Telejato verso la revoca del bene confiscato – seconda parte
Analisi della relazione annuale e delle controdeduzioni consegnate al Comune di Borgetto dall’emittente antimafia, che incensa le menzogne col ricatto morale. Con l'atto di rigetto si anticipa la revoca definitiva.
Dopo l’analisi della relazione annuale che è possibile leggere qui, è opportuno analizzare le controdeduzioni.
Si ricorda che qui è possibile consultare la documentazione che il Comune di Borgetto ha evaso all’istanza di accesso agli atti presentata dalla nostra testata.
Come nella relazione annuale, anche questo documento apre con una premessa:
È rilevante al fine di comprendere le reali finalità di tale azione amministrativa costellata da infondate contestazioni in punto di fatto e diritto, che vengono amplificate mediaticamente dal soggetto che per motivi del tutto irrelati al perseguimento dell’interesse pubblico, il cui contesto risulta aggravato da quanto pubblicato con l’articolo di stampa in 06.04.2026.
Telejato continua a sostenere che è tutto falso, infondato, che chiunque osi contestare è mafioso o contiguo mafioso, come sostiene Pino Maniaci nell’ultimo periodo. Dalla sentenza del 28 marzo 2025 è talmente cambiato – o, forse, rivelato per quello che è – da ricorrere ormai agli stessi termini con cui le Misure di Prevenzione giustificano i sequestri preventivi per mafia completamente infondati.
Questo incipit delle controdeduzioni è importante per comprendere perché la Segretaria del Comune di Borgetto Rosa Damiano apre l’atto di rigetto dichiarando preliminarmente che eventuali attacchi e accuse di questo periodo nulla hanno a che vedere con le contestazioni, ma Maniaci omette questo dettaglio. In un servizio mandato in onda da Telejato Notizie il 3 maggio, infatti, Maniaci cita esclusivamente le dichiarazioni preliminari della segretaria e le commenta con la citazione latina excusatio non petita, accusatio manifesta.
Chiarito questo punto, si entra nel merito delle controdeduzioni.
Le controdeduzioni a firma di Letizia Maniaci, legale rappresentante di Tele Jato ETS
Il primo argomento è di carattere fiscale, con frasi quali l’IMU è un’imposta che grava sul proprietario o titolare di altro diritto reale, come se Tele Jato ETS non godesse di un diritto sul bene assegnatogli, e la TARI può diventare un costo insostenibile, rischiando di far fallire il progetto sociale prima ancora che parta. Chi ha impedito all’associazione di segnalare la difficoltà o di richiedere una variazione degli accordi sottoscritti? Ancora una volta, nessuno. Dato che Pino Maniaci è in costante ricerca di proverbi siciliani per suscitare simpatia, occorre ricordargliene uno: Testa ca nun parra si chiama cucuzza.
Come nella relazione annuale, si sottolinea ancora la fatica impiegata per recuperare il bene confiscato, che i lavori avrebbero influito sulla morosità. Nell’atto di rigetto, la segretaria ricorda che il sopralluogo obbligatorio prima dell’assegnazione del bene è funzionale anche a stimare i costi e compiere una scelta responsabile; pretendere ad aprile 2026 un’esenzione fiscale che parta dal 3 agosto 2023, o dichiararsi disponibile di pagare solo dalla data dell’assegnazione definitiva del 30 aprile 2025, non sarà un reato ma non può certo definirsi coscienzioso. Come dichiara la dottoressa Damiano nell’atto di rigetto:
L’associazione Telejato considera l’assegnazione provvisoria titolo per l’esercizio di diritti ma condizione inidonea a far sorgere doveri.
Bisogna anche ricordare che non è la prima situazione debitoria dell’emittente, basta verificare in rete quante volte ha annunciato la chiusura, lanciando e rilanciando raccolte fondi per affrontare quelle difficoltà che purtroppo sono all’ordine del giorno per il giornalismo locale. Con una ricerca più approfondita, però, è ancora reperibile una notizia riportata dal Giornale di Sicilia il 24 settembre 2012, in cui emerge che Telejato non pagasse l’affitto da cinque anni. Anche allora l’atteggiamento di Pino Maniaci fu identico: Dello sfratto non so nulla, noi comunque ci stiamo già trasferendo in un locale più ampio.
