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Modica, Comune in coma confusionale, colpito dal dissesto e allo sbando: tutto é bloccato, tranne i tanti atti illegittimi ‘specialità della casa’, da Ignazio Abbate a Maria Monisteri

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Nonostante le sentenze di condanna e i risarcimenti dovuti, a spese dei cittadini, la sindaca Monisteri persevera: é in violazione della legge, e basata su un falso, la nomina del nuovo comandante della Polizia locale.

In questo settore, in apparenza secondario, la scatola nera degli ingredienti di un sistema perverso di privatizzazione della cosa pubblica.

Ancora una volta discriminato e perseguitato il funzionario che il Tribunale ha accertato essere il più titolato, Angelo Carpanzano, ‘colpevole’ di rispettare la legge e di non farsi condizionare.

Il nominato, Pierluigi Cannizzaro, individuato per mero atto d’arbitrio, nasconde situazioni di incompatibilità e di conflitto d’interessi rispetto alla gestione delle aree di parcheggio a pagamento (Zone blu).

Un affaire che parte da lontano: dalla ‘transazione-estorsione’ tentata da Abbate nel 2018, alla gara aggiudicata nel 2020 ad un’impresa che assume il figlio dell’attuale comandante.

A presiedere il seggio di gara allora Giorgio Ruta, il vigile urbano-imprenditore noto per l’enorme distanza tra la qualifica ricoperta e lo strabordante potere d’influenza all’interno dell’ente fin dal 2013 quando arriva Abbate. 

La concessionaria delle zone blu non paga la Tari. E’ il padre di un suo dipendente ad accertare, per conto e nell’interesse del Comune, le somme che, quale percentuale dei ricavi dal parcheggio, l’impresa deve all’ente.

In città sono un pericolo, per l’intralcio alle autoambulanze, i dossi rallentatori di velocità, vietati dalla legge in tutte le strade di transito dei mezzi di soccorso ma installati e mantenuti abusivamente.

Declino del centro storico, dehors selvaggio, mancanza di guida e di una direzione di marcia, servizi per la città paralizzati dal dissesto, sindaca totalmente inadeguata.

La tagliola giudiziaria incombe nelle stanze che contano e produce uno stato di ‘coma agitato’. Del bilancio stabilmente riequilibrato neanche l’ombra.

I 90 giorni previsti già trascorsi cinque volte: dovrebbe essere scattato lo scioglimento ma in Sicilia a decidere è la Regione, con il suo governo Schifani-Cuffaro 

E sono tredici. Gli anni consumati dalla città di Modica a perdersi in una deriva senza spiragli – di anestesia della coscienza di comunità, di sfregio della propria dignità civile e di corruzione dell’anima democratica – dinanzi alla depredazione delle sue risorse, ad opera di un sistema che assoggetta decisori pubblici a interessi privati.

Sono tredici perché agli oltre undici anni del potere assoluto di Ignazio Abbate sul Comune (i nove della sua sindacatura, l’anno di gestione commissariale e il primo, abbondante, dell’amministrazione Monisteri da lui tenuta in pugno ed eterodiretta) fa seguito l’ultimo tratto temporale, un anno e mezzo circa, in cui la sindaca eletta il 29 maggio 2023 non è più nelle mani del deputato cuffariano all’Assemblea regionale siciliana ma continua a condurre l’ente nella stessa sciagurata direzione, in un mix di totale inadeguatezza, per incompetenza e inconsapevolezza del ruolo, e di asservimento a consorterie vecchie e nuove, a cialtroni di lungo corso che continuano a lucrare consolidate rendite di posizione, a cricche variamente composte intorno ad un assetto che vede la sindaca farsi notare solo per la totale ignoranza (diversamente, sarebbe peggio) degli atti che firma e per la coscienza del suo volere-dovere rispondere agli interessi di chi ha preso – per la parte in cui l’ha preso – il posto di Abbate nella postazione dei ‘manianti’.

Il risultato, una volta venuta meno la carica prorompente e plateale del gran daffare personale di Abbate nel manovrare a piacimento e senza freni tutte le leve della macchina comunale, è da una parte uno stato di coma dell’ente ben visibile nel ‘non esercizio’ delle funzioni statutarie da cui dipende la vita della città, dall’altra la prosecuzione inerziale delle vecchie pratiche di elusione e violazione degli interessi generali in nome della collaudata subalternità a nuovi referenti, padrini o padroni che siano.

Queste valutazioni, sensazioni, opinioni scaturiscono da due dati di fatto.

Il primo si basa sull’esperienza diretta, che chiunque possa fare o aver fatto in questo periodo, di una visita a palazzo San Domenico, in stanze e uffici vuoti o popolati da dipendenti privi di ogni contezza del ruolo e della motivazione a fare alcunché, arresi dinanzi alla prova del fallimento di tutte le forzature e delle devianze introdotte dal ‘Sistema-Abbate’ e adagiati in un limbo in cui l’unica certezza è il non sapere cosa fare, né come farlo.

Il secondo dato di fatto è presente negli atti prodotti dai vari organi dell’ente – sindaco, giunta, con qualche rara eccezione assessori nell’ambito delegato, dirigenti, funzionari e, quelle poche volte in cui per necessità di competenza sia chiamato in causa, il consiglio comunale – atti che confermano lo stato, per un verso confusionale e per un altro di coma, che continua ad avvolgere la massima istituzione cittadina sottraendola totalmente alla sfera degli interessi generali della sua comunità.

Da quindici mesi il Comune versa nello stato di dissesto economico, deliberato dal consiglio comunale il 30 gennaio 2025 dopo anni di evidenza della voragine di debiti fuori controllo prodotta dalla gestione-Abbate e, a seguire, dall’intermezzo commissariale e dalla prima giunta-Monisteri fino alla tardiva presa d’atto dello stato delle cose nella quale si consuma la rottura tra la sindaca-allieva e il maestro che l’ha forgiata e, pro domo sua, nominata propria personale esecutrice. In questa sequenza l’anno ‘abatico’ commissariale è stato un mero prolungamento della medesima gestione precedente con la sola variante di un certo patteggiamento degli interessi del politico di Frigintini con gli emissari cuffariani a palazzo San Domenico: una mera condivisione dei profitti tra Abbate e chi gli ha consentito ancora, cessato dalla carica di sindaco, di disporre del Comune come prima.

Il coma profondo e lo stato confusionale sono evidenti nella paralisi totale dell’ente. L’unica cosa che si muove, crescendo, è la stima del debito: ai circa 150 milioni del tempo relativo all’accertamento della Corte dei conti, bisogna aggiungere la massa in continua lievitazione dei debiti fuori bilancio e dei contenziosi (vecchia specialità della casa al tempo di Abbate per avere più soldi, nascondere i debiti e rinviare, a dopo la sua fuga a Palermo, l’ora della verità) nonché l’intervenuta prescrizione di accertamenti iscritti in bilancio per un ammontare di circa 70 milioni di poste attive, ma in realtà carta straccia che bisogna cancellare. Insomma il buco supera notevolmente quella cifra di duecento milioni di cui già diversi anni fa parlò la consigliera comunale Ivana Castello, purtroppo poco ascoltata non solo dai fidi seguaci di Abbate – che allora costituivano il blocco di una maggioranza bulgara ed ora sono schierati in due sotto-fazioni che a volte sembrano farsi la guerra – ma anche dalle altre rappresentanze politiche, civiche e sociali.

