Morte di Filippo Ballotta, parla il sovrintendente INDA: “Che ve ne frega a voi di avere il pezzo di carta in mano?”
Daniele Pitteri, sovrintendente dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, accetta di rispondere alle nostre domande fra luci e ombre sulla ricostruzione della dinamica del 7 gennaio.
I lavori non sono stati commissionati dal Comune di Siracusa. Questo è quanto riporta il riscontro all’istanza di accesso agli atti del Comune di Siracusa sul decesso di Filippo Ballotta, il lavoratore alla guida di un autocarro della Ecoservizi srl, avvenuto il 7 gennaio in via Elorina n.148, nell’area di pertinenza dell’INDA.
Il documento, pervenuto con puntualità, cita una relazione di servizio della Polizia Municipale avente ad oggetto: Intervento per presunto sinistro con feriti, accertata natura di malore di un operaio sul lavoro in area pubblica in via Elorina presso (deposito/officina INDA).
L’assessore alla mobilità e ai trasporti Vincenzo Pantano ha l’ufficio accanto a quell’area. Conferma: Non era una cosa che riguardava il nostro settore. Bisognerebbe parlarne con gli uffici competenti. Io l’ho saputo oltre una settimana dopo, credo sia stato l’INDA a commissionare il lavoro.
Avevamo già presentato un’istanza di accesso agli atti anche all’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Sul sito compare una sezione dedicata all’accesso civico con un indirizzo e-mail dedicato. Nessuna PEC, solo posta elettronica ordinaria.
Nel tentativo di sollecitarli con una telefonata siamo stati reindirizzati alla sovrintendenza, la segretaria ha dunque preso nota del recapito e siamo stati ricontattati in tempo celere dall’addetto stampa che, compresa l’esigenza, ha fissato l’appuntamento per il giorno successivo col sovrintendente Daniele Pitteri.
L’intervista a Daniele Pitteri
Non è un deposito. È un laboratorio, è un’altra cosa, ci tiene a puntualizzare Pitteri, in apertura di un’intervista durata oltre mezz’ora, motivo per cui è necessario riportare solo i passaggi principali. Pitteri spiega che in quell’area sono stoccate le scenografie, si realizzano le scenografie. Abbiamo la disponibilità di questi spazi, dove facciamo lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria. Grazie ad un finanziamento ricevuto dal Ministero della Cultura, proprio per il funzionamento, la tutela e la valorizzazione del patrimonio INDA, abbiamo avuto dei fondi per mettere a sistema una serie di cose, fra cui gli impianti elettrici, gli impianti antincendio e le coperture.
Anche il cantiere del 7 gennaio era incluso in questo contributo, ma Pitteri tiene a precisare: Non era un cantiere quello del 7 gennaio. Si stava facendo l’asfaltatura dell’esterno. D’estate si fa molta polvere e quindi abbiamo pensato di sistemare quella zona, che è sempre stata sterrata. Abbiamo fatto passare una levigata e una mano di asfalto. Abbiamo dato un incarico a una ditta e proceduto seguendo e applicando il nostro regolamento, che ovviamente è connesso al codice degli appalti. Sono tutti incarichi sottosoglia. La persona che purtroppo è venuta a mancare non era un lavoratore della ditta, ma un fornitore.
Come si chiama la ditta?
La ditta che ha lavorato con noi si chiama Floridiana Asfalti. Il signore era uno che era venuto a portare il bitume che serve per l’asfalto.
Sì, per la Ecoservizi.
La Ecoservizi non so proprio chi sia, è un fornitore loro. Io ho dato l’appalto alla Floridiana.
A questo punto, si apre una parentesi sull’accesso civico di cui stiamo ancora aspettando riscontro. Ci assicura che l’invio per e-mail è sufficiente ma poi, sollevata l’osservazione che l’istanza non è stata nemmeno protocollata, suggerisce di inviare un sollecito a mezzo PEC all’indirizzo generico della Fondazione INDA. Tornando sul caso, Pitteri ribadisce che l’INDA non c’entra nulla, che la Ecoservizi si trovava lì per fare una consegna e descrive la dinamica: è venuto il signore, ha consegnato il bitume, ha firmato la bolla di consegna, mentre se ne andava si è sentito male e sono arrivati i soccorsi. Lui stava uscendo. Se fosse accaduto un metro dopo, sarebbe accaduto fuori dall’area. Infine dichiara nuovamente di non conoscere la Ecoservizi, e chiude con: alla Floridiana dovete chiedere le cose, non a me.
Le chiediamo a lei perché quell’area è di pertinenza vostra.
Stiamo parlando di un affidamento di poche migliaia di euro.
Appunto, penso sia lecito e auspicabile accedere a questi documenti.
No, è lecito e auspicabile che abbiate tutte le informazioni, i documenti li do se me li chiede la magistratura.
Una testata giornalistica no?
Certo, infatti vi sto dando tutte le informazioni. Ma non è che le devo dare i documenti.
Con un’istanza di accesso agli atti non è possibile?
