Con InSiciliaTV l’informazione la fai tu

Cannabis terapeutica: la battaglia per i diritti parte dalla Sicilia

Da 13 anni Cannabis Cura Sicilia Social Club APS si batte, in Italia e all’estero, per il diritto alla salute e all’accesso alle cure, sfidando stigma, promesse politiche disattese e un proibizionismo che continua ad alimentare il mercato criminale.

0 594

In Italia, l’11% della popolazione tra i 15 e i 64 anni consuma cannabis. Lo riporta l’ONU nell’Online World Drug Report 2026, pubblicato lo scorso 26 giugno. Consumi quasi triplicati (nel 2012 il dato era del 4%), nonostante l’immobilismo legislativo nostrano. Questi numeri da soli basterebbero a certificare il fallimento delle politiche proibizioniste, la cui negligenza viene monetizzata dalle organizzazioni criminali a discapito della salute dei consumatori, che acquistano prodotti la cui provenienza e qualità sono incerte. Il cuore del problema risiede nel trattare la cannabis come una droga, e non come una pianta dalle numerose proprietà curative prima che ricreative. In prima linea per invertire il paradigma c’è Cannabis Cura Sicilia Social Club APS, una realtà siracusana nata nel 2013 con l’obiettivo di sensibilizzare sulla cannabis terapeutica. A metterci la faccia sono Alessandro Raudino e Florinda Vitale, due giovani divulgatori siciliani che lottano per veder riconosciuto il diritto alla reperibilità delle cure e alla dignità attraverso consulenze ai pazienti, attività di formazione per il personale medico, disobbedienza civile e collaborazione con le autorità nazionali ed internazionali.

La storia e la visione di Cannabis Cura Sicilia Social Club APS

La battaglia nasce dall’esperienza personale del vicepresidente dell’APS. Nel libro Canapa Medica, frammenti di resistenza sanitaria di Fabrizio Dentini, Alessandro Raudino racconta della sua esperienza con le cure farmacologiche dopo la diagnosi di Sclerosi Multipla RR. Le 800 punture di Copaxone, il farmaco prescrittogli con l’aggravarsi della malattia, hanno comportato gravi controindicazioni, tra cui un tumore al colon operato d’urgenza. Dopo quell’esperienza, Alessandro ha rifiutato ulteriori cure farmacologiche e ha proposto ai medici di ricorrere alla cannabis come alternativa. La proposta è stata prontamente declinata poiché la prescrizione era prevista solo in caso di gravi spasticità evidenti o di impossibilità di deambulare. Da quel momento, Alessandro ha deciso di intraprendere comunque una cura alternativa, assumendo regolarmente cannabis terapeutica. “La mia vita è cambiata decisamente in meglio – racconta nel libro – non ho più le placche infiammate all’encefalo, non ho più spasmi notturni, non ho più crampi e non ho più la depressione”. Quando Alessandro ha deciso di curarsi, la cannabis in farmacia costava circa 40 euro al grammo e l’unica alternativa era il mercato nero. Le condizioni imponevano una scelta: “ho deciso di autocoltivare la mia cura perché non voglio finanziare le mafie, anche perché in questo modo so benissimo che tipo di cannabis sto assumendo, diminuendo così i maggiori rischi per la mia salute”.

Alcuni degli attestati di formazione di Alessandro Raudino e Florinda Vitale – sede di Cannabis Cura Sicilia Social Club APS

Dopo 13 anni di studio, ricerca e formazione sull’uso di cannabis terapeutica, Alessandro, grower e paziente, è un operatore sanitario specializzato nelle proprietà curative e Florinda, presidente dell’APS, è un’informatrice medico-scientifica sulla cannabis medica.  Oggi la loro resistenza personale è diventata battaglia politica per i diritti di tutti i pazienti che, nonostante i piccoli passi legislativi, devono ancora combattere con la disinformazione del personale sanitario, le attese interminabili per la somministrazione delle terapie e la difficoltà di accesso alle esenzioni. “Per questo motivo – dice Alessandro – ci occupiamo di supportare i percorsi di prescrizione, affiancando pazienti e cittadini spesso lasciati soli da un sistema poco informato e poco accessibile. Oltre alla nostra quotidiana attività in associazione, una volta al mese siamo fisicamente in un poliambulatorio di Palermo per sessioni individuali di orientamento e approccio alla cannabis terapeutica.”

Per lo Stato, la cannabis è droga. Per chi invece vorrebbe appropriarsi della battaglia con lo scopo di guadagnarci, è un farmaco. La filosofia dietro la resistenza di Cannabis Cura Sicilia Social Club APS è diametralmente opposta: la cannabis è un vegetale, una pianta che deve essere utilizzata al massimo delle sue potenzialità. Questo cambio di denominazione, che pare una formalità, in realtà muta radicalmente la lotta: esclude a priori i rischi di capitalizzazione e pone l’accento sull’accessibilità collettiva a discapito della privatizzazione delle case farmaceutiche. Definire la cannabis una droga è un abominio nei confronti delle migliaia di pazienti che la assumono con il fine della cura. Definirla un farmaco è riduttivo rispetto ai numerosi impieghi che vanno oltre i principi attivi curativi come quello alimentare, agricolo, edile, cosmetico, tessile. La sfida, dunque, è prima di tutto culturale, ma il bigottismo – di istituzioni e personale sanitario in primis – non giova di certo alle necessità attuali dei pazienti.