In tema di dissesto le norme vigenti non lasciano dubbi. Entro novanta giorni il Comune deve dotarsi del bilancio stabilmente riequilibrato. E invece questo termine è trascorso non una, ma cinque volte, senza che neanche si sia minimamente cominciato a provvedere. Eppure non solo la legge è chiara in materia (il primo comma dell’art. 262 del Tuel, il testo unico degli enti locali che tutti in un Comune, dal sindaco all’ultimo dei funzionari, dovrebbero conoscere a memoria e osservare a menadito) ma, se ci fossero dubbi, anche di recente, con la sentenza n. 17 del 19 febbraio 2026, la Corte costituzionale lo ha ribadito  affermando ancora una volta che «la previsione dello scioglimento del Consiglio comunale in caso di mancata approvazione nei termini dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato non è arbitraria o irragionevole, ma risponde alla necessità di tutelare la regolarità della gestione contabile dell’ente e la capacità dell’amministrazione di garantire gli equilibri finanziari» e che «lo strumento sanzionatorio non viola i principi costituzionali … poiché è calibrato sulla funzione fondamentale del bilancio come atto di governo delle finanze pubbliche e di responsabilità politica».

Questo orientamento ha confermato e rafforzato precedenti pronunce secondo cui il mancato rispetto dei termini per l’approvazione del bilancio in riequilibrio in un ente dissestato «può essere considerato espressione di gravi e persistenti violazioni di norme contabili, tali da giustificare lo scioglimento come extrema ratio». L’importanza di questa decisione è duplice in quanto, in prima battuta, la sentenza rimette ordine nella disciplina del bilancio comunale in situazioni di dissesto dato che la previsione di termine perentorio e la conseguente sanzione dello scioglimento non sono considerate contrarie ai valori costituzionali, ma strumenti volti a garantire l’equilibrio finanziario degli enti locali. La sentenza, inoltre, provoca immediati effetti pratici per gli enti locali poiché i Comuni in dissesto devono prestare massima attenzione nella predisposizione e approvazione delle ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato entro i termini stabiliti in quanto l’inadempimento ha conseguenze drastiche, tra cui la perdita degli organi elettivi e lo scioglimento del Consiglio. In definitiva «la sentenza rafforza il ruolo del bilancio di riequilibrio come strumento centrale per il recupero dell’ente e come parametro oggettivo di valutazione dell’adempimento (o inadempimento) del Consiglio, giustificando la sanzione massima dello scioglimento in caso di inerzia».

La norma, chiara da sempre, è stata ulteriormente ribadita anche nella nettezza delle sue conseguenze estreme sicché già da tempo a Modica sarebbe dovuto arrivare un commissario per portare la città al voto e consentirle di voltare pagina, ma, si sa, il compimento di questo elementare atto dovuto in Sicilia è competenza della Regione, e si sa anche che, sotto il governo Schifani manovrato dai vari Cuffaro, Miccichè, Cardinale, Lombardo, Galvagno, Tamajo, Sammartino, le norme valgono solo quando coincidano con l’interesse privato di lorsignori.

Tornando dunque al comatoso stato confusionale dell’amministrazione del Comune di Modica,  i pochi segnali di esistenza in vita riguardano le pratiche di sopravvivenza del sistema nel quale Monisteri si è formata ed è cresciuta imparando – ed oggi cercando di mettere in pratica – che la fedeltà vale sopra ogni cosa ed essa guida ogni scelta.

Ciò è lampante nel rapporto che la lega ai dirigenti comunali, tutti in scadenza come vedremo più avanti, ai quali fanno capo gli atti di gestione e lo è anche nelle scelte sciagurate che continua a prendere, non solo in dispregio delle norme e dell’interesse della città da esse tutelato, ma perfino con la sfrontatezza di ignorare provvedimenti giurisdizionali che, smascherando le malefatte del Comune (in questo caso al tempo di Abbate) lo hanno condannato a pagare somme ingenti, sicché i cittadini hanno dovuto subire prima il danno loro inferto da nomine illegittime e sbagliate contrarie agli interessi della comunità, e poi la beffa di dovere vedere, in conseguenza di tali atti illegittimi, il Comune risarcire con i loro soldi di contribuenti onesti le vittime dell’abuso compiuto.

Non solo. Proprio in questo ambito la sindaca Monisteri continua ad operare esattamente come Abbate cui si devono gli atti sanzionati dal Tribunale perché illeciti.

Per capire la gravità dei nuovi atti illegittimi della sindaca Monisteri in tema di nomine, è bene dare un ripasso alle sentenze che hanno condannato il Comune di Modica a pagare per i propri abusi, con i soldi dei contribuenti

Tra tutte basti qui richiamare la vicenda della posizione del comandante della polizia locale oggetto di una sequenza impressionante di abusi e di atti illegittimi cominciata nel 2015 con Abbate e proseguita da Monisteri, perfino dopo la quiescenza del dipendente prescelto undici anni fa, Rosario Cannizzaro, cessato dal servizio, per raggiunti limiti d’età, il 16 luglio 2025. Prima di vedere come l’amministrazione-Monisteri abbia affrontato la successione, un breve cenno alle sentenze del Tribunale su quella scelta compiuta undici anni fa da Abbate e più volte reiterata, è necessario. Ecco in proposito il brano di un precedente nostro articolo.

Qui può essere utile un breve cenno che abbraccia i dodici anni di amministrazione Abbate-Ficano-Monisteri lungo uno stesso filo di continuità: l’illegittimità di quasi tutte le nomine dei capi settore, le cosiddette ‘posizioni organizzative, poi Eq (elevata qualificazione) durante i nove anni dell’ex sindaco, o quella dei dirigenti ad opera della commissaria Ficano. Di questi ultimi si è detto. Nella quasi totalità dell’attribuzione di P.o. ed E.q. ricorre una sistematica violazione dei criteri di competenza e di merito sotto il duplice profilo della lesione di diritti soggettivi e interessi legittimi e del danno grave all’ente per lo spreco di capitale umano e professionale e delle conseguenze nefaste della condotta e dell’operato di funzionari incompetenti, incapaci e privi dei titoli necessari: ciononostante preferiti a funzionari capaci, competenti e dotati di titoli superiori e in linea con le posizioni da cui sono stati irragionevolmente estromessi o nelle quali non sono stati nominati.
….due sentenze del Tribunale di Ragusa in funzione di Giudice del lavoro che condanna il Comune di Modica a risarcire una vittima accertata di tale operato da parte del ‘sistema-Abbate’: è Angelo Carpanzano, commissario capo di Polizia locale, dotato di titoli e competenze enormemente superiori a quelle del funzionario prescelto invece da Abbate, Cannizzaro, semplice ispettore superiore di polizia locale. Il Comune deve risarcire a Carpanzano ventimila euro, oltre a interessi, rivalutazioni e spese legali che quasi raddoppiano la cifra.
Con altra sentenza, ma con riferimento al medesimo abuso e sopruso commesso da Abbate, lo stesso Tribunale condanna il Comune all’esito di un processo per mobbing nei confronti di Carpanzano, funzionario competente ed integerrimo e perciò non solo penalizzato, vessato, discriminato, emarginato ma anche perseguitato con contestazioni disciplinari, infondate, strumentali, intimidatorie e ritorsive. In questo caso il Tribunale, in altra composizione, condanna l’ente al pagamento di altri 10 mila euro cui bisogna aggiungere interessi, rivalutazioni e spese legali. Insomma un danno secco e diretto di almeno 50 mila euro che Abbate dovrebbe risarcire di persona al Comune di Modica e speriamo che ciò non sfugga alla Corte dei conti. Poi c’è un danno ben più esteso, incalcolabile, che la nomina per dieci anni ha inflitto all’ente per tutte le conseguenze di una scelta sciagurata, illogica, illecita che ha rubato alla città i migliori servizi che le competenze calpestate avrebbero consentito, costringendola invece a fare i conti con quelle irragionevolmente e dolosamente prescelte, per mero interesse privato del sindaco, il suo interesse a comandare contra legem per ricavarne lucro personale e particolare, anziché esercitare correttamente le funzioni nel rispetto delle norme a presidio dell’interesse generale.

