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Turci: «Arbitri? Oggi si abusa della tecnologia. Col Galatasaray impegno complesso per la Juventus, si fa fatica anche solo a pensare di poter sfiorare questa impresa. Openda deludente. Inter squadra fortissima»

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Tommaso Turci, giornalista e bordocampista di Dazn, ha parlato in esclusiva a InSiciliaReport. Ecco la sua analisi sulla partita di Champions League, Juventus – Galatasaray, sulla situazione dei bianconeri e sul terremoto che sta coinvolgendo l’AIA.

 

Parto dalla prima partita in ordine cronologico che attende la Juventus e cioè quella col Galatasaray. Il fattore stadio e la migliore Juventus possono traghettarla agli ottavi di Champions League?

 

«Sicuramente l’impegno è molto complesso e chiaramente il margine talmente ampio che si fa fatica anche solo a pensare di poter sfiorare questa impresa. Tuttavia io credo che la Juventus indipendentemente da quella che può essere una possibile qualificazione, debba giocare per ritrovare un’autostima che negli ultimi dieci giorni ha un po’ perso. Quindi una partita che deve aiutarti anche a ritrovare un pochino quelle che sono le certezze che stai smarrendo nelle ultime partite con i tanti gol subiti quindi ci vuole una prova sicuramente di carattere e di cattiveria agonistica per tornare quantomeno a ritrovare un’autostima che, come ti dicevo, sta venendo a mancare».

 

Domenica si gioca Roma – Juventus, è la partita del dentro o fuori? Nel senso che in caso di sconfitta la squadra di Spalletti andrebbe a -7 dal quarto posto e se a questo si aggiunge la possibile eliminazione dalla Champions e l’eliminazione già certificata dalla Coppa Italia, rischierebbe di essere fuori da tutto già a marzo

 

«È sicuramente una gara decisiva, detto che ci sono ancora tanti punti a disposizione prendersi un ulteriore margine di svantaggio dalla Roma potrebbe essere sicuramente decisivo per provare ad entrare in Champions League, pertanto è certamente la partita più importante in questo momento perché come spesso sottolineano gli addetti ai lavori, la Champions è vitale – e lo è anche per la Juventus – per la costruzione del futuro per un discorso ovviamente di introiti, è chiaro che poi dopo ci sono tante altre partite. È sicuramente una partita da non sbagliare dal punto di vista dell’applicazione, dell’atteggiamento e che arriva contro un avversario in questo momento decisamente in forma che è vero che ha un po’ faticato in questa stagione negli scontri diretti però resta una squadra di alto profilo che ha trovato brillantezza anche nelle ultime partite vincendo gare non scontate».

 

A cosa è dovuto secondo lei questo crollo della Juventus? Squadra che qualche settimana fa aveva nel mirino il terzo posto e adesso arranca per riagguantare il quarto?

 

«Questa è una squadra che mi ha sempre dato un po’ la sensazione di fare fatica a reagire ai momenti di difficoltà, un po’ per un discorso di personalità un po’ anche per un discorso di incapacità di gestire certi tipi di pressioni. Io credo che le qualità tecniche questa squadra le abbia per poter fare un campionato competitivo, per poter fare una buona stagione però ci vuole anche una componente caratteriale che in alcune partite è mancata. Recentemente è mancato secondo me anche quel senso di pericolo quando la palla ce l’hanno gli avversari perché alla Juventus adesso si fa gol in maniera troppo semplice, cosa che invece era molto più complessa fare anche solo fino a un mese fa e poi continuo a pensare che la Juventus fatichi ad avere un piano B nella gestione delle partite perché manca un giocatore davanti, un attaccante fisico che vada a fare battaglia sportivamente parlando con tutti gli avversari; che ti dia magari la possibilità a volte di andare sulla profondità piuttosto che direttamente sull’attaccante quindi per me questa cosa qua la Juve l’ha pagata molto. Considerando anche il fatto che l’alternativa a David che è stato Openda è stato fino ad oggi un giocatore deludente».

 

A parere unanime penso possiamo promuovere McKennie come jolly di questa squadra perché in qualsiasi ruolo lo si metta, a detta anche di Spalletti, rende bene, al di là della sbavatura contro il Como. Chi si sente di bocciare invece?

 

«Oltre a Openda che sicuramente per l’investimento che è stato ha dato troppo poco, mi aspetto qualcosa di più certamente ancora da Koopmeiners perché anche lui è un giocatore che deve necessariamente alzare il suo livello e soprattutto deve trovare una collocazione definitiva all’interno di questa squadra. Deve trovare un ruolo definito non soltanto dentro ma anche fuori dal campo cioè occorre che la Juventus, anzi più che la Juventus, bisogna che lui stesso capisca qual è la sua dimensione, cioè lui deve dimostrare qual è la sua dimensione. Poi è chiaro che nel momento negativo, quando le cose vanno male è difficile anche fare emergere positivamente i singoli quindi tutti quanti stanno pagando un po’ questo momento. Sicuramente mi aspettavo anche qualcosa in più da Zhegrova che nelle ultime partite è uscito un po’ dalle rotazioni».

 

Prima della partita col Como i numeri della difesa bianconera recitavano i seguenti dati: in Serie A su 25 partite, 23 gol subiti con una media gol subiti a partita di 0,92 (media peggiorata ovviamente dopo la partita con i lariani). In Champions su 9 partite, 15 gol subiti e una media gol subiti a partita di 1,67. Secondo lei perché il reparto arretrato è così in affanno?