Essere un vero presidio di legalità

Se da un lato Cannabis Cura Sicilia è impegnata sul fronte istituzionale, non è solo con lo Stato che deve confrontarsi quasi quotidianamente. La loro sede, un piccolo grande spazio sicuro per i molti (soci e non) che si affidano alle competenze di Florinda e Alessandro, è al centro di Corso Timoleonte a Siracusa. Una strada lunga e poco illuminata nel cuore del quartiere Borgata, più volte balzato alle cronache per la proficua attività di spaccio e le cui sostanze, dalle ultime operazioni della DDA di Catania, parrebbero arrivare direttamente dal clan Cappello.

Florinda Vitale e Alessandro Raudino, presidente e vicepresidente di Cannabis Cura Sicilia Social Club APS
La presidente Florinda Vitale e il vicepresidente Alessandro Raudino, fondatori di Cannabis Cura Sicilia Social Club APS

“Da quando ci siamo trasferiti in Corso Timoleonte, gli avvicinamenti e le minacce non sono mancati.” Florinda e Alessandro ricordano i primi episodi: “qualche settimana dopo aver aperto, dei ragazzi molto giovani, a più riprese e con una certa spavalderia, sono entrati chiedendoci se vendevamo erba o fumo. Abbiamo dovuto ripetere più volte che noi non spacciamo ma forniamo supporto ai nostri soci nei percorsi di prescrizione prima che si convincessero ad andare via”. Non solo curiosità e insistenza: “È più di un anno che non abbiamo un citofono: per almeno quattro volte lo hanno vandalizzato e noi lo abbiamo reinstallato. Dopo l’ultima, abbiamo deciso che si bussa direttamente alla porta.”
Anche l’ingresso è stato vandalizzato: “ci hanno sfondato la porta, ma non sono entrati. Pensiamo che questo episodio, più che ad opera dei signori che disturbiamo con la nostra presenza, sia la conseguenza più o meno involontaria della presenza massiccia di  tossici che consumano davanti al portone. Ormai non contiamo più le volte in cui abbiamo trovato bottiglie per il crack davanti al nostro ingresso e sui gradoni vicini.”

La sede di Cannabis Cura Sicilia è un presidio di resistenza su due fronti: contro il mercato criminale che prospera sulla clandestinità e contro il bigottismo istituzionale che continua a confondere cura, consumo e spaccio. Una presenza ingombrante, dunque, tanto per chi trae profitto dall’illegalità quanto per chi preferisce affrontare il fenomeno attraverso stigma e repressione. Un presidio scomodo non solo a livello geografico, ma nella lotta politica che Florinda e Alessandro conducono. “Qualche anno fa alla mia famiglia è arrivata una lettera, era affrancata ma aperta, indirizzata a mia madre”, racconta Florinda, “la chiamavano con il suo nomignolo, e il contenuto era denigratorio nei miei confronti. Mi davano della drogata e altri appellativi irripetibili. Invitavano i miei genitori a farmi ritornare a casa loro poiché sarebbe potuta finire male per me. Io e Alessandro ci siamo spaventati, soprattutto perché non vivo più con i miei genitori da decenni e la loro casa non è in centro paese. Se avessero voluto entrare in contatto con noi, sarebbe stato più semplice farcela recapitare nella nostra sede. E invece hanno voluto comunicarci che sanno dove si trovano i miei affetti.” La minaccia non ha fermato Florinda e Alessandro, che continuano a portare avanti le loro istanze nelle sedi istituzionali e nello spazio quotidiano dell’associazione. La battaglia per la legalizzazione non mette in discussione soltanto lo stigma: sottrae terreno alla clandestinità, al controllo criminale del mercato e ai profitti che ne derivano. Ed è proprio trasformare un bisogno di cura e una domanda sociale in un percorso regolato, trasparente e sottratto alle mafie, che rende la battaglia così scomoda.

La posizione italiana e quella del resto d’Europa

Il primo obiettivo raggiunto grazie agli sforzi dell’associazione è nel 2014, quando la Regione Siciliana ha approvato la deliberazione n.83 “Erogazione dei medicinali e dei preparati galenici magistrali a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche”, poi integrata nel 2020 con il Decreto Assessoriale n.18 in materia di utilizzo e rimborsabilità delle terapie, anche grazie ad uno degli atti di disobbedienza civile promossi da Cannabis Cura Sicilia Social Club nel 2019.

