto) o renali (emorragia e blocco funzionale). Ricordiamo che la trasmissione di questo temibile virus avviene principalmente per inalazione (molti giorni prima) di aerosol contaminati da roditori. In questo l’Hantavirus differisce completamente dal Coronavirus che invece è un virus a segmento a RNA positivo. In quel caso la trascrizione e replicazione sono  immediate (dai 2 ai 4 giorni con massime registrate di 1 settimana). Pertanto, la comparsa dei sintomi è quasi sempre immediata  dopo il contagio. Come per il Coronavirus, anche per l’Hantavirus, l’uomo è un ospite accidentale. Una volta penetrato nelle cellule, il virus colpisce, come detto, l’endotelio vasale (che riveste i vasi sanguigni), provocando un aumento drastico della permeabilità capillare. In base a quanto studiato e già ampiamente dimostrato col Coronavirus, il fenomeno dello stravaso ematico (plasmatico) è causato non solo dalla distruzione delle cellule (lisi) da parte del virus , quanto da una risposta immunitaria “abnorme” (tempesta di citochine, che sono state proprio alla base di molti decessi durante il Covid). La stessa cosa, avviene per l’Hantavirus.  

Si distinguono due sindromi principali in base all’organo bersaglio: 
  • Febbre Emorragica con Sindrome Renale (HFRS): Prevalente in Europa e Asia. Colpisce i capillari dei nefroni (reni), causando proteinuria, ematuria e insufficienza renale acuta.
  • Sindrome Cardio-Polmonare (HCPS/HPS): Prevalente nelle Americhe (più Sud che Nord)). Il liquido fuoriesce dai capillari polmonari accumulandosi negli alveoli (edema polmonare acuto), portando a shock cardiogeno e insufficienza respiratoria rapida.
Il serbatoio naturale di questi virus, sono roditori asintomatici (topi, ratti, arvicole) che espellono il virus tramite urina, feci e saliva. La maggiore via di trasmissione resta quella per inalazione: l’uomo inala polvere o particelle essiccate di escrementi infetti sospese nell’aria. La trasmissione Interumana è estremamente rara, tranne per alcuni ceppi del virus ( ad esempio ceppo Andes). Tale temibile trasmissione è stata documentata solo per il virus delle Ande (ANDV), durante  un epidemia circoscritta, nel 2018-19 a Epuyén (Argentina del sud).

Proprio in questo Paese, l’Hantavirus  è endemico in diverse piccole aree geografiche del sud. Come detto prima, esattamente nel 2018, fu isolato un focolaio di Hantavirus nel villaggio di Epuyén, nella provincia di Chubut, nella Patagonia argentina. Tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, questo grave evento, è diventato un caso di studio mondiale, perché ha fornito una prova scientifica chiara, della capacità del ceppo Hantavirus Andes di trasmettersi, per la prima volta nel suo genere, a livello inter-umano. Le autorità argentine affermarono che ci furono 34 casi (tutti confermati) di contagio, con 11 morti accertati. Risalendo all’origine del contagio, adesso sappiamo con certezza che quest’ultimo è partito da un uomo che aveva contratto il virus da un roditore (probabilmente il ratto del riso) e che purtroppo, ancora asintomatico (e questo è il reale grande problema), partecipò ad una festa di compleanno con circa 100 invitati, il giorno 3 novembre del 2018. Fra questi, tre persone infette (definite i “super-diffusori”), furono responsabili del 64% dei “contagi secondari”, diffondendo il virus durante tutti gli eventi sociali affollati e soprattutto durante una veglia funebre. Al fine di contenere l’epidemia, le autorità argentine, misero in quarantena l’intero villaggio, ordinarono “l’isolamento domiciliare obbligatorio” per decine di residenti (sorvegliati strettamente dalla polizia) e la sospensione di tutte le attività pubbliche previste. Da allora, nessun altro caso conclamato e nessuna altra epidemia (almeno ufficialmente), sono stati segnalati, ma ad oggi, quello che riteniamo grave in ogni caso, è la mancanza d’informazione (specialmente ai turisti, come nel nostro caso)  che dovrebbero essere allertati in tempo, sui possibili rischi, legati alle visite in detti siti e regioni dove sono accertate pericolose “zoonosi endemiche”.

