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Ragusa Ibla, ascensore del Duomo: un’opera pubblica contro le barriere, trasformata dal parroco in barriera. Il racconto-denuncia di una negligenza cinica e beffarda

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Ragusa Ibla, cuore barocco della città, è un luogo che incanta chiunque lo visiti. Ma dietro la sua bellezza si nasconde una contraddizione che pesa soprattutto su chi vive una condizione di fragilità: l’ascensore del Duomo di San Giorgio, realizzato per garantire l’accesso alle persone con mobilità ridotta, oggi non assolve alla sua funzione. E il racconto di una giornata qualunque diventa la testimonianza di una discriminazione evidente.

Una visita che si trasforma in ostacolo.
Ho ospitato un caro amico, una persona con disabilità motoria che si muove in carrozzina. Insieme abbiamo visitato Ragusa Ibla, percorrendo le sue strade e le sue salite, affrontando con impegno e fatica un percorso che per molti è semplice, ma per lui richiede forza, resistenza e determinazione.

Giunti in via Duomo, davanti al portoncino dell’ascensore che dovrebbe condurre al piano laterale del Duomo, abbiamo trovato la porta chiusa a chiave. Nessuna indicazione, nessun orario, nessun campanello, nessun numero da chiamare. Solo una barriera fisica e simbolica.

Abbiamo chiesto aiuto a dei turisti che stavano salendo la scalinata, pregandoli di verificare se all’interno ci fosse qualcuno in grado di aprire. Dopo qualche minuto è sceso un giovane che ha aperto il portoncino con semplicità. Alla domanda sul perché fosse chiuso, la risposta è stata disarmante:

“Io faccio quello che mi dice il Parroco.”

Un’opera pubblica nata per abbattere barriere.
L’ascensore non è un dettaglio architettonico: è il risultato di una petizione delle associazioni di Ibla, nata per garantire l’accesso: agli anziani, ai turisti con passeggino, alle persone con ridotta capacità di deambulazione.

Il progetto è stato finanziato dall’amministrazione Piccitto e inaugurato nel maggio 2018. Un’opera pubblica, pagata con fondi pubblici, pensata per garantire un diritto: l’accesso al Duomo. Trovarla oggi chiusa significa negare quel diritto.

Per la legge è una discriminazione diretta. 
La chiusura del portoncino non è solo una mancanza organizzativa: è una discriminazione diretta, come definita dall’art. 2 della Legge 67/2006 contro le discriminazioni delle persone con disabilità.

È anche una violazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (Legge 18/2009), che impone agli enti pubblici e ai gestori di beni culturali di garantire accesso e pari opportunità.

E, in un luogo di culto, è una contraddizione profonda rispetto ai principi della religione cristiana, che pone al centro la cura delle persone più fragili.

Il ruolo del parroco.
Il parroco responsabile, G.A., ricopre numerosi incarichi di rilievo nella diocesi di Ragusa: vicario foraneo dei Paesi Montani, direttore dell’Ufficio Diocesano per i beni culturali e l’arte sacra.

Parroco di tre parrocchie, rettore di due chiese, assistente dell’Arciconfraternita San Filippo Neri, membro del consiglio presbiterale diocesano, docente del percorso di formazione alla vita cristiana. Nonostante questo ruolo centrale, non viene garantita l’accessibilità al Duomo per le fasce più deboli della popolazione. Un ascensore pubblico rimane chiuso senza motivo, senza segnalazioni, senza un protocollo di apertura.

La domanda che resta sospesa.
Come può un parroco, nel pieno del suo mandato pastorale e istituzionale, impedire di fatto che un disabile in carrozzina, una mamma con passeggino, un anziano con difficoltà respiratorie possano accedere al Duomo di San Giorgio? Come può un’opera pubblica destinata all’inclusione trasformarsi in una barriera? E soprattutto: come può essere accettato che un bene culturale e religioso, simbolo della città, non sia realmente aperto a tutti?

Nello Veloce

Vice presidente Facta Ets