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L’ASP di Ragusa pensi alla salute dei cittadini, non a fare propaganda fascista. L’appello-denuncia dell’Anpi iblea

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L’ANPI provinciale di Ragusa esprime profondo sconcerto e ferma condanna per l’avviso pubblico con cui l’ASP di Ragusa ha indetto una manifestazione di interesse finalizzata alla concessione in uso di due stele commemorative per la loro “conservazione, valorizzazione e pubblica fruizione”.

È una decisione incomprensibile sotto ogni punto di vista.

Ci chiediamo – afferma l’Anpi in una nota del suo segretario provinciale Gianni Battaglia –  quale interesse pubblico persegua un’Azienda sanitaria scegliendo di promuovere un’iniziativa di questo tipo. L’ASP ha il compito di garantire il diritto alla salute, migliorare i servizi sanitari, ridurre le liste d’attesa, affrontare le gravi criticità che ogni giorno vivono cittadini, cittadine, operatrici e operatori sanitari. È difficile comprendere perché un ente con queste responsabilità ritenga invece opportuno dedicare tempo e risorse amministrative alla ricerca di soggetti interessati a prendere in gestione due manufatti, privi di alcun valore artistico, di propaganda del regime fascista.

Non siamo di fronte a una scelta coerente con la missione di un’Azienda sanitaria, ma a un’iniziativa che appare del tutto estranea alle sue finalità istituzionali e che inevitabilmente assume un significato culturale e politico.

Le due stele non sono manufatti neutri. Sono esclusivamente testimonianze materiali della propaganda del regime fascista, un sistema totalitario che fece della monumentalizzazione dello spazio pubblico uno strumento di consenso e del culto della personalità di Benito Mussolini. Ogni iscrizione, ogni simbolo, ogni monumento era concepito come mezzo di propaganda e di legittimazione della dittatura.

Esiste una differenza sostanziale che non può essere ignorata. Una cosa è conservare documenti e opere d’arte del fascismo affinché possano essere studiati e criticamente contestualizzati da storici, ricercatori e istituzioni culturali; altra cosa è promuovere la valorizzazione e la pubblica fruizione, come recita testualmente l’avviso dell’ASP tra l’altro di semplici manufatti privi di valore artistico.

La conservazione risponde all’esigenza di custodire la memoria storica per comprendere fino in fondo una delle pagine più drammatiche della storia italiana ed evitare che possa ripetersi. La valorizzazione, invece, attribuisce un valore pubblico a beni che nacquero esclusivamente come strumenti di propaganda di una dittatura. È proprio l’utilizzo del termine “valorizzazione” a rendere questa iniziativa particolarmente grave e inquietante.

La memoria democratica non si costruisce riportando al centro dello spazio pubblico i simboli della propaganda fascista. La storia si studia, si documenta e si interpreta criticamente; non si valorizza ciò che fu concepito per celebrare un regime responsabile della soppressione delle libertà democratiche, delle persecuzioni politiche, delle leggi razziali e della guerra.

Per questo è difficile non leggere questa iniziativa nel clima culturale e politico che il Paese sta attraversando, caratterizzato da sempre più frequenti tentativi di normalizzazione del fascismo e di progressivo sdoganamento dei suoi simboli. Anche per questo la decisione dell’ASP non può essere considerata un atto amministrativo neutro: è una scelta che trasmette un messaggio e che, proprio per questo, deve essere respinta con fermezza. Per la natura stessa dei manufatti marmorei e per il contenuto degli stessi, la scelta dell’ASP potrebbe infatti non apparire   neutrale rispetto al dibattito che periodicamente si riapre nella città di Ragusa circa la figura del noto gerarca fascista Filippo Pennavaria.

Anche la procedura amministrativa utilizzata non appare priva di rilievi critici e potrebbe ingenerare qualche sospetto: un “semplice” avviso pubblicato nell’albo pretorio dell’ASP con termine per la presentazione dell’istanza fissato in 10 giorni e con la previsione che l’aggiudicazione avverrà “a suo insindacabile giudizio nell’individuare l’affidatario”. È noto che la pubblica amministrazione non gode di giudizio insindacabile, ma di una discrezionalità che deve sempre essere ampiamente e rigorosamente motivata, oltre che dell’obbligo di adeguata evidenza pubblica e finalità sociale che appare incompatibile con la previsione indicata nell’avviso con una aggiudicazione a favore di privati cittadini.

L’ANPI di Ragusa chiede all’ASP di ritirare l’avviso e di spiegare pubblicamente quali ragioni abbiano indotto un’’Azienda sanitaria a promuovere un’iniziativa tanto distante dalla propria missione istituzionale”.

Invitiamo – conclude la nota – le forze politiche, i parlamentari regionali e nazionali, le istituzioni locali e l’intera comunità ragusana a non sottovalutare il significato di questa decisione. La difesa della memoria democratica e dei valori della Costituzione riguarda tutte le istituzioni della Repubblica e non può conoscere ambiguità.