Isolato per la prima volta nel 1978 in Corea del Sud e indicato come principale responsabile della febbre emorragica coreana, l’Hantavirus solamente qualche mese fa faceva alzare la soglia di attenzione degli esperti che tuttavia non avevano riscontrato gli estremi per lanciare un allarme in quanto i casi erano isolati e – ca va sans dire – aveva messo sul chi va là tutta la popolazione, italiana e non, visto e considerato che con un virus, il Corona, ha già fatto i conti qualche anno fa. Il primo caso di Hantavirus nell’aprile del 2026 sulla nave da crociera MV Hondius, che ha comportato il contagio di 13 persone e la morte di 3. La nave dopo essere rimasta in balia del mare, ha attraccato nel porto di Granadilla a Tenerife per provvedere a tutte le procedure necessarie per fronteggiare la situazione.
Generalmente sono i roditori a trasmettere l’Hantavirus all’uomo tramite contatto con urine, feci, saliva infette o superfici contaminate. Nel caso di questa variante del virus, l’Andes – come ha spiegato nel maggio scorso Maria Van Kerkhove, responsabile Oms – può essersi verificata una trasmissione interumana. L’escalation è stata monitorata dall’Organizzazione mondiale della sanità che ha coordinato il contact tracing internazionale per seguire situazione, persone ed evitare l’espandersi del virus. A distanza di quattro mesi, oggi 2 luglio, proprio l’Oms tramite le parole del direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus archivia l’epidemia che non ha fatto registrare ulteriori casi dal 25 maggio. Ghebreyesus nel corso del suo discorso ha poi sottolineato che l’Oms proseguirà nella sua attività di collaborazione con i governi dei vari paesi per approfondire la conoscenza e dell’epidemia e dell’Hantavirus in senso lato.