Morte di Filippo Ballotta: L’INDA nega l’accesso agli atti. Reiterata l’istanza
Allo scadere del trentesimo giorno dalla presentazione della domanda di accesso agli atti, la Fondazione Inda ha evaso la richiesta, negando a questa testata di accedere alla documentazione relativa al cantiere del 7 gennaio scorso. Una nuova richiesta è stata presentata.
La documentazione richiesta non può essere fornita in quanto oggetto di indagini da parte del Pubblico Ministero e, comunque, coinvolgente interessi di altri soggetti, peraltro estranei ad INDA. Queste le parole con cui la Fondazione Istituto Nazionale Dramma Antico ha negato la richiesta di accesso agli atti presentata da questa testata lo scorso 24 marzo.
Una risposta che arriva all’indomani di un video pubblicato il 22 aprile dall’attivista Michele Mangiafico che ripercorre le criticità legate alla tragica vicenda di Filippo Ballotta, l’autista morto nel piazzale del deposito INDA di via Elorina 148 lo scorso 7 gennaio. Tra le perplessità sollevate da Mangiafico, anche la mancata risposta del sovrintendente Daniele Pitteri alle richieste di documentazione da parte della stampa.
Sicuramente una casualità che l’INDA si sia attivata immediatamente dopo la pubblicazione di un video che in poche ore ha raccolto decine di migliaia di visualizzazioni. Così com’è casuale che la richiesta di accesso civico non sia mai stata protocollata. Non è pertanto possibile sapere quando sia stata presa in carico e, dunque, quali siano state le effettive tempistiche di evasione. Dovendo constatare l’insolita coincidenza, il diniego comunque non stupisce. Già durante l’intervista al Sovrintendente Daniele Pitteri – che è possibile leggere qui – la sua posizione sul fornire documentazione alla testata che la richiede pareva chiara:
Se volete delle informazioni, io ve le vengo a dare. Penso che questo basti e avanzi, che ve ne frega a voi di avere il pezzo di carta in mano? Ecoservizi con noi non ha nessun tipo di rapporto. E quindi? Non riesco a capire, se io vi do tutti gli estremi della documentazione, a voi che ve ne frega di avere l’atto in mano?
Secondo il sovrintendente, le sue parole bastano a definire le attività lavorative nel parcheggio del deposito INDA quel 7 gennaio, null’altro è necessario.
Anche il dottor Sebastiano Aglianò, Responsabile della Trasparenza e firmatario del diniego, torna sul punto:
Per completezza, si rileva che nell’intervista rilasciata dal Sovrintendente dell’INDA, pubblicata in data 10/04/2026, è stato fornito ogni chiarimento in merito al sinistro occorso e alla documentazione richiesta, specificando la completa estraneità della Fondazione con il soggetto deceduto, con cui non sussisteva alcun rapporto. Non vi è dubbio, quindi, che con la suddetta intervista, risultano impregiudicate e sono state soddisfatte a pieno le esigenze di informazione e cronaca, in forza delle quali è stato richiesto l’accesso civico […] e sono stati rispettati gli altri principi tutelati dall’ordinamento.
Le dichiarazioni del sovrintendente Pitteri, secondo la Fondazione INDA, bastano a soddisfare le esigenze di informazione e cronaca. Ovvio è che l’ente riponga fiducia nella bontà delle parole e nella precisione delle informazioni che chi lo rappresenta ha fornito alla stampa. Un po’ meno ovvio l’atteggiamento di Pitteri che, da giornalista pubblicista dal 1997, conosce sicuramente il principio secondo cui ogni informazione debba essere verificata. In questo caso, attraverso i documenti.
Anche perché, in merito alla gestione dell’accesso civico da parte dell’INDA, lo stesso Sovrintendente ha fornito informazioni discordanti. Per chiarire questo punto occorre riportare una parte di intervista inedita, rimasta fuori dalla precedente pubblicazione poiché non strettamente inerente all’argomento trattato in quell’occasione.
Noi abbiamo fatto domanda per l’accesso civico
Ma non c’è accesso civico da fare, nel senso che queste sono tutte quante attività che vengono, essendo un finanziamento straordinario, rendicontate nei termini al Ministero della Cultura, così come previsto, perché sono soldi che vanno a rendicontazione. Quindi abbiamo rendicontato perché abbiamo sostanzialmente terminato tutti quanti i lavori e basta.
Sì però necessitiamo di acquisire elementi, un contratto, immagino ci sia stata una scrittura tra voi e la ditta
Certo, c’è un affidamento. Fate la richiesta per l’accesso civico.
Che è quello che abbiamo fatto, però c’è stato detto che il referente, il dott. Aglianò, adesso non sarebbe più…
…Ma il dottor Aglianò non c’entra niente.
Ma sul sito risulta lui [il responsabile n.d.r.]
Ma il dottor Aglianò c’entra relativamente, non confondete le cose. Il Dottor Aglianò è il responsabile non dell’accesso civico, ma della trasparenza. […] Lui deve garantire che tutto quello che noi dobbiamo far redigere venga fatto. Non è lui che materialmente deve dare le cose.
Non c’è accesso civico da fare. Fate la richiesta per l’accesso civico. Il dottor Aglianò non c’entra, ma poi risponde il dottor Aglianò. Dichiarazioni discordanti che, sommate all’assenza di protocollo in entrata della richiesta, sollevano perplessità sull’iter di gestione delle richieste di accesso civico da parte dell’INDA.
Il diniego alla nostra richiesta, motivato con la presenza di un’indagine della Procura di Siracusa, non distingue – come previsto dalla norma – gli atti non ostensibili da quelli ostensibili in parte o completamente ostensibili. Per questo motivo il 24 aprile abbiamo reiterato la richiesta, circoscrivendola ai soli atti amministrativi relativi al periodo antecedente al 7 gennaio, in particolare a quelli riconducibili alla gestione del cantiere – affidamento, eventuali subappalti, i nominativi di committente, direttore dei lavori, coordinatore per la sicurezza.
Atti la cui ostensione non si comprende – anche perché non specificato nella risposta del 24 aprile – come possa compromettere lo svolgimento delle indagini. È lapalissiano, piuttosto, l’interesse pubblico intrinseco a queste informazioni.
Ciò che sembra sfuggire tra le maglie di tecnicismi e burocrazia è che questi documenti, dal 7 gennaio scorso, non sono più soltanto atti. Raccontano il contesto in cui ha perso la vita Filippo Ballotta. Un lavoratore che non è mai tornato a casa.
Entro la fine di maggio si avrà l’esito di questa nuova istanza, sperando che questa volta la richiesta venga protocollata, e che la risposta non sia nuovamente la versione legalese di che ve ne frega a voi di avere il pezzo di carta.