Questo sopra riportato è un brano dell’articolo (leggibile qui) pubblicato il 5 luglio 2025, quando era imminente la quiescenza dell’allora responsabile della polizia locale e che nel capitolo dedicato così titolava: “Due sentenze condannano il Comune di Modica per la nomina del capo della polizia locale Cannizzaro: illegittima, assurda stando alla comparazione di titoli e competenze. La ‘vittima’ è Angelo Carpanzano, funzionario molto più titolato e qualificato: integerrimo e competente (contestò violazioni elettorali anche all’allora candidato Abbate nel 2013), è stato estromesso, discriminato, vessato, perseguitato. Il Comune dovrà risarcirlo ma a pagare non dovrebbero essere di tasca propria Abbate e i suoi complici?”

Ecco ancora un brano.

Nella vicenda della Polizia locale degli ultimi tredici anni, un concentrato dei vizi del ‘manuale degli abusi’ capace di raccontare l’intero sistema comunale di devianza dalla legge e dai principi della pubblica amministrazione

La prima sentenza (leggibile qui integralmente), emessa il 21 settembre 2023 (nè il Comune, nè la controparte ne hanno dato notizia), demolisce il provvedimento di nomina del capo della polizia locale, il 9 ottobre 2015 da parte del sindaco Abbate <<in assenza di una procedura selettiva comparativa e con motivazione del tutto insufficiente, apparente e contraddittoria, dunque in violazione dei canoni di buonafede e correttezza>>, ricostruendo che <<a seguito delle dimissioni di Giuseppe Pediglieri l’incarico è stato conferito all’ispettore Cannizzaro, sebbene questi fosse privo di idonea qualifica e grado e pregressa esperienza in ruoli di responsabilità. Come è noto, nel vigente assetto normativo del pubblico impiego, l’amministrazione, pur godendo di ampia discrezionalità nella scelta dei soggetti ai quali conferire gli incarichi di posizione organizzativa, è comunque tenuta all’osservanza delle clausole generali di correttezza e buona fede (articoli 1175 e 1375 del codice civile), operanti alla stregua dei principi di imparzialità e buon andamento di cui all’articolo 97 della Costituzione>>. L’ente è tenuto inoltre <<a predeterminare i requisiti professionali necessari per l’affidamento, ad adottare adeguate forme di partecipazione ai processi decisionali, ad esternare le ragioni giustificatrici delle scelte discrezionali effettuate. In concreto, l’amministrazione deve selezionare il soggetto al quale conferire l’incarico attraverso un’effettiva e trasparente comparazione dei candidati che trovi poi adeguato riscontro nella motivazione contenuta nell’atto di nomina>>.
In proposito il nome del predecessore Pediglieri è noto a lettrici e lettori di In Sicilia Report per via di quel retroscena inquietante svelato in un articolo del 3 ottobre 2024 (leggibile qui) per il quale l’allora dirigente della Polizia locale Pediglieri fu costretto con la violenza alle dimissioni.
Tornando alla sentenza, quanto finora prospettato in diritto dal giudice risulta totalmente violato dal Comune che, anche alla luce del proprio regolamento, era <<tenuto ad esaminare i curricula dei candidati e ad esternare con adeguata motivazione le ragioni per cui è individuato il candidato ispettore Rosario Cannizzaro in luogo di un altro, il commissario capo Carpanzano>>.
La sentenza boccia quindi senza appello l’assurdità dell’arbitrio perpetrato dal Comune con la sfrontata finzione di comparare curricula che mai e poi mai avrebbero potuto condurre alla illogica e dissennata scelta operata. Infatti, avuto riguardo ai titoli, alle competenze ed alle esperienze dei candidati <<la motivazione contenuta nella determina impugnata non consente minimamente di ricostruire il processo logico-motivazionale che ha indotto l’amministrazione a individuare l’ispettore Cannizzaro quale candidato maggiormente
idoneo a ricoprire l’incarico. Tanto più che – osserva la giudice Cristina Carrara – in base a quanto emerso in giudizio, la scelta discrezionale operata dal Comune appare persino illogica in quanto il ricorrente (Carpanzano): è inquadrato nella categoria D/3, cui corrisponde nell’ordinamento del corpo di polizia municipale del Comune di Modica il grado e la qualifica di commissario capo funzionario di Polizia municipale; è in possesso del titolo di laurea specialistica in “governo e gestione di amministrazioni e imprese” conseguito con voto 110/110 e lode; vanta plurime esperienze e ruoli di responsabilità all’interno dell’organizzazione comunale; ha già assunto nel 2013 la dirigenza ad interim del settore Polizia Municipale. Per contro, il candidato ritenuto dall’amministrazione “curricularmente più meritevole” e inquadrato nella categoria D/1, con qualifica di Ispettore superiore di Pm ha conseguito la laurea – tutt’altro che specialistica rispetto all’incarico – delle Belle Arti in “Scenografia presso l’Accademia e non ha maturato alcuna esperienza nell’ambito di incarichi di responsabilità e di Posizioni organizzative>>.
Quindi la sentenza di condanna del Comune con il dispositivo già indicato.
Oltre ai titoli e alle esperienze richiamati in sentenza, c’è da dire che Carpanzano è stato anche per tre anni, dal 2010 al 2013 durante l’amministrazione-Buscema, dirigente del settore Tributi del Comune di Modica dando prova di efficienza nell’organizzazione del servizio e nel consistente aumento della riscossione e lasciando alla subentrante amministrazione un assetto che se difeso e mantenuto avrebbe garantito ben altra sorte all’ente rispetto al disastro della scellerata gestione Abbate, anche e non secondariamente, proprio in questo campo.
Ma Carpanzano, dirigente integerrimo, era ed è noto per la sua competenza, il suo rigore, la sua inflessibile obbedienza alle leggi, la sua indisponibilità agli ordini illeciti, la sua dedizione nella cura del servizio in corrispondenza con l’interesse generale della città cui l’ente è vincolato.
Perciò Carpanzano è stato discriminato, penalizzato, emarginato e, come vedremo attraverso la seconda sentenza (leggibile qui integralmente), anche fatto oggetto di condotte ritorsive esaminate dal Tribunale nel separato giudizio per mobbing.
Uno spreco di capitale umano e professionale irresponsabile e suicida da parte del Comune di Modica, un regalo ad altri enti almeno in due periodi. Per due anni, da luglio 2019 a giugno ’21, il dirigente perseguitato a Modica assume il comando della Polizia locale di Augusta dove inoltre è responsabile del settore economico finanziario, per un periodo anche della gestione giuridica del personale, inoltre membro della commissione post-dissesto, responsabile unico del procedimento in gare d’appalto sopra e sotto soglia comunitaria, impegnato per il Comune nel contenzioso in commissione tributaria. In seguito, per un anno, a Pozzallo quale responsabile del settore finanziario e affari generali e negli ultimi mesi anche comandante della Polizia locale e responsabile della transizione digitale. E’ il periodo in cui il Comune di Modica approva il falso rendiconto del 2021, e conseguentemente del 2022, avviandosi verso il dissesto, mentre a Pozzallo nel breve periodo di servizio la spinta del dirigente verso la riduzione dei ritardi, la regolarizzazione e l’allineamento dei bilanci, la lotta all’evasione produce risultati concreti.