 

«Le componenti sono diverse nel senso che non è mai neanche giusto dare semplicemente responsabilità alla linea difensiva piuttosto che a Di Gregorio che sicuramente qualche incertezza nell’ultimo periodo ce l’ha avuta. Il problema è complesso, sicuramente si parla sempre di atteggiamento di squadra, il fatto che adesso si paghi tanto anche solo l’errore del singolo perché ogni volta che un giocatore sbaglia poi dopo si subisce gol è un qualcosa che ti deve far riflettere anche sulla concretezza che a volte manca di questa squadra soprattutto nel capire i momenti della gara. Se andiamo ad analizzare per esempio la partita in Turchia i gol subiti sono stati cinque ma tre e mezzo se li è fatti da sola la Juve. Quindi bisogna sicuramente alzare il livello di attenzione, alzare il livello di concentrazione ed evitare anche a volte di accompagnare con tanti uomini rischiando poi dopo anche in fase di costruzione di far ripartire gli avversari e di trovare la soluzione per arrivare fino in porta. Le componenti quindi sono tante, quello che è certo è che la Juventus deve ritrovare un equilibrio che ora non ha».

 

Al di là dei numeri che denotano un chiaro problema strutturale di questa squadra, perché per la tredicesima volta la Juventus subisce gol al primo tiro verso la porta. Nelle ultime 5 partite in tutte le competizioni ha totalizzato 1 pareggio e 4 sconfitte con un totale di 6 gol fatti e 15 subiti. Le chiedo, fin qui per quello che ha visto, che voto darebbe a Spalletti?

 

«Non posso ancora dargli un voto perché la sua stagione è ovviamente in sospeso nel senso che, come tutti gli allenatori, anche Spalletti, è valutato sulla base dei risultati che riesce a portare. Si sono viste secondo me delle cose di alto livello in campo, per un periodo ha trovato una squadra con un’identità precisa, si è un po’ smarrito forse in maniera anche inaspettata nell’ultimo mese perché questo ci dicono i risultati. Quindi se dobbiamo valutarlo sulla base di quello che ha portato concretamente nella Juve, io posso dare un voto positivo, posso dire che è sufficiente fino a questo momento il lavoro di Luciano Spalletti. Chiaramente il crollo dell’ultimo mese può essere un campanello d’allarme e non è che ti fa pensare che tu non debba continuare con lui ma piuttosto ti fa pensare che la Champions – che è chiaramente l’obiettivo della Juventus – sia in discussione dunque dare oggi un giudizio a Spalletti è complesso perché quel quarto posto – alla fine per avere una sufficienza o anche qualcosa di più – va raggiunto».

 

In Milan Parma l’arbitro annulla giustamente il gol degli emiliani ma poi richiamato dal VAR lo convalida, De Laurentiis chiama Gravina sentendosi penalizzato da Chiffi per il rigore prima dato e poi revocato per il contatto Højlund – Hien. Secondo lei quanto effettivamente stanno incidendo gli errori arbitrali e questo protocollo poco chiaro sull’andamento del campionato?

 

«Diciamo che la sintesi è che purtroppo oggi si abusa della tecnologia perché ci sono degli episodi che sono oggettivamente episodi con valutazioni da campo, dove attraverso il monitor e di conseguenza attraverso la tecnologia, c’è il rischio di arrivare a fare la moviola in campo ed era quello che ovviamente volevamo evitare. Quindi al di là della confusione in questo momento nel regolamento, nell’utilizzo e nelle disposizioni che ci sono del VAR, di un protocollo che sicuramente verrà modificato nel breve periodo, la cosa che mi lascia un po’ più perplesso di questa stagione è come la famosa regola del “chiaro ed evidente errore” sia un po’ passata in secondo piano perché ci sono tanti episodi che restano episodi dubbi e discutibili e sistematicamente vengono analizzati al VAR. Pertanto io farei un passo indietro e penserei che alcuni episodi devono restare episodi da campo perché, piaccia o no, l’arbitro, che può sbagliarsi, deve avere (e chi dietro ovviamente lo deve aiutare) l’ultima parola. Oggi la sensazione è che ci sia sempre qualcuno che va a metterlo a volte in difficoltà in quelle che sono le dinamiche proprio del VAR e della tecnologia».

 

Il Milan crolla a Parma, l’Inter vince e si porta a +10, i nerazzurri hanno ormai le mani sullo scudetto o possono ancora esserci sorprese?

 

«Il calcio è uno sport che amiamo così tanto perché le sorprese sono sempre dietro l’angolo e può succedere sempre di tutto, tuttavia credo che il margine oggi sia ampio non solo per la forza dell’Inter ma soprattutto per l’incapacità di chi rincorre in questo momento di tenere il passo della capolista. Io a inizio stagione, avendo vissuto anche il Mondiale per Club e conoscendo un po’ le dinamiche che c’erano state, in questo campionato avevo dato per favorita l’Inter non tanto perché volessi togliere qualcosa al Napoli, più perché mi sembra la squadra in generale con i valori più alti anche per quanto riguarda la profondità della rosa. La grande forza, il grande valore aggiunto quest’anno dell’Inter è stato quello di ritrovare una coesione di spogliatoio che si era un po’ persa però la squadra è sempre stata fortissima».

 

Si ringrazia Tommaso Turci per la disponibilità e la gentilezza mostrate in questa intervista.