Modica, la truffa ‘coltivata’ sui terreni di Ignazio Abbate con un fertilizzante speciale, il contratto-civetta con il suo fan elettorale: i retroscena dell’affaire e, una per una, le pietre dello scandalo che rischiano di far crollare il Comune già dissestato e ancora saccheggiato dei resti …
Modica, la truffa coltivata sui terreni di Ignazio Abbate con un fertilizzante speciale, il contratto-civetta con il suo fan elettorale: i retroscena dell’affaire e, una per una, le pietre dello scandalo che rischiano di far crollare il già dissestato edificio di palazzo San Domenico.
I contributi comunali Covid, non ammessi per le imprese agricole, utili solo per acquistare con un milione i voti necessari nelle elezioni regionali.
Il regalo alla Creset dell’uso di Palazzo Poste, l’aggio con soldi distratti da un capitolo finanziario indisponibile, inarrestabile alimentazione dei debiti fuori bilancio anche dopo il dissesto, tutte le nuove scoperte sul caso-Nexus servito ad Abbate per un appalto senza gara.
La gestione del PalaRizza è illegale e pericolosa (mai riunita la commissione vigilanza locali di pubblico spettacolo), la refezione scolastica è un grosso buco nero di affidamenti e proroghe illecite, e con il mistero di una determinazione sparita (eccola!).
E intanto la dirigenza, tutta illegittima, continua ad operare illegittimamente: le nostre denunce sulle trame per una nomina già decisa a capo del settore tecnico confermate da una delibera di giunta che falsa la realtà e prova ad ingannare le leggi.
La sonora bocciatura dell’OIV (organismo indipendente di valutazione) su vari fronti: anticorruzione, trasparenza, finanze e tributi; e c’è chi voleva le pagelle a pieni voti, ad occhi chiusi e senza rendicontazione.
Il Comune è stato condannato per la dirigenza della Polizia locale in carica illecitamente per dieci anni: voluta da Abbate e sempre confermata viene bollata dal Tribunale come assurda e irragionevole per l’enorme sproporzione di competenze e titoli tra il prescelto dal sindaco e un funzionario molto più qualificato e integerrimo, Angelo Carpanzano.
L’ente dovrà risarcirlo ma a pagare dovrebbero essere i diretti responsabili di tasca propria. E ora spunta il giallo delle dimissioni poi revocate del ‘vigile urbano imprenditore’ Giorgio Ruta che non ‘lavora per il Comune’ ma è l’ente a lavorare per lui.
E intanto l’ex sindaco di Modica è nella lista del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno che è sotto inchiesta per peculato e corruzione: è ‘Uomo numero …’
La seconda e ultima parte di questo articolo-inchiesta (la prima, leggibile qui, è stata pubblicata il 27 giugno scorso) comprende, come annunciato, un cenno ai dossier più scottanti e di stretta attualità che chiamano in causa la gestione del Comune di Modica, nonchè una rapida rassegna, tutt’altro che esaustiva, di temi e provvedimenti meritevoli di attenzione.
Ovviamente è sempre utile tenere sullo sfondo il focus storico inserito nella prima parte per l’esigenza di dare profondità e conoscenza ad un dato che oggi investe la vita amministrativa della città: la singolare ‘cuginanza’ Modica-Bagheria introdotta dalla commissaria straordinaria Domenica Ficano, figura di imprinting cuffariano nominata il 7 giugno 2022 per succedere ad Ignazio Abbate curandone tutti i suoi interessi in uno scambio, devastante per Modica, del quale abbiamo descritto i passaggi salienti.
Crocevia di questo scambio è l’appalto per la riscossione dei tributi ampiamente trattato, con la necessaria integrazione relativa ad un atto della commissaria Ficano che chiude la fase precedente dell’esazione dei tributi, ovvero l’ ‘affaire-Nexus’ voluto da Abbate nel 2015 e concluso da una transazione sottoscritta il 9 febbraio 2023 da Ficano e costata al Comune un altro milione di euro, oltre al disastro di una banca-dati fantasma o inesistente (è vero o falso ciò che è scritto nella transazione?) che ha già comportato la prescrizione di tributi per 64 milioni di euro e gettato il servizio nel caos: pochi incassi e molte ‘molestie’, da intendere anche nella fattispecie giuridica di rilevanza penale, ai cittadini che hanno già pagato.
Prima di entrare nel merito, quel focus storico sulla mafia reso necessario dall’urgenza di capire fatti della vita amministrativa del Comune di Modica del presente, e la forte impronta cuffariana in tante dinamiche già viste nella gestione dell’ente, meritano la veloce notazione di un evento in programma il 19 luglio, 33° anniversario della strage di Via D’Amelio. Non parliamo della rievocazione di quella pagina tragica della nostra storia per chiedere verità e giustizia, ma del matrimonio del figlio di Totò Cuffaro, il secondogenito Raffaele, medico anestesista. Un grande evento mondano che sarà celebrato a San Michele di Ganzaria, nel Catanese, nella tenuta ‘Terre Cuffaro’, con migliaia di ospiti tutti invitati personalmente dal papà dello sposo e che giungeranno in pullman (la famiglia possiede anche questi) da Palermo e da ogni parte della Sicilia.
Magari a qualcuno dei tanti invitati, amici del sempre potente Totò, pregiudicato quale favoreggiatore della mafia (la avvertì proprio lungo la filiera bagherese delle indagini dello Stato in corso, per boicottarne i risultati) verrà in mente la contestualità della ricorrenza, ma la festa non ammette distrazioni.
Peraltro la figlia primogenità di Totò, Ida, è una magistrata al suo primo incarico, nel Tribunale di Vibo Valentia, dopo avere vinto anche un concorso di funzionario nell’assessorato regionale alle autonomie locali, dove Totò è di casa, ma ciò nulla toglie ai meriti della rampolla, capace di vincere il ben più difficile concorso per la magistratura. Quell’assessorato, proprio nel periodo della nomina tutta cuffariana della commissaria Ficano al Comune di Modica, è stato retto da Marco Zambuto, allora genero di Cuffaro assistito dal capo di gabinetto Silvio Cuffaro, dirigente generale della Regione e fratello del più noto Totò.
L’affaire Nexus voluto da Abbate nel 2015: un trucco per aggirare le norme sugli appalti come sancito dall’Anac (ma la Procura chiese l’archiviazione), un disastro la gestione della riscossione, milioni sprecati o regalati, quindi il contenzioso chiuso da una transazione strana e oscura
In questa seconda parte ricominciamo dal caso-Nexus, uno stratagemma escogitato per aggirare le norme e affidare appalti in serie, senza gara né alcuna procedura di evidenza pubblica. Trucchetto smascherato dall’Anac, Autorità nazionale anticorruzione che non ha certo i poteri dell’autorità giudiziaria e pertanto ha potuto solo dolersi, nel 2019, dell’archiviazione da parte della Procura di Ragusa del procedimento penale determinato da una denuncia dell’Anacap, Associazione nazionale aziende concessionarie, recepita anche dalla Corte dei conti.
L’affaire Nexus-Comune di Modica nasce nel 2015, quando a palazzo San Domenico arriva Giampiero Bella nella doppia veste di segretario generale e di dirigente del settore finanziario e tributi. Per capire l’operazione di Abbate&Bella bisogna andare indietro di due anni e focalizzare un bando. Quello emesso il 17 dicembre 2013 dal Cst (Centro servizi territoriali) Messenia, un consorzio di enti locali – costituito il 20 novembre 2010 dalla Provincia regionale di Messina e da 55 piccoli comuni del Messinese per un totale di 252.810 abitanti – allestito da personaggi capaci di ordire sottotraccia un piano fiutando un grande affare permanente. Con tale bando viene indetta una gara <<per la concessione relativa alla prestazione dei servizi di e-government per gli enti territoriali che compongono il consorzio>>.
Il 19 dicembre 2014 risulta vincitore il ‘consorzio stabile Nexus‘ che, al di là del nome, altro non è che un’impresa privata, una S.c.a.rl (Società consortile a responsabilità limitata) con sede ad Avola (Sr), la quale, associata ad altri privati, per aggiudicarsi la gara non deve battere nessuno, essendo l’unica partecipante. Il valore della commessa è di € 778.689 ma esso si moltiplica fino a diventare plurimilionario in virtù della sua estensione non solo a qualunque componente del Cst Messenia il cui capofila è il Comune di Sant’Alessio Siculo, centro di appena 1500 abitanti a pochi chilometri da Taormina, ma ad altri enti anche di ben più robuste dimensioni attratti da questa possibilità che evidentemente alletta i loro amministratori. Come Abbate il quale dentro questa specie di ‘franchising fai da te’ ammiccante a sindaci in vena di avventure licenziose con i soldi pubblici, infila il Comune di Modica mettendo sul tavolo mezzo milione di euro l’anno per cinque anni.
Il problema è che quella costruzione è totalmente illegittima. Una delibera dell’Anac firmata da Raffaele Cantone il 5 giugno 2019, quando il quinquennio dell’appalto volge al termine e il disastro è compiuto, ne smaschera ogni impostura. Il testo integrale è leggibile qui ma intanto basta riassumere che l’Anac certifica che <<l’operazione sembra allestita per eludere l’obbligo di osservare procedure di evidenza pubblica in violazione della concorrenza, della trasparenza e di altre norme fondamentali per prevenire la corruzione>>.
Nel caso specifico inoltre, nel bando non è prevista la riscossione dei tributi tra le attività oggetto dell’aggiudicazione da cui, comunque, non può originare un ‘acquisto di servizi in convenzione’ come in modo ingannevole il Comune di Modica denomina l’atto che altro non è che un vero e proprio appalto, gestito però senza gara nè procedura di evidenza pubblica, come un affidamento diretto e nella totale indeterminatezza dell’oggetto: un marchingegno illegale e fraudolento.
In pratica gli ‘architetti’ del Cst Messenia scoprono l’uovo di colombo: indire, una sola volta, una gara da meno di 800 mila euro e centuplicarne l’aggiudicazione al vincitore unico concorrente per tutti i consorziati (e già ciò è totalmente illegittimo) e poi, applicarne in fotocopia il medesimo risultato – ovvero ogni volta un appalto senza gara – a decine o centinaia di altri enti, moltiplicando così il business dell’impresa privata la quale, unica concorrente, ha ottenuto quella concessione originaria che in effetti è un appalto assegnato illecitamente che, illecitamente, si rinnova all’infinito con una moltitudine di contraenti.
Tale impresa peraltro è priva dei requisiti di legge per operare la riscossione dei tributi – che compare nel capitolato senza essere stata indicata nel bando – e per sopperire a tale mancanza si appoggia ad altra impresa privata sua partner, Studi e servizi alle imprese Srl con sede a Catania. Per confondere vieppiù le acque, a questa ‘associazione’ di imprese private viene dato il nome di consorzio, denominato Nexus che è solo una società consortile che aggrega due minuscole imprese, e così il Consorzio Cst (55 Comuni e la Provincia di Messina) indice la gara che la Nexus, unico concorrente, dovrà vincere.
Come se tutto ciò non bastasse, facciamo attenzione alla figura dell’amministratore delegato di quest’impresa così sfacciatamente beneficiata in violazione dei più elementari obblighi di legge, la Nexus vincitrice di un appalto che ne porta in dote, nascosti, tanti altri. E’ un commercialista di Roccalumera, Andrea Giuseppe Ceccio che l’allora sindaco di Sant’Alessio Siculo Giovanni Foti, in precedenza, a giugno 2008, nomina, come dirigente esterno del Comune, ‘delegato per le attività del Cst Messenia’: carica che, senza alcun senso del pudore, ricopre anche durante lo svolgimento della gara vinta dall’unica impresa partecipante che è la sua: è egli stesso, Ceccio, a redigere, per conto del Cst Messenia che è la stazione committente, il progetto esecutivo della gara a cui egli, come amministratore delegato della Nexus, partecipa e, ovviamente, senza avversari, vince: un caso di ‘appalto a sé stesso’. Lui redige il bando, lui indice la gara, lui la vince! E non si tratta di una gara indetta senza che vi fosse obbligo di farlo. No, una gara – addirittura di tipo europeo – imposta dalla legge.
E’ uno scandalo ma a parte rilievi dell’Anac in seguito alla citata denuncia dell’Anacap (l’associazione di imprese concessionarie che vivono di bandi e di gare d’appalto nel rispetto delle regole) e conseguenti contestazioni della Corte dei conti non succede nulla: la Procura di Ragusa – come rileva e per fortuna ci rivela la stessa Anac – archivia il procedimento penale originato proprio dalle segnalazioni dell’Autorità anticorruzione e dalla magistratura contabile. Purtroppo questo è solo uno dei tanti casi in cui la Procura di Ragusa in quegli anni sostiene l’archiviazione o non avvia affatto procedimenti aventi per oggetto ipotesi di reato contro la pubblica amministrazione.
Nexus e Cst Messenia, il diabolico marchingegno di Sant’Alessio Siculo: una gara, una volta sola (con un solo concorrente) che poi genera a cascata decine di appalti allo stesso senza regole nè selezioni. Un commercialista di Roccalumera come dirigente di quel Comune redige il bando e lo aggiudica a se stesso come amministratore della Nexus che infine lo assume anche come projet manager. Abbate, con un finto appalto, mette il Comune di Modica in questo affaire
Qualcosa in effetti succede ed è la revoca del finanziamento da parte della Regione disposto sulla base delle relazioni dell’Anac e delle denunce che però la Procura di Ragusa non ritiene meritevoli d’approfondimento processuale. Scrive la Regione nell’atto di revoca a proposito dell’anomalia riguardante la posizione di conflitto di interesse di Andrea Ceccio, il già citato commercialista di Roccalumera, nominato nel giugno 2008 dal sindaco di Sant’Alessio Siculo Giovanni Foti delegato per le attività del Cst Messenia come dirigente esterno a contratto: <<Le deduzioni avverso il contestato conflitto di interessi non valgono a superare le contestazioni già formalizzate da questa Amministrazione – scrive la Regione – risultando innegabile la contestualità degli incarichi del dott. Ceccio, in fase di procedimento di gara, di delegato del Cst con la qualifica di dirigente esterno a contratto e di amministratore delegato del Consorzio Stabile Nexus; a ciò si aggiunge, come riconosciuto nella stessa memoria … e a comprova della situazione di conflitto di interessi contestata, che successivamente all’espletamento della gara il dott. Ceccio ‘è stato individuato dal concessionario privato quale project manager>>.
Quindi non solo questo commercialista di Roccalumera redige il bando per conto della stazione appaltante, istruisce la gara avente un concorrente unico, sicuro vincitore, del quale egli stesso è amministratore. Inoltre egli viene anche assunto quale project manager della concessionaria così accuratamente selezionata, individuata e beneficiata attraverso il bando che ha redatto e gestito egli stesso. Per dovere di completezza va detto che anche la Regione ha parole di fuoco contro l’affaire Messenia-Nexus, spacciato per ‘accordo di collaborazione per servizi in convenzione’ ma in realtà solo un trucco per aggirare le norme sugli appalti.
Il progetto peraltro parte nel 2013 con un finanziamento pubblico di 995 mila euro della Regione, a carico dei fondi strutturali 2007-2013, destinati ad una serie di azioni innovative e di sviluppo sociale, soprattutto in favore di famiglie e soggetti in stato di disagio, finalizzate all’erogazione a domicilio di prestazioni informative, socio-assistenziali e socio-sanitarie in modalità di teleassistenza, nonché alla creazione di una rete per la fruizione digitale di servizi di anagrafe, Piano regolatore generale, carta di identità elettronica e altro. Parole e dichiarazioni utili ad ottenere soldi pubblici, ma zero realizzazioni: il finanziamento nel 2020 viene revocato <<per gravi irregolarità e violazione delle norme in materia di appalti pubblici>>, con innumerevoli contenziosi tra la Nexus da una parte e la Regione e altri enti dall’altra, compreso il Comune capofila di Sant’Alessio siculo.
Eppure nel sito istituzionale del governo il progetto di Cst Messenia (consultabile qui) risulta ‘regolarmente’ concluso con l’acquisizione di beni e servizi finalizzati all’e-inclusion e sviluppo di forme di servizi di e.governement, per un costo pubblico di € 983.782,00 e pagamenti dello stesso importo eseguiti per reti e servizi digitali. Ma la revoca del finanziamento è appena una briciola nel colossale ‘magna magna’ di una tavola imbandita con furbizia per lucrare su appalti da gestire a piacimento e senza regole.
Il contenzioso tra Nexus e Comune di Sant’Alessio esplode già nel 2019 ma ben presto questo ‘consorzio stabile’, che alla fine si riduce a due imprese con uno stesso rappresentante legale e base a Roccalumera, è in liquidazione. Abbiamo già visto nella prima parte come e quando il Comune di Modica chiuda la partita, disastrosa per sé, della riscossione dei tributi con quella strana transazione firmata dalla commissaria Ficano e ampiamente illustrata. Intanto visure camerali recenti intercettano l’impresa, stessa partita iva, con sede a Catania nei pressi del parco Vulcania e non più ad Avola, iscritta nel 2014 con codice Ateco 6399 (‘altre attività dei servizi d’informazione’) solitamente utilizzato nei settori di campagne pubblicitarie e affini, con un fatturato nel 2023 di € 188.072,00 e una perdita di € 1.149.529,00; zero dipendenti nel 2024 e un capitale sociale di appena 18 mila euro.
La Srl ‘Studi e servizi alle imprese’, in possesso del requisito di cui la Nexus invece è sprovvista, necessario nell’attività di riscossione, ora ha sede invece a Ragusa in viale dei Platani 37, codice ateco 631111 (Elaborazione elettronica di dati contabili), un fatturato nel 2024 di € 1.927.042,00 e un utile di € 157.719,00, mentre, nel 2025, risultano 9 dipendenti e un capitale di due milioni e mezzo di euro. Nel 2021 ha 11 dipendenti, un fatturato di € 1.144.940,00, e un utile di € 80.086,00.
Il Comune di Modica compie il primo atto, per fruire del marchingegno concepito nel Messinese, il 9 novembre 2015, in pratica due settimane dopo l’arrivo di Giampiero Bella. Una delibera di giunta definisce il procedimento per l’affidamento della riscossione tributi, in pratica un appalto senza regole né gara, ‘adesione servizi in convenzione’ e il suo oggetto ‘acquisto di servizi in convenzione’. Il dirigente – facente funzioni come p.o., posizione organizzativa, per nomina fiduciaria di Abbate – è Giovanni Blanco ma a dare piena copertura legale e burocratica è Bella su ordine di Abbate. Peraltro la Nexus, unica concorrente e vincitrice, viene definita soggetto individuato con procedura di evidenza pubblicata per la prestazione di servizi di supporto all’attività di accertamento e riscossione dei tributi: falso! Nel bando del Cst Messenia la riscossione tributi non è neanche menzionata. Siamo a fine anno e con quell’atto il Comune di Modica si impegna a versare dieci mila euro nel 2015 e mezzo milione di euro ogni anno nei cinque successivi.
Dopo il ‘pacco-Nexus’, Abbate insiste per la riscossione in appalto (ha escluso e perseguitato i funzionari capaci di gestire il servizio in house) e tesse con la commissaria Ficano il filo bagherese, con la gara fuori legge da oltre 9 milioni di euro e la nuova concessionaria vigilata, per conto del Comune di Modica, dal bagherese Tripoli assunto come Dec per 125 mila euro: nessun atto da parte sua mentre infuria la protesta per le ingiunzioni moleste a contribuenti non morosi
La transazione chiude anche questa fase e il risultato è che il Comune di fatto perde, nonostante le parole scritte nero su bianco nell’atto transattivo, perfino i dati essenziali per riprendere il bandolo della matassa, sicché da quel momento si muove alla cieca con un danno secco terrificante, per intervenuta prescrizione nell’omissione di atti interruttivi, di 64 milioni di euro di cui abbiamo visto in dettaglio le cifre.
E la voragine dei conti è ben più alta se a questo dato minimo certo si aggiunge l’impotenza dell’ente nel contrastare la contestazione di avvenuta prescrizione: un fatto che certo non aiuta, anche dopo, a convincere chi debba pagare a farlo.