Sul conto di Carpanzano, in questo articolo soggetto di cronaca per via della notizia delle due sentenze e quindi destinatario delle opportune consuete verifiche giornalistiche, emerge che egli è uno dei pochissimi funzionari del Comune non solo a pubblicare correttamente il curriculum sul sito istituzionale dell’ente, ma anche ad aggiornarlo e a redigerlo nello scrupoloso rispetto delle norme di chiarezza e di trasparenza, indicando di ogni titolo accademico, esperienza o competenza tutti i riferimenti utili alla piena verificabilità. Una mosca bianca a Palazzo San Domenico dove, in violazione delle norme, gli atti sono tenuti nascosti e gli stessi curricula non pubblicati, o non aggiornati e inoltre compilati in modo equivoco, non verificabile o ingannevole.
La seconda sentenza affronta la vicenda partendo da un elemento inquietante: la matrice ritorsiva della condotta del sindaco Abbate contro il dirigente ‘colpevole’ di avere fatto il suo dovere di comandante della Polizia municipale nel contestare, anche al candidato Abbate, infrazioni in materia di propaganda elettorale nel periodo precedente le elezioni del 9 e 10 giugno 2013, con ballottaggio, poi vinto da Abbate, il 23 e 24. A questo fatto sarebbe da ricondurre <<il deplorato “crescendo rossiniano di abusi umiliazioni, mortificazioni” e la subita “reiterata discriminante azione di marginalizzazione”>>. Segue nella sentenza, emessa da Tribunale di Ragusa il 20 marzo 2024, la lunga sequenza dei trattamenti degradanti, dell’umiliante sottoposizione a inferiori gerarchici per titoli e qualifiche, la vessazione disciplinare attraverso contestazioni e in qualche caso sanzioni illegittime, strumentali, intimidatorie.
Nonostante l’altro parallelo giudizio di cui abbiamo riferito, il Tribunale tratta anche in questo contesto l’assurda nomina del 9 ottobre 2015 del comandante della Polizia municipale. <<Incontestato il possesso dei superiori titoli accademici e di servizio vantati dal Carpanzano in ricorso (i.e. qualifica di Commissario Capo di P.M. – cat. D3, laureato in
Governo e Gestione di Amministrazioni e Imprese e con pregressa esperienza di Comandante di P.M. presso lo stesso Comune di Modica), non è invero dato comprendere – obietta il Tribunale – in virtù di quali circostanze e considerazioni il giudizio comparativo dei curricula del ricorrente e dell’Ispettore di P.M. Rosario Cannizzaro (incontestatamente non laureato e in possesso di qualifica professionale e grado inferiori) si sia risolto a vantaggio di quest’ultimo; ancorché la nomina procedesse da scelta discrezionale dell’Amministrazione – osserva la giudice Antonietta Donzella – ed anzi proprio per tale ragione, discrezionalità non essendo sinonimo di arbitrio -, il Comune era infatti senz’altro tenuto ad esternare le ragioni poste a fondamento della svolta selezione>> così come disposto dalle norme che la sentenza passa in rassegna e secondo cui “ai fini del conferimento di ciascun incarico di funzione dirigenziale si tiene conto, in relazione alla natura e alle caratteristiche degli obiettivi prefissati ed alla complessità della struttura interessata, delle attitudini e delle capacità professionali del singolo dirigente, dei risultati conseguiti in precedenza nell’amministrazione di appartenenza e della relativa valutazione, delle specifiche competenze organizzative possedute, nonché delle esperienze di direzione eventualmente maturate… “Le Amministrazioni locali sono tenute a determinare in via preventiva, secondo le procedure definite dalla contrattazione collettiva, i criteri generali per l’affidamento e la revoca degli incarichi dirigenziali, rispettando i principi stabiliti nell’art. 19 del d. lgs. n. 165 del 2001, secondo cui per il conferimento di ciascun incarico di funzione dirigenziale si tiene conto, in relazione alla natura e alle caratteristiche degli obiettivi prefissati, delle attitudini e delle capacità professionali del singolo dirigente; ne consegue che il giudice deve verificare se l’operato dell’amministrazione, concernente il conferimento degli incarichi in questione, trovi o meno fondamento nei predetti criteri generali” (cfr. CASS. n. 10567/2019; CASS.n. 6485/2021 cit.), per modo che “l’illegittimo diniego di una posizione organizzativa comporta il diritto del dipendente al risarcimento del danno per perdita di chance, che va riconosciuto, come entità patrimoniale a sé stante, ove sussista la prova di una concreta ed effettiva occasione perduta; il danno, che non coincide con le retribuzioni perse, va liquidato in via equitativa utilizzando quale parametro le retribuzioni perse, tenuto conto del grado di probabilità e della natura di danno futuro, consistente nella perdita non di un vantaggio economico, ma della mera possibilità di conseguirlo” (cfr. CASS. n.1884/2022; CASS. n. 37002/2022). Considerazioni affatto analoghe si impongono inoltre quanto alla nomina dei due vice-comandanti del corpo di P.M., incarichi ancora una volta immotivatamente conferiti a dipendenti provvisti di titoli e qualifiche inferiori rispetto al CARPANZANO (i.e. l’Ispettore Giorgio Ruta e l’Ispettore Roberto Amore, cfr. determina n.
2524 del 09.10.2015)>>.
La sentenza affronta quindi la fattispecie del mobbing, difficile da provare in pienezza nella granitica consistenza tipizzata dalla giurisprudenza, riconoscendo l’illecito demansionamento conclamato il cui <<danno non patrimoniale è risarcibile ogni qual volta la condotta illecita del datore di lavoro abbia violato, in modo grave, i diritti del lavoratore che siano oggetto di tutela costituzionale, in rapporto alla persistenza del comportamento lesivo (pure in mancanza di intenti discriminatori o persecutori idonei a qualificarlo come mobbing), alla durata e reiterazione delle situazioni di disagio professionale e personale del dipendente, nonché all’inerzia del datore di lavoro rispetto alle istanze del lavoratore>>.
Quindi il dispositivo contenente la condanna già indicata.
Per dovere di completezza Cannizzaro, nominato il 9 ottobre 2015 dall’allora sindaco Abbate, è stato da lui sempre confermato in tutti gli atti assunti in ordine all’assetto delle posizioni organizzative (il 4-7-2018, il 31-12-’18, il 28-5-’19, il 16-10-’20, il 5-11-’20, il 31-12-’20). E così hanno fatto anche la commissaria Ficano il 26-7-2022 e la sindaca Monisteri con proprio atto d’indirizzo al dirigente Affari generali Rosario Caccamo il 5 settembre ’23. Ciò va detto anche perchè possa tenersi nella giusta considerazione l’elemento di una scelta di totale continuità in dieci anni, pur essendo tale scelta pesantemente inficiata da vizi macroscopici come il doppio esame giudiziario ha sancito.