Sì, ma il problema non è quello, io glielo sto dicendo a voce. Qual è il problema, vuole il pezzo di carta dove c’è la firma della dottoressa Valensise [consigliere delegato della fondazione, ndr] che incarica l’azienda di fare questa cosa? Qui noi stiamo parlando di un contratto di quindicimila euro per i quali, come sapete, non c’è bisogno di fare gara e noi comunque abbiamo chiesto tre preventivi. Per me la faccenda finisce qui. Poi è ovvio che le materie prime le comprano da chi le devono comprare. È avvenuta questa cosa, per me non c’è nessuna rilevanza finché non viene la magistratura a chiedermi delle cose. Poi, se volete delle informazioni, io ve le vengo a dare. Penso che questo basti e avanzi, che ve ne frega a voi di avere il pezzo di carta in mano? Ecoservizi con noi non ha nessun tipo di rapporto. E quindi? Non riesco a capire, se io vi do tutti gli estremi della documentazione, a voi che ve ne frega di avere l’atto in mano?
Non comprendo la contrarietà nell’accedere agli atti, che è un diritto esercitabile anche da una testata giornalistica.
No, guardi, non è un diritto esercitabile da chiunque, vi sono delle ristrettezze.
E su quello che non può essere evaso si dà la negazione, è normale. È una prassi normata.
Esatto.
Non comprendo perché ci chiede “che ve ne frega a voi”.
No, ma io vi sto dando tutte quante le informazioni.
E noi di questo la ringraziamo.
E ci mancherebbe. (ride) Nel senso, mi ringraziate perché è ovvio che non sono tenuto a ricevervi.
Se non avesse voluto, avrebbe potuto rifiutarsi.
Non è nel nostro stile, però non vedo per quale motivo io debba necessariamente darvi gli atti, non riesco a capire qual è il problema. Perché, capite, per me non è un problema. Stiamo parlando di quindicimila euro, è come se il piastrellista è venuto a casa mia, si è sentito male quello che ha scaricato le cose ed è morto.
Il Comune di Siracusa non è tenuto ad essere informato di questo tipo di attività?
Assolutamente no, perché quell’immobile è a nostra disponibilità e noi abbiamo l’obbligo della manutenzione. Noi facciamo un’informazione, non in dettaglio, ma un’informazione in generale sulla manutenzione, soprattutto quando si tratta di quella straordinaria. Sono dei lavori che hanno aumentato il sistema di sicurezza, da una parte ci sono state queste estati molto calde e, pur essendo materiale trattato attraverso processi certificati, la base è in legno. C’è un verde non proprio perfettamente tenuto e quindi noi abbiamo aumentato il livello di sicurezza antincendio anche sull’esterno.
Sono presenti delle telecamere di videosorveglianza?
Sì, sono state installate, con tutto il protocollo. Sono state usate anche dalla procura per questa vicenda.
Sono presenti dei defibrillatori?
Li abbiamo a teatro, ma nel luogo di lavoro no. Non ne abbiamo necessità e non lo impone la legge.
Quando siete venuti a conoscenza del fatto?
Quando è avvenuto. Chi ha chiamato l’ambulanza sono stati i nostri addetti. Il cancello di norma è chiuso, questo signore è venuto a scaricare la merce, dopo aver firmato la bolla stava uscendo e quindi gli addetti stavano andando ad aprire. È stato in quel momento che si è sentito male. Quando abbiamo chiamato il pronto intervento, noi abbiamo spiegato i sintomi e abbiamo chiesto che venisse un’ambulanza assistita dal medico, arrivata dopo dieci o dodici minuti da quello che so, con medico, defibrillatori e tutto il resto a bordo. Ci hanno anche chiesto se eravamo in grado di fare un massaggio di rianimazione, ma nessuno dei nostri era in grado di farlo.
Dov’era Ballotta quando ha accusato il malore?
Che io sappia, era dentro il camion.
Poi sono stati chiamati i vigili del fuoco per estrarlo dall’autocarro, come dichiarano gli stessi nel verbale. Però, sullo stesso verbale, si certifica che al loro arrivo Ballotta si trovasse già nell’ambulanza.
Non so. So che l’ambulanza è arrivata subito, poi i vigili del fuoco. Poi è arrivata la procura, abbiamo dovuto lasciare il corpo lì, le forze di polizia che erano lì hanno dovuto aspettare tutti i permessi per poter agire. Ma la morte era stata riscontrata dal medico arrivato con l’ambulanza. Penso che dopo sia arrivato anche il medico legale, è passato un po’ di tempo prima che si liberasse l’area.
I lavori si sono conclusi quel giorno?
Non glielo so dire. Lo posso verificare, prevedeva alcuni giorni di lavoro perché l’area è abbastanza grande. Anche se era un’asfaltatura leggera, funzionale soprattutto ad evitare la friabilità del terreno. Davanti al magazzino c’è un asfalto più solido e all’interno abbiamo esteso quest’anno il pavimento industriale.
Pitteri, coerente con quanto affermato finora, aggiunge che quello della Ecoservizi non è neanche un subappalto. È una cosa molto spiacevole, le ditte che prendiamo devono rispondere a determinati requisiti. La Floridiana è una ditta seria.