Chiusa già nel 2020 l’attività operativa della Nexus, Abbate, ancora una volta, anziché utilizzare le professionalità di cui il Comune dispone (purtroppo non si piegano ai suoi ordini illeciti) e, avendo sperimentato di avere solo incapaci e incompetenti tra i propri fedelissimi, sceglie ancora una volta la via dell’esternalizzazione: forse costretto dalle sue scelte scellerate, ma in ogni caso nella sua visione delle cose egli adocchia una grande opportunità, data dal potere di trasferire soldi dal Comune ad un contraente privato esterno; opportunità ovviamente per sé e solo per sé; per il Comune è una perdita secca.
Il 20 luglio 2021 Abbate fa deliberare al consiglio comunale questa nuova scelta che poi, come abbiamo visto, viene posta nelle mani della commissaria Ficano la quale chiama i due coniugi di Bagheria Adriana Sciortino e Piervincenzo Tripoli e affida a quest’ultimo il mandato di organizzare e condurre in porto l’appalto per la riscossione dei tributi. Ficano nomina inoltre, illegittimamente, i tre dirigenti in carica. Solo uno, ma da funzionario, è già in forza al Comune, Francesco Paolino, promosso dirigente con tanto di qualifica, mentre gli altri due vengono dall’esterno: Rosario Caccamo dalla Prefettura, Maria Di Martino dal Comune di Acate dove è vicinissima a Giampiero Bella superburocrate al servizio personale di Abbate fin dal 2015 e collezionista di poltrone varie tra le quali quella di Acate con tutto ciò che ne sortisce.
Quindi la ‘gara fuorilegge’ da nove milioni di euro nota a lettrici e lettori di In Sicilia Report; i successivi, solo parziali, aggiustamenti, dopo la denuncia di In Sicilia Report (‘gara fuorilegge’); l’aggiudicazione, alla Creset, ad opera di una commissione frutto della gestione-Ficano e della dirigenza da lei costruita in tandem con Abbate e portata in dote alla sindaca Monisteri.
La Creset Spa da un anno e alcuni mesi è in piena attività (l’aggiudicazione definitiva porta la data del 29 dicembre 2023): i risultati sono disastrosi, come sempre dal 2013 e, come sempre, il Comune in questo settore, come in diversi altri, continua ad operare illegittimamente.
Come abbiamo visto, non risultano atti compiuti da Piervincenzo Tripoli, retribuito con 125 mila euro, nella vigilanza sull’esecuzione del contratto nell’interesse del Comune e non ne risultano neanche da parte del Rup, Giovanni Blanco, il funzionario fedele ad Abbate e al suo sistema, firmatario delle determinazioni sulla gara ‘fuorilegge’ voluta dalla Ficano e preparata dal suo collaboratore fidato Tripoli. Abbiamo visto come la transazione da un milione a carico del Comune salvi Blanco e Bella dall’azione civile di responsabilità: un affare per ‘salvanti’ e ‘salvati’, a spese dei contribuenti onesti, quelli che pagano i tributi.
Dinanzi alle code negli uffici della Creset da parte di cittadini giustamente arrabbiati non risulta che il Dec Tripoli, direttore dell’esecuzione del contratto, chieda spiegazioni alla concessionaria a tutela degli interessi del Comune. Insomma il Dec non controlla la Creset e il Rup Blanco non controlla il Dec dal quale pure, come responsabile del procedimento, dovrebbe pretendere chiarezza. Evidentemente ci sono gerarchie nascoste a tenere le fila.
Alle tante violazioni commesse dal Comune di Modica in danno della città c’è da aggiungere il regalo alla Creset Spa dei locali di Palazzo Poste: atto vietato dalla legge, perchè mero furto ai contribuenti a vantaggio di un privato. Ecco i motivi e le prove di questa ennesima malversazione
Poi c’è un’altra illegittimità compiuta dal Comune, a vantaggio della Creset e contro sé stesso e i cittadini: il ‘regalo’ dei locali di Palazzo Poste. Sì, si tratta di un regalo, quindi di un’indebita sottrazione di danaro ai contribuenti, un furto in loro danno equivalente al valore di un canone di locazione avente ad oggetto l’uso di quei locali. Una decisione – quella compiuta dal Comune con gli atti dell’amministrazione Monisteri (e l’accoppiata Bella-Di Martino) – che viola precise norme di legge tra le quali le seguenti: la Creset è un’impresa economica e non è una onlus, requisito questo necessario e comunque non sufficiente per legittimare un tale trattamento di favore; l’articolo 12 della Legge 241/90, (“Provvedimenti attributivi di vantaggi economici”), stabilisce che le pubbliche amministrazioni, nel concedere benefici economici (contributi, sussidi, ecc.), devono predeterminare i criteri e le modalità di attribuzione. Ciò significa che devono essere stabiliti, in anticipo, i criteri oggettivi e trasparenti in base ai quali verranno valutate le domande e assegnati i benefici, evitando decisioni arbitrarie e garantendo la parità di trattamento tra i richiedenti. Nel nostro caso non c’è nulla di tutto questo e la concessione gratuita dei locali è, appunto, un regalo a vantaggio di un’impresa privata e contro i contribuenti, in violazione peraltro della concorrenza per l’alterazione arbitraria ex post di un elemento che nel momento della presentazione delle offerte gli altri concorrenti non hanno potuto valutare nei termini reali transitati nel capitolato d’appalto. Se poi si tiene conto che tale regalo viene operato da un Comune già allora sull’orlo del dissesto, la responsabilità è ben più grave.
La Corte dei Conti ha stabilito che la concessione gratuita di locali comunali a un concessionario è consentita solo in presenza di specifiche condizioni e presupposti. In particolare, l’interesse pubblico perseguito deve essere superiore al vantaggio economico per il concessionario, l’attività svolta non deve avere scopi di lucro e l’operazione deve essere finanziariamente compatibile. La Corte sottolinea anche <<l’importanza di una valutazione comparativa degli interessi in gioco, che deve essere motivata nel provvedimento, e della vigilanza del Comune sul permanere delle condizioni che giustificano la gratuità>>. La logica alla base di queste decisioni è che, pur se la proprietà è del Comune, la gestione dei beni pubblici deve essere improntata a criteri di economicità ed efficienza. La concessione gratuita, quindi, non è un’opzione automatica, ma è subordinata a una serie di condizioni. In sintesi, la Corte ha fissato i seguenti quattro paletti, ineludibili.
L’interesse pubblico prevale: la gratuità è giustificata solo se la finalità perseguita dall’amministrazione (ad esempio, una promozione di attività culturali, sociali o sportive) è di rilevante importanza per la collettività tale da imporsi sul semplice vantaggio economico per il concessionario.
Non ci devono essere scopi di lucro: ll concessionario non deve svolgere un’attività commerciale o profit-oriented, ma un’attività che si pone al servizio della comunità e in linea con l’interesse pubblico.
Compatibilità finanziaria: l’operazione di concessione gratuita non deve comportare un onere economico eccessivo per il Comune e deve essere finanziariamente sostenibile.
Motivazione del provvedimento: il Comune deve motivare in modo dettagliato le ragioni che giustificano la concessione gratuita, dimostrando di aver valutato attentamente i diversi interessi in gioco e di aver optato la decisione perché la più favorevole all’ente.
Come è facile osservare, qui sono abbattuti tutti i paletti posti e non esiste una sola ragione plausibile tra quelle, tutte necessarie, con le quali questi maneggioni di danaro pubblico potrebbero neanche provare a fare digerire alla città il furto ad essa e il regalo al privato del maltolto.
Tranciante la giurisprudenza in proposito. Molteplici e convergenti le sentenze delle varie sezioni territoriali della Corte dei Conti che evidenziano l’irregolarità dell’uso gratuito di immobili pubblici in assenza dei requisiti e delle condizioni previste. Oltre quanto già rilevato occorre la dimostrazione documentata e inequivocabile della prevalenza, o almeno dell’equivalenza, dell’interesse pubblico perché l’uso gratuito di locali sia consentito.
Nel nostro caso siamo di fronte ad un’impresa privata economica con fini di lucro che s’aggiudica un appalto: i locali gratuiti sono un regalo a lei ed un furto ai cittadini-contribuenti. E non è da escludere che anche il costo di luce, gas e servizi connessi sia illegittimamente a carico dell’ente: infatti l’utenza dei locali del piano terra concessi alla Creset è comune a quelli del primo piano dove sono ubicati uffici comunali.
Alla concessionaria l’aggio annuale da essa stessa stimato di € 549.000,00. Nel 2025, a dissesto in atto, la dirigente Di Martino prende i soldi dalla quota provinciale Tarsu del 2020, contro ogni regola elementare. Gli esperti di gestione finanziaria degli enti locali riescono a definirla solo così: delitto contabile, crimine di bilancio, follia incomprensibile alla luce delle norme
Un’altra delle tante violazioni reiterate dal Comune riguarda la tenuta dei conti e il trattamento delle partite contabili. Per l’ennesima volta, come abbiamo già dovuto rilevare, il Comune viola norme fondamentali poste a presidio della regolarità dei conti. Succede per esempio con i costi del servizio riscossione tributi per l’aggio alla Creset per somme rilevanti.
Il 4 aprile 2024 la dirigente Maria Di Martino impegna una spesa di € 450 mila + Iva quale costo presunto per l’anno 2024. La ‘presunzione’ è della Creset stessa che, senza fornire un dato, scrive una cifra a piacimento sulla base di non motivate previsioni soggettive: a parte l’assurdità di un tale modo di procedere, un siffatto impegno di spesa è illegittimo. Ma il Comune di Modica (scuola Bella-Di Martino) può vantare una recidività di lungo corso come ben sanno lettrici e lettori di In Sicilia Report sicchè la Creset decide quanto debba guadagnare e il Comune paga, in parola, senza verifica né uno straccio di piano. E inoltre impegna illegittimamente la somma sul bilancio di riferimento: operazione scellerata per un Comune allora sull’orlo del dissesto. E un anno dopo, con dissesto già dichiarato (con anni di ritardo) lo stesso clichè si ripropone.
La Creset presume altri 450 mila euro + Iva per il 2025 e il Comune esegue senza fiatare o cerca di farlo. Il 2 aprile 2025 la dirigente Di Martino approva una determinazione avente ad oggetto “variazioni compensative tra capitoli in entrata appartenenti alla stessa categoria” allo scopo di trovare i 549 mila euro (450 mila + iva) chiesti dalla Creset. Con quella variazione il Comune di Modica decide di prendere per intero la somma di cui ha bisogno per soddisfare la Creset, dalla quota provinciale della Tarsu, la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in effetti soppressa nel 2014 e sostituita dalla Tari (ma a palazzo San Domenico la notizia, pur pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, dieci anni dopo deve ancora arrivare): sono somme che il Comune deve alla Provincia, o Libero consorzio comunale, quale quota ad essa spettante del gettito di tale tributo. A parte il fatto che nella determinazione non c’è una sola parola di motivazione sul perchè questi soldi debbano essere sottratti al versamento destinato per legge in favore della Provincia, emerge un dato inquietante che racconta forse molto più di quanto a prima vista potrebbe sembrare: quei soldi ‘trovati’ dalla dirigente sono nella quota Tarsu spettante nelle previsioni alla Provincia per l’anno 2020: se quei soldi, appostati, non erano dovuti, la loro destinazione immediata, già nell’anno 2021, è divenuta di ‘avanzo vincolato’, del quale è impossibile disporre liberamente, addirittura quattro anni dopo. Un fatto grave, incredibile, inquietante, meritevole di ogni indagine sotto tutti i profili, anche di responsabilità penale, almeno fino a quando non sia provata la legittimità di questa sottrazione, con il corredo di tutte le motivazioni necessarie che mancano totalmente nella determinazione del 2 aprile 2025. Legittimità del tutto improbabile alla luce delle norme elementari di correttezza contabile palesemente violate, in questo come in tanti altri casi.
Peraltro questo modo di procedere, incomprensibile e spericolato, concreta anche: un palese aggiramento delle norme sul riconoscimento dei debiti fuori bilancio; la violazione dell’obbligo di attivare il Fondo pluriennale vincolato per mancanza di impegno di copertura finanziaria correttamente assunto; la diminuzione della quota provinciale della Tarsu senza alcuna motivazione: un’eventuale eccedenza sarebbe andata a confluire nel risultato di amministrazione e si sarebbe dovuta applicare nel 2021. Una volta chiuso il rendiconto 2020 non è possibile disporre, distraendole, di quelle somme. E se mai, per assurdo – ma solo per assurdo perchè la realtà è quella descritta – la variazione, nelle modalità contenute nella determinazione, fosse stata possibile, rimarrebbe il fatto comunque che l’anno finanziario 2020 è di esclusiva competenza dell’OSL, l’organismo straordinario di liquidazione. Siamo in presenza di violazioni talmente macroscopiche che non c’è organo di garanzia, anche giurisdizionale ed anche penale, che possa ignorarle.
Il giorno dopo, quasi come nulla fosse, il provvedimento viene revocato in autotutela per non meglio precisati errori materiali ma riproposto in fotocopia con lo stesso oggetto dispositivo: prendere 549 mila euro dalla Tarsu destinata alla Provincia nel 2020 e darli, nel 2025, alla Creset. E di recente, il 18 giugno scorso, a quella determinazione segue il relativo impegno di spesa, atto come al solito viziato dal ‘reato’ originale di sistematica violazione dei principi di correttezza contabile prescritti con cogenza inderogabile agli enti locali.
Anche in dissesto si ripropone il vecchio vizio del Comune di Modica che lo ha determinato: violare le norme sulla copertura finanziaria e generare contra legem debiti fuori bilancio. Un problema antico, segnalato più volte, dalla concessione alla Creset, al suo aggio annuale, dall’appalto alla Sais allo streaming delle sedute del Consiglio, a molti altri atti di spesa.
Il problema è quello più volte segnalato: l’intera spesa che il Comune sa di dovere sostenere in un arco pluriennale va prenotata all’inizio anche se sarà scaglionata nel tempo, con imputazioni successive anno per anno. La violazione di questa norma genera debiti fuori bilancio, vera ‘specialità della casa’ a palazzo San Domenico e fonte di opacità, irregolarità, maneggi sotto banco, emersioni e aggiustamenti solo alla bisogna (bisogna di chi?), disordine contabile, spinta al dissesto, dinamiche corruttive.
Il principio contabile 4/2 allegato al decreto legislativo 118/2011 al punto 9.1 afferma: <<L’emersione di debiti assunti dall’ente e non registrati quando l’obbligazione è sorta comporta la necessità di attivare la procedura amministrativa di riconoscimento del debito fuori bilancio, prima di impegnare le spese con imputazione all’esercizio in cui le relative obbligazioni sono esigibili. Nel caso in cui il riconoscimento intervenga successivamente alla scadenza dell’obbligazione, la spesa è impegnata nell’esercizio in cui il debito fuori bilancio è riconosciuto. In sede di riaccertamento dei residui non può essere effettuata una rettifica in aumento dei residui passivi in base all’erroneo presupposto che l’entità della spesa non era prevedibile con certezza al momento dell’assunzione dell’impegno iniziale. Ogni comportamento difforme comporterebbe il riconoscimento di debito fuori bilancio e costituirebbe grave irregolarità contabile>>.
Siamo dinanzi ad una di quelle pratiche che irrompono nel modo peggiore e più devastante sulla correttezza dei conti attraverso le violazioni relative ai debiti fuori bilancio. Più volte in articoli precedenti abbiamo denunciato il problema, comune a molte voci di spesa, dalla famosa gara fuorilegge da nove milioni di euro, all’affidamento alla Sais del trasporto locale, a quello del servizio di trasmissione in streaming via web delle sedute del consiglio comunale.
In tutti questi casi, ma anche in tanti altri simili (al Comune di Modica la violazione è ‘regola’) la spesa fin dall’inizio è certa, visto che c’è una determinazione di affidamento che attesta il costo (di € 109.787,80 in dieci anni di cui gli ultimi due gratis per lo streaming!) ma l’impegno relativo è per un solo anno e quindi per una piccola parte del totale: una pratica vietata dalla legge. Nel caso dello streaming manca l’impegno per gli altri sette anni che a questo punto, sciaguratamente, può essere sostenuto solo con il riconoscimento del debito fuori bilancio.
Occorre tenere presente che dopo la dichiarazione del dissesto la gestione del bilancio è regolata dall’art. 250 del TUEL che qui vale la pena richiamare: <<dalla data di deliberazione del dissesto finanziario e sino alla data di approvazione dell’ipotesi di bilancio riequilibrato di cui all’articolo 261, l’ente locale non può impegnare per ciascun intervento somme complessivamente superiori a quelle definitivamente previste nell’ultimo bilancio approvato con riferimento all’esercizio in corso, comunque nei limiti delle entrate accertate. I relativi pagamenti in conto competenza non possono mensilmente superare un dodicesimo delle rispettive somme impegnabili, con esclusione delle spese non suscettibili di pagamento frazionato in dodicesimi. L’ente applica principi di buona amministrazione al fine di non aggravare la posizione debitoria e mantenere la coerenza con l’ipotesi di bilancio riequilibrato predisposta dallo stesso>>.
Le norme sono chiare e la loro violazione attesta che si sono creati debiti fuori bilancio durante la fase di riequilibrio finanziario. Le determinazioni con le quali la Di Martino con variazione di bilancio all’interno dello stesso macro-aggregato individua le risorse per impegnare le somme per il servizio riscossione sono illecite ed eludono la normativa sui debiti fuori bilancio impedendo il controllo della Procura della Corte dei Conti. Atti di eccezionale gravità in un ente dissestato e schiacciato dalla zavorra di un debito enorme.
Anche l’Anac è chiara in proposito quando precisa che <<il principio di buon andamento di cui all’art. 97 della Costituzione, unitamente alle previsioni dell’art. 81 della medesima, impone che i provvedimenti comportanti una spesa siano adottati soltanto in presenza di idonea copertura finanziaria, pertanto “la stazione appaltante ha l’onere di verificare ex ante la sostenibilità finanziaria degli interventi che intende realizzare, anche in considerazione dei limiti posti dal ‘Patto di stabilità’”. Inoltre, è nullo il contratto stipulato dalla Pubblica Amministrazione in mancanza di copertura finanziaria ovvero che rinvia a bilanci futuri per l’assunzione delle successive coperture finanziarie>>. L’Authority sottolinea che spetta alla stazione appaltante, ed in particolare al responsabile del “Servizio Finanziario” del Comune, <<accertare l’effettiva disponibilità delle risorse economiche per garantire la copertura del servizio nonché la concreta disponibilità degli stanziamenti, con la precisazione che detto accertamento va effettuato ex ante (al momento dell’indizione della gara) e che l’assenza di copertura economica può determinare profili di responsabilità amministrativa a carico dei soggetti responsabili>>.
Insomma se c’è un appostamento ma non c’è impegno con la prenotazione ab initio dell’intera somma siamo in uno di quei casi in cui manca la copertura finanziaria, quindi il contratto è stipulato non con l’ente ma con il funzionario (pertanto personalmente responsabile) e siccome a pagare sarà l’ente, si tratterà di debiti fuori bilancio.
Una responsabilità in capo alla dirigente Di Martino anche nella sua veste di … assessore a volto coperto e, totalmente nell’ambito del vertice politico, in capo alla sindaca Monisteri la quale vuole e consente tutto ciò mettendo il Comune nelle mani di una ragioniera capace di violare la legge in modo sistematico, doloso e compulsivo, della quale il piccolo Comune di Acate si è liberato volentieri appena ha avuto l’occasione. Un’occasione concepita nei suoi uffici dalla coppia Bella-Di Martino e resa possibile, con l’illegittima assunzione da parte del Comune di Modica di tre dirigenti, da una veloce gestazione affidata alle mani esperte della commissaria Ficano con il pieno sostegno di Abbate e, successivamente, dell’allora ubbidiente Monisteri che le lascia mani libere ben oltre il suo ambito di competenza. Tanto, come abbiamo visto, da rinunciare cinque mesi fa a nominare l’assessore al bilancio, programmazione economica e tributi.
Refezione scolastica, un servizio essenziale viziato da una sequenza impressionante di crimini finanziari in una spesa di 918 mila euro: non solo mancata copertura finanziaria ma illegittimo affidamento diretto, proroga ancora più illegittima, violazione dell’obbligo di rotazione, molto altro e una singolare anomalia: sparisce dal sito del Comune l’affiidamento diretto da 340 mila euro (la soglia massima è 140 mila)
Un’altra vicenda di violazioni di legge riguarda l’affidamento del servizio di refezione scolastica: una condotta illecita da parte del Comune che comincia con l’amministrazione-Abbate e prosegue con quelle successive.
