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USA-Iran, tregua sul gong. Prove di dialogo: ecco cosa serve per la pace

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Giorno 40 dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente che vede coinvolti Stati Uniti, Israele e Iran. Solo pochi giorni fa Trump aveva lanciato tramite il suo social Truth un ultimatum proprio all’Iran con il quale lo invitava, con toni “Trumpiani”, a riaprire lo stretto di Hormuz pena il bombardamento con conseguente annientamento totale dello stesso stato. Posizioni ribadite anche con le sue risposte chiare e nette ai giornalisti tramite le quali non si mostrava minimamente preoccupato nemmeno di commettere crimini di guerra. A soli 90 minuti dalla scadenza dell’ultimatum arriva il colpo di scena. Tregua dai bombardamenti sull’Iran prorogata di due settimane a cui fanno seguito un piano iraniano di 10 punti e uno americano di 15. Le prime conseguenze di quanto accaduto si sono subito riverberate sul prezzo del petrolio al barile che è sceso drasticamente e sulla risalita delle principali borse.

La via per il raggiungimento della pace in Medio Oriente sembra ancora lontana e tortuosa tuttavia arrivano segnali incoraggianti dati proprio dall’accettazione da parte di The Donald della proposta del Pakistan di cessare momentaneamente il fuoco. In occasione dei colloqui di pace fissati per il 10 aprile a Islamabad verranno proprio discussi i punti che costituiscono le proposte di pace formulate da USA e Iran. L’agenzia di stampa iraniana Tasnim News e altre fonti istituzionali iraniane hanno reso note le richieste dell’Iran.

 

I 10 punti dell’Iran

  1. Impegno formale degli Stati Uniti alla non aggressione: Washington dovrebbe assumersi l’obbligo di principio di non intraprendere azioni militari.
  2. Mantenimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz: il presidio e il controllo costante del passaggio strategico devono restare in mano a Teheran.
  3. Riconoscimento del diritto iraniano all’arricchimento dell’uranio: deve essere ufficialmente accettata la facoltà dell’Iran di lavorare al nucleare
  4. Abolizione di ogni sanzione primaria: rimozione completa delle misure restrittive economiche imposte dagli Stati Uniti.
  5. Annullamento di tutte le sanzioni secondarie: cessazione delle sanzioni applicate a soggetti terzi che commerciano con l’Iran.
  6. Decadenza delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza ONU: estinzione di tutti i provvedimenti adottati dalle Nazioni Unite contro l’Iran
  7. Sospensione delle risoluzioni del Board dell’AIEA: annullamento di ogni atto formale emesso dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica contro l’Iran
  8. Indennizzo per i danni subiti dall’Iran: pagamento dei danni subiti e lo sblocco degli asset iraniani congelati all’estero
  9. Disimpegno delle truppe statunitensi dall’area: ritiro totale delle truppe USA dalla regione mediorientale.
  10. Fine delle ostilità su ogni teatro bellico: cessazione dei conflitti in Iran e Libano

 

USA e Iran: i punti in comune

Sulla base di questi 10 punti e sulla base di quanto affermato nel corso di questi giorni dal presidente americano appare evidente che su alcune cose La Casa Bianca e Teheran trovino un punto di incontro.

  • In primo luogo l’intenzione di porre fine al conflitto che per forza di cose sta danneggiando due stati e probabilmente si sta ritorcendo contro proprio gli stessi Stati Uniti perché allo stato attuale delle cose non sono riusciti a disattivare la forza militare iraniana pur bombardando su vasta scala infrastrutture di vario genere.
  • Riapertura dello stretto di Hormuz. Entrambi gli stati convergono su questa linea è infatti questa una zona nevralgica per il commercio del petrolio ma la vera questione su cui discutere è quella relativa a chi lo controllerà.
  • Revoca delle sanzioni nei confronti dell’Iran. In questo caso da una parte Teheran chiede la sospensione definitiva e totale delle sanzioni imposte da Washington mentre gli americani le offrono negoziando le concessioni nucleari.

 

A chi conviene più questa tregua?

Trump continua a fare la voce grossa e si mostra anzi magnanimo nel concedere questa tregua allo stato iraniano tuttavia a chi conviene di più questo cessate il fuoco momentaneo? Stiamo parlando di un conflitto iniziato ormai 40 giorni fa che a detta del Tycoon si sarebbe dovuto concludere nel giro di poco con la resa totale dell’Iran ma anche in questo caso, così come anche in merito al conflitto Russo-Ucraino che nelle prospettive più rosee di The Donald sarebbe riuscito a liquidarlo in 24 ore, è stato ampiamente smentito. Il presidente americano ha elogiato a più riprese la forza militare statunitense ma allo stato attuale delle cose emerge che proprio la forza militare americana non ha le capacità necessarie per imporre la propria condizione all’Iran ecco quindi un probabile motivo per cui Trump ha deciso di sedersi al tavolo delle trattative. Quindi adesso la Repubblica islamica iraniana diventa l’interlocutore del presidente americano, scenario all’inizio della guerra totalmente escluso dallo stesso Trump perché a detta sua era impossibile intavolare un dialogo. Vale la pena riflettere anche su un altro punto: se gli Stati Uniti fossero stati in grado di imporre il loro diktat all’Iran lo avrebbero fatto ma alla luce di quanto affermato sopra, il quadro è completamente diverso ed ecco il motivo per cui diventa fondamentale scendere a compromessi. A tutto questo si aggiungono i costi da sobbarcare a fronte degli scarsi risultati ottenuti perché – come scritto precedentemente – l’esercito statunitense al netto di tutti i bombardamenti effettuati non è riuscito a disinnescare la minaccia militare iraniana. È presumibile che anche questa tregua, così come quella ormai lontana tra Israele e Iran, durerà poco ma se lo scenario attuale dovesse confermarsi ne deriverebbe un rafforzamento del regime iraniano e un ridimensionamento netto ed evidente della forza militare americana. Col senno di poi dunque, a chi potrebbe giovare maggiormente questo conflitto? Sarebbe forse una delle più colossali disfatte degli Stati Uniti d’America?