La situazione normativa italiana, però, è obsoleta se paragonata alle nazioni vicine. L’uso terapeutico della cannabis è stringente: sono pochissime le patologie per cui è prescrivibile, e tendenzialmente è possibile farlo solo se i protocolli “tradizionali”, ossia le cure farmacologiche, non hanno sortito gli effetti desiderati. Nel resto d’Europa, invece, molti stati hanno rivalutato le loro posizioni politiche sul consumo di cannabis, come riporta la relazione annuale 2025 della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga. Nel 2021 Malta ha normato la coltivazione domestica e il consumo di cannabis in privato, oltre che per i social club di coltivazione comunali senza scopo di lucro. Nel 2023 il Lussemburgo ha normato la coltivazione domestica e l’uso privato, e nel 2024 la Germania ha legiferato per consentire la coltivazione domestica e i club di coltivazione di cannabis senza scopo di lucro. Anche la Repubblica Ceca ha annunciato la creazione di un sistema di distribuzione regolamentato e tassato e la Svizzera ha autorizzato esperimenti pilota per la vendita e la distribuzione. Mentre nel vecchio continente si discute delle strategie più efficaci per la legalizzazione a scopo ricreativo, che solitamente è lo step successivo all’approvazione dell’uso terapeutico, l’Italia è ferma ai tabù.

Alessandro Raudino e Florinda Vitale di Cannabis Cura Sicilia Social Club APS alla sede dell’ONU di Vienna per i lavori della Commission on Narcotic Drugs – marzo 2026
Alessandro Raudino e Florinda Vitale di Cannabis Cura Sicilia Social Club APS alla sede dell’ONU di Vienna per i lavori della Commission on Narcotic Drugs – marzo 2026

Alessandro e Florinda raccontano: “Al fianco della disobbedienza civile responsabile, necessaria a difendere nel concreto i diritti ad oggi non garantiti, partecipiamo attivamente con il Ministero della Salute per promuovere modifiche legislative che diano piena attuazione al diritto alla salute, tutelato dalla Costituzione italiana.” La sfida è prima di tutto culturale. “Il nostro obiettivo è stimolare un dibattito costruttivo e consapevole a tutti i livelli”, racconta Florinda, “non ci sottraiamo mai al confronto, perché rappresentiamo il punto di vista di migliaia di pazienti lasciati soli da chi dovrebbe tutelare i loro diritti. Aderiamo a tavoli di lavoro regionali, nazionali ed internazionali. A marzo scorso, abbiamo partecipato attivamente ai lavori della Commission on Narcotic Drugs dell’ONU, un’occasione preziosa per confrontarsi con organizzazioni internazionali e rappresentanti degli stati di tutto il mondo. Sono stati cinque giorni di scambi intensi; abbiamo interagito con i vertici di numerosi Paesi e reiterato le nostre istanze. Le istituzioni italiane, però, a quei lavori non hanno partecipato. Il sottosegretario Mantovano, che è intervenuto ufficialmente il 9 marzo, non si è intrattenuto oltre. Non è stato possibile esporre le nostre istanze né a lui né ad altri del suo staff”.

Tutte promesse

Quella di Cannabis Cura Sicilia non è soltanto la battaglia per il riconoscimento di una terapia. È la denuncia di un sistema che lascia i pazienti soli davanti alla scarsità delle forniture, alla disinformazione sanitaria e ai costi delle cure; che continua a ridurre una pianta dai molteplici impieghi alla sola categoria di droga; e che, rinunciando a regolamentare un fenomeno ormai strutturale, consegna una parte consistente del mercato alla clandestinità e alle organizzazioni criminali.  Cannabis Cura Sicilia Social Club chiede una legge capace di tenere insieme diritto alla salute, libertà individuali, ricerca, accessibilità, controllo della qualità e contrasto agli interessi mafiosi. Una disciplina organica che superi tanto la repressione indiscriminata quanto il rischio di affidare la cannabis esclusivamente agli interessi delle grandi aziende farmaceutiche, riconoscendo anche il ruolo dei pazienti, dell’autoproduzione e delle realtà associative senza scopo di lucro.
La loro richiesta è stata più volte strumentalizzata da partiti politici che hanno sfilato per la causa, inserendola nei programmi elettorali per ampliare il bacino di voti ma senza fornire riscontri concreti. Nel 2022, per esempio, la richiesta di cambiamento sembrò poter entrare direttamente nel dibattito democratico attraverso il referendum sulla cannabis. Il quesito, però, fu dichiarato inammissibile dalla Corte costituzionale e non arrivò mai al voto. Quell’occasione mancata non ha chiuso la battaglia: ha lasciato irrisolte le sue contraddizioni e ha restituito al Parlamento una responsabilità che, ancora oggi, continua a rinviare.
È proprio dalla storia degli appoggi politici promessi e disattesi che proseguirà il nostro approfondimento.

404 Not Found

404 Not Found


nginx/1.18.0