Negare, fingere di non sapere nulla, minimizzare oltre ogni evidenza e senza rinunciare alla spacconeria.
Le controdeduzioni proseguono:
Per concludere il presente paragrafo si evidenzia che a carico del redigente articolo di stampa è stata presentata in data 25.03.2026, querela da parte del sig. Giuseppe Maniaci, giornalista di TeleJato, e rappresentante legale dell’ASSOCIAZIONE CULTURALE MARCONI, registrata all’Agenzia delle Entrate il 01.03.2022, rettificata con atto registrato il 10.10.2022, serie 1T, n. 33646, C.F. 65420823.
Dal riferimento inserito nelle stesse controdeduzioni, si evince che l’articolo reputato diffamatorio è del 5 aprile. Come avrebbe fatto Pino Maniaci a sporgere querela il 25 marzo, dieci giorni prima? O si tratta di un refuso e l’avrebbe sporta il 25 del mese successivo, nel giorno della Liberazione? In alternativa è possibile supporre, dopo i sequestri e le confische, che l’antimafia stia sperimentando anche le querele preventive.
Per quanto concerne l’associazione Marconi, quell’insieme di cifre indicato come codice fiscale risulta non valido all’Agenzia delle Entrate. Si tratta infatti di una parte del codice fiscale di Tele Jato ETS, omesso delle tre cifre iniziali. Questo errore grossolano nella trascrizione dei dati è forse l’esempio più calzante che prova la fondatezza della contestazione principale: la confusione e commistione tra enti non garantisce alcuna trasparenza. Neanche all’interno di Telejato, evidentemente. La collaborazione della Marconi – quella del 2001 o quella del 2022, come già approfondito – è infatti prevista dal progetto, ma per fornire la documentazione sul fenomeno mafioso raccolta negli anni e per consentire agli stagisti di conseguire l’abilitazione giornalistica.
Appare specioso attribuire responsabilità all’Associazione, che si è limitata ad ospitare alcuni ragazzi come praticanti “free lance” i quali non hanno poi concluso le attività finalizzate all’iscrizione all’albo dei pubblicisti.
Adesso, dunque, viene ammesso che l’abilitazione giornalistica fosse prevista. Ma quel non hanno poi concluso le attività senza spiegazioni ulteriori lascia intendere un percorso esclusivo e univoco, che non è previsto neanche per l’esame di Stato finalizzato all’abilitazione come giornalista professionista, titolo che Telejato non può in alcun modo proporre perché sarebbe necessario disporre di almeno quattro giornalisti professionisti ingaggiati e persino Pino Maniaci è un pubblicista. Gli accordi presi coi collaboratori di Telejato dalla seconda metà del 2024 alla prima del 2025 erano infatti finalizzati al titolo di pubblicista, che prevede solo novanta pubblicazioni in un biennio con una o più testate, purché siano retribuite con almeno 450 euro lordi a semestre. Cifra mai corrisposta in un anno di lavoro e neanche a fronte dell’ingiunzione di pagamento; un pagamento indispensabile a onorare un accordo che, fortunatamente, è provato dalla messaggistica privata tra i collaboratori e Pino Maniaci.
La malafede si palesa anche nella definizione che viene riportata del praticantato previsto per freelance:
Anche i Free-lance possono iscriversi nel registro dei praticanti purché dimostrino di svolgere l’attività giornalistica da almeno 3 anni con rapporti di collaborazione coordinata e continuativa con almeno due testate qualificate ad iscrivere praticanti nell’apposito registro, bisognerà inoltre indicare un tutor iscritto nell’elenco dei giornalisti professionisti. Dopo 18 mesi di iscrizione all’albo si potrà svolgere l’esame di idoneità professionale.