È una ditta di fiducia?
Relativamente, non facciamo chissà quanti lavori con l’asfalto. Ad esempio, per l’antincendio siamo andati sul Mepa e di solito preferiamo lavorare così, anche perché siamo in pochi. L’INDA ha undici persone come staff stabile, è una piccola macchina.
L’intervista conclude con la ripetizione del commento: Capisco che è spiacevole.
Considerazioni e confronto coi verbali
Nonostante la disponibilità del sovrintendente Daniele Pitteri nel riceverci e rispondere alle nostre domande il 31 marzo, non è stata ancora evasa l’istanza di accesso agli atti. È comunque evidente che nei documenti non ci saranno tracce della Ecoservizi srl, l’azienda di Giuseppe Lombardo, il cui autocarro è stato sequestrato – qui è disponibile l’approfondimento al riguardo – presso il capannone della Gefis srl di Catania.
La Floridiana Asfalti, ditta individuale di Francesco Vernali, compare frequentemente nell’albo pretorio del Comune di Siracusa, con regolare attestazione SOA per partecipare a gare d’appalto per lavori pubblici d’importo superiore ai centocinquantamila euro. Compare frequentemente anche nei contatti di Filippo Ballotta, almeno dal settembre 2025.
Se, come dichiara il sovrintendente dell’INDA, i lavori del 7 gennaio non sono classificabili come cantiere, le responsabilità da approfondire resterebbero confinate nelle condizioni lavorative della Ecoservizi srl ed eventualmente nei rapporti tra quest’ultima e la Floridiana Asfalti. Il “se” è d’obbligo, sia perché l’istanza non è stata ancora evasa e non è chiara la manifesta contrarietà ad evaderla, sia perché quel giorno è stata ipotizzata la presenza di almeno un’altra persona della Ecoservizi in quell’area. Com’è possibile che la giurisprudenza non preveda in queste circostanze il POS, Piano Operativo di Sicurezza? Non varrebbe di norma per i meri fornitori, ma la sentenza di Cassazione 4626/2026 precisa:
L’esonero dagli obblighi prevenzionistici previsto per la “mera fornitura” di materiali non opera quando il fornitore partecipa materialmente alla posa in opera, dirigendo il getto e operando nell’area di lavorazione; in tal caso, sussiste l’obbligo di redazione del POS e di gestione dei rischi interferenziali, con responsabilità del datore di lavoro per le omissioni causalmente rilevanti ai sensi del D.Lgs. 81/2008.
Il decreto citato in chiusura è il Testo Unico su Salute e Sicurezza, che al primo comma dell’articolo 20 cita:
Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro.
Chiarito l’aspetto normativo, è fondamentale confrontare quanto dichiarato dal sovrintendente dell’INDA coi verbali di quel giorno.
Il primo verbale attesta che alle 15:26 qualcuno chiama per la prima volta i soccorsi; a detta di Pitteri, gli addetti dell’INDA. Descrivono i sintomi, viene loro chiesto se sono in grado di praticare la rianimazione; pertanto, si comprende la gravità della situazione. L’intervento inizia alle 15:27 secondo il verbale, un solo minuto per comprendere la circostanza e cosa occorre. Pitteri dichiara che è stata richiesta l’ambulanza col medico, ma dal verbale si evince che alle 15:32 arriva un’ambulanza col solo infermiere. Qualcuno chiama alle 15:33 la seconda ambulanza, col medico a bordo, che parte due minuti dopo. Alle 15:42, ancora in attesa della seconda ambulanza, qualcuno chiama i Vigili del Fuoco per prestare assistenza al 118, in quanto un autista di un mezzo pesante targato [numero di targa, ndr] era stato colto da un malore improvviso mentre si trovava sopra lo stesso. Arrivano alle 16:03: Al nostro arrivo il sig. Ballotta Filippo (autista del mezzo pesante) era stato portato dentro l’ambulanza del 118 per prestare le cure del caso. La seconda ambulanza arriva alle 16:05, Ballotta è in arresto cardiocircolatorio da circa un’ora. Resta ancora un mistero come sia stato estratto dal veicolo. Abbiamo contattato l’infermiere, che ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni.
L’unica dichiarazione resta dunque quella del sovrintendente dell’INDA, che da un lato fa chiarezza sul ruolo della Floridiana Asfalti, dall’altro sostiene che gli addetti dell’INDA hanno chiamato i soccorsi e richiesto un’ambulanza con medico, sopraggiunta sul posto una decina di minuti dopo. A confronto coi verbali non torna l’intervento dell’ambulanza col medico alla prima chiamata, né i tempi d’attesa, e stupisce come avrebbero fatto in un solo minuto a riconoscere i sintomi e descriverli al telefono in un modo talmente efficiente da far comprendere la necessità di un massaggio di rianimazione.
I dubbi sono tanti, l’unica certezza è che Filippo Ballotta quel giorno non è tornato a casa, ma per Daniele Pitteri non ha senso richiedere la documentazione. A riprova che il senso dell’autorità, in questo Paese, continua ad essere un atto di fede.
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