Prosciolto il giornalista Angelo Di Natale, querelato per diffamazione a mezzo stampa dall’ex vice prefetta Termini e dal dirigente di prefettura Gaetano D’Erba il quale, pur condannato (con la stessa Termini e il patteggiamento di Dispenza) per danno erariale al Comune di Vittoria è stato nominato nell’amministrazione straordinaria di Paternò
Il giornalista Angelo Di Natale, direttore responsabile di questa testata, è stato prosciolto dall’accusa di diffamazione a mezzo stampa in relazione ad un articolo pubblicato a propria firma su In Sicilia Report il 27 marzo 2022 (leggibile qui) dal titolo ‘Filippo Dispenza, il super-poliziotto cliente di Montante che convince la Procura a intasare il tribunale con querele pagate dai cittadini per perseguitare i cittadini”.
Il procedimento, che scaturisce da una querela promossa contro Di Natale da Giovanna Termini e Gaetano D’Erba – componenti insieme a Dispenza della commissione straordinaria che ha gestito il Comune di Vittoria da agosto 2018 a ottobre 2021 (Termini però si è insediata solo il 22 maggio 2019, subentrando al dimissionario Giancarlo Dionisi) – aveva visto l’esercizio dell’azione penale da parte del pubblico ministero Marco Rota con citazione diretta a giudizio. Nell’udienza di comparizione predibattimentale il giudice Elio Manenti ha pronuncato sentenza di non luogo a procedere perchè dinanzi al Tribunale è già in corso un procedimento penale promosso in seguito a querela degli stessi Termini e d’Erba e avente per oggetto il medesimo articolo. In effetti in tale procedimento gli articoli ‘incriminati’ sono due (l’altro è il seguente, leggibile qui, pubblicato il 15 aprile 2022) ma quello oggi oggetto di sentenza di proscioglimento e relativo all’articolo del 27 marzo 2022 non contiene alcuna contestazione specifica diversa rispetto all’altro ma solo generiche doglianze attinenti all’articolo nella sua interezza, sicchè il giudice ha optato per l’improcedibilità.
Sul valore di questo pronunciamento Di Natale chiarisce: “non si tratta di un’assoluzione nel merito, evenienza nella quale confido in relazione all’esito del procedimento pendente prima di questo, ma solo di un rimedio di ovvia improcedibilità, tardivo, attivato da un giudice attento rispetto ad un apparato compulsivo di fabbricazione di querele produttive, senza il necessario vaglio critico degli uffici requirenti, di altrettanti procedimenti penali. In questo caso i querelanti – un’ex vice prefetta e un dirigente di prefettura – non contenti di una sola querela sul medesimo articolo, ne avevano presentate due, senza alcuna diversità di contestazioni, confermando proprio ciò che negli articoli ‘incriminati’ si sostiene: ovvero che il querelonomane Dispenza (ovviamente c’è anche la sua querela) in questo caso con il concorso rafforzato dei suoi fidatissimi Termini e D’Erba, ‘intasa la Procura di Ragusa con querele pagate dai cittadini (almeno quelle risalenti al periodo di carica nell’amministrazione del Comune di Vittoria) per perseguitare i cittadini’. E sì, perchè non mi dolgo tanto delle querele a me in quanto giornalista, quanto delle tante – pare siano 76 – a cittadini semplici ‘colpevoli’ di essere cittadini, ovvero di partecipare alla cosa pubblica e quindi di manifestare idee, proposte, critiche sulla sua gestione”.
Per la cronaca, anche per capire quanto fosse ‘pericoloso’ il contributo critico dei cittadini sugli atti dell’ente, tutti e tre gli amministratori straordinari del Comune di Vittoria – Dispenza, Termini e D’Erba – sono stati condannati dalla Corte dei conti (Dispenza ha patteggiato la sanzione, ammettendo le proprie responsabilità) per danno erariale di oltre un milione di euro arrecato al Comune attraverso una serie di atti emanati in violazione delle norme e viziati da numerose gravi illegittimità (qui un articolo del 15 marzo 2025 sul patteggiamento di Dispenza, qui un articolo del 6 giugno 2025 sulla condanna di tutti i convenuti). Cosa che proprio nei giorni scorsi non ha impedito a D’Erba di essere nominato componente della commissione straordinaria che amministrerà il Comune di Paternò sciolto per infiltrazioni mafiose, nè a Dispenza ha precluso di completare l’analogo mandato nel Comune di Caivano in cui proprio oggi si insedia il nuovo sindaco eletto dopo due anni di gestione commissariale.