Il 4 agosto 2020 l’ente avvia la procedura per l’affidamento del “Servizio di preparazione e distribuzione pasti per la refezione scolastica degli alunni della scuola dell’infanzia, della scuola secondaria di primo grado e delle elementari a tempo pieno del Comune di Modica” da ottobre 2020 a maggio 2023, per un importo di € 918.840,00. La determinazione dirigenziale impegna solo la somma di € 114.608,00 limitatamente al periodo ottobre – dicembre 2020. E’ firmata da Giorgio Paolo Di Giacomo, dirigente facente funzioni per nomina fiduciaria da parte dell’allora sindaco Abbate che l’8 luglio 2013, in pratica appena insediatosi, lo pone a capo del settore Affari generali ed anche dello staff del sindaco.
Numerose le violazioni riscontrabili nel provvedimento del funzionario che saranno reiterate e ‘arricchite’ dal successore Rosario Caccamo, insediatosi insieme alla sindaca Monisteri il 5 giugno ’23 ma assunto dalla commissaria Ficano con procedimento illegittimo e nullo.
In proposito, nella determinazione del 2020, quando a capo del settore finanziario e tributi c’è Giampiero Bella, è macroscopica la violazione data dalla mancata prenotazione dell’intero importo per un principio contabile che, come abbiamo visto più volte, non ammette deroghe: <<Ogni procedimento amministrativo che comporta spesa deve trovare, fin dall’avvio, la relativa attestazione di copertura finanziaria ed essere prenotato nelle scritture contabili dell’esercizio individuato nel provvedimento che ha originato il procedimento di spesa. Alla fine dell’esercizio, le prenotazioni alle quali non hanno fatto seguito obbligazioni giuridicamente perfezionate e scadute sono cancellate quali economie di bilancio>>. Il Comune poi aggiudica l’appalto ‘tornando sul luogo del delitto’ di cui, incredibilmente, pare non rendersi conto, quando dà atto che la somma complessiva di € 918.840,00 <<è stata approvata … imputando la somma di € 114.608,00 al capitolo 3445//10 (impegno 1658/2020) e riservandosi di impegnare la restante somma prenotata con successivi provvedimenti”. A parte la confusione nell’uso del termine approvare anziché prenotare <<si sarebbe dovuto indicare su quali capitoli prenotare e quindi bloccare le somme per evitare la creazione di debiti fuori bilancio con i relativi conseguenti “buchi”. In ogni caso nello stesso provvedimento con il quale si aggiudica un servizio è necessario impegnare le somme occorrenti imputandole nei vari anni del bilancio pluriennale>>.
Insomma, ci risiamo: in questo modo il Comune persegue scientemente la produzione illimitata di debiti fuori bilancio, con tutto ciò che ne consegue e che, per esempio, in relazione al dissesto impedisce di sapere quale sarà alla fine l’entità reale della voragine aperta nei conti. Eppure le norme sono chiare: rispettandole, tutto sarebbe lineare, ordinato, trasparente.
Il principio contabile richiamato è di elementare percezione. Al punto 9.1 dispone: <<L’emersione di debiti assunti dall’ente e non registrati quando l’obbligazione è sorta comporta la necessità di attivare la procedura amministrativa di riconoscimento del debito fuori bilancio, prima di impegnare le spese con imputazione all’esercizio in cui le relative obbligazioni sono esigibili. Nel caso in cui il riconoscimento intervenga successivamente alla scadenza dell’obbligazione, la spesa è impegnata nell’esercizio in cui il debito fuori bilancio è riconosciuto. In sede di riaccertamento dei residui non può essere effettuata una rettifica in aumento dei residui passivi in base all’erroneo presupposto che l’entità della spesa non era prevedibile con certezza al momento dell’assunzione dell’impegno iniziale. Ogni comportamento difforme comporterebbe il riconoscimento di debito fuori bilancio e costituirebbe grave irregolarità contabile>>.
E non è finita. Altro ritorno sul luogo del delitto con coazione a ripetere. Il 30 marzo ’21, sulla base di quell’aggiudicazione il Comune impegna la somma di € 150.000,00 per l’anno ’21, peraltro insufficiente considerato che per tre mesi ci sono voluti € 114.608,00: altra duplice violazione, per contrasto con i punti 5.1. e 9.1 del medesimo principio contabile. Infatti nelle determinazioni di liquidazione si afferma che “la somma da liquidare trova disponibilità nel capitolo…..”. Si liquida in base alle disponibilità dei capitoli e non sulla base di un impegno assunto a monte, ovvero al momento del perfezionamento dell’obbligazione giuridica>>.
Il 9 settembre 2023 il Comune affida il servizio, sempre alla cooperativa Prometeo, in modo diretto e provvisorio: questa volta l’impegno sull’apposito capitolo di bilancio c’è ma viene violato il principio di rotazione (art. 49 del d.lgs. 36/2023).
Il 5 dicembre 2023 altra proroga per i mesi di dicembre ’23 e gennaio 24 per un importo di € 125.000,00. Il 7 febbraio ’24 altro affidamento diretto per due mesi al prezzo di € 139.000,00. Quindi il 27 maggio 2024 viene prorogato il servizio per i mesi di aprile e maggio: un atto amministrativo a … cose fatte visto che i due mesi sono trascorsi e il servizio erogato … in parola: e non si sa la parola di chi. Altra determinazione il 25 febbraio ’25 avente ad oggetto la prosecuzione del servizio da gennaio a maggio 2025 per un importo di € 340.000,00.
Difficile fare il conto di tutte le illegittimità compiute fin qui. Ed ecco, come abbiamo visto dalla sequenza temporale degli atti descritta, giunti al 25 febbraio scorso quando ancora viene decisa una prosecuzione del servizio per i mesi gennaio – maggio 2025 per l’importo di € 340.000,00.
Dunque, riepilogando: mancata copertura finanziaria per mancata prenotazione dell’intero importo all’origine; mancato appostamento nei relativi capitoli di bilancio; illegittimo affidamento diretto anche al di sopra della soglia ammessa; illegittima proroga di illegittimi affidamenti diretti; violazione del dovere di rotazione e in proposito c’è da dire peraltro che il semplice rispetto di tale ultimo obbligo non basterebbe affatto.
Quindi, è bene sottolineare, negli anni 2023 e 2024 gli affidamenti diretti superano la soglia massima ammessa dei 140.000,00 euro, toccando addirittura nel 2025 l’importo di € 340.000,00.
Come rilevato, viene violato anche il principio di rotazione nonostante il Comune finga di non commettere almeno questo illecito attestando di operare <<in deroga al principio di rotazione di cui al comma 4 dell’art. 49 del d.lgs.36/2023>>. Il problema è che non siamo in uno dei casi in cui la deroga sia ammessa e, se mai lo fossimo, le conseguenze sarebbero non meno gravi in quanto – come confermano la giurisprudenza, anche amministrativa e contabile, e le delibere dell’Anac (che peraltro è tranciante: l’urgenza non giustifica la deroga dal principio di rotazione) – <<sarebbero comunque violati il principio del risultato perché in assenza di concorrenza non vi sarebbero incentivi al miglioramento dell’esecuzione; il principio della fiducia perché la reiterazione potrebbe essere la spia di comportamenti distorsivi; il principio dell’accesso al mercato perché verrebbe impedita la presentazione di offerte di altri operatori economici>>.
Difficile immaginare che si possano violare più norme contemporaneamente, con tanta recidività e tenacia sì da provocare una strage così ben congegnata di regole poste a salvaguardia della correttezza dell’azione amministrativa.
L’atto finale, la determinazione del 2025, è poi un affidamento diretto, illegittimo per tanti motivi, il più eclatante dei quali è quello dato dall’importo di 340 mila euro, più del doppio della soglia massima consentita di 140 mila, sicché sarebbe stata necessaria una gara da pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Sicilia, sul sito istituzionale del Comune di Modica, sezione Bandi; sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; su due quotidiani nazionali e due quotidiani locali.
Invece nulla: se il Comune di Modica fosse … ‘solo’ un contribuente, sarebbe un evasore totale con l’aggravante di condotte fraudolente plurime e reiterate, in danno dei cittadini per lo spreco di risorse pubbliche – dovuto alla violazione del principio di concorrenza, trasparenza e selezione delle offerte – costituito dalla minore qualità del servizio a fronte del costo sostenuto; e a vantaggio, indebito, dell’impresa beneficiaria nonché di chi, in nome e per conto del Comune, ha potuto compiere atti illegittimi qualora lo abbia fatto, appunto, per qualche sua utilità.
Che tutto ciò non sia casuale, ma un sistema ben collaudato, lo testimonia la recidività di lungo corso, il fatto che il primo atto risalga al 2020, ad opera del funzionario titolare di P.o. (posizione organizzativa) prescelto da Abbate fin dal 2013. Ma nulla cambia con il successore Rosario Caccamo, uno dei dirigenti – in pratica tutti – illegittimamente assunti dalla commissaria Ficano e tuttora, con ulteriore causa di illegittimità sopravvenuta, abusivamente e illegalmente in carica.
Non so se qualcuno abbia chiesto conto di tali determinazioni. E’ certo però che quella del 25 febbraio 2025 ad un certo punto sparisce dal sito. Non si trova più, non è più pubblicata, come tante altre in violazione macroscopica del dovere di trasparenza. In Sicilia Report l’ha potuta esaminare quando è stata pubblicata e ne conserva copia (consultabile qui).
Il maneggio di danaro pubblico per fini privati. Quasi un milione (€ 995.000,00) per acquistare il consenso necessario ad Abbate nelle elezioni regionali. Sono i contributi Covid alle imprese: atto illegittimo, pasticciato, privo di criteri trasparenti e di un regolamento. E quelli, aggiuntivi, alle sole aziende agricole doppiamente illegali
Un altro capitolo del maneggio arbitrario di soldi pubblici da parte di Ignazio Abbate e del suo ‘sistema’ (nella doppia accezione di ‘rete’ e di ‘modus operandi’) è quello relativo ai contributi Covid. In modo illegittimo il Comune liquida un milione di euro, € 995.000,00 per l’esattezza, al solo fine di consentire ad Abbate di ‘acquistare’ il consenso poi in effetti raccolto sia nelle regionali del 25 settembre ’22 che nelle comunali, per l’allora sua fida Maria Monisteri, il 28 e 29 maggio 2023.
Due i procedimenti sfociati nell’erogazione. Il primo attribuisce € 475.000,00 alle sole imprese agricole, ben 190, tutte quelle che presentano domanda, ciascuna delle quali beneficiaria di € 2.500, (qui la determinazione con l’elenco dei contributi erogati). Il secondo elargisce € 520.188,27 senza distinzione di comparto produttivo (qui la determinazione con l’elenco delle imprese beneficiarie) a 239 delle 246 aziende richiedenti, con importi variabili fino ad un massimo di cinque mila euro ciascuno.
Un milione di euro da manuale di erogazioni clientelari, di scambio, di furto ai cittadini contribuenti e di premio corruttivo ai beneficiati, poi capaci di ricambiare con un proprio pacchetto di voti, rigidamente controllato per la certezza della provenienza, al momento dell’incasso.
A nessuno sfugge che la pandemia nel 2020 e 2021 vi sia stata e che abbia prodotto danni enormi. Ma l’emergenza è stata affrontata dal governo centrale con centinaia di miliardi di risorse straordinarie. E in ogni caso, per quanto potesse fare – meritoriamente, ad adiuvandum – un piccolo ente locale, qui c’è un dato che non consente giustificazioni. Abbate destina 475 mila euro alle aziende agricole che non hanno dovuto chiudere l’attività e che non rientrano tra quelle cui possano essere destinati questi contributi. Quindi, in questo caso innanzitutto una violazione totale, radicale, eseguita scientemente perché è proprio nel settore agricolo che Abbate ha l’interesse ad ‘investire’ – appropriandosene e distraendoli – i soldi del Comune per trasformarli in voti. Per la cronaca la delibera approvata dalla giunta-Abbate che dà il là a queste erogazioni è del 16 marzo 2022 quando l’emergenza Covid è conclusa mentre inizia la campagna elettorale di Abbate per le regionali d’autunno, per candidarsi alle quali egli ad aprile, un mese dopo, rassegna le dimissioni. La determinazione dirigenziale che approva l’erogazione dei contributi alle 190 aziende, tutte quelle che presentano istanza, è del 27 aprile 2022, quando il sindaco si è già dimesso e quindi è già il deputato regionale in pectore al quale tutti i beneficiari devono dimostrare gratitudine, votandolo e soprattutto facendolo votare in modo massiccio perchè possa conseguire l’agognato scranno a Sala d’Ercole.
Sul dossier-contributi Covid l’elenco delle violazioni è infinito e non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Un primo punto è questo: <<…In tema di provvedimenti attributivi di vantaggi economici … qualsiasi genere di sovvenzione, contributi o sussidi a soggetti privati o pubblici deve essere preceduta dalla predeterminazione e dalla pubblicazione da parte delle pubbliche amministrazioni procedenti dei criteri cui le stesse amministrazioni si dovranno attenere nell’an e nel quantum da concedere. (Consiglio di Stato sez. V – 23/03/2015, n. 1552 – Consiglio di Stato sez. VI – 29/07/2019, n. 5319). Tale orientamento è confermato da conforme giurisprudenza amministrativa e contabile: “La giurisprudenza amministrativa, in ordine alla necessità che i criteri e le modalità per l’attribuzione di vantaggi economici siano predeterminati, ha ripetutamente affermato che detto principio di legge è finalizzato ad evitare ingiustificate discriminazioni e a garantire la trasparenza dell’azione amministrativa. Proprio quella dell’erogazione di siffatti contributi, come anche l’esenzione tributaria (per esempio nella tassa di occupazione di suolo pubblico che nel caso di Modica merita uno specifico approfondimento) – ha ammonito più volte l’Anac – è “individuata come area a forte rischio corruzione che deve essere presidiata mediante l’implementazione di specifiche misure di prevenzione e non può risolversi in una erogazione che prescinda dal fondamentale canone di uguaglianza tra cittadini che, per l’appunto, si risolverebbe nell’abuso da parte di un soggetto del potere a lui affidato al fine di ottenere vantaggi privati: ovverosia integrando fenomeni di mala gestio e che il legislatore della legge 190/2012 ha preso in considerazione al fine della riconducibilità al concetto di corruzione in senso ampio (circolare n. 1/2013 della Funzione Pubblica).” (Corte dei Conti Veneto sez. Contr. Deliberazione n. 260/2016/PAR).
Tale orientamento è confermato dalla Corte dei Conti in merito alla possibilità dei Comuni di erogare contributi a seguito emergenza COVID 19: “Il problema è quindi quello di valutare la possibilità se l’epidemia, e la conseguente crisi economica, possa essere posta a fondamento, per il suo descritto carattere straordinario, per interventi ulteriori sul piano finanziario da parte del Comune, i quali tuttavia devono essere, allo stesso tempo, finalizzati a conseguire interessi della comunità amministrata (nella specie, nel senso del sostegno di attività economiche territoriali) e a scongiurare intuibilmente il rischio concreto di un’indebita locupletazione da parte del percipiente per via di una parallela erogazione di risorse pubbliche da parte di altri livelli di governo. In primo luogo, è da escludere una specifica competenza del Comune per ciò che concerne l’ambito degli interventi di carattere preventivo riguardanti genericamente il settore delle “chiusure e conseguenti licenziamenti con pesanti ripercussioni nella collettività amministrata”, che appartiene, per quanto sopra espresso, alla competenza dello Stato in virtù dell’art. 117 Costituzione……… Sul piano procedimentale, posto che in linea generale ed astratta, rientra nelle funzioni istituzionali del Comune l’istituzione di provvidenze, comunque denominate, da conferire a singoli individui in situazione di difficoltà economica, nei termini sopra descritti, è necessario che l’ente locale si doti di un proprio regolamento, da approvarsi in sede di Consiglio comunale, per disciplinare i presupposti e le modalità (tenuto conto inoltre del principio della distinzione tra funzioni di direzione politica e funzioni di direzione amministrativa) di erogazione del contributo, ai sensi dell’art. 12 della legge 241/1990. L’individuazione dei criteri selettivi e, conseguentemente, dei soggetti da agevolare rientra nella discrezionalità del singolo ente, che deve essere esercitata rispettando i principi di trasparenza, imparzialità e predeterminazione…>>.
Poi c’è il problema della totale inammissibilità della destinazione di contributi ad imprese agricole che non hanno subito alcuna chiusura e/o limitazione a seguito della pandemia. Le coltivazioni agricole, ai sensi del DPCM 22/3/2020 sono state escluse dalle chiusure, come risulta nell’allegato 1 dello stesso.
Nella delibera di Giunta il Comune di Modica fa riferimento anche all’aiuto alle aziende in relazione alle specifiche condizioni dell’economia, in particolare all’indebitamento delle imprese con ripercussione sul tessuto sociale della società. L’amministrazione ha ritenuto di venire incontro al comparto agricolo, per l’abbattimento dei costi di energia e carburante per fronteggiare l’aumento delle materie prime ed il crollo dei prezzi di vendita dei prodotti agricoli. Ma in questo caso si è in presenza di un aiuto all’economia, vietato ai Comuni. Infatti la Corte dei conti afferma: <<in primo luogo, è da escludere una specifica competenza del Comune per ciò che concerne l’ambito degli interventi di carattere preventivo riguardanti genericamente il settore delle “chiusure e conseguenti licenziamenti con pesanti ripercussioni nella collettività amministrata”, che appartiene, per quanto sopra espresso, alla competenza dello Stato in virtù dell’art. 117 Costituzione……… . E’ chiaro che l’aiuto all’economia è di competenza esclusiva dello Stato ex art. 117, nel rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato. In secondo luogo l’art. 78 del DL 1/2020, recante “Misure in favore del settore agricolo e della pesca” ha già dato aiuto al settore agricolo, riducendo le accise sul gasolio, pertanto siamo in presenza di una mera duplicazione contraria alle norme. Inoltre assegnare una somma uguale a tutti i richiedenti configura una “distribuzione a pioggia”, come tale illegittima. La Corte dei Conti ritiene necessaria una graduazione, individuando quale possibile criterio l’ISEE. C’è inoltre un parere dell’Agenzia delle entrate nella stessa direzione.
Dopo questo sguardo veloce ad alcuni principi cardine che attestano l’illiceità della spesa di quasi un milione di euro voluta da Abbate per acquistare il consenso necessario alla sua poltrona di deputato, qualche altra breve notizia in proposito può essere utile. Anche gli altri 520 mila euro destinati alle imprese, per l’accesso al credito, senza distinzione di comparto, hanno la stessa tempistica mirata alla massimizzazione del profitto personale del candidato Abbate: in questo caso l’approvazione dell’elenco delle imprese beneficiarie è dell’8 aprile ’22.
In proposito la serie dei motivi che rendono illecita la doppia erogazione è infinita, se si ha un minimo riguardo alle norme, alla giurisprudenza, costituzionale e di legittimità, ai pareri delle Autorità indipendenti e, in questo caso, anche dell’Agenzia delle entrate. Inoltre il Comune di Modica non ha predisposto un regolamento nel rispetto delle competenze del Consiglio comunale, limitandosi a direttive di giunta prive di valore giuridico e consistenti in criteri opachi, non conformi agli obblighi di legge. Il tutto in nome di una finalità insussistente perchè il Covid era già finito ma … la campagna elettorale di Abbate stava per iniziare.
Dissesto, con quattro mesi di ritardo arrivano i liquidatori. Ecco chi sono e cosa fanno. Tra di loro l’assessore al bilancio del piccolo Comune di Sant’Alessio Siculo al tempo dell’affaire Cst Messenia-Nexus, servito per regalare appalti a cascata senza regole e, ad Ignazio Abbate, per esternalizzare la riscossione a fini di lucro personale e disastrare il Comune di Modica
Abbiamo visto come fino a questi giorni, oltre cinque mesi dopo la dichiarazione dello stato di dissesto, peraltro successiva ad anni di ‘dissesto palese’ anche se per lungo tempo negato con bilanci falsi, dirigenza e amministrazione comunale continuino a violare gli obblighi di correttezza contabile: l’appostamento della spesa prevista relativa all’aggio attribuito alla Creset negli anni 2024 e 2025 è solo l’ultimo di una lunga sequenza di casi da noi segnalati non solo in questo ma anche in tutti gli articoli precedenti.