Il Comune non impara dai suoi errori. Colto dal Tribunale con le mani nel sacco, continua come nulla fosse e, alla prima occasione, ecco la sindaca perseverare nell’arbitrio e nel sopruso, come una … marchesa del grillo ‘post litteram‘…

La rilettura di questi fatti, da noi ricostruiti nell’articolo del 5 luglio 2025 (qui leggibile per intero) ci aiuta a capire e a valutare l’operato recente della sindaca Monisteri e dei dirigenti a lei fedeli, tutti illegittimi come In Sicilia Report ha più volte dimostrato (qui un articolo che affronta il tema), senza mai un tentativo di smentita da chicchessia. Un operato, sul punto specifico della copertura della posizione vacante al vertice della polizia locale, persino più grave di quello del suo mentore e predecessore Abbate. Ugualmente illegittimo ma ancora più rozzo e sfrontato perché non tiene conto ed anzi disattende le sentenze richiamate ed opera una nuova scelta arbitraria, abusiva, immotivata e discriminante ancora una volta in danno di funzionari più qualificati e titolati così come sancito dall’autorità giudiziaria con sentenza irrevocabile. Vedremo a beneficio di chi, in palese violazione delle regole elementari che sovrintendono ad ogni atto e procedimento amministrativo, ma intanto è bene segnalare gli sviluppi delle due sentenze richiamate.

La prima, non appellata, da tempo è definitiva, sicché il Comune avrebbe il dovere elementare di rispettarla in ogni suo contenuto, non solo quello meramente dispositivo ma anche e soprattutto nella parte che detta i principi da cui promana. La seconda – inerente al mobbing scatenato da Abbate e dai suoi sgherri contro il funzionario più titolato ma anche integerrimo e perciò non disponibile ad assecondare le volontà illegittime delle amministrazioni Abbate prima e Monisteri poi – è stata impugnata ed il relativo giudizio è pendente dinanzi alla Corte d’Appello di Catania.

Ora vediamo come è stata coperta la posizione resasi vacante il 16 luglio 2025.

Lo stesso giorno la sindaca Monisteri, con propria determinazione (viziata, come vedremo, da difetto di legittimazione: non era di sua competenza, né nei suoi poteri) nomina fino al 30 settembre successivo Pierluigi Cannizzaro definendolo “il più anziano nel ruolo” e, allo scadere, proprio il 30 settembre, lo ripropone fino al 31 dicembre. Atto nuovamente ripetuto in tale data di scadenza con effetto fino al 31 dicembre 2026. Dunque non si tratta più di una nomina provvisoria ma di una scelta a tutti gli effetti stabilizzata ma, ancora una volta, una scelta sbagliata, arbitraria, fonte di un atto illegittimo, addirittura per più motivi che ripropongono tutti i vizi di prima e ne aggiungono di nuovi, riuscendo nell’impresa non facile di peggiorare la già deprecabile situazione precedente.

Per completezza di notizie, su tale procedimento c’è da dire che l’11 marzo scorso, con il nuovo comandante della polizia locale in carica da nove mesi per effetto di tre determinazioni in sequenza della sindaca (tutte nulle per obiettiva incompetenza) interviene il dirigente del primo settore Rosario Caccamo (illegittimo come tutti i dirigenti in carica), con un proprio provvedimento di nomina dello stesso Cannizzaro. Perché tale ripetizione? Probabilmente perché qualcuno si accorge che non competeva alla sindaca ma al dirigente provvedere e, così, con nove mesi di ritardo (non sanabili) viene messa una pezza, incapace comunque di risolvere tutti gli altri vizi, di merito e di sostanza decisionale. Il dirigente determina così la nomina fino al 31 dicembre 2026 del nuovo Cannizzaro, Pierluigi, successore di Rosario, a capo della Polizia locale, una delle nove unità operative comprese nel vigente organigramma approvato dalla giunta comunale con delibera del 9 luglio 2024, conferendogli la posizione di Eq (elevata qualificazione) con decorrenza dal primo gennaio scorso, datazione temporale che è solo uno dei tanti pasticci rinvenibili in questo come in numerosi altri procedimenti.

Ma chi è Pierluigi Cannizzaro e perché viene ritenuto il più idoneo, nell’organico comunale, a ricoprire il ruolo, anche alla luce degli errori e degli abusi commessi nel 2015 e più volte negli anni seguenti in relazione alla nomina concernente la medesima posizione?

Il prescelto è parente del predecessore, esattamente cugino, ma questo dato non ha alcun rilievo in tale scelta, rimandandoci semmai alla genesi delle assunzioni, con metodo prevalentemente clientelare, al tempo delle vacche grasse in cui il potere assoluto, ancora negli anni ’80 in piena ‘prima repubblica’, era nelle mani della Dc che lo distribuiva con il bilancino tra le sue due correnti principali, facenti capo in città a due politici di lungo corso ben noti ai meno giovani, Nino Avola e Saverio Terranova, sempre attenti a remunerare schiere di “devoti portatori di voti” anche con attribuzioni familiari multiple se meritate sul campo, cioè nelle urne e nel quotidiano esercizio di obbedienza e fedeltà sempre proteso alla prova elettoral-clientelare come misura e verifica del potere da gestire beneficiando chi lo alimenti.

Ma questa è ormai archeologia storica locale, mentre nel presente ciò che interessa è comprendere i criteri di scelta, non tanto per l’affare in sé quanto per capire come agisca l’amministrazione di un Comune, dopo sentenze della magistratura che l’hanno colta con le mani nel sacco, nell’atto di tradire la città rubandole soldi, competenze, funzioni, qualità dei servizi.

Esattamente come prima, anzi peggio è la risposta che si evince immediatamente dalla lettura degli atti.

Infatti il nuovo comandante non è colui che per legge e, con le precise prescrizioni contenute nelle sentenze ben note, avrebbe dovuto essere selezionato ma un altro, prescelto a piacimento, per puro arbitrio e in dispregio degli interessi dell’ente da parte della sindaca prima e del dirigente poi, il dirigente che a lei totalmente risponde in barba agli elementari principi di autonomia gestionale. Ma un dirigente illegittimamente nominato e – illegittimamente – tenuto in carica dalla sindaca, come potrebbe non essere totalmente cedevole agli interessi, anche illegali, della sindaca medesima?