La Hondius e la sua disastrosa crociera

Il 1° aprile come già detto, la sfortunata coppia s’imbarca dal porto di Ushuaia sulla Hondius. A bordo ci sono altri 178 passeggeri e 41 persone d’equipaggio (ricordiamo che per questa crociera particolare c’erano anche biglietti che arrivavano a costare 25.000 euro!). Il 6 aprile Leo inizia a star male. Sono sintomi lievi (cefalea, diarrea e vomito). Il medico di bordo minimizza la cosa. L’ornitologo olandese però nei giorni a seguire non risponde alla terapia, si aggrava e tragicamente e, la notte del 11 aprile, muore nell’infermeria della nave. Il comandante ed il medico di bordo tranquillizzano tutti gli altri passeggeri, la morte viene definita come un “evento naturale per cause non precisate”, ma riconducibili ad alterato stato fisiopatologico precedente del paziente. E’ inutile ricordare che la promiscuità dei passeggeri in una nave è assolutamente certa in ogni momento della giornata, dalle sale comuni al ristorante. In questo caso, vi è stata anche l’aggravante dell’allestimento di una specie di “camera ardente”, dove molti passeggeri si recavano per portare le condoglianze ed il conforto alla moglie Mjriam. Il 24 aprile la nave intanto attracca nell’isola britannica di S. Elena (la famosa isola dell’esilio napoleonico). Lì, sbarcano, per fine crociera, circa 30 passeggeri che, ignari di tutto, dall’aeroporto stesso, grazie a voli di linea e/o charter programmati da tempo, rientravano nei loro paesi di residenza (per l’esattezza 12 nazioni!). E qui scatta il più grave dei problemi. C’è un terribile“buco” temporale. Praticamente questi 30 passeggeri, dal 24 aprile (sbarco a Sant’Elena) al 4 maggio (conferma ufficiale del virus), hanno viaggiato su aerei di linea, soggiornato in hotel e frequentato aeroporti internazionali, oltre ad aver frequentato chiunque , nel proprio luogo di residenza. In questo periodo, ovviamente, non erano soggetti a nessuna restrizione. Quindi questi “potenziali soggetti infetti o portatori” sono stati liberi nei loro paesi per quasi 10 giorni, di frequentare chiunque, per un lasso di tempo enorme che, consente l’incubazione e, di seguito la malattia conclamata. Infatti è inutile dire che, in questo caso, senza alcuna informazione e protezione, ci potrebbero essere stati numerosi casi di contagio. Le autorità dei paesi interessati, dopo la conoscenza dei fatti, si sono immediatamente attivate, disponendo la quarantena obbligatoria e il “contact tracing”, per monitorare chiunque fosse stato vicino ai passeggeri durante i voli di rientro, e tuttora monitorano costantemente sia i passeggeri che i loro successivi contatti (o per lo meno, quelli che possono essere ricordati).  Nel frattempo, il giorno dopo, il 25 aprile, Mjriam cerca di riportare la salma del marito in Olanda e quindi. da S. Elena s’imbarca su un volo con destinazione i Paesi Bassi con scalo di servizio a Johannesburg (Sud Africa). A bordo ci sono 88 passeggeri con 6 uomini d’equipaggio. Ma Mjriam purtroppo, non tornerà più a casa. Aveva iniziato ad avvertire lievi sintomi, già prima di arrivare a S. Elena, anche lei però, senza dare peso alla cosa, (altro fatto grave!). Nell’aereo stesso però, inizia a stare troppo male ed il comandante del volo decide a quel punto, di farla sbarcare (con la salma) durante lo scalo di Johannesburg. Il 26 aprile, come per il marito, la sintomatologia diventa gravissima e durante la notte, Mjriam muore in ospedale, con la diagnosi di “grave polmonite virale bilaterale”. Nel frattempo sulla nave Hondius, che è in rotta verso Capo Verde, si aggravano le condizioni del terzo contagiato, un cittadino tedesco (di cui non sono note le generalità per motivi di riservatezza) che purtroppo, la mattina del 2 maggio, muore nell’ infermeria. A quel punto, iniziano i controlli serrati, ma solo giorno 4 maggio, viene confermata la presenza del ceppo andino di Hantavirus che ha portato a morte tre passeggeri, spingendo la nave a sostare al largo di Capo Verde in attesa di assistenza internazionale. Purtroppo, va assolutamente sottolineato che la catena dell’isolamento (anche su semplice sospetto) e dei soccorsi, non è stata assolutamente immediata. Come nel caso precedente, anche per gli ottantaotto passeggeri del volo KLM e relativo equipaggio, solo da giorno 4 maggio è iniziata la quarantena e il “contact tracing” previsto. Intanto, Capo Verde nega l’attracco e lo sbarco passeggeri alla Hondius , perché teme l’escalation di una epidemia “non controllabile”. Sul precedente volo KLM diretto da S. Elena verso l’Olanda, viaggiavano anche un passeggero svizzero (tuttora sintomatico ma sotto controllo) e quattro passeggeri italiani provenienti da diverse regioni. I passeggeri italiani, si trovano ora tutti in isolamento domiciliare o quarantena, attivata quindi, nelle quattro diverse regioni  di residenza: Calabria, Campania, Toscana e Veneto. Immediatamente contattati dal Ministero e dalle autorità, si trovano adesso monitorati in “isolamento domiciliare”. Nel frattempo la Hondius arriva a Tenerife ma è costretta a rimanere “in rada”, senza possibilità di attracco. Giorno 9 maggio viene dato l’ok, ma esclusivamente per lo sbarco e pertanto i passeggeri, iniziano a scendere in gruppi. Sono tutti in isolamento (quarantena), con speciali ed imponenti misure di sicurezza, approntate dal governo spagnolo e dall’OMS. Ovviamente si è cercato di ricostruire subito la catena del contagio, per bloccarne la possibile propagazione, rintracciando tutte le persone sbarcate prima che il virus venisse evidenziato e chiunque avesse avuto contatti o rapporti ravvicinati con loro. Ad oggi 11 maggio, sono otto le persone risultate positive al virus, con tre decessi.  Un dato allarmante, arrivato attraverso alcune testimonianze mediche raccolte a Johannesburg  è che: “non appena la coppia olandese è stata fatta sbarcare a Johannesburg, la signora Mjriam è stata posta immediatamente su una sedia a rotelle, presentando già una grave sintomatologia (la testa reclinata di lato del tronco), segno che la malattia la stava già aggredendo! Infatti, il giorno dopo è morta in ospedale.” Ma sulla Hondius tutto ciò, lo hanno saputo solo  giorno 4 maggio, rimanendo quindi scoperti e senza alcuna procedura anti-contagio, per i giorni precedenti. Ciò è ancora più grave se si pensa, che contemporaneamente a tali fatti, il passeggero di nazionalità tedesca, aveva iniziato a manifestare i sintomi prodromici della malattia, subito dopo la coppia olandese.  Purtroppo, soltanto da giorno 28 aprile in poi, si è avviata l’indagine epidemiologica che ha portato alle certezze del 4 maggio. Da quel momento  è stato attivato il piano Shield, che prevede “isolamento, protocolli di igiene e monitoraggio medico”. Fortunatamente, ad oggi 11 maggio, grazie proprio alla rapidità del tracciamento una volta identificato il virus, non si è verificata l’esplosione di casi “a catena” che si temeva il 4 maggio, ma va sottolineato che l’evento è rimasto un caso di studio dell’OMS, sulla vulnerabilità dei trasporti internazionali.

Il problema principale resta sempre quello dell’allargamento del contagio e quindi una possibile epidemia. È ovvio che senza adeguato contenimento immediato, il focolaio potrebbe allargarsi. Questo è reso possibile anche dal lento periodo di incubazione (ricordiamo è la fase che va dal contagio alla comparsa dei sintomi) e che per l’Hantavirus può durare da una a sei-otto settimane. Il prof. Drew Weissman (immunologo vincitore del premio Nobel per la medicina nel 2023 per le scoperte biochimiche che hanno reso possibili i vaccini Covid), però tende a rassicurare che l’Hantavirus ha una trasmissibilità umana bassa e, fortunatamente molto più lenta, rispetto al Covid. Il premio Nobel aggiunge anche: “Sono casi sporadici, da monitorare, ma certamente non sono riconducibili all’inizio di una nuova pandemia, anche se, in questo campo, dobbiamo prepararci sempre di più, in quanto dobbiamo aspettarci sempre l’arrivo di nuove pandemie, in futuro”. Purtroppo, va anche detto che la situazione riguardo all’Hantavirus, in Argentina, non è incoraggiante. Dal luglio 2025 all’aprile 2026, sono stati segnalati 101 casi di Hantavirus con 32 decessi e quindi un tasso di mortalità del 38% (significante il dato di 1 decesso su 3). Cifre allarmanti, che descrivono l’avanzata della malattia, con casi e decessi doppi rispetto all’anno precedente. Seguiremo l’evolversi degli eventi.

Tutti i rischi attuali

Attualmente, le autorità sanitarie internazionali come l’OMS e il CDC sono in continuo monitoraggio per diverse minacce che affliggono il nostro mondo. Esse sono state suddivise in tre sezioni comprendenti i “virus emergenti”, i cosiddetti “virus riemergenti “e i “rischi sistemici” fra cui il più grave resta la “resistenza antibiotica”. Vediamo nel dettaglio, questo quadro d’insieme:

  1. Minacce Emergenti e Recentemente ritenute “Allarmanti”

  • Hantavirus: Virus trasmesso dai roditori, può causare gravi sindromi polmonari o renali, tuttavia l’OMS ha già dichiarato che il rischio di una pandemia globale simile al Covid è molto improbabile in quanto la trasmissione tra esseri umani è rarissima.
  • Influenza Aviaria (H5N1): Considerata dagli esperti come la patologia al momento più probabile ad una prossima pandemia. È quella che al momento viene studiata e monitorata incessantemente. Il punto critico è infatti il cosiddetto “salto di specie” verso l’uomo e la conseguenziale e potenziale acquisizione della trasmissione inter-umana.
  • Virus Oropouche: Si tratta di un virus sub-tropicale al momento in estensione dal bacino dell’Amazzonia verso altre regioni del Sud America (sono stati segnalati anche casi in Europa). Il virus a RNA viene trasmesso da zanzare del genere Culicoides.
  • Mpox (Vaiolo delle Scimmie): Anche questo in atto, una assoluta priorità riguardante le epidemie ricorrenti. Particolarmente sotto osservazione, vista la recente la diffusione,le nuove varianti (clade 1b) molto più aggressive (anche qui casi registrati in Europa nei primi mesi del 2026)
  1. Malattie in Riemersione (Effetto Post-Pandemia)

  • Morbillo: Negli ultimi 2 anni si stanno incrementando i casi a livello globale, determinando una pericolosa recrudescenza per l’umanità (oltre 10 milioni di casi stimati in atto). Ciò , secondo l’OMS, è dovuto al calo delle coperture vaccinali durante e post-Covid. Ricordiamo che è fra le patologie virali con contagiosità altissima (99%)
  • Dengue, Zika e Chikungunya: patologie in forte aumento, la cui causa principale resta il riscaldamento globale che permette alle larve di zanzare-vettori di svilupparsi e colonizzare sempre nuove aree. La Dengue, in particolare, ha triplicato i casi conclamati nel territorio sud americano (con casi anche in Nord America) negli ultimi 3 anni.
  • Colera: Definito che è tornato preponderatamene alla ribalta in virtù di una “crisi globale” dovuta a conflitti e infrastrutture igieniche insufficienti (anni 2025-2026), in diverse regioni del mondo.
  1. Grandi Sfide Sistemiche

  • Resistenza Antimicrobica (AMR): Definita da tutti gli esperti scientifici come la “pandemia silenziosa”. Da oltre 5 anni è ritenuta dall’OMS, una delle minacce più gravi, con peggioramento della diffusione proprio nel biennio 2025-2026. Determinata, visto l’uso sconsiderato e massivo degli antibiotici, dalla mancanza di efficacia dei comuni antibiotici contro infezioni batteriche un tempo curabili (resistenza batterica e micotica)
  • Malattia X: Non si riferisce ad alcuna patologia in atto esistente o identificata come “aliena”. È solo il termine ipotetico usato dall’OMS per descrivere un futuro patogeno sconosciuto che potrebbe causare una grave epidemia mondiale e per il quale bisogna esser sempre pronti, al fine di iniziare velocissimamente una ricerca verso vaccini e terapie “agnostiche”.
  • Polio: Nonostante gli sforzi di eradicazione totale e l’idea che fosse stata abbattuta del tutto fra gli anni ’60 e ‘70, sono stati segnalati diversi casi circolanti e ad oggi (2026) continuano a essere segnalati casi in zone di conflitto o con bassa capacità di vaccinazione.

Ad ogni modo qualsiasi possa essere la causa e la diffusione di ogni pandemia, siamo sicuri che l’ingegno umano saprà sempre rispondere adeguatamente, grazie alle nuove scoperte tecnologiche e alla ricerca scientifica che oggi si avvale di sempre maggiori e sofisticati sistemi, fra cui l’AI. Questa è una sfida sempre aperta, una lotta fra microrganismi mono e pluricellulari e noi, l’organismo più perfetto e dotato della massima capacità intellettiva sulla pianeta. Una sfida che dura da secoli e da che sempre da noi è stata accettata per il futuro; una sfida di cui, siamo sicuri, saremo sempre pronti, per uscirne alla fine, sempre vincenti.