Il freelance, in questo caso, è ovviamente chi ha già conseguito l’abilitazione come giornalista pubblicista ed è intenzionato a diventare professionista, come esposto nei criteri interpretativi dell’articolo 34 della legge 3 febbraio 1963 n.69. Il tutor sarebbe tra l’altro Pino Maniaci che, come già indicato, è un pubblicista. Secondo quale criterio questo inserto dovrebbe corrispondere alla verità? Questa menzogna così spudorata è stata indirizzata a un ente pubblico. È stata formulata pur di non onorare un impegno preso e giustificare la mancata osservanza di un progetto, redatto da chi mente, per cui è stato assegnato un bene confiscato alla mafia. È stata dichiarata da chi si eleva a riferimento per la legalità.
La presunzione prosegue con punte di arroganza che anticipano le contraddizioni. Orbene, a leggere anche poco attentamente il progetto fatto proprio dall’Amministrazione Comunale di Borgetto è il principio di un salto carpiato in cui si fa riferimento all’Allegato D del progetto – quel progetto che secondo la relazione annuale analizzata nell’approfondimento precedente non avrebbe valore – che dispone la gratuità e volontarietà delle prestazioni svolte dagli aderenti all’associazione. Il riferimento è ai soci, non a chi aderisce allo stage finalizzato all’abilitazione giornalistica, che per legge va retribuito almeno di quella minima già menzionata, e neanche a quelli che definisce “ospiti”, che per loro stessa natura non possono essere parte dell’associazione.
Il Comune di Borgetto viene quindi accusato di latitanza nell’eventuale proposta di concorso ai bandi pubblici riservati ai beni confiscati, e ne viene segnalato uno con apposito link.
A cui l’Associazione non può partecipare perché l’affidamento ed il periodo di gestione residua è inferiore a 10 anni. Con l’occasione si chiede a Codesta Spett.le Amministrazione di valutare la modifica della convenzione relativa al numero di anni provvedendo al raggiungimento dei limiti minimi utile per la partecipazione al bando appena citato.
A fronte di un provvedimento di revoca, Telejato risponde chiedendo di aumentare gli anni di assegnazione previsti. La domanda sorge spontanea: Tele Jato ETS ha mai proposto al Comune di concorrere a un bando? Considerando, tra l’altro, che i bandi di un certo calibro prevedono sempre una trasparenza dimostrabile e ogni elemento in regola.
Il punto centrale del progetto prevede l’avvio di tale attività, certamente non la sua conclusione entro il 1° anno di affidamento definitivo. A tal riguardo, l’Associazione avvierà con il Comitato tecnico-scientifico le interlocuzioni volte alla fase di start up ed all’implementazione successiva, consapevoli della bontà dell’iniziativa che certamente non sarà pregiudicata dalla campagna diffamatoria di qualche soggetto.
Il progetto e la convenzione indicano con estrema chiarezza quali termini avrebbe dovuto rispettare Tele Jato ETS, ma alla chiarezza si preferisce ancora una volta la malafede. Tralasciando l’assenza di comunicazioni della variazione progettuale, non è chiaro per quale ragione la pubblicità per lo stage nel bene confiscato è partita a primavera 2024 se non era ancora pronto ad essere eseguito. È per questa ragione che il progetto non è mai stato neanche menzionato agli stagisti e ai collaboratori che hanno lavorato per un anno di fila a Telejato? E perché, se così fosse, impiegare delle persone e promettere le condizioni per l’abilitazione? E per quale ragione diversi membri del comitato tecnico-scientifico hanno dichiarato di non essere a conoscenza neanche del progetto dove compare il proprio nome?
I diversi interventi effettuati ed iniziative portate avanti e non facenti parte del progetto presentato in sede di assegnazione del bene in questione possono compensare abbondantemente tutto ciò che nel progetto iniziale non è ancora stato avviato.
Se questo principio di compensazione lascia il tempo che trova, è ancora più singolare quanto affermato in seguito:
Tutti i suggerimenti e le idee trovano accoglienza e spazio al di là di ciò che venne scritto nel progetto iniziale utile alla partecipazione del bando. La gestione di un bene confiscato non può essere “statica” perché statica non è la mafia che, in quanto fenomeno, è in continua evoluzione, trasformazione, movimento. La “villa della legalità” rappresenta tutto ciò e per farlo non può limitarsi a quelle proposte inserite nel progetto.