Il procedimento, nella sua interezza e nel suo approdo finale è un puro esercizio di arbitrio, sbattuto con volgare tracotanza in faccia ai cittadini aventi a cuore gli elementi dell’onestà, della correttezza dell’agire, della cura degli interessi generali e della trasparenza come metodo.

Cittadini trattati come i sudditi al tempo ‘dell’editto di un re ai suoi popolani’ narrato da Giuseppe Gioachino Belli nel celebre sonetto Li soprani der monno vecchio, scritto quasi due secoli fa e una cui terzina nel 1981 ispira Mario Monicelli nel film Il marchese del grillo: …”C’era una vorta un Re cche ddar palazzo mannò ffora a li popoli st’editto: “Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo, sori vassalli bbugiaroni, e zzitto. Io fo ddritto lo storto e storto er ddritto: pòzzo vénneve a ttutti a un tant’er mazzo…”. 

Sì, perché, come nulla fosse e come se a Modica e dentro palazzo San Domenico non vigessero le leggi della Repubblica, la determinazione – sindacale prima in triplice battuta e dirigenziale poi – non contempla alcuna comparazione di titoli e di curricula, né contiene uno straccio di motivazione e – come il re di Belli, o un marchese, o marchesa, del grillo ‘post litteram’ – sentenzia: faccio così perché io sono io e voi …

In barba alle norme e alle sentenze sopra richiamate, la sindaca prima – e il dirigente poi – fanno come gli pare, senza valutare comparativamente e senza motivare. L’unico elemento che potrebbe sembrare di motivazione è palesemente falso. Infatti nelle determinazioni sindacali del 16 luglio, 30 settembre e 31 dicembre 2025 il prescelto viene definito <<il più anziano nel ruolo>> ma ciò non è vero e il Comune, prima di chiunque altro, dovrebbe saperlo.

Tutte le assurdità di una nomina illegittima che, falsando i dati documentali, propone l’arbitrio come metodo. Monisteri perpetua il ‘sistema-Abbate’ e, nonostante le sentenze del Tribunale, continua a discriminare e perseguitare il funzionario più titolato ‘colpevole’ di rispettare la legge e non farsi condizionare

Scrive la sindaca nel primo atto di nomina del 16 luglio 2025, poi riproposto in sequenza ad ogni proroga, <<che, nelle more che venga esperito l’interpello per la nomina del nuovo comandante, occorre procedere alla nomina temporanea del Comandante della Polizia Locale; che la nomina può essere fatta conferendo l’incarico, tra il personale della Polizia Locale, cat. “D”, a chi ha più anzianità di servizio; Visto l’elenco del personale della Polizia Locale di cat. “D” trasmesso dall’Ufficio personale; considerato che tra i dipendenti di cat. “D” del personale della Polizia Locale, il più anziano nel ruolo è l’Ispettore Pierluigi Cannizzaro in servizio dal 26/10/1987…>>.

In poche righe sono concentrate menzogne e truffe lessicali. Il provvedimento di nomina fa riferimento, giustamente, all’anzianità nel ruolo, dato nel quale il divario, in favore dell’escluso (al contrario della decisione), è abissale in quanto l’anzianità nel ruolo – cioè da funzionario, D1 – di Cannizzaro è recente, dal 16 novembre 2022, mentre quella di Angelo Carpanzano, artefice dei concorsi sfociati nelle sentenze che abbiamo visto – anzianità da funzionario direttivo D3, superiore – risale al 27 febbraio 2008, come confermano i dati certificati contenuti negli atti visibili nei siti istituzionali. Quanto all’anzianità tout court, dato  comunque non rilevante, entrambi sono immessi in servizio, come agenti di Polizia locale, per effetto dello stesso concorso nel quale Carpanzano è vincitore e Cannizzaro, risultato semplicemente idoneo, entra per scorrimento.

E però per la sindaca i numeri sono un’opinione e le norme di legge carta straccia da gettare nel cestino dei rifiuti.

A ciò bisogna aggiungere che non è solo l’anzianità del ruolo, ma anche ogni altro titolo – di studio, di competenze, di esperienze, di incarichi, di oggettiva comprovata qualificazione – a indicare l’escluso come il soggetto nettamente più idoneo. Da una parte un funzionario direttivo che è tale dal 2008, categoria D3 (pari all’ex VIII qualifica), con laurea specialistica conseguita con 110 e lode ed esperienze di servizio di primo livello e incarichi dirigenziali; dall’altra un funzionario con un decimo di anzianità nel ruolo rispetto a quella considerata, inoltre di categoria D1 (ex VII qualifica) e una laurea triennale conseguita con il voto di 102/110.

Dinanzi a ciò – tanto più dopo la sentenza del Tribunale per la quale il Comune ha dovuto mettere le mani in tasca ai cittadini dovendo pagare per l’illegittimità del proprio operato al tempo di Ignazio Abbate – qualunque persona onesta saprebbe cosa fare. Ma la sindaca, e il dirigente a lei fedele, fanno esattamente la cosa opposta. Il che dimostra, ancora una volta, che il Comune di Modica da tempo è in mano ad una cricca di birbanti e di fuorilegge capaci di ogni cosa, proprio come un marchese del grillo ‘post litteram’, nonostante i due secoli trascorsi e le conquiste codificate dalla Costituzione e dalle leggi vigenti.

Ecco quindi – ma questo è solo uno dei tanti esempi di un metodo – una nomina arbitraria, illegittima, illogica, assurda, contra legem e contro l’interesse della città in favore di interessi privati, il tutto con piena flagrante recidività nonostante le sentenze del Tribunale (che ai cittadini costano) e ciò sia per la mancanza di ogni motivazione (l’unica implicitamente accennata – l’anzianità nel ruolo – è falsa) e l’omissione di ogni valutazione comparativa, sia anche per ulteriore specifica violazione degli stessi atti prodotti in materia dal Comune di Modica, come il ‘regolamento per la disciplina delle elevate qualificazioni’ approvato dalla giunta-Monisteri il 28 maggio 2025. Già un mese e mezzo dopo, il 16 luglio, la sindaca se ne è dimenticata. Non che fosse necessario il regolamento, bastando le norme di legge e i principi generali cui deve obbedire la pubblica amministrazione sempre e comunque, ma è utile rileggerlo per vedere fin dove si possa spingere la smemorata di palazzo San Domenico.

L’art. 3 di tale regolamento detta la procedura e stabilisce anche i punteggi per ogni titolo e, nel caso in questione, il rispetto della norma produrrebbe, in ogni segmento di applicazione nell’ambito del totale dei 100 punti disponibili, un divario abissale, all’inverso, rispetto alla scelta compiuta.

Quando la sindaca, già il 16 luglio 2025, data in cui la posizione diventa vacante per la quiescenza di Rosario Cannizzaro, nomina la prima volta il successore lo fa per un breve periodo, in attesa di esperire l’interpello in modo da selezionare adeguatamente la figura idonea. Poi le proroghe in serie come se per l’interpello ci volesse chissà quanto tempo. Eppure, osservando i dati desumibili dal sito del Comune, sono appena otto gli operatori in servizio di categoria D (al cui elenco la sindaca dichiara di richiamarsi) e appena quattro quelli in possesso di laurea – di cui tre con laurea specialistica e uno, proprio il prescelto, con laurea triennale – sicché non ci sarebbe bisogno di mesi, né di provvedimenti transitori, poi addirittura prorogati, prima della nomina vera e propria. In ogni caso tutti atti illegittimi e arbitrari per tanti motivi il più eclatante dei quali è il sovvertimento dei criteri di valutazione e la scelta finale che, dati documentali alla mano, sembra improntata al principio ‘… che vinca il peggiore’. Non è solo una questione di titoli di studio ma dell’intera gamma dei requisiti e dei titoli per competenze, esperienze, gradi di qualificazione. Sia con riguardo ad ognuno di essi che a tutti insieme, sommati, il risultato sarebbe comunque una graduatoria rovesciata.

Peraltro – ironia della sorte – tempo fa un altro Comune, Pozzallo, si è trovato a dovere prendere atto che Pierluigi Cannizzaro, in servizio in quell’ente per circa dieci mesi tra il 2023 e il 2024, fosse privo dei requisiti richiesti per la carica di responsabile della polizia locale e quindi a nominare al suo posto proprio Angelo Carpanzano in uno di quei periodi in cui il funzionario del Comune di Modica – da tredici anni (dall’insediamento di Abbate) perseguitato perché rispettoso della legge e impermeabile ad ogni forma di collusioni corruttive o induzioni concussorie – ha prestato servizio altrove proprio per l’ostracismo a lui riservato da un sistema che arruola funzionari malleabili e disponibili ad ogni esigenza, anche la più perversa rispetto all’adempimento degli obblighi di legge e ai doveri tipici di imparzialità, efficienza e buon andamento della pubblica amministrazione.

Vedremo più avanti, attingendo alla cronaca dei fatti che possano darci utili indicazioni in proposito, qualche esempio dal quale possa evincersi il perché dell’accanimento discriminatorio del Comune di Modica nei confronti di questo funzionario-modello che le due sentenze del Tribunale di Ragusa ci hanno fatto conoscere. In proposito, dal diretto interessato, interpellato dalla redazione dopo la pubblica conoscenza delle sentenze, mai una notizia, un commento o una dichiarazione, a parte il cortese rimando alle sentenze medesime una volta da noi diversamente acquisite.

Intanto è bene conoscere il successore-cugino, il nuovo comandante della polizia locale prescelto dalla sindaca Monisteri. Abbiamo già chiarito come il rapporto di parentela con il predecessore non abbia alcun rilievo e non abbia minimamente influito sulla designazione.

Il problema è che in un corpo allo sbando, nonostante l’impegno e la serietà individuali di gran parte dei suoi componenti, per la gravissima carenza d’organico e la pessima qualità di direzione del servizio espletato – e ciò per la quotidiana dipendenza da interferenze e condizionamenti politico-clientelari – l’avvicendamento segna un ulteriore, grave, peggioramento.

Sembrava impossibile, ma il nuovo comandante combina, ad un livello ancora più basso rispetto alla fase precedente, la propria incompetenza con la prostituzione della funzione ad interessi a questa estranei. E ciò perché, sia in quanto ad adeguatezza al ruolo che a cedevolezza a dinamiche di devianza dai canoni di servizio richiesti dalla pubblica amministrazione, il nuovo capo della polizia locale rappresenta – fatti alla mano e senza alcun giudizio sommario – una grave regressione. Maggiore deficit di competenze rispetto al predecessore, maggiore disponibilità, oltre i limiti dell’immaginabile, ad asservire l’incarico in una logica di scambio, a tutto discapito del bene cittadino cui la funzione è strumentalmente destinata.

Ma perché allora la sindaca Monisteri lo ha scelto, anche a costo di fare carte false come, letteralmente e in tutta evidenza, ha fatto?

La domanda va posta a lei ma In Sicilia Report non è in grado utilmente di farlo, perché alla redazione di questa testata la sindaca – esattamente come Ignazio abbate – non risponde.

E allora ci rimane la verifica documentale.

Pierluigi Cannizzaro, 63 anni, diploma di geometra conseguito nel 1982, laurea triennale con il voto di 102/100 a Modica 28 anni dopo nel 2010 all’età di 47 anni, assunto come vigile urbano a fine 1987, promosso ispettore nel 2006 e ispettore superiore nel 2009, solo a fine 2022 diventa funzionario, entrando così nel ruolo al quale fa riferimento la sindaca quando lo presceglie per l’unico motivo che abbia il buon gusto di lasciare intendere: cioè che ‘nel ruolo’ sia il più anziano. Ma come abbiamo visto il dato è falso, oltre che gravemente lesivo dei doveri minimi di serietà e decoro (dai quali un sindaco o una sindaca non dovrebbero mai separarsi) in quanto certifica la menzogna, l’imbroglio e l’intrallazzo come metodo ordinario di amministrazione della cosa pubblica. Il falso, sul punto specifico, equivale a sostenere che l’anno 2008 sia più recente dell’anno 2022 e che, correlativamente il tempo trascorso dal primo sia inferiore a quello decorrente dal secondo.

Peraltro l’ingresso del nominato nel ruolo si deve solo ad un dato accidentale e privo di contenuti inerenti la qualità del servizio prestato e le mansioni svolte: è il nuovo contratto collettivo di categoria del 16 novembre 2022 che equiparando posizioni e qualifiche prima distinte determina la sua ‘promozione’.

Inoltre, come abbiamo visto e come attesta in dettaglio la mole probatoria emersa nell’istruttoria di ben due processi civili, Carpanzano non solo è il più anziano tout court; non solo è il più anziano nel ruolo (unico criterio menzionato dalla sindaca) in quanto vincitore di concorso per funzionario direttivo di Polizia locale nel 2008; ma è anche il più titolato in ogni ambito di valutazione essendo di categoria D3 ed avendo esercitato funzioni superiori, comprese quelle dirigenziali, a Modica fino al 2013 nella gestione delle entrate tributarie; successivamente, in altri Comuni come Augusta e Pozzallo, nei settori economico finanziario, risorse umane, affari generali, polizia locale, riscossione tributi. Proprio in questo ambito, nella fase finale dell’amministrazione Buscema che precede l’avvento di Abbate, Carpanzano, con le sole risorse interne, mette a punto un servizio di riscossione che dà i suoi frutti e che andrebbe solo mantenuto e sviluppato secondo le sue direttive e preservando l’impostazione da lui codificata improntata ad efficienza e trasparenza. E invece Abbate, appena eletto, mette da parte Carpanzano, disperde il gruppo di lavoro, azzera le potenzialità dell’ufficio, nomina al suo posto un funzionario incompetente ma disponibile a fare qualunque cosa il sindaco gli chieda, e punta ben presto ad appalti esterni che, come In Sicilia Report ha esattamente ricostruito, si rivelano un affare per i privati e un disastro per il Comune. (qui uno degli articoli , qui un altro articolo in proposito).