Eppure, come illustrato in quello del 19 dicembre scorso (leggibile qui) lo stato di dissesto comporta obblighi ulteriori ed una distinzione di competenze tra la gestione corrente, che rimane in capo agli organismi ordinari, e quella della liquidazione del patrimonio e delle partite contabili al tempo del crac e da esso colpite. Nel nostro caso, in questo nuovo regime più severo e straordinario, si continua – da parte della giunta-Monisteri e della dirigenza – a violare anche le norme ordinarie come prima e più di prima, mentre di fatto comincia solo ora l’attività dell’organismo straordinario di liquidazione, nominato il 5 giugno scorso, con quattro mesi di ritardo, e insediatosi il 19.
Ne fanno parte un commercialista, Giuseppe Sapienza in veste di presidente; un funzionario del Comune di Taormina, Giuseppe Bartorilla, direttore generale dell’ente guidato dal vulcanico Cateno De Luca; un altro commercialista, Giovanni Torre che invece si occupa proprio di vulcani in qualità di direttore degli affari generali dell’Ingv, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia che ha sede a Roma e nell’Etna una delle aree principali della sua missione.
Sapienza, di Zafferana Enea, 60 anni, diploma di maturità tecnico commerciale e laurea in economia e commercio, vanta una lunga serie di incarichi, in gran parte di nomina fiduciaria, in piccolissimi comuni dell’area etnea: a Santa Venerina, centro di otto mila abitanti, figura a lungo funzionario con p.o. (posizione organizzativa) nell’area finanziaria, consulente o esperto del sindaco, nel nucleo di valutazione e ancora vice segretario comunale. Inoltre revisore nei comuni di Aci Catena, Fiumefreddo, Aci Bonaccorsi, Vizzini, Santa Maria di Licodia, Zafferana Etnea, Trecastagni, Valverde, Licodia Eubea, Giarre; valutatore a Zafferana, Valverde, Catena Nuova; incarichi anche in piccoli comuni sciolti per mafia; mentre l’attività di liquidatore dopo un dissesto lo vede passare per Santa Venerina, Camporotondo Etneo, Lentini e, nel 2019, come membro dell’OSL, a Catania.
Giovanni Torre, 65 anni, salernitano da lungo tempo a Roma, commercialista – con esperienze di Ctu, consulente tecnico d’ufficio, in materia amministrativa, contabile e fiscale del Tribunale di Roma – curatore fallimentare, è direttore del settore affari generali e bilancio dell’Ingv dopo avere diretto l’area amministrativa dell’Aifa, Agenzia italiana del farmaco. Nel suo curriculum vari incarichi, tra i quali quello di dirigente comunale a Velletri, di membro del collegio sindacale nell’azienda di pubblica utilità di San Marino, di insegnamento in vari istituti scolastici.
Giuseppe Bartorilla, 43 anni, di Sant’Alessio Siculo, il minuscolo comune del Messinese che abbiamo incontrato nell’affaire-Nexus, laurea in scienze politiche a Messina, vanta una collezione infinita di incarichi fiduciari. Eccolo nel 2007 stagista per l’assessore regionale al territorio e ambiente della giunta-Cuffaro. E’ Rossana Interlandi, avvocata di Niscemi, intercettata proprio in quel periodo mentre parla con affiliati ed esponenti della mafia poi arrestati: a rivelarlo l’inchiesta Iblis che manda alla sbarra il fondatore e leader del Mpa, Movimento per l’Autonomia, Raffaele Lombardo, eletto l’anno successivo presidente della Regione dopo la decadenza di Cuffaro imputato, poi condannato, per avere favorito la mafia. Per la cronaca Lombardo, rinviato a giudizio dopo uno scontro tra magistrati che spacca la Procura di Catania, si dimette con sei mesi d’anticipo nel 2012: quindi in un ballo di processi tra condanne e assoluzioni alla fine, nel giro della fortuna e in un gioco dell’oca di rinvii, si apposta sulla casella a lui più favorevole: assolto. Ma i suoi rapporti con mafia e mafiosi sono una certezza.
Rossana Interlandi, che tiene a battesimo Bartorilla, è del Mpa: dirigente del partito, assessore regionale, quindi dirigente della Regione per nomina dello stesso Lombardo. Nel Movimento per l’Autonomia in quegli anni milita Cateno De Luca, deputato all’Assemblea regionale siciliana nel 2006 e nel 2008 con il partito di Lombardo. E’ lui, in quel periodo presidente della Commissione Affari istituzionali dell’Ars (la stessa poltrona che da oltre due anni e mezzo occupa Ignazio Abbate) a fare ottenere a quel giovane neolaureato l’incarico e sarà sempre lui nel tempo a sostenerne ogni tappa del curriculum. Bartorilla ha incarichi e collaborazioni con istituti privati di formazione e con associazioni, a Castelmola, a Sant’Alessio Siculo dove cura un progetto finanziato dall’assessore regionale alla famiglia della giunta-Cuffaro, quindi diventa segretario comunale. Dopo pochi giorni di servizio in Liguria, eccolo sempre nel Messinese, nei comuni del proprio territorio che è lo stesso del proprio padrino politico De Luca: Pagliara, Alì, Francavilla di Sicilia, Linguaglossa, Bronte, Paternò. Nel 2018 fa tappa a Briatico, piccolo centro calabro in provincia di Vibo Valentia sciolto per mafia, proprio insieme a Sapienza che ora ritrova a Modica quale presidente dell’OIV. Ma nei quindici anni di servizio come segretario comunale l’attività di Bartorilla – con incarichi anche di dirigente comunale, valutatore della dirigenza, liquidatore in casi di dissesto, membro di tante commissioni per concorsi e appalti – si svolge tutta in decine e decine di piccoli centri, quelli dove De Luca ha il suo capillare radicamento politico e il suo potere clientelare, vicini anche al proprio comune di residenza, Sant’Alessio Siculo. Qui peraltro Bartorilla è anche assessore comunale al bilancio, dal 2012 al 2017, proprio quando l’ente, capofila del Cst Messenia che aggrega 55 comuni, è alla testa di quello sfrontato dispositivo di elusione della normativa sugli appalti, con l’aggiudicazione di una gara alla società consortile Nexus, con base a Roccalumera, che così può incassare tanti appalti come quello che le porta in dote dal Comune di Modica Ignazio Abbate nel 2015. Una vicenda peraltro segnata dal mostruoso conflitto d’interessi del dirigente nominato dal sindaco Giovanni Foti. E’ il già citato Andrea Ceccio il quale redige il bando del Cst Messenia, assegna la gara all’unico concorrente, cioè se stesso quale amministratore della Nexus che poi lo assume anche come projet manager. In quegli anni Bartorilla è … solo l’assessore al bilancio del Comune di Sant’Alessio Siculo, piccolissimo e però capofila.
Anche quell’operazione infligge al Comune di Modica (la responsabilità qui è però solo dell’amministrazione Abbate) un danno che sommato ai tanti altri contribuisce al dissesto.
Ed ecco oggi da Sant’Alessio Siculo giungere, tra gli altri, uno dei tre liquidatori del dissesto del Comune di Modica, funzionario nel cuore di Cateno De Luca, l’ex esponente del Mpa e, in tempi più recenti, avversario, spietato e irriverente, di Renato Schifani e del centrodestra: nelle ultime elezioni regionali del 25 settembre 2022 e fino a ottobre scorso. Da quel momento la sua linea è cambiata: guarda al centrodestra, muovendo da un confronto diretto con le sorelle Meloni cui alla Camera offre voti governativi di suoi eletti in Parlamento. Intanto, alle prossime regionali, mentre continua a chiedere primarie nel centrosinistra (una messinscena per depistare), da mesi flirta a destra con Gaetano Galvagno, l’uomo di Ignazio la Russa in Sicilia, per un possibile ticket. Ma se fino a qualche giorno fa la cosa sembrava accontentare il’ Masaniello di Sicilia’, la bufera giudiziaria sul presidente dell’Assemblea regionale siciliana accusato di corruzione e peculato offre a ‘Scateno’ una chanche in più, da primadonna del centrodestra nella corsa a palazzo d’Orléans fra due anni, se Meloni dirà no ad un bis di Schifani.
De Luca quindi, nuovo player del centrodestra, in attesa di sapere che ruolo potrà giocare, lavora insieme ai suoi nuovi alleati, tra cui la Dc di Totò Cuffaro e, tra gli altri, di Ignazio Abbate.
Il posto di dirigente tecnico lasciato libero da Paolino e le manovre per la successione già da noi segnalate. Ora giunge l’avallo della giunta con una delibera che sà di ‘cavoli a merenda’: invocati progetti Pnrr per mascherare l’ennesima violazione di legge. La rinuncia di Pisani lascia campo libero al candidato prescelto prima dell’iter?
Abbiamo detto della totale illegittimità dei dirigenti del Comune di Modica, addirittura doppia per tutti e tre (non potevano essere assunti per mancata approvazione dei bilanci: nullità non sanabile; comunque, se anche fossero stati assunti lecitamente, e non è il nostro caso, sarebbero decaduti nel momento della dichiarazione di dissesto, altro effetto automatico e non sanabile) e tripla nel caso del capo settore Affari generali Rosario Caccamo privo dei requisiti soggettivi.
Abbiamo anche riferito delle manovre di uno di tali dirigenti illegittimi, Maria Di Martino, per nominare un suo uomo al posto di Paolino, illegittimo anch’egli, in pensione dall’1 agosto prossimo con decisione presa dopo le pressioni investigative della Procura di Ragusa sul Comune. Manovre destinate a fallire, se almeno in quest caso vogliamo confidare nel rispetto delle norme. La situazione di dissesto impedisce al Comune di fare qualsivoglia assunzione, sicchè la posizione può essere coperta solo da una figura in organico: rispettando, se almeno una volta fosse possibile, i criteri minimi di valutazione e di selezione dei titoli e delle competenze, pur nella discrezionalità della scelta: discrezionalità che, come vedremo tra poco nella sentenza del Tribunale che condanna il Comune di Modica, non è arbitrio.
Ma al Comune di Modica, tornando alle manovre in atto per la successione di Paolino, pare che ‘neanche una volta’ (eccezionalmente o per … sbaglio) sia possibile rispettare le norme.
La conferma arriva da una delibera della giunta-Monisteri (tutti presenti, votanti e favorevoli i suoi membri) di mercoledì scorso, 2 luglio. E’ un atto d’indirizzo per l’assunzione del nuovo dirigente del settore tecnico <<ai sensi dell’art. 110 del TUEL e dell’art. 8 commi 1 e 2 del DL 13/2023>>.
Già nell’oggetto, i riferimenti normativi indicati quale titolo giustificativo legittimante la procedura avviata sono inquietanti: rivelano un disegno oscuro ed equivoco, una manovra fuorviante e ingannevole, una sorta di truffa ordita dal Comune nei confronti del legislatore il quale in questo caso detta regole precise che l’ente locale tenta palesemente di violare, facendo credere di non farlo.
L’art. 110 del Tuel, Testo unico enti locali, equivale ai cavoli nella merenda imbastita alla tavola del decreto legge n. 13 del 2023.
I ‘cavoli’ sono la pretesa dell’assunzione di un dirigente, vietata dalla legge in presenza di dissesto e senza approvazione di documenti finanziari, come ampiamente chiarito innumerevoli volte. La ‘merenda’ alla quale collaudati compagni di viaggio non riescono a rinunciare è quella dei fondi previsti dal Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) qui, ancora una volta, richiamati a sproposito.
Il decreto citato non consente al dirigente di gestire l’ufficio tecnico ma semplicemente di dare esecuzione ad uno specifico progetto a carico del Pnrr: queste assunzioni sono ammesse esclusivamente a carico del progetto e non del bilancio e i rapporti di lavoro relativi cessano immediatamente alla conclusione del progetto al quale sono destinati e vincolati e dai quali traggono causa.
Qui, fin nell’oggetto della delibera, viene presentato un miscuglio che, se fosse un refuso, sarebbe semplicemente privo di senso, mentre ha tutte le caratteristiche dell’inganno pianificato.
O è assunzione ex art. 110 (impossibile, illegittima, vietata dalla legge), o è assunzione ex art. 8 del citato decreto. In questo secondo caso quali sarebbero i progetti?
Basta dare un’occhiata a tanti atti deliberativi simili di altri enti, in ogni regione, per cogliere il puzzo di truffa che si cela in questa manovra avviata dalla giunta e affidata alla dirigenza in carica, notoriamente illegittima e abusiva e, come tale, la più idonea a reiterare la violazione e l’abuso.
Per esempio un avviso pubblico di assunzione di questo tipo, conforme alle norme, ha per oggetto (gli esempi sono centinaia) ‘selezione pubblica, per titoli ed esami, per l’assunzione a tempo determinato di un dirigente responsabile dell’unità specialistica denominata Pnrr ai sensi …’.
Infatti tale dirigente non potrebbe occuparsi di nulla che non attenga al progetto oggetto della sua assunzione e la vacatio in atto nella dirigenza del settore tecnico rimarrebbe tale nella sua interezza.
Del resto l’ambiguità fraudolenta è confessata dalla stessa giunta quando, nella delibera citata, da una parte richiama l’assunzione di Paolino (ex art. 110 Tuel) mentre dall’altra nella stessa graduatoria figura un concorrente idoneo, Andrea Pisani, da noi citato nella prima parte di questo articolo in relazione alle manovre segnalate per l’assunzione di Fabio Bellaera, l’ex responsabile del settore tecnico del Comune di Acate, fortemente sostenuto dalla dirigente Di Martino proprio quale successore di Paolino e del quale bisogna aggiungere un altro elemento biografico di possibile pubblico interesse: è genero di Franco Poidomani, amministratore unico di Iblea Acque spa, la società costituita dai dodici comuni iblei per la gestione del servizio idrico e spesso nell’occhio del ciclone per varie ragioni tra le quali la contestata indennità da 95 mila euro l’anno riconosciuta a Poidomani, che sarebbe illegittima se attribuita ad un pensionato. Per tale attribuzione i sindaci sono stati più volte denunciati alla Corte dei conti: tra i più attivi in tali denunce il consigliere comunale di Ragusa Gaetano Mauro, Fi, figlio dell’ex presidente della Provincia Giovanni Mauro che abbiamo incontrato nel focus storico della prima parte di questo articolo-inchiesta. La magistratura contabile non ha però mai riscontrato alcuna irregolarità in quanto l’organo amministrativo di Iblea Acque Spa è nominato dall’Assemblea Territoriale idrica Ragusa e non da un Comune. Un caso simile è quello dell’amministratore delegato della Società Stretto Spa Pietro Ciucci, pubblico dipendente in pensione (già presidente e direttore generale dell’Anas) destinatario di una lauta indennità per l’incarico assunto due anni fa nella società del Ponte sullo stretto. In questo caso peraltro si tratta di società partecipata, mentre Iblea acque è una società in house che a maggior ragione e ancora più incontestabilmente – è quanto sostenuto e fatto valere dall’interessato – può erogare legittimamente l’emolumento in questione.
Tornando alla delibera della giunta-Monisteri del 2 luglio scorso, che possiamo definire pro Bellaera, essa ricostruisce e attesta che nella stessa giornata, il 2 luglio, il Comune interpella Pisani sulla disponibilità ad assumere l’incarico e questi, sempre lo stesso giorno, risponde di no. Da qui la delibera ‘piè veloce’ per l’avvio della procedura di selezione che ratificherà la scelta già compiuta. Vedremo se l’esito smentirà o meno quanto abbiamo sin qui in verità riferito: chi manovra potrà sempre per necessità, anche con sommo dispiacere, cambiare cavallo, ma per il momento la tenacia corale (dirigente, assessora al bilancio, sindaca, con o senza spinte esterne da dietro nell’ombra) sembra incontenibile.
Il tutto conferma quanto osservato. Il Pnrr non c’entra niente, l’assunzione è solamente ex art. 110 del Tuel (altrimenti perché interpellare Pisani?) e la rinuncia di questi – quali che ne siano l’origine, la genesi, la causa, il movente, la spiegazione e il fattore di corrispondenza con i passi compiuti da chi di dovere nelle stanze di palazzo San Domenico – sembra funzionale al risultato prestabilito.
Vacatio anche del vertice della Polizia locale per i raggiunti limiti d’età del funzionario, Rosario Cannizzaro, voluto da Abbate: nomina illegittima, come la quasi totalità degli incarichi apicali, ma ora è il Tribunale a sancirlo con una sentenza che condanna il Comune
In pensione va anche il funzionario posto da Abbate a capo della Polizia locale, Rosario Cannizzaro, sicché dal 16 luglio si apre anche questa vacatio e vedremo come il Comune intenderà coprirla.
Qui può essere utile un breve cenno che abbraccia i dodici anni di amministrazione Abbate-Ficano-Monisteri lungo uno stesso filo di continuità: l’illegittimità di quasi tutte le nomine dei capi settore, le cosiddette ‘posizioni organizzative, poi Eq (elevata qualificazione) durante i nove anni dell’ex sindaco, o quella dei dirigenti ad opera della commissaria Ficano. Di questi ultimi si è detto. Nella quasi totalità dell’attribuzione di P.o. ed E.q. ricorre una sistematica violazione dei criteri di competenza e di merito sotto il duplice profilo della lesione di diritti soggettivi e interessi legittimi e del danno grave all’ente per lo spreco di capitale umano e professionale e delle conseguenze nefaste della condotta e dell’operato di funzionari incompetenti, incapaci e privi dei titoli necessari: ciononostante preferiti a funzionari capaci, competenti e dotati di titoli superiori e in linea con le posizioni da cui sono stati irragionevolmente estromessi o nelle quali non sono stati nominati.
Un caso, emblematico, di questo modus operandi criminoso o certamente criminogeno da parte di Ignazio Abbate, sempre sostenuto e coperto in ogni decisione dal segretario generale Giampiero Bella, è dato proprio dalla posizione apicale della polizia locale.
In proposito il mensile Dialogo del mese di giugno, con un articolo del suo direttore Paolo Oddo, riferisce di due sentenze del Tribunale di Ragusa in funzione di Giudice del lavoro che condanna il Comune di Modica a risarcire una vittima accertata di tale operato da parte del ‘sistema-Abbate’: è Angelo Carpanzano, commissario capo di Polizia locale, dotato di titoli e competenze enormemente superiori a quelle del funzionario prescelto invece da Abbate, Cannizzaro, semplice ispettore superiore di polizia locale. Il Comune deve risarcire a Carpanzano ventimila euro, oltre a interessi, rivalutazioni e spese legali che quasi raddoppiano la cifra.
Con altra sentenza, ma con riferimento al medesimo abuso e sopruso commesso da Abbate, lo stesso Tribunale condanna il Comune all’esito di un processo per mobbing nei confronti di Carpanzano, funzionario competente ed integerrimo e perciò non solo penalizzato, vessato, discriminato, emarginato ma anche perseguitato con contestazioni disciplinari, infondate, strumentali, intimidatorie e ritorsive. In questo caso il Tribunale, in altra composizione, condanna l’ente al pagamento di altri 10 mila euro cui bisogna aggiungere interessi, rivalutazioni e spese legali. Insomma un danno secco e diretto di almeno 50 mila euro che Abbate dovrebbe risarcire di persona al Comune di Modica e speriamo che ciò non sfugga alla Corte dei conti. Poi c’è un danno ben più esteso, incalcolabile, che la nomina per dieci anni ha inflitto all’ente per tutte le conseguenze di una scelta sciagurata, illogica, illecita che ha rubato alla città i migliori servizi che le competenze calpestate avrebbero consentito, costringendola invece a fare i conti con quelle irragionevolmente e dolosamente prescelte, per mero interesse privato del sindaco, il suo interesse a comandare contra legem per ricavarne lucro personale e particolare, anzichè esercitare correttamente le funzioni nel rispetto delle norme a presidio dell’interesse generale.
Caustica la chiosa finale di Oddo sorpreso perché … mai aveva pensato che Abbate facesse prevalere l’arbitrio <<tanto più che alcuni degli elementi scelti mai si sono lamentati di alcunchè perinde ac cadaver, quindi acqua in bocca…>>. Il problema purtroppo è in gran parte qui. La corruzione, da intendersi qui come fenomeno non solo di rilevanza giuridica, addirittura penale, ma in piena estensione di forme, richiede sempre l’intervento complice di due parti. E fin dall’insediamento, a giugno 2013, Abbate non ha mai dovuto faticare per trovare ogni volta una pare disponibile. Ed eccoci cui.
Due sentenze condannano il Comune di Modica per la nomina del capo della polizia locale Cannizzaro: illegittima, assurda stando alla comparazione di titoli e competenze. La ‘vittima’ è Angelo Carpanzano, funzionario molto più titolato e qualificato: integerrimo e competente (contestò violazioni elettorali anche all’allora candidato Abbate nel 2013), è stato estromesso, discriminato, vessato, perseguitato. Il Comune dovrà risarcirlo ma a pagare non dovrebbero essere di tasca propria Abbate e i suoi complici?
Vale la pena dare uno sguardo alle sentenze del Tribunale di Ragusa che condanna doppiamente, come abbiamo visto in breve citando Dialogo, il Comune di Modica.
La prima sentenza (leggibile qui integralmente), emessa il 21 settembre 2023 (nè il Comune, nè la controparte ne hanno dato notizia), demolisce il provvedimento di nomina del capo della polizia locale, il 9 ottobre 2015 da parte del sindaco Abbate <<in assenza di una procedura selettiva comparativa e con motivazione del tutto insufficiente, apparente e contraddittoria, dunque in violazione dei canoni di buonafede e correttezza>>, ricostruendo che <<a seguito delle dimissioni di Giuseppe Pediglieri l’incarico è stato conferito all’ispettore Cannizzaro, sebbene questi fosse privo di idonea qualifica e grado e pregressa esperienza in ruoli di responsabilità. Come è noto, nel vigente assetto normativo del pubblico impiego, l’amministrazione, pur godendo di ampia discrezionalità nella scelta dei soggetti ai quali conferire gli incarichi di posizione organizzativa, è comunque tenuta all’osservanza delle clausole generali di correttezza e buona fede (articoli 1175 e 1375 del codice civile), operanti alla stregua dei principi di imparzialità e buon andamento di cui all’articolo 97 della Costituzione>>. L’ente è tenuto inoltre <<a predeterminare i requisiti professionali necessari per l’affidamento, ad adottare adeguate forme di partecipazione ai processi decisionali, ad esternare le ragioni giustificatrici delle scelte discrezionali effettuate. In concreto, l’amministrazione deve selezionare il soggetto al quale conferire l’incarico attraverso un’effettiva e trasparente comparazione dei candidati che trovi poi adeguato riscontro nella motivazione contenuta nell’atto di nomina>>.
In proposito il nome del predecessore Pediglieri è noto a lettrici e lettori di In Sicilia Report per via di quel retroscena inquietante svelato in un articolo del 3 ottobre 2024 (leggibile qui) per il quale l’allora dirigente della Polizia locale Pediglieri fu costretto con la violenza alle dimissioni.
Tornando alla sentenza, quanto finora prospettato in diritto dal giudice risulta totalmente violato dal Comune che, anche alla luce del proprio regolamento, era <<tenuto ad esaminare i curricula dei candidati e ad esternare con adeguata motivazione le ragioni per cui è individuato il candidato ispettore Rosario Cannizzaro in luogo di un altro, il commissario capo Carpanzano>>.
La sentenza boccia quindi senza appello l’assurdità dell’arbitrio perpetrato dal Comune con la sfrontata finzione di comparare curricula che mai e poi mai avrebbero potuto condurre alla illogica e dissennata scelta operata. Infatti, avuto riguardo ai titoli, alle competenze ed alle esperienze dei candidati <<la motivazione contenuta nella determina impugnata non consente
minimamente di ricostruire il processo logico-motivazionale che ha indotto
l’amministrazione a individuare l’ispettore Cannizzaro quale candidato maggiormente
idoneo a ricoprire l’incarico. Tanto più che – osserva la giudice Cristina Carrara – in base a quanto emerso in giudizio, la scelta discrezionale operata dal Comune appare persino illogica in quanto il ricorrente (Carpanzano): è inquadrato nella categoria D/3, cui corrisponde nell’ordinamento del corpo di polizia municipale del Comune di Modica il grado e la qualifica di commissario capo funzionario di Polizia municipale; è in possesso del titolo di laurea specialistica in “governo e gestione di amministrazioni e imprese” conseguito con voto 110/110 e lode; vanta plurime esperienze e ruoli di responsabilità all’interno dell’organizzazione comunale; ha già assunto nel 2013 la dirigenza ad interim del settore Polizia Municipale. Per contro, il candidato ritenuto dall’amministrazione “curricularmente più meritevole” e inquadrato nella categoria D/1, con qualifica di Ispettore superiore di Pm ha conseguito la laurea – tutt’altro che specialistica rispetto all’incarico – delle Belle Arti in “Scenografia presso l’Accademia e non ha maturato alcuna esperienza nell’ambito di incarichi di responsabilità e di Posizioni organizzative>>.
Quindi la sentenza di condanna del Comune con il dispositivo già indicato.
Oltre ai titoli e alle esperienze richiamati in sentenza, c’è da dire che Carpanzano è stato anche per tre anni, dal 2010 al 2013 durante l’amministrazione-Buscema, dirigente del settore Tributi del Comune di Modica dando prova di efficienza nell’organizzazione del servizio e nel consistente aumento della riscossione e lasciando alla subentrante amministrazione un assetto che se difeso e mantenuto avrebbe garantito ben altra sorte all’ente rispetto al disastro della scellerata gestione Abbate, anche e non secondariamente, proprio in questo campo.
Ma Carpanzano, dirigente integerrimo, era ed è noto per la sua competenza, il suo rigore, la sua inflessibile obbedienza alle leggi, la sua indisponibilità agli ordini illeciti, la sua dedizione nella cura del servizio in corrispondenza con l’interesse generale della città cui l’ente è vincolato.
Perciò Carpanzano è stato discriminato, penalizzato, emarginato e, come vedremo attraverso la seconda sentenza (leggibile qui integralmente), anche fatto oggetto di condotte ritorsive esaminate dal Tribunale nel separato giudizio per mobbing.
Uno spreco di capitale umano e professionale irresponsabile e suicida da parte del Comune di Modica, un regalo ad altri enti almeno in due periodi. Per due anni, da luglio 2019 a giugno ’21, il dirigente perseguitato a Modica assume il comando della Polizia locale di Augusta dove inoltre è responsabile del settore economico finanziario, per un periodo anche della gestione giuridica del personale, inoltre membro della commissione post-dissesto, responsabile unico del procedimento in gare d’appalto sopra e sotto soglia comunitaria, impegnato per il Comune nel contenzooso in commissione tributaria. In seguito, per un anno, a Pozzallo quale responsabile del settore finanziario e affari generali e negli ultimi mesi anche comandante della Polizia locale e responsabile della transizione digitale. E’ il periodo in cui il Comune di Modica approva il falso rendiconto del 2021, e conseguentemente del 2022, avviandosi verso il dissesto, mentre a Pozzallo nel breve periodo di servizio la spinta del dirigente verso la riduzione dei ritardi, la regolarizzazione e l’allineamento dei bilanci, la lotta all’evasione produce risultati concreti.
Sul conto di Carpanzano, in questo articolo soggetto di cronaca per via della notizia delle due sentenze e quindi destinatario delle opportune consuete verifiche giornalistiche, emerge che egli è uno dei pochissimi funzionari del Comune non solo a pubblicare correttamente il curriculum sul sito istituzionale dell’ente, ma anche ad aggiornarlo e a redigerlo nello scrupoloso rispetto delle norme di chiarezza e di trasparenza, indicando di ogni titolo accademico, esperienza o competenza tutti i riferimenti utili alla piena verificabilità. Una mosca bianca a Palazzo San Domenico dove, in violazione delle norme, gli atti sono tenuti nascosti e gli stessi curricula non pubblicati, o non aggiornati e inoltre compilati in modo equivoco, non verificabile o ingannevole.
La seconda sentenza affronta la vicenda partendo da un elemento inquietante: la matrice ritorsiva della condotta del sindaco Abbate contro il dirigente ‘colpevole’ di avere fatto il suo dovere di comandante della Polizia municipale nel contestare, anche al candidato Abbate, infrazioni in materia di propaganda elettorale nel periodo precedente le elezioni del 9 e 10 giugno 2013, con ballottaggio, poi vinto da Abbate, il 23 e 24. A questo fatto sarebbe da ricondurre <<il deplorato “crescendo rossiniano di abusi umiliazioni, mortificazioni” e la subita “reiterata
discriminante azione di marginalizzazione”>>. Segue nella sentenza, emessa da Tribunale di Ragusa il 20 marzo 2024, la lunga sequenza dei trattamenti degradanti, dell’umiliante sottoposizione a inferiori gerarchici per titoli e qualifiche, la vessazione disciplinare attraverso contestazioni e in qualche caso sanzioni illegittime, strumentali, intimidatorie.
Nonostante l’altro parallelo giudizio di cui abbiamo riferito, il Tribunale tratta anche in questo contesto l’assurda nomina del 9 ottobre 2025 del comandante della Polizia municipale. <<Incontestato il possesso dei superiori titoli accademici e di servizio vantati dal
Carpanzano in ricorso (i.e. qualifica di Commissario Capo di P.M. – cat. D3, laureato in
Governo e Gestione di Amministrazioni e Imprese e con pregressa esperienza di
Comandante di P.M. presso lo stesso Comune di Modica), non è invero dato
comprendere – obietta il Tribunale – in virtù di quali circostanze e considerazioni il giudizio comparativo dei curricula del ricorrente e dell’Ispettore di P.M. Rosario Cannizzaro (incontestatamente non laureato e in possesso di qualifica professionale e grado inferiori) si sia risolto a vantaggio di quest’ultimo; ancorché la nomina procedesse da scelta discrezionale dell’Amministrazione – osserva la giudice Antonietta Donzella – ed anzi proprio per tale ragione, discrezionalità non essendo sinonimo di arbitrio -, il Comune era infatti senz’altro tenuto ad esternare le ragioni poste a fondamento della svolta selezione>> così come disposto dalle norme che la sentenza passa in rassegna e secondo cui “ai fini del conferimento di ciascun incarico di funzione dirigenziale si tiene conto, in relazione alla natura e alle caratteristiche degli obiettivi prefissati ed alla complessità della struttura interessata, delle attitudini e delle capacità professionali del singolo dirigente, dei risultati conseguiti in precedenza nell’amministrazione di appartenenza e della relativa valutazione, delle specifiche competenze organizzative possedute, nonché delle esperienze di direzione eventualmente maturate… “Le Amministrazioni locali sono tenute a determinare in via preventiva, secondo le procedure definite dalla contrattazione collettiva, i criteri generali per l’affidamento e la revoca degli incarichi dirigenziali, rispettando i principi stabiliti nell’art. 19 del d. lgs. n. 165 del 2001, secondo cui per il conferimento di ciascun incarico di funzione dirigenziale si tiene conto, in relazione alla natura e alle caratteristiche degli obiettivi prefissati, delle attitudini e delle capacità professionali del singolo dirigente; ne consegue che il giudice deve verificare se l’operato dell’amministrazione, concernente il conferimento degli incarichi in questione, trovi o meno fondamento nei predetti criteri generali” (cfr. CASS. n. 10567/2019; CASS.n. 6485/2021 cit.), per modo che “l’illegittimo diniego di una posizione organizzativa comporta il diritto del dipendente al risarcimento del danno per perdita di chance, che va riconosciuto, come entità patrimoniale a sé stante, ove sussista la prova di una concreta
ed effettiva occasione perduta; il danno, che non coincide con le retribuzioni perse, va
liquidato in via equitativa utilizzando quale parametro le retribuzioni perse, tenuto conto del
grado di probabilità e della natura di danno futuro, consistente nella perdita non di un
vantaggio economico, ma della mera possibilità di conseguirlo” (cfr. CASS. n.1884/2022;
CASS. n. 37002/2022). Considerazioni affatto analoghe si impongono inoltre quanto alla
nomina dei due vice-comandanti del corpo di P.M., incarichi ancora una volta
immotivatamente conferiti a dipendenti provvisti di titoli e qualifiche inferiori rispetto al
CARPANZANO (i.e. l’Ispettore Giorgio Ruta e l’Ispettore Roberto Amore, cfr. determina n.
2524 del 09.10.2015)>>.
La sentenza affronta quindi la fattispecie del mobbing, difficile da provare in pienezza nella granitica consistenza tipizzata dalla giurisprudenza, riconoscendo l’illecito demansionamento conclamato il cui <<danno non patrimoniale è risarcibile ogni qual volta la condotta illecita del datore di lavoro abbia violato, in modo grave, i diritti del lavoratore che siano oggetto di tutela costituzionale, in rapporto alla persistenza del comportamento lesivo (pure in mancanza di intenti discriminatori o persecutori idonei a qualificarlo come mobbing), alla durata e reiterazione delle situazioni di disagio professionale e personale del dipendente, nonché all’inerzia del datore di lavoro rispetto alle istanze del lavoratore>>.
Quindi il dispositivo contenente la condanna già indicata.
Per dovere di completezza Cannizzaro, nominato il 9 ottobre 2015 dall’allora sindaco Abbate, è stato da lui sempre confermato in tutti gli atti assunti in ordine all’assetto delle posizioni organizzative (il 4-7-2018, il 31-12-’18, il 28-5-’19, il 16-10-’20, il 5-11-’20, il 31-12-’20). E così hanno fatto anche la commissaria Ficano il 26-7-2022 e la sindaca Monisteri con proprio atto d’indirizzo al dirigente Affari generali Rosario Caccamo il 5 settembre ’23. Ciò va detto anche perchè possa tenersi nella giusta considerazione l’elemento di una scelta di totale continuità in dieci anni, pur essendo tale scelta pesantemente inficiata da vizi macroscopici come il doppio esame giudiziario ha sancito.
Polizia locale, un ‘esperto’ di cui il Comune non pubblica il curriculum. E’ un ex poliziotto della Stradale, assunto dalla sindaca Monisteri: per predicare nelle scuole il rispetto del codice o per incrementare il ricavato dalle violazioni?
Tornando alla vacatio del vertice della Polizia locale, ed in attesa di scoprire quali saranno le scelte della sindaca, è utile porre attenzione ad una nomina recente: quella compiuta con propria determinazione da Monisteri l’8 maggio scorso. E’ l’assunzione quale esperto a titolo gratuito per un anno, dal 12 maggio ’25 all’11 maggio ’26, di un poliziotto in pensione, Francesco Vona, 61 anni, di Comiso, congedatosi con la qualifica di commissario capo, acquisita peraltro il 28 marzo ’24, in pratica sulle soglie della quiescenza avvenuta pochi mesi dopo.
Dell’esperto della sindaca si sa solo che ha lavorato in Polizia stradale, a Vittoria soprattutto, e si può presumere sia stato un ispettore prima della promozione a fine carriera. E’ incredibile, è in aperta violazione di norme elementari – le quali, è bene ricordarlo, non offrono suggerimenti ma impongono obblighi giuridici inderogabili e sanzionati – che il sito istituzionale del Comune non pubblichi il curriculum. Cosa frequente ma per questo ancora più grave. Sicchè mentre la sindaca scrive o fa scrivere nella determinazione di non potere fare a meno dei servizi di siffatto esperto non dice chi sia e quali siano i tuoi titoli e le sue competenze alle quali non possa rinunciare.
Oggetto dell’incarico, a titolo gratuito ma con rimborso spese, è l’<<attività di consulenza e supporto nelle attività della polizia locale dell’ente, anche mediante lezioni di sicurezza stradale e legalità negli istituti di istruzione delle scuole presenti nel territorio comunale>>. Queste le modalità: almeno tre presenze settimanali in giorni e orari da concordare anche fuori da quelli d’ufficio; l’incaricato potrà accedere agli atti relativi alle pratiche in trattazione ed acquisire ogni relativa informazione dagli uffici dell’ente.
A prendere sul serio la sindaca pare che a lei servisse una persona capace di parlare nelle scuole di sicurezza stradale ma, nella stessa determinazione, per prima cosa mette in campo il << fine di garantire le maggiori entrate derivanti dalle sanzioni>>. Ma come? Parlando nelle scuole dove, se l’esperto riuscisse nel suo intento, il risultato dovrebbe essere – e sarebbe una grande conquista – la riduzione del numero di violazioni del codice della strada?
Insomma, come sempre, il Comune di Modica mente fin dagli atti e perfino negli stessi atti che redige: serve un testimonial del Codice della strada o chi incrementi i ricavi derivanti dalle sue violazioni?
La verità è che le menzogne, in questo come in tanti altri atti, sono molteplici perché un dato è evidente. Il nominato, in quanto ‘esperto’ della sindaca, non può mettere mano agli atti relativi all’operato interno della Polizia locale come, e ciò vale in tutti i settori, ad ogni atto gestionale di qualsivoglia ramo dell’amministrazione. E allora?
Probabilmente la nomina va letta in funzione della successione incombente. Anche se in questo caso saremmo dinanzi all’assurdo – ma questo Comune ci ha abituati a tutto e si è mostrato capace di tutto – di una nomina illegittima come sarebbe quella di qualunque ‘esterno’, stante la dichiarazione di dissesto, come già rilevato per la successione di Paolino.
Ma se anche il Comune non fosse in dissesto, e purtroppo lo è, che senso avrebbe nominare un ex operatore di polizia stradale divenuto commissario solo alla vigilia della pensione, mentre il Comune ha in organico otto funzionari due dei quali con laurea specialistica (abbiamo visto il caso di Carpanzano) e uno con laurea triennale i quali, tutti, hanno espletato per almeno tre decenni, in qualche caso quattro, tale servizio?
Nella Polizia locale è sempre di grande influenza la figura del vigile urbano-imprenditore, grande amico di Abbate prima e di Monisteri poi. Mancherà, come sempre, per tre mesi dal primo settembre per la campagna olearia della sua azienda privata. Il mistero di sue dimissioni poi revocate: ma esse hanno effetto immediato e quando chi le ha presentate cambia idea è già un ex dipendente: le tante ombre a palazzo San Domenico sui suoi privilegi e i suoi affari
Per capire le dinamiche relative alla Polizia locale, avallate ovviamente dal vertice politico-amministrativo dell’ente, Abbate prima e Monisteri adesso, bisogna avere riguardo a quella figura di ‘vigile urbano’, come un tempo si sarebbe detto, che risponde all’ispettore Giorgio Ruta. E’ il famoso imprenditore nel settore oleario che riesce a fare il pubblico impiegato e, contemporaneamente, anche il produttore di olii extravergine d’oliva di apprezzata qualità. Noi abbiamo dovuto parlarne (l’articolo è leggibile qui) innanzitutto per il suo potere abnorme sul Comune e per la condizione, di fatto, di dominus del corpo della Polizia locale pur avendo appena la qualifica di ispettore, cosa che non gli ha impedito di essere uno dei quattro ‘vice comandanti’ prescelti da Abbate insieme al ‘comandante’ Cannizzaro, aventi titoli, d’istruzione e di servizio, nonché esperienze e competenze di gran lunga inferiori a quelli di Carpanzano a lungo vessato, emarginato, discriminato, perché ligio alle norme di legge e non agli ordini illeciti di Abbate e della sua ampia cricca. Perciò il sindaco lo pose al di sotto non solo del comandante illegittimamente nominato ma anche dei suoi vice tra i quali il citato Ruta.
E’ notorio che questi attenda all’impiego comunale senza divisa (privilegio che pare sia un’esclusiva assoluta da lui attribuita a sé stesso ma sembra che nessuno possa dirgli di no) e compatibilmente con i suoi gravosi e ben più importanti impegni di imprenditore. In quell’articolo richiamato abbiamo riferito della sua sistematica assenza per tre mesi, ogni anno, dal primo settembre al 30 novembre, periodo in cui sono particolarmente impellenti le attività di raccolta e trasformazione delle olive: … non è lui a lavorare per il Comune ma il Comune per lui.
La richiesta è presentata per ‘motivi familiari’, totalmente falsi perché consistenti nella necessità di non volere essere distolto dal Comune, in quei tre mesi, neanche per un minuto (diversamente la compatibilità risulta più che collaudata) dall’esercizio della propria attività d’impresa: quindi affari economici privati, non motivi familiari, piegano i servizi che un Comune eroga ai cittadini con i soldi dei cittadini.
Quest’anno gli atti amministrativi consueti, di richiesta e di immancabile ottenimento del trimestre olivicolo (trimestre di libertà assoluta la quale negli altri nove mesi tocca comunque un livello altissimo e impensabile nel contesto del pubblico impiego) si colorano di un tratto di originalità nuova.
Lo troviamo in una determinazione della dirigente Maria Di Martino del 24 giugno scorso avente ad oggetto <<Dipendente Sig. Omissis. Autorizzazione part time verticale dall’1-9-25 al 30.11.25>>. Il Sig. Omissis è in realtà il sig. Giorgio Ruta che in ogni passo del provvedimento rimane però sotto copertura, privo di nome e cognome ma identificato da quella parola unica (Omissis) e un po’ inquietante. Come sempre, ogni anno egli chiede e ottiene di assentarsi totalmente (senza di questo avverbio, non avrebbe alcun bisogno di modificare la prassi corrente) attraverso lo strumento della trasformazione del rapporto di lavoro full time in ‘part time verticale ciclico’. Ma questa volta la determinazione dirigenziale ci riferisce un dettaglio in più che è anche un fatto nuovo. Ci racconta infatti: la richiesta del dipendente Signor Omissis del 5 maggio 2025 n. 21687; il nulla osta del dirigente del primo settore espresso il 30 maggio in calce alla nota n. 25033 del 20 maggio nella quale si prende atto della revoca delle dimissioni presentate il 3 aprile 2025 con protocollo n. 16467 e si autorizza …
Apprendiamo quindi che il 3 aprile 2025 Ruta si è dimesso da dipendente comunale e in seguito ha revocato le sue dimissioni. Stando alla lettera della determinazione pare che questa revoca sia stata comunicata il 20 maggio, cioè quindici giorni dopo la richiesta di part time, esigenza come ogni anno … avvertita dal Comune durante il trimestre olivicolo per offrire alla comunità un servizio migliore.
Anche a volere ignorare tale sequenza che si evince dall’atto – oscuro, criptico e pasticciato come tanti altri – (chiese il part time quando era un ex dipendente?) un dato è inoppugnabile. La comunicazione delle dimissioni ha effetto immediato: quindi, appena essa avviene, il rapporto di lavoro immediatamente cessa, poichè il recesso del dipendente non richiede alcuna accettazione nè esame da parte del contraente. Quando il lavoratore dimissionario, cambiando idea, ci ripensa, non ha più dinanzi a se un datore di lavoro, ovvero un contraente con rapporto in corso, ma un ex datore ed ex contraente, ovvero un soggetto che, in totale autonomia, solo se lo voglia per i propri interessi (che sono quelli del Comune, quindi della città) potrà valutare se accogliere il successivo atto di volontà dell’ex dipendente che chieda di tornare tale. Chi ha compiuto questa valutazione? Come è stata motivata la scelta di mettere il Comune in posizione di inchino ancora una volta alle esigenze estemporanee e ai privatissimi interessi di colui che dovrebbe essere un pubblico dipendente? Cosa c’è dietro le dimissioni del 3 aprile? Indagini giudiziarie? Un messaggio al contraente-Comune ‘minacciato’ di abbandono?
Chiare in proposito le norme e la giurisprudenza. <<Le dimissioni del dipendente pubblico – spiega la Corte di Cassazione – costituiscono un negozio unilaterale recettizio e, in quanto tale, idoneo a determinare la risoluzione del rapporto lavorativo dal momento in cui il datore ne venga a conoscenza e indipendentemente dalla sua volontà. Le dimissioni pertanto non necessitano, ai fini dell’efficacia, di un provvedimento di accettazione da parte della Pubblica Amministrazione, la quale, inoltre, non può nemmeno rigettarle… In aggiunta, in ragione dell’immediatezza delle dimissioni, l’eventuale successiva revoca da parte del lavoratore è inidonea a eliminare l’effetto risolutorio già prodottosi, sebbene le parti possano decidere di comune accordo, in ossequio al principio generale di libertà negoziale, di proseguire il rapporto di pubblico impiego, privando così di efficacia le dimissioni>>. Insomma quando Ruta revoca le sue dimissioni non è più dipendente e, quindi, … viene riassunto, da un Comune in stato di dissesto cui è fatto tassativo divieto di compiere assunzioni! Il tutto in totale acquiescenza dell’ente pubblico agli umori personali, alle esigenze e agli interessi privati, addirittura economico-imprendioriali, del proprio dipendente.
Peraltro un Comune con una Polizia locale ridotta ai minimi termini, allo sbando per responsabilità dell’amministrazione Abbate-Monisteri che ha scelto un nucleo dirigente inidoneo e incapace, nella quale si consente ad alcuni di non lavorare o di occuparsi di faccende e affari privati. E a nessuno sfugge quanto siano importanti, preziose, prioritarie, le esigenze della città di avere una Polizia locale qualificata, preparata, efficiente.
Una vicenda da manuale del ‘Sistema-Abbate’ è il PalaRizza sul quale l’allora sindaco dal 2013 tenta in tutti i modi di mettere le mani, senza riuscirci per una convenzione di lunga scadenza in atto tra la Provincia proprietaria ed un’associazione per la gestione: obiettivo raggiunto ad agosto ’24 da Maria Monisteri. E da un anno c’è una gestione illegale, abusiva e pericolosa: senza bando, nè un avviso, nè una procedura d’affidamento o un atto qualsiasi. Da quando responsabile ne è il Comune mai riunita la commissione di vigilanza sui pubblici spettacoli: eppure tanti eventi anche con più di mille presenze
Ecco ora una vicenda da manuale (del Sistema-Abbate) per capire come e fino a che punto gli interessi privati possano totalmente schiacciare quelli generali, con tutto il cascame di conseguenze devastanti fino alle estreme conseguenze del repentaglio dell’incolumità e della sicurezza pubblica.
E’ la vicenda del palazzetto dello Sport di via Modica Giarratana, intitolato a Orazio Rizza – l’indimenticato ‘medico dei poveri’ e sportivo appassionato – e perciò noto come ‘Palarizza’. E’ difficile e imbarazzante raccontare, associate al nome della figura di un medico e politico di così alta tempra etica e morale, atti tanto gravi di sfregio della cosa pubblica commessi da Abbate prima e da Monisteri poi, al solo fine di compiacere interessi privati che tali rimangono anche quando si traducono nello scambio elettorale, potendo anzi per questo assumere perfino rilevanza penale, oltre a quella, gravissima, della ripugnanza etica e civile per l’aggressione alle libertà che comprime la democrazia.
Dal primo agosto scorso l’impianto sportivo, di proprietà del Libero consorzio comunale di Ragusa, è affidato per nove anni in concessione gratuita al Comune di Modica. Ma a gestirlo è una società sportiva privata, la Volley Modica, in modo totalmente illegale e abusivo: non c’è un atto, una determinazione, una delibera, un affidamento a sorreggere e giustificare quella che è solo una palese situazione di fatto. E neanche un bando, un avviso, una richiesta di acquisizione di manifestazioni d’interesse a dare avvio a qualsivoglia forma di procedimento amministrativo che potesse sfociare in una forma di gestione come quella in atto. Non solo totalmente illegale e abusiva. Ma anche gravemente pericolosa. Infatti come vedremo tra poco analizzando la precedente gestione dell’impianto durata 14 anni, quando ad agosto scorso il Comune ne diventa concessionario fa carte false – sì, letteralmente carte false – per attestare condizioni di sicurezza in realtà inesistenti.
In effetti la situazione in atto da quasi un anno è quella lungamente agognata ed accarezzata da Ignazio Abbate fin dalla sua prima elezione, tuttavia senza poterla toccare con mano e stringerla in pugno. Quando Abbate si insedia a giugno 2013 vorrebbe, per sé e la sua cerchia di amici, il PalaRizza che però da tre anni è affidato in gestione, peraltro con rinnovo – casualità per lui sfortunata – il 15 aprile 2013 per sei anni fino al 31 luglio 2019, ad un’associazione, la Asd (Associazione sportiva dilettantistica) Torre Palazzelle, subentrata nel 2010 alla Fipav, la Federazione italiana di pallavolo.
L’affidamento è sancito da una convenzione stipulata tra le due parti e contenente ogni dettaglio sulle condizioni, la durata, gli oneri, le spese, gli obblighi di servizio per le finalità generali di fruizione della struttura, ecc… Condizioni che progressivamente vengono modificate e aggiornate a vantaggio dell’ente pubblico con l’attribuzione di costi ulteriori a carico dell’associazione ed un andamento complessivo più che soddisfacente per le esigenze generali della più ampia, lineare e trasparente utilizzazione dell’impianto. Ma Abbate, appena eletto sindaco, non perde tempo e vuole per sé il PalaRizza. In effetti alla Provincia, ente proprietario, non trova porte chiuse; però gli viene fatto presente che è in atto un rapporto contrattuale per sei anni, fino al 2019, ed esso va rispettato. Abbate reclama l’impianto tutto per sé, ed essere libero di poterlo dare a chi voglia, e non se ne fa niente.
Ma l’uomo è tenace e non vuole saperne di allentare la presa. E così a luglio 2015 raggiunge il suo obiettivo. La Provincia, senza neanche dare preavviso alla contraente in atto Asd Torre Palazzelle, consegna ad Abbate la struttura arrampicandosi sugli specchi di una sentenza della Corte dei conti, richiamata a sproposito, la quale autorizza la revoca di rapporti come quello in questione al fine di ridurre la spesa pubblica (l’ente pagava le utenze per luce e gas). Ma quello ordito è un imbroglio in quanto tale riduzione della spesa non ha rilievo se il partner il quale, accollandosi maggiori costi, dovrebbe fare risparmiare un ente pubblico è, esso stesso, un ente pubblico. Il trucco è palese e appena sulla pratica, confezionata da chi alla Provincia voglia a tutti i costi compiacere Abbate, mette gli occhi qualcuno con un briciolo di senso della cosa pubblica, essa si ferma. L’Asd Palazzelle rimane, con ulteriore assunzione a proprio carico della parte residua del costo delle utenze, e così riparte, dal 2015, una convenzione con scadenza nel 2021. Al Comune di Modica viene attribuito il benefit, prima della Provincia, della disponibilità dell’impianto in quindici giornate durante l’anno gratuitamente e in ulteriori trenta a tariffa dimezzata. Peraltro nel 2019 un tornado distrugge 450 metri quadrati di tetto: il danno colpisce la struttura e ovviamente grava per intero sul soggetto proprietario, ma l’Asd Palazzelle accetta di farsene carico per metà.
In autunno 2021, scaduta la convenzione di sei anni, Abbate vede dinanzi a sé, finalmente libero, il PalaRizza. Il Libero consorzio comunale però, giustamente, fa un bando e, ancora una volta, a vincere è l’Asd Palazzelle, per l’oggettiva netta prevalenza del punteggio conseguito nell’assunzione dei costi e nei progetti di gestione a tutela del supremo interesse sociale della pratica sportiva e della fruizione pubblica.
Contro l’aggiudicazione alla Torre Palazzelle fa ricorso uno dei partecipanti alla gara, la Volley Modica, per contestare il fatto che la commissione giudicatrice fosse emanazione diretta della Provincia stessa, ente proprietario. Che però con singolare zelo ferma tutto, poi a gennaio ’23 emana un altro bando che però rimane sospeso. Sei mesi dopo al Comune di Modica arriva Monisteri la quale vuole l’impianto per il Comune ma intanto l’Asd Torre Palazzelle opera in proroga, assumendo anche i costi della programmazione di ogni nuova stagione sportiva, sia pure nella precarietà della situazione. Si arriva così all’estate 2024 quando Monisteri, come Abbate prima, non può più aspettare.
Ed ecco dal primo agosto ’24 la concessione al Comune. Giuseppe Amore, il legale rappresentante dell’Asd Torre Palazzelle che per quasi quindici anni ha assicurato una corretta gestione dell’impianto, con la massima fruizione pubblica, totale trasparenza anche contabile e, soprattutto, rispetto delle norme di sicurezza, consegna le chiavi. E la sindaca annuncia che emetterà un bando per regolare la fruizione. Ma anche questa è una menzogna. Nessun bando, niente linee guida per disciplinare l’uso dell’impianto secondo norme e criteri predeterminati, nessuna procedura di evidenza pubblica, nonostanate questo sia un preciso obbligo imposto dalla Provincia fin dalla prima concessione al Comune rimasta senza esito perchè l’allora sindaco Abbate non fu disposto a rispettare l’affidamento di gestione in atto in quel periodo.
In queste condizioni, di totale assenza di regole, a fine agosto avviene la voltura delle utenze dal precedente gestore, Asd Torre Palazzelle, sempre legittimaato dall’ente concedente fin dal 2010, e il nuovo, la Volley Modica, privo però di ogni titolo per operare. Accade nei fatti che chi voglia fruire dell’impianto debba pagare alla Volley Modica. Quanto? Chi lo decide? A che titolo, con quali modalità, con quale tracciabilità, se mai ve ne fosse una? E di questa mera situazione di fatto, negli atti amministrativi che il Comune avrebbe l’obbligo di pubblicare sul proprio sito istituzionale non c’è traccia. Pare che non esistano, non sarebbe solo questione di mancata pubblicazione. Ma è difficile stabilire quale delle due situazioni in teoria possibili sia la più grave.
In queste condizioni, come accennato, da agosto scorso il PalaRizza viene utilizzato, talvolta con mille presenze, in condizioni di pericolo. Infatti, dopo la fine della gestione precedente non è mai stata convocata la commissione comunale di vigilanza locali pubblico spettacolo, nè risulta compiuta alcuna verifica delle condizioni di sicurezza. Da una nostra indagine pare che la supposta, solo supposta, agibilità, si basi sulla dichiarazione ‘nulla mutato’ scritta su un foglio. Ma ciò è falso, perchè è mutato tutto: la gestione precedente sotto la quale l’impianto veniva sottoposto periodicamente a tutti i controlli previsti non c’è più e quindi sarebbe stata necessaria, prima della ripresa di ogni attività dal primo agosto 2024, la convocazione della commissione per tutte le verifiche necessarie.
Per la cronaca, nel corso dell’ultima stagione, in condizioni di sicurezzazero, a parte tutte le gare della Volley Modica nel campionato di serie A3 maschile di pallavolo con pubblico pagante, si sono tenute altre manifestazioni, anche con oltre un migliaio di presenze. Per esempio la Coppa Sicilia di karate il 27 aprile 2025, organizzata dalla società Nakaiama; la festa di
primavera promossa da Movie Dance con la presenza di oltre 900 ballerini provenienti da
ogni parte d’Italia; il saggio di fine anno dell’istituto paritario Regina
Margherita il 9 giugno 2024 con la partecipazione di oltre 250 bambini e un migliaio di spettatori. Tutto ciò in assenza delle necessarie autorizzazioni per lo svolgimento di tali eventi: certificato di agibilità rilasciato dalla commissione di vigilanza per i pubblici spettacoli; certificato di prevenzione incendi rilasciato dai Vigili del fuoco; elenco degli addetti al servizio antincendio muniti di apposita qualifica depositato presso i Vigili del fuoco cui attingere
per le manifestazioni con presenza di pubblico; piano della emergenze e ogni altra misura prescritta dalla legge.
Come detto siamo invece, probabilmente, in presenza della dichiarazione “nulla mutato “ rispetto ai verbali della commissione di vigilanza n. 428 del 31 ottobre 2019 e di quello successivo, il n. 6 del 07 ottobre 2022 rilasciati alla precedente gestione. Tale dichiarazione risulta presentata alla Questura di Ragusa in ottemperanza alle norme che regolano gli spettacoli con presenza di pubblico, ma in continuità di gesione e previa verifica di tutte le misure di sicurezza.
Nelle nuove condizioni la dichiarazione è solo un escamotage al fine di non convocare la commissione di vigilanza che invece avrebbe dovuto essere obbligatoriamente convocata per verificare sia le condizioni della struttura, sia tutta la documentazione necessaria relativa al funzionamento secondo le norme che regolano i pubblici spettacoli.
La dirigenza e le sue performances. Le pagelle dell’organismo di valutazione (OIV) si fermano al 2021 perchè il Comune di Modica non produce gli atti di rendicontazione. Il giudizio è negativo, con bocciature su vari fronti: la gestione finanziaria, l’evasione tributaria, la violazione degli obblighi di trasparenza
La dirigenza del Comune di Modica, anche in senso esteso – ovvero i tre dirigenti propriamente detti (illegittimi per le ragioni più volte chiarite) oltre ai funzionari titolari di posizioni Eq (di elevata qualificazione) – è sicuramente un nodo fortemente critico come da tempo ci raccontano tutte le vicende trattate e ricostruite sin qui nei vari articoli.
I dirigenti sono sottoposti a valutazione da parte di un apposito organismo, OIV, Organismo Indipendente di Valutazione, soggetto nominato in ogni amministrazione pubblica dall’organo di indirizzo politico-amministrativo: può essere costituito in forma collegiale con tre componenti o in forma monocratica.
Talvolta le cronache, anche per l’incidentalità di certi accadimenti, s’incaricano di mettere fortemente in dubbio l’indipendenza di tali figure. Per limitarci all’ambito locale, sicuramente c’è che chi ricorda che l’ex giudice amministrativo Giuseppe Mineo, nato a Gela e residente a Scicli, quando fu arrestato, il 4 luglio 2018 per corruzione in atti giudiziari (poi condannato con sentenza definitiva) da due anni era presidente dell’OIV del Comune di Vittoria. Non sappiamo come abbia esercitato la funzione ma è certo che metteva in vendita, con sentenze ad hoc, quella di giudice amministratvo esercitata dal 2010 al 2016 quale membro del Cga, il Consiglio di giustizia amministrativa che in Sicilia è organo d’appello rispetto ai Tar, tribunali amministrativi regionali.
Più di recente, il 13 giugno scorso, è stato arrestato per corruzione un burocrate che tra i suoi compiti aveva anche quello di valutare i dirigenti della presidenza della Regione: è Antonino Sciacchitano, commercialista, consulente del presidente Schifani e presidente dell’OIV di palazzo d’Orleans. L’arresto riguarda altre sue attività per le quali è accusato di tangenti nella sanità ma in questi casi, anche fuori da ogni pertinenza diretta dei fatti contestati con la funzione che ci occupa, a venire in rilievo è il profilo complessivo di integrità e credibilità personale.
Ovviamente, tolti i due casi infausti citati, molti specialisti di queste valutazioni possono avere tutte le qualità richieste e, nel caso del Comune di Modica, stante il disastro anche della dirigenza (oltre a quello del vertice politico-amministrativo) viene di certo la curiosità di conoscere le pagelle.
A Palazzo San Domenico da sei anni l’incarico è svolto da Cristian Donzello, 39 anni, di Ispica, laurea a Catania in Economia aziendale (specialistica in Direzione aziendale), commercialista, revisore legale, docente universitario con varie esperienze, iscritto nell’Elenco nazionale OIV di prima fascia presso la Presidenza del consiglio dei ministri, incarichi analoghi in vari Comuni, a Modica dal 2019 con rinnovi nel 2022 e, di recente, nel 2025.
Come sono stati valutati i dirigenti di palazzo San Domenico in questi anni?
Non bene, in molti casi male, il che nel linguaggio tecnico e a volte crptico che vincola la materia, questa è più che una bocciatura. Ovviamente il compito dell’organismo di valutazione non è tanto quello di distribuire pagelle individuali ma di compiere una rigorosa analisi scientifica di sistema, quindi degli obiettivi di partenza, del loro grado di raggiungimento e delle performances, all’interno di un quadro d’insieme in cui ogni settore ha il suo peso specifico diverso dagli altri.
Peraltro gli ultimi anni sui quali l’OIV ha potuto compiere le sue valutazioni sono il 2019, il 2020 e il 2021 a causa dei gravissimi ritardi dell’ente nel produrre i documenti finanziari e di rendiconto, base ineludibile di analisi. Sappiamo peraltro come il rendiconto 2021, quello intrinsecamente falso, sia stato approvato solo a gennaio 2024. E in proposito, orecchie attente di dipendenti dotati di scrupolo e di onestà, di pensiero e di azione (quasi sempre emarginati e tenuti alla larga), nelle stanze del Comune di Modica tempo fa captarono l’insofferenza di alcuni dirigenti e funzionari intorno alla commissaria Ficano e della stessa, nonchè un certo atteggiamento intimatorio di gruppo con qualche venatura d’intenti minacciosi, nel lamentare, e quindi nel pretendere, tali valutazioni anche prima e in assenza dei rendiconti.
Attese insoddisfatte da parte della gestione commissariale in quanto, giudicando gli atti prodotti dall’OIV, si può rilevare proprio che essi fanno seguito puntualmente all’insorgere dei presupposti e, infatti, siamo fermi al 2021.
Nel merito, dando uno sguardo sommario, Donzello contesta:
1. La tardiva implementazione delle attività propedeutiche al recupero delle entrate
tributarie comunali, con notevole aggravio sulla capacità di riscossione
dell’ente, sugli equilibri di bilancio e con ripercussioni sul fondo crediti dubbia
esigibilità. La conseguenza è la formazione di ulteriore disavanzo di amministrazione e
ricorso alle anticipazioni di liquidità con aggravio di interessi.
2. Il mancato rispetto dei fisiologici tempi di programmazione finanziaria: eccessivo
ritardo nell’adozione dei bilanci di previsione e rendiconti di gestione, stigmatizzato
dalla Corte dei Conti come grave violazione di legge. In particolare il rendiconto,
oltre a costituire il documento attraverso il quale l’amministrazione dimostra i risultati
della gestione trascorsa, costituisce un imprescindibile riferimento per l’attivazione di
eventuali interventi sulla gestione in corso d’esercizio e per la successiva
programmazione finanziaria.
3. Mancato rispetto dei tempi di pagamento. Le pubbliche amministrazioni sono tenute a pagare le fatture commerciali entro 30 giorni dalla data di ricevimento; fanno eccezione gli enti del servizio sanitario nazionale e le transazioni commerciali per le quali è consentita una scadenza
superiore in ragione della particolare natura del contratto o di talune sue caratteristiche; in ogni caso, il termine di scadenza non può superare il limite massimo di 60 giorni.
Le predette scadenze sono stabilite dalla direttiva europea n. 2011/7/UE in materia di
pagamenti dei debiti commerciali, recepita da leggi nazionali. Ciò comporta la violazione delle regole generali dell’ordinamento civile che impongono di agire con lealtà e correttezza a cui anche l’Amministrazione è soggetta, in forza di un legittimo affidamento del privato alla certezza dei tempi dell’azione amministrativa. Il rispetto delle scadenze, oltre a rappresentare un indicatore di efficienza amministrativa, costituisce un fattore di cruciale importanza per il buon
funzionamento dell’economia nazionale.
4. Non puntuale ricognizione delle posizioni debitorie pregresse e dei debiti fuori
bilancio cui consegue il mancato rispetto delle misure previste dal piano di
riequilibrio e aggravio della posizione finanziaria dell’ente.
5. Carenze, in tutti i settori, di pubblicazione dei dati nel portale ‘Amministrazione trasparente’ come desumibile dalle attestazioni sull’assolvimento degli obblighi di pubblicazione redatte
dall’organismo di valutazione ai sensi delle delibere Anac n. 203/2023 Anac n.
213/2024. Documento nel quale viene indicata come conseguenza diretta di tali carenze o violazioni la compromissione del diritto dei cittadini a partecipare
attivamente alla “vita” della pubblica amministrazione, esercitando attraverso la conoscenza degli atti un “controllo diffuso” sull’azione amministrativa, come peraltro espressamente
previsto dai principi stabiliti dalla legge n. 190/2012 e dai d.lgs. nn. 33/2013 e
97/2016. Il non puntuale rispetto delle misure in materia di trasparenza ostacola,
inoltre, il perseguimento dei fini istituzionali di un Comune secondo i princìpi di
imparzialità, efficacia, efficienza ed economicità dell’azione amministrativa.
Alla luce dei tanti fatti che abbiamo dovuto documentare sul conto del Comune di Modica, conforta una valutazione seria e onesta da parte dell’OIV, per nulla compiacente come giustamente deve essere ma come talvolta e forse spesso non è.
Se traducessimo il lessico tecnico-giuridico di questi frammenti d’analisi nel linguaggio, comune e diretto, che promana dal sentire civico e dalla coscienza sociale avremmo le stesse espressioni, molto spesso usate nei vari articoli, colorite da una potente cifra di denuncia e di indignazione per l’operato di siffatti gestori della cosa pubblica.
In conclusione, per fare solo qualche esempio, nel periodo considerato la valutazione nel settore tributi è di 46/su 100: una insufficienza secca, una bocciatura clamorosa. E altrettanto drastico è il giudizio sulla gestione dei debiti fuori bilancio che, come lettori e lettrici di In Sicilia Report ben sanno, è il cancro di una gestione finanziaria scellerata, disinvolta, sciolta dal rispetto delle regole, illegale.
Da noi interpellato sulle valutazioni successive al 2021, ovvero le annualità 2022, 2023, 2024, Donzello ci dice di essere in attesa del processo di rendicontazione e della redazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato. Ma, in proposito, l’OSL, organismo straordinario di liquidazione nominato per la gestione dell’indebitamento pregresso e l’estinzione di tutti i debiti, si è insediato solo venti giorrni fa e l’unico atto compiuto che risulti è la pubblicazione, giovedì 3 luglio scorso, dell’annuncio sui giornali dell’avvio <<della procedura di rilevazione delle passività dell’Ente a tutto il 31/12/2022 ed invita, a tal fine, chiunque ritenga di averne diritto a presentare, entro un termine di sessanta giorni dalla data di pubblicazione del presente avviso all’Albo Pretorio on line e sul sito web istituzionale del Comune di Modica (www.comunemodica.rg.it), istanza in carta libera, come da modulistica ivi pubblicata>>.
La truffa degli indennizzi sui terreni di Abbate sub-affittati al suo amico e partner di tanti affari, Barone: la tromba d’aria che su quelle serre non c’è; il contratto fasullo registrato nove giorni dopo la presunta calamità; l’imbroglio sul protocollo del Comune di Modica che riceve e istruisce una pratica che, se mai i danni fossero avvenuti, andrebbe presentata a Ragusa.
Il 21 marzo 2025 il consigliere comunale Pd Giovanni Spadaro con un’interrogazione alla sindaca Monisteri lancia un caso, uno dei tanti, che coglie Abbate sul fatto: intento a dirottare, tramite il suo strapotere personale al Comune di Modica, assoluto e strabordante da ogni legittima funzione, soldi a suoi amici, in questo caso un suo amico affittuario, anzi subaffittuario di terreni della sua famiglia, dopo essere stato imprenditore prediletto nella concessione di appalti senza gara. Gli elementi dello scandalo sono molteplici. Ne ricordiamo i più importanti, anche attraverso la rivelazione del giorno dopo da parte del segretario Pd Salvatore Poidomani (‘Abbate è il proprietario’, informazione non esplicitata nell’interrogazione) ed altri dettagli in una successiva conferenza stampa tenuta il 9 maggio dalla locale sezione del Parito democratico.
Per la tromba d’aria avvenuta a Modica il 17 novembre 2021 l’azienda agricola Giuseppe Barone nove giorni dopo, il 26 novembre, presenta al Comune di Modica una domanda d’indennizzo per i danni subiti che stima in € 241.442,76: importo ammissibile €.154.080,00. Spadaro, il primo a smascherare lo scandalo con la sua interrogazione, mette in rilievo soprattutto il fatto che i terreni in questione si trovino nel Comune di Ragusa mentre la domanda è presentata, quindi trattata e istruita, dal Comune di Modica e il consigliere chiede come ciò sia stato possibile: <<le particelle dell’azienda di serricoltura – osserva – non ricadono in territorio di Modica, bensì di Ragusa; eppure fin dalla domanda del 26.11.2021 è scritta in modo chiaro la dicitura “Ragusa Ibla”. A ciò si aggiunga che anche nelle perizie redatte dai tecnici si parla sempre di particelle ricadenti nel Comune di Ragusa e stranamente la pratica viene presentata nel Comune di Modica>>.
Ma poi emerge anche, tra l’altro, che: di quei terreni è proprietaria la famiglia di Ignazio Abbate; essi sono concessi in affitto con contratto stipulato il 26 novembre, cioè nove giorni dopo la tromba d’aria ma con retrodatazione del contratto al primo settembre, cioè tre mesi prima. Si tratta in effetti di un contratto di subaffitto, come vedremo, tra Abbate e Barone. E’ Paolo Oddo a documentare nel mensile Dialogo di aprile scorso che quando quei terreni, tutti ricadenti in territorio del Comune di Ragusa, vengono affittati a Barone con contratto del 26 novembre 2021, il proprietario non è Ignazio Abbate, ma il genitore. Ignazio Abbate, allora sindaco, e un altro congiunto, ne sono invece affittuari, sicché quel contratto in realtà è un subaffitto, peraltro in questo caso vietato dalla legge e comunque neanche scritto in modo da apparire lecito in deroga a tale divieto, lecito neanche in astratto.
Poi c’è anche un altro dato, ancora più sconvolgente, che vedremo tra poco.
Già su questi primi elementi, tutti gli onesti provano un sussulto irrefrenabile di sofferenza e di frustrazione. Perché Abbate, che allora è sindaco di Modica, nella sua veste di co-affittuario, insieme al fratello, di terreni agricoli di proprietà di suo padre ubicati nel territorio comunale di Ragusa, avverte l’esigenza – o comunque, di certo, l’interesse a stipulare un contratto d’affitto, anzi di subaffitto, vietato per legge e inoltre retrodatato a ben prima della tromba d’aria?
L’unica data certa infatti è quella del 26 novembre 2021, data di registrazione presso l’Agenzia delle entrate: qui il protocollo non può mentire, mentre nella scrittura privata acconciata tra le parti, Abbate&Barone, si può scrivere qualunque cosa: in questo caso la data del primo settembre ’21 per spostare di tre mesi quel contratto fasullo e tentare di nascondere la strana posterior consecutio del contratto del 26 novembre rispetto alla tromba d’aria di nove giorni prima, nonchè la domanda presentata il 26, stesso giorno della registrazione, adempimento che peraltro deve avvenire entro trenta giorni dalla stipula.
Anche su questo punto c’è un un ulteriore elemento inquietante, rivelato da Spadaro in Consiglio comunale il 25 giugno scorso quando finalmente il Comune si decide a rispondere alla sua interrogazione. La registrazione del contratto avviene alle ore 13.02 di venerdì 26 novembre 2021. Lo stesso giorno risulta presentata a palazzo San Domenico la domanda d’indennizzo. Ma alle ore 13.02 di venerdì 26 novembre 2021 l’ufficio protocollo del Comune dovrebbe essere chiuso.
Come ha fatto Barone a presentare la domanda con allegato il contratto sottoscritto con il sindaco Abbate nella veste di privato sub-locatore dei suoi terreni sui quali lo stesso Barone chiede e ottiene i soldi?
Sono molteplici i conti che non tornano. Le indennità concesse per il ripristino delle opere danneggiate da questo tipo di calamità sono destinate alle aziende colpite. In questo caso, nella fraudolenta finzione rappresentata, colpita sarebbe l’impresa agricola dell’amico Barone. Ma come ha fatto quest’impresa ad essere danneggiata se il 17 novembre 2021 e per nove giorni ancora non poteva essere presente nei terreni della famiglia Abbate in cui sarebbe avvenuta la tromba d’aria, visto che non aveva su di essi alcun titolo di possesso? E come collegare queste domande, con le rispettive risposte, alla pietra che occulta lo scandalo e che giustamente Spadaro rimuove sì da scorgere il verminaio che c’è sotto? Ovvero che Barone chiede al Comune di Modica (per i terreni di Ragusa della famiglia Abbate nei quali si trovano le serre che sarebbero state danneggiate) e ottiene dal Comune di Modica, per quei terreni di Ragusa, via libera alla domanda e così può o potrebbe incassare 154 mila euro.
I lavori di ricostruzione delle opere, che secondo Barone e anche secondo Abbate sono state danneggiate, cominciano solo il primo luglio ‘24, tant’è che questo singolare subaffittuario, quattro mesi dopo ne chiede la proroga: tale domanda è avanzata il 5 novembre ’24, quando peraltro il contratto d’affitto, dall’1 settembre ’21 al 31 agosto ’24 (solo un triennio, altra anomalia non prevista e non ammessa dalla legge), è scaduto e non risulta rinnovato, sicché anche quella parvenza non esiste più.
Come accennato, all’interrogazione di Spadaro l’amministrazione-Monisteri risponde solo tre mesi dopo, il 25 giugno scorso, attraverso l’assessore Tino Antoci il quale si rifugia nel fatto di avere la delega alla Protezione civile solo da quattro mesi (nella prima giunta-Monisteri è del vice sindaco Giorgio Belluardo), parla di un’istruttoria in corso e di perizie, non sopralluoghi, come base della richiesta d’indennizzo e della sua accettazione. Il che attribuisce un peso decisivo come vedremo alla cosiddetta ‘asseverazione’ documentale.
Alcune certezze, oltre a quelle già indicate, sono però incontestabili: terreni della famiglia Abbate siti a Ragusa, pratica istruita a Modica; contratto d’affitto, anzi sub-affitto, successivo all’evento calamitoso e però registrato in modo retrodatato; Abbate sindaco ma anche, come abbiamo visto, all’epoca figlio del proprietario e suo affittuario il quale nel contratto della truffa flagrante diventa sublocatore rispetto al subaffittuario Barone.
Poi ve ne sono altre: quando avviene la tromba d’aria, sui terreni non può esservi Barone ma solo Abbate o familiari comproprietari, affittuari e loro aventi causa, con piena ed esclusiva titolarità – con l’intero corollario di diritti, doveri e responsabilità – in capo all’allora sindaco e ai suoi congiunti. Può esservi solo lui, non Barone, e ciò sia che la tromba d’aria abbia colpito veramente i suoi terreni oppure no. Se li ha colpiti, le opere danneggiate non potevano ricadere nella titolarità, ancora meno nella disponibilità e negli interessi dell’azienda Barone, bensì in quelli dell’azienda agricola e della proprietà della famiglia Abbate, in questo caso più Ignazio e il fratello affittuari che il padre proprietario-locatore. E’ stato quindi, anzi sarebbe stato il sindaco Abbate ad avere subìto i danni, ovviamente se i danni ci fossero mai stati.
Barone non c’entra nulla e appare sulla scena a cose fatte per potere sembrare, grazie all’imbroglio di un contratto nullo e artatamente retrodatato, chi possa chiedere l’indennizzo, ma per sperare di poterlo ottenere, e certo non agisce da solo, ha una sola possibilità: destinare la domanda al Comune di Modica che, come lui, non c’entra nulla (tutti i terreni indicati nel contratto di subaffitto, strumento della truffa, sono in territorio di Ibla) anziché a quello di Ragusa come sarebbe stato giusto e naturale in un procedimento normale, corretto, veritiero, legittimo, trasparente.
Chi meglio di Abbate – e, per suo tramite, del suo fido ‘compare’ di tanti appalti senza gara – potrebbe essere certo che a palazzo San Domenico quel raid mascherato possa avere buon gioco grazie a ‘bravi’ funzionari serventi, mentre in un altro Comune, in questo caso Ragusa, il primo istruttore che per caso prendesse in mano la pratica scoprirebbe l’inganno a prima vista e ad occhio nudo?
Da questo colossale imbroglio non si può prescindere: Barone prende o finge di prendere in subaffitto (peraltro con contratto nullo) quei terreni il 26 novembre ’21. La tromba d’aria del 17 novembre in ogni caso non può riguardarlo perché egli di quei terreni in quella data non ha il possesso, su di essi non può quindi avere avviato alcuna attività produttiva e, conseguentemente, non può avere subìto alcun danno: è solo un affare di Ignazio Abbate. Esclusivamente lui e il fratello, alla data del 17 novembre ’21 affittuari e solo in seguito proprietari, avrebbero potuto chiedere l’indennizzo, non certo l’azienda Barone che – peraltro attraverso un contratto nullo e fraudolento – solo nove giorni dopo la tromba d’aria si fregia del titolo che esibisce nelle stanze amiche del Comune di Modica per chiedere soldi. Una richiesta che somiglia alla vendita della Fontana di Trevi da parte di Totò. Solo che qui non siamo nella geniale finzione di Camillo Mastrocinque ma nella realtà, dove vittima non è l’allocco italo-americano Ugo D’Alessio, bensì tutti i cittadini onesti; e al posto del truffatore seriale Antonio Peluffo c’è chi abusa delle pubbliche funzioni. Peraltro mentre Totò-Peluffo alla fine viene scoperto e risarcisce tutte le vittime, nel Comune del podestà Abbate, grazie a funzionari suoi vassalli retribuiti dai cittadini-contribuenti, l’affaire ‘Tromba e chiagni’ (titolo di un articolo di Paolo Oddo che vedremo tra poco) va in porto.
Vista così, nei suoi elementi certi ed essenziali e con occhi prudenti e garantisti, la vicenda somiglia ad una truffa ordita da Abbate con la compiacente collaborazione del suo amico e cliente. Con certezza minima possiam dire ‘somiglia’ perché la somiglianza è oggettiva, poi vedremo se la realtà, ancora tutta da esplorare, le potrà assegnare come appare più che probabile un’essenza piena e diversa. Una truffa consistente nell’avere costruito ex post, con il contratto del 26 novembre 2021, un falso titolo con cui Barone può chiedere al Comune di Modica, per terreni ricadenti in territorio di Ragusa, e confidare di ottenere 154 mila euro: può chiedere al Comune di Modica perché presidiato nei posti di comando dai ‘bravi’ funzionari di Abbate dei quali la virtù prevalente, come nello scenario manzoniano, è la fedeltà al signorotto del luogo. A luglio 2024, appena avviati i fantomatici lavori, via libera da Palazzo San Domenico al pagamento del primo 25%.
I ‘bravi’ funzionari di Abbate (per lui funzionano benissimo) di stanza a palazzo San Domenico, lo scivolone di Paolino, la mancanza di sopralluoghi e l’asseverazione di un tecnico ‘al di sotto’ di ogni sospetto: l’assessore comunale Linguanti, fedelissimo del sindaco-sublocatore dei terreni sui quali un altro fedelissimo, Barone, subisce i danni. Ma le foto satellitari raccolte e pubblicate da Dialogo raccontano un’altra storia
Da dire che fino a tempi recenti, un anno dopo il pagamento per l’affaire Abbate&Barone, e tre anni e mezzo dopo quella tragedia, non avevano ancora visto un euro i familiari di Giuseppe Ricca, l’uomo di 53 anni ucciso dalla tromba d’aria che lo scaraventò contro il cancello di casa, da cui era appena uscito, e che fu devastata – quella sì, a Modica in contrada Serrameta – dal tornado. Ad Abbate, sia detto per amore di verità, va riconosciuto il merito di avere avuto parole di solidarietà quel 17 novembre 2021 per la vittima, persona molto conosciuta e stimata alla quale tutta la città si strinse in un moto unanime di commozione e di dolore.
Ma Abbate è veloce: dalla solidarietà alla riflessione, ingegnosa e intraprendente. Nove giorni dopo il sindaco-affittuario nonché figlio del proprietario decide di diventare anche sub-locatore dei suoi terreni di Ragusa e, quasi fosse un appalto comunale (vale anche il contrario), sceglie come subaffittuario quel suo amico di tante avventure, comuni e comunali, (affidamenti senza gara per oltre mezzo milione di euro) con il quale condivide, lungamente sperimentata, piena sinergia d’intenti e d’interessi.
Occorre una persona di fiducia assoluta, per fedeltà personale e mutua convenienza in certi affari. Ed ecco la scelta di Giuseppe Barone.
Altra scelta, avente le stesse identiche caratteristiche capaci di soddisfare le medesime esigenze, è quella del tecnico certificatore, ovvero il professionista il quale, giurando sulla propria correttezza e competenza professionale, garantisce sulla veridicità dei dati (terreni, date, danni, evento calamitoso) grazie ai quali l’indennizzo – al Comune di Modica (sic!) – viene richiesto e ottenuto. Il tecnico prescelto pare sia Giorgio Linguanti, altro fedelissimo del sindaco-contraente, il quale peraltro in quel momento è anche assessore della sua giunta: sembra un ‘capolavoro’ di arrogante, ostentata impunità, sprezzo del ridicolo e sfrontata pretesa di mettere le mani, private e di molto dubbia affidabilità, sul danaro pubblico. Per la cronaca Linguanti in quel momento è Assessore ai Lavori Pubblici e progettazioni, Urbanistica, Politiche comunitarie, Agenda Urbana, SUAP, Sviluppo economico, Depurazione. Inoltre sostituisce il vice sindaco in caso di assenza o impedimento ed è referente del GAL, specialità dell’allora sindaco e simbolo del suo ‘Gallismo’ nel palpare soldi pubblici, penetrarne i divieti d’accesso e disporne a piacimento: in proposito un articolo del 9 maggio 2023 leggibile qui e quello del 15 giugno 2023, leggibile qui, relativo all’erogazione di un contributo di 70 mila euro ad una società costituita da collaboraori di Abbate e loro familiari riconducibili al capo della polizia locale citato in precedenza in relazione alla condanna del Comune per la sua nomina illegittima.
Tornando al punto centrale – i presunti danni nella proprietà e nell’azienda di Abbate (non di Barone) – non v’è alcun dubbio che l’allora sindaco sia, insieme al fratello come lui affittuario e al padre locatore-proprietario, la persona che più di ogni altra possa e debba conoscere le conseguenze della calamità che tanto dolore suscita a Modica per la morte di Giuseppe Ricca.
Quelle nell’abitazione della famiglia Ricca in località Serrameta sono tragicamente note. E quelle nei terreni di Abbate, in contrada Bussello Rampalo Crucià territorio di Ragusa, per fortuna senza alcun nocumento a persone?
In proposito merita di essere richiamato l’articolo pubblicato ad aprile scorso dal mensile Dialogo, il periodico fondato dal compianto Piero Vernuccio, nel quale Paolo Oddo, che ne è direttore, come già da lui accennato nell’editoriale dal titolo ‘Tromba e chiagni’, tra l’altro scrive: <<E’ certo che la tromba d’aria del 17 novembre 2021 ha avuto un andamento abbastanza rettilineo, in direzione SSO-NNE a partire dall’Edilizia Bonomo sulla via San Giuliano (36°51’0,7N 14°46’59”E) ed ebbe fine a Frigintini, sulle case Cataudella (36°55’28.3″N 14°50’13.4″E) e poco oltre si spense, per una distanza percorsa di circa 10 chilometri, passando per la casa di Pino Ricca (36°52’18,5N 14°47’59E) che rimase ucciso, poi, avanti ancora, danneggiando l’azienda Peluso e decapitando il campanile della cappella dedicata a San Raffaele Arcangelo della Villa Papa (36°54’16.6N 14°48’42.5E), passando dietro le case Cavallo che si trovano di fronte al distributore all’ingresso della frazione di Frigintini, quindi in direzione del ristorante Valentino, poi, infine presso le case Cataudella. Certamente la ditta Barone Giuseppe, che ha delle serre in contrada Bussello Rampalo Crucià concesse in affitto dall’affittuario Ignazio Abbate (sì, si tratta di subaffitto vietato dalla Legge sui Patti Agrari, ma queste sono pinzillacchere), a distanza in linea d’aria di tre chilometri dal passaggio della tromba d’aria, non ebbe a soffrirne le conseguenze. In realtà, parlando con qualche abitante del posto di una certa età, l’unica tromba sentita è stata quella di Ninì Rosso buonanima quando suonava il ‘Silenzio’>>.
Peraltro Dialogo pubblica eloquenti foto satellitari, sullo stato della zona in cui ricade l’area di proprietà della famiglia Abbate subaffittata a Barone, dalle quali si evince come non vi sia alcuna differenza prima e dopo il 17 novembre ’21. Inoltre Dialogo rileva che Barone chieda l’indennizzo <<per gli “eventi calamitosi verificatisi nel territorio della regione Siciliana nei mesi di ottobre e novembre 2021”. Quindi, non per la tromba d’aria che da quelle parti hanno visto col binocolo, ma – osserva Oddo – per altri eventi calamitosi da individuare…>>, mentre la delibera approvata dalla giunta del Comune di Modica lo stesso giorno della tromba d’aria, il 17 novembre ’21, fa esplicito, univoco ed esclusivo riferimento <<agli eventi atmosferici che si sono verificati nel territorio comunale in data 17/11/2021 e non altrimenti. Quindi – rileva Dialogo – parrebbe escluso ogni altro accidente intercorso al nostro territorio nella generosa fascia temporale ottobre novembre 2021. Le due foto satellitari dell’azienda, una prima dell’evento, settembre 2021, e una successiva, maggio 2022, che pubblichiamo, provano un terreno imperturbato: è sufficiente dare un’occhiata agli alberelli perimetrali e fare un confronto. Altre ditte sono state liquidate, ma se cercate i nomi li troverete occultati da una serie di XXX che non sono il massimo della trasparenza, mentre altre aspettano ancora>>.
Per la cronaca va detto che Abbate annuncia querele dopo la rivelazione da parte del Pd del suo nome quale proprietario di quei terreni. Ricoprendo d’un velo pietoso le cronache locali che parlano di ‘querele’ come già presentate – in realtà solo annunciate o minacciate (sono state poi presentate? Se no, il termine è scaduto) – vedremo se in qualche brano di questo articolo l’ex sindaco voglia cercare dati o valutazioni critiche da sottoporre all’autorità giudiziaria. Ne saremmo lieti, per amore di verità e perchè la sua ricerca, oltre che per l’impegno giornalistico, passerebbe così per la giurisdizione e avrebbe anche sigillo istituzionale.
Nell’immediato, il legale di Barone divulga una nota di chiarimento per spiegare, ma al tempo stesso confermare, i fatti. Barone ha 12 ettari di terreni in vari comuni ma – afferma in sintesi il suo avvocato di fiducia – sede legale a Modica e ciò a suo avviso basta a radicare la competenza nel Comune di cui allora Abbate è sindaco. <<Solo una porzione marginale dei terreni – scrive il legale – ricade nel Comune di Ragusa. Alla luce di ciò, da un punto di vista sostanziale, l’azienda Barone ha diritto agli indennizzi poiché le strutture aziendali condotte in affitto ricadono nei territori interessati e perché la sua sede legale, anch’essa, vi rientra>>. Se da un lato Barone, come dice il suo legale, possiede dodici ettari di cui uno solo a Ragusa, dall’altro non v’è dubbio alcuno che tutti i terreni da lui acquisiti, quale subaffittuario, il 26 novembre dal sublocatore Ignazio Abbate ricadano nel Comune di Ragusa. E questo è il nodo cruciale, irrisolto e irrisolvibile, della vicenda. In quel contratto di subaffitto non ci sono altri terreni oltre a quelli, ricadenti a Ragusa, di proprietà della famiglia Abbate.
Ragusanews, quotidiano online, il 28 marzo 2025 attribuisce, giustamente, a Barone una sorta di corporate reputation, data dal fatto che <<l’azienda agricola di Giuseppe Barone è tutt’altro che nuova agli uffici dell’amministrazione comunale modicana. L’azienda, infatti, ha ricevuto oltre 500.000 euro dal Comune di Modica, durante il mandato del sindaco Abbate, attraverso 37 determinazioni dirigenziali per lavori di scerbatura in città. Mentre fino a luglio 2021, infatti, il servizio di scerbatura a Modica era affidato alla IGM Rifiuti, successivamente a quella data l’amministrazione Abbate decise di parcellizzare il servizio suddividendo il territorio comunale in quattro macrozone e affidando i relativi appalti senza gara, come previsto dalla legge in caso di importi inferiori ai 150.000 euro, ad alcune aziende agricole locali, tra cui quella di Giuseppe Barone>>.
Quello opportunamente ricordato da Gabriele Giannone su Ragusanews è uno dei tanti stratagemmi del ‘sistema-Abbate’ che lettrici e lettori di In Sicilia Report conoscono bene (in proposto un articolo del 26 maggio 2023 leggibile qui): ovvio che se frazioni un appalto e lo porti sotto soglia puoi eludere l’obbligo della gara.
Sull’affaire-tromba d’aria Ragusanews rileva inoltre che <<il dirigente del servizio tecnico del Comune di Modica, Francesco Paolino, ha scritto alla Protezione Civile regionale riconoscendo l’errore e avviando la procedura di revoca del contributo, il 25% del quale, circa 40.000 euro, già liquidato al beneficiario>>.
Paolino è il dirigente, allora facente funzioni come ‘Eq’, senza titolo (acquista il titolo di dirigente a giugno 2023 grazie ad un procedimento illegittimo del tandem Abbate-Ficano) che non trova nulla di strano nel 2021 a prendere in carico, a trattare, ad istruire, a definire con esito positivo, la pratica di assegnazione dell’indennizzo al post-subaffittuario Barone per i danni ricevuti dai terreni quando in realtà sono nel possesso dell’allora sindaco Abbate. E non vi trova nulla di strano nonostante sia scritto fin nel titolo che i terreni dove si trovano le serre danneggiate ricadano nel territorio del Comune di Ragusa.
Ma se Paolino può fare tutto ciò, nel silenzio e nell’ombra dal 26 novembre 2021 e per tre anni e mezzo fino a marzo scorso, perché solo dopo – cioè dopo lo scandalo pubblico prodotto dall’interrogazione di Spadaro – egli scopre di essersi sbagliato?
Ma poi, per tornare alla bislacca giustificazione della sede legale, se questa si trovasse a Bolzano o a Sondrio, si potrebbe sostenere che l’azienda danneggiata da un tornado a Modica o a Ragusa dovrebbe rivolgersi a tali Comuni del Trentino o della Lombardia per chiedere l’indennità spettante per i danni subìti sui terreni siti a Ragusa o a Modica?
Insomma, ferma restando la verità, dei fatti e delle responsabilità, accertabili in sede giudiziaria, la vicenda, in ogni suo elemento – oggettivo e soggettivo – presenta tutti i caratteri della truffa. Basterà accertare sul serio – ovviamente non attraverso i ‘bravi’ funzionari comunali di Abbate prima, della Ficano poi, della Monisteri oggi: in pratica sempre gli stessi – se quei danni ci furono e tutto lascia credere che in quei terreni per fortuna non accadde nulla. E poi tutto il resto: la certezza che semmai danno vi fosse stato esso avrebbe riguardato Abbate e non Barone; il contratto (fraudolento?) retrodatato di tre mesi; la presentazione e l’istruttoria nel Comune di Modica nonostante le serre ‘danneggiate’ siano a Ragusa dove Abbate non avrebbe avuto i suoi ‘bravi’ funzionari capaci di girarsi dall’altra parte durante il volo degli asini; e molto altro ancora.
Non è vero peraltro che una direttiva della Protezione civile regionale abbia indicato la sede legale delle aziende per la determinazione della competenza. Salvo Cocina, direttore regionale della Protezione civile, da noi interpellato sul punto non ha risposto ma una verifica documentale conferma che non c’è stata e non c’è alcuna indicazione della Regione in merito alla sede legale quale criterio orientativo della competenza.
Ma la truffa è solo questa o c’è il rischio che ve ne siano altre?
La domanda è lecita e le sole risposte certe che possiamo darci non sono per nulla rassicuranti. Come abbiamo già visto, riportando un brano dell’articolo di Paolo Oddo su Dialogo, la sua testimonianza è precisa. Fino a poco tempo fa, prima che con l’interrogazione di Spadaro esplodesse il caso, era possibile leggere i nomi e i dati anagrafici dei tanti beneficiari di analoghe indennità. Dopo, tali dati sono stati oscurati: tutti tranne quelli di Barone-Abbate ormai fin troppo scoperti dopo la documentazione resa pubblica.
Chi sta coprendo chi? E perché lo fa? Cos’altro c’è da nascondere? Dobbiamo aspettarci che altre pratiche ed erogazione di contributi presentino caratteristiche simili a quelle venute in rilievo sui terreni apparentemente sublocati da Abbate al suo grato ‘compare’ Barone?
A novembre 2021 Abbate era il padrone assoluto del Comune di Modica e tale è rimasto non solo in quanto sindaco fino all’8 maggio ’22, ma anche nell’anno di amministrazione straordinaria (fatta salva la robusta fetta di torta nella gestione degli affari spettante alla commissaria per patti intercorsi) e poi per venti dei venticinque mesi di sindacatura Monisteri. Ma oggi, con la sindaca in apparenza in conflitto con il proprio mentore e predecessore, è ancora Abbate a comandare fino a potere imporre, in una mai interrotta continuazione, il furto sistematico di verità in danno dei cittadini e delle loro risorse?
Ai tempi della sindacatura Abbate il Comune non rispondeva mai alle richieste di cittadini, e spesso neanche di consiglieri comunali, negando, in violazione dei principi elementari di trasparenza, anche la visione di documenti fondamentali per la conoscenza pubblica e l’esercizio della dialettica democratica come quelli finanziari in vista dell’esame da parte del Consiglio comunale dei bilanci che infatti erano falsi.
L’inchiesta per corruzione e peculato che investe il presidente dell’Ars Galvagno (FdI): nella sua lista segreta (‘uomo 46’, ‘uomo 54′, uomo ’72’, ecc…) c’è anche Abbate ma gli inquirenti devono ancora abbinare richieste e nomi e poi vagliare la regolarità degli atti. Nel caso del pupillo di Ignazio La Russa, secondo le ipotesi d’indagine le possibili tangenti sono negli incarichi ai suoi collaboratori
E oggi? Non è cambiato niente?
Per concludere qualche considerazione su questo capitolo del caso Abbate-Barone: entrambi cognomi di persona, non sostantivi, di grado positivo o accrescitivo che possano sembrare, distinti o in tandem.
Barone è noto, storicamente, quale: attivista e fan elettorale di Abbate; imprenditore agricolo prediletto quale affidatario di appalti senza gara per centinaia e centinaia di migliaia di euro, nonostante le imprese agricole non rientrino tra quelle cui possano essere assegnati lavori pubblici di scerbatura e pulizie strade. A questo proposito l’amico d’affari del sindaco Abbate si trovò nel mirino dell’allora revisore dei conti del Comune Anna Maria Aiello proprio per l’inidoneità derivante dal proprio codice Ateco. Sembra un’altra era. Aiello da revisore, quindi controllore, diviene assessore, quindi controllata, e, dopo ancora, vertice provinciale della Dc di Cuffaro, il partito fondato dal noto pregiudicato per reati commessi al fine di favorire la mafia nel quale Abbate trova il mezzo più adatto per arrivare a palazzo dei Normanni e restarci in posizione influente, da presidente della commissione Affari istituzionali che è il luogo nel quale una legge trova il primo vaglio, appunto istituzionale, per lo stop o il via libera: sembra uno scherzo che Abbate ne sia il presidente, ma è realtà!
A proposito di Assemblea regionale siciliana e di Dc, questo partito personale del pregiudicato Cuffaro continua ad essere molto attrattivo. Di Abbate e dei suoi seguaci abbiamo detto. Tra gli ultimi arrivati figura Carlo Auteri, il deputato siracusano eletto all’Ars in FdI e travolto dallo scandalo dei contributi per centinaia di migliaia di euro ad associazioni intestate a suoi familiari. Quando l’ex ‘Iena’ Ismaele La Vardera segnala il problema di contributi di dubbia linearità, Auteri, dentro palazzo dei Normanni, lo minaccia di buttarlo dalla finestra, con un tono e un linguaggio da gangster mafioso come si evince dalle sue parole registrate dal giornalista-deputato.
Dopo avere lasciato il gruppo di FdI ecco Auteri, il 4 giugno scorso, aderire alla Dc e ringraziare i suoi vertici, partendo da Totò Cuffaro e passando per il presidente del gruppo parlamentare Carmelo Pace di Ribera e il suo vice Ignazio Abbate di Modica.
E in tema di adesioni alla Dc, nella prima parte abbiamo riferito quella, recentissima, di Filippo Maria Tripoli, sindaco di Bagheria a sostegno del quale lo scorso anno si è candidato Ciro Coniglio, marito della commissaria Ficano e con lei sempre al suo fianco, attivo e intraprendente, nelle stanze che contano di palazzo San Domenico durante i dodici mesi, da giugno 2022 a giugno 2023, di amministrazione straordinaria affidata alla consorte con i poteri del sindaco e della giunta. La nomina-Ficano, come abbiamo visto, porta la firma dell’assessore regionale del tempo Marco Zambuto, cuffariano e allora genero di Cuffaro, con gli uffici del capo di gabinetto Silvio Cuffaro, fratello del capo della Dc.
E intanto, come accennato, la magistratura sta passando ai raggi x l’elenco e le poste dei vari ‘uomo 46’, ‘uomo 54’, ‘uomo 72’ e vari altri numeri. Sono i nomi, tenuti coperti, dal presidente dell’Ars Gaetano Galvagno – indagato per corruzione e peculato insieme a propri collaboratori e all’assessore regionale al turismo Elvira Amata – nel fissare la fonte delle richieste di danaro, contributi, provvidenze, misure varie da imbellettare e fare entrare, con apparente decenza, in atti amministrativi o di legge. Uno degli uomini ‘coperti’ è Ignazio Abbate ma occorre rilevare che il dato in sè, nella sua genericità, non ha alcun rilievo penale. Ma, appena identificato con il gioco degli abbinamenti, sarà interessante conoscere l’oggetto delle sue richieste e i rispettivi risultati.
Secondo gli inquirenti, nel metodo-Galvagno la cosa da approfondire è la destinazione di incarichi e pagamenti, da parte di beneficiari diretti delle misure predisposte, a suoi collaboratori. Insomma una parte di soldi pubblici erogati a determinati favoriti torna, in forma di parvenza di consulenze dei suoi collaboratori, a chi ha avuto il potere di farli erogare. Insomma consulenze come finta causale di corposi bonifici invece di valige piene di soldi: è l’evoluzione della specie e … della specialità.
Ma è così solo per Galvagno o anche per i tanti ‘uomo 1’, ‘uomo 2’ della sua lunga lista di deputati all’Ars e non solo?
(Seconda parte, fine – la prima è stata pubblicata il 27 giugno 2025: legggibile qui)
Gli articoli precedenti
In Sicilia Report ha pubblicato articoli, sul ‘Sistema Abbate’ e temi collegati, il 12 dicembre 2022 (qui); il 16 gennaio 2023 (qui) con riferimento soprattutto ad una gara ‘fuori legge’ da otto milioni di euro ; il 17 gennaio 2023, (qui) su richiesta di molti lettori, per precisare e chiarire in dettaglio il tipo di favoreggiamento offerto da Cuffaro alla mafia; il 6 febbraio 2023 (qui) sull’inquietante lascito di Abbate; il 15 febbraio 2023 (qui) ancora sul ‘sistema’ e su affari connessi; il 26 maggio 2023 (qui) su un ‘vero e proprio manuale’ del voto di scambio; il 9 giugno 2023 (qui) sulla nuova amministrazione definita ‘Abbate ter’; il 23 dicembre 2023 (qui) e il 5 gennaio 2024 (qui) sul ruolo del segretario comunale Giampiero Bella in quasi nove anni d’attività a Palazzo San Domenico; il 20 aprile 2024 (qui) su una transazione da 13 milioni di euro che raddoppia i costi del Comune, altre gravi illegittimità e l’avvio del nuovo regime di riscossione dei tributi; il 3 ottobre 2024 (qui) su una serie di ulteriori casi di illegittimità, violazioni di legge, disastro dei conti pubblici e sugli intrecci relativi allo strano strapotere di un funzionario comunale; il 20 novembre 2024 (qui) sull’Istituto professionale di Stato Grimaldi e sulla scuola privata Esfo piegati dal ‘sistema-Abbate’ ai propri interessi privati di potere clientelare, invasivo e opprimente per il tessuto democratico della città; il 19 dicembre 2024 (qui) sul dissesto del Comune già in atto e sulla probabile incandidabilità per dieci anni di Ignazio Abbate e dei responsabili; il 15 febbraio 2025 (qui) sui contraccolpi del dissesto, su altri dossier segreti e sui tanti atti illegittimi di un Comune allo sbando e fuori controllo; il 27 giugno 2025 (qui) la prima parte (questa è la seconda, e ultima) su scottanti dossier riguardanti il Comune di Modica, il filo d’affari che muovendo dal tandem Abbate-Cuffaro lo lega alla città di Bagheria, con un focus sulla mafia nella ‘Conca d’Oro’ e il primo approdo di mafiosi e i loro capitali in territorio ibleo.
Affrontano vicende riguardanti il ‘Sistema Abbate’ e il Comune di Modica anche quelli concernenti l’attacco alla libertà di stampa, pubblicati il 9 maggio 2023 (qui) e il 15 giugno 2023 (qui).