In pratica, è un tentativo di far passare le proprie irregolarità per strategie di contrasto alla mafia. Com’è possibile non limitarsi al progetto se lo stesso non è stato realizzato e adesso viene umiliato da questo enorme ricatto morale nel nome dell’antimafia?
È un presidio di legalità, un faro sempre accesso che scoraggia tutti coloro che intendono ritornare ad antiche e vecchie pratiche di commistione e contiguità con il fenomeno mafioso. Quello che svolgiamo non è un giornalismo da manuale. Non lo trovate in nessun libro. Non si studia in nessuna Università. Non esiste alcun corso e alcun docente che possa, in linea teorica, spiegare la grammatica, la sintassi, la semantica di ciò che svolgiamo e di come trattiamo le notizie. Il nostro tg dura un’ora e mezza. Basterebbe solo questo per comprendere che noi non seguiamo “manuali” e “protocolli”. Il nostro tg è fuori dagli schemi, fuori dalle aule di scuole. Ed è proprio questa la nostra storia e la nostra forza che ci ha portato a realizzare numerose inchieste che poi sono state riprese e, mediaticamente, ampliate dalle testate Nazionali e, talvolta, hanno varcato i confini italiani. Noi non distribuiamo patentini o tesserini. Noi offriamo la possibilità di vivere direttamente “dentro la notizia”, di cercarla, di scovarla, di costruirla nel momento stesso in cui la riprendiamo con le telecamere. Non ci sono schemi da seguire e da insegnare. Noi offriamo la possibilità di “vivere” il giornalismo di inchiesta, di fornire le coordinate che possano fare innamorare i giovani di questa professione e incentivarli a formarsi nelle sedie appropriate. Tuttavia gli attestati rilasciati ai nostri stagisti sono riconosciuti in termini di crediti formativi e contribuiscono al raggiungimento dei mesi necessari e utili richiesti dalla norma per l’ottenimento della qualifica di pubblicista.
Non distribuiscono tesserini o patentini, ma rilasciano attestati validi all’abilitazione. Non è dato sapere in che modo dovrebbero contribuire al raggiungimento dei mesi necessari per l’ottenimento della qualifica di pubblicista; d’altronde, se fossero stati realmente rilasciati degli attestati con questa validità, non sussisterebbe la questione del mancato riconoscimento lavorativo.
I fatti, quelli documentati, sono molto più semplici di quanto esposto: Tele Jato ETS ha ottenuto un bene confiscato alla mafia e l’ha rimesso a nuovo, sia pur con personalizzazioni mescolate alla cultura della legalità; tuttavia, malgrado le affermazioni, non è per questo motivo che pretende di essere dispensata dal pagamento delle tasse, dal riconoscimento del lavoro ai collaboratori, dall’applicazione del progetto, dalla coerenza e dalla verità. Il motivo è molto più profondo e deriva dall’ego di chi ha trascorso così tanto tempo a professarsi paladino della legalità da innamorarsi della propria narrazione, della visione di una società divisa tra bene e male che assolve da ogni peccato chi ci crede e condanna tutti gli altri. Pino Maniaci è la legalità e alla legalità tutto è dovuto. Non è un caso che Telejato sia stata anche e soprattutto l’anima di tante persone che hanno creduto autenticamente a nobili intenti; Maniaci sembra non abbia fatto altro che usare i buoni principi degli altri per decorare un’arroganza finalmente rivelata, che adesso manifesta apertamente e da cui si temono ritorsioni mediatiche nei confronti di una figura istituzionale come la Segretaria del Comune di Borgetto Rosa Damiano, “colpevole” di aver fatto il suo dovere.
Chi ha da pagare pagherà, di questo ne può stare tranquilla. Io godo di ottima salute.
L’ha detto, a favore di telecamera, dopo aver mistificato i fatti.
Ecco l’antimafia di Pino Maniaci.
2 – fine