Questo caso non ha, solo, importanza in sé, ma soprattutto perché, grazie agli atti per fortuna pubblici dei processi, ci racconta un sistematico modus operandi del Comune, dal 2013 ad oggi, che pertanto, in mille altre vicende ben più rilevanti di questa, comporta il quotidiano dispregio del bene cittadino, lo spreco e la distruzione delle risorse della comunità, maggiori costi dovuti alle devianze e agli scompensi prodotti dall’arbitrio e, soprattutto, la certificazione definitiva che Modica da molti anni ormai non è città amica degli onesti.

Il nuovo comandante della Polizia locale, nominato dalla sindaca in modo illegittimo e grazie ad un falso, nasconde nelle dichiarazioni di legge la parentela di primo grado con un dipendente della concessionaria delle Zone blu: eppure è lui ad accertare le somme che l’impresa deve al Comune

Da nove mesi dunque è in carica questo nuovo comandante della polizia locale e già i primissimi atti firmati lasciano molti dubbi e pongono interrogativi inquietanti: atti documentati dal sito ufficiale del Comune quando vengono pubblicati, il che non sempre accade; e talvolta, dopo essere pubblicati, spariscono, in violazione di precisi obblighi di legge. Cannizzaro non dichiara che un proprio figlio è dipendente dell’impresa che dal 2020 gestisce in concessione le aree di sosta a pagamento, le cosiddette zone blu. Sarebbe suo preciso obbligo farlo ai sensi del Codice di comportamento introdotto dal Dpr 62 del 2013 in tutti i casi di conflitto di interessi anche solo potenziale, nonché di incompatibilità o inconferibilità che sussistono nei casi di “interessi personali, professionali, di parentela o relazioni (per esempio amicizia/inimicizia) che, anche solo potenzialmente, possano compromettere l’imparzialità della pubblica amministrazione. E la violazione è tanto più grave sol che si consideri che nella previsione di legge il conflitto può riguardare non solo il dipendente ma anche il suo coniuge, convivente, parenti o soggetti con cui abbia rapporti significativi.

Cannizzaro ‘nasconde’ il dato di fatto relativo ad un parente di primo grado sia quale causa di inconferibilità dell’incarico ricevuto, sia di incompatibilità corrente tutte le volte che ne è richiesto. E ciò perfino nei procedimenti direttamente afferenti ai rapporti del Comune, e in particolare della Polizia locale, con l’impresa di cui è dipendente il figlio, come negli atti di accertamento da parte dell’ente pubblico delle somme dovute (al Comune spetta il 25,03% dei ricavi) o in quello di nomina del Rup, il responsabile unico del procedimento che, incredibilmente, è lo stesso Pierluigi Cannizzaro. Può un funzionario comunale intervenire sulla determinazione delle somme spettanti all’impresa che gli ha assunto e mantiene in servizio il figlio?

Quanto meno il dubbio è necessario ma l’interessato fa finta di niente e così nessuno se lo pone. E in questa realtà deformata Cannizzaro è il funzionario che il Comune di Modica retribuisce perché ‘faccia le pulci’ all’impresa la quale, chissà perché, tra migliaia di persone idonee ad espletare le stesse mansioni, abbia scelto proprio il figlio dell’allora ispettore oggi comandante della polizia locale. E questo soggetto il quale candidamente dichiara in atti pubblici di non trovarsi in alcuna situazione di incompatibilità o di conflitto d’interessi – né quale comandante della polizia locale, né quale Rup nel procedimento avente ad oggetto proprio la gestione delle aree di sosta da parte dell’impresa di cui il figlio è dipendente – mette le mani sulla determinazione delle somme che essa deve al Comune in ragione del ricavato dalla gestione delle aree di sosta. E queste mani, ‘compatibili’ per autodichiarazione, intervengono anche in atti di diffida, stante la fisiologica contrapposizione di ragioni e di interessi tra l’impresa da una parte e il Comune dall’altra, toccano tutti i provvedimenti di competenza del Rup e soccorrono (chi?) anche quando agiscono per rimodulare le aree destinate alla sosta a pagamento, aumentandole notevolmente addirittura dopo il bando e, come vedremo, in palese violazione delle norme.

Tale responsabilità non rimane in capo al solo Cannizzaro, ma coinvolge anche i vertici amministrativi e in particolare il dirigente di settore che emette provvedimenti sulla base della mendace certificazione del nuovo comandante della polizia locale il quale tranquillamente dichiara, anche negli atti che riguardano la concessionaria delle zone blu, ovvero l’impresa in cui lavora il figlio, che <<ai sensi dell’art.6 del vigente PTCP di questo Ente, lo scrivente è in assenza di conflitto di interessi di cui all’art.6 bis della Legge n. 241/1990 come introdotto dalla Legge n. 190/2012>>. Un falso in atto pubblico che pervade la determinazione del dirigente del settore affari generali Rosario Caccamo il quale il 30 ottobre 2025 nomina Pierluigi Cannizzaro, in sostituzione del predecessore Rosario Cannizzaro, Rup nel procedimento avente ad oggetto la <<concessione del Servizio per la gestione delle aree pubbliche destinate alla sosta a pagamento di veicoli ubicate nel territorio del Comune di Modica e nel parcheggio multipiano di Viale Medaglie D’Oro. CIG: 7864988969 – Sostituzione Rup>>.

Per la cronaca l’impresa concessionaria è la società consortile a responsabilità limitata Blumod Me Scarl, con sede a Messina, nata dall’Ati (associazione temporanea d’imprese) vincitrice della gara e costituita dall’azienda messinese Nam 3 Srl e dalla catanese Elikar Parking Srl. Il contratto con il Comune di Modica è stipulato il 9 novembre 2020, il servizio prende avvio il 24 maggio 2021.

La gestione dei parcheggi a pagamento: dall’estorsione, in forma di transazione, tentata dal Comune nel 2018 in danno di un’impresa ricorrente dopo la prima aggiudicazione, alla nuova gara vinta nel 2020 da un’azienda che assume il figlio dell’allora ispettore Pierluigi Cannizzaro oggi comandante della Polizia locale. Presidente del seggio di gara Giorgio Ruta, comandante ombra del corpo.

Se questo è il presente, può essere utile un piccolo passo indietro, alla fase del dominio assoluto ed esclusivo di Ignazio Abbate sul Comune di Modica, una fase – proprio per quanto riguarda il servizio in concessione della gestione delle aree di sosta a pagamento Zone blu –  segnata dalla vicenda incredibile in cui l’ente tenta una sorta di estorsione in danno di un’impresa che, non vincitrice, fa ricorso al Tar e vede in giudizio accolte le sue ragioni. Non sembri esagerato il termine estorsione che anzi, per dovere di verità, dovremmo qualificare come ‘mafiosa’ perché tipica dell’agire mafioso. Infatti il Comune, allora sotto la salda guida di Abbate sindaco e Giampiero Bella segretario generale nonché capo del settore economico-finanziario, attraverso la propria avvocatura comunica a quell’impresa che se vorrà riscuotere le somme ad essa spettanti (somme pregresse, maturate da tempo per tutt’altri servizi) dovrà rinunciare al ricorso. Qualunque manigoldo dovesse porre una condizione simile, subordinando l’adempimento di una propria precisa e incontestata obbligazione contrattuale all’imposizione incidente nell’altrui sfera di autonoma legittima autodeterminazione di giustizia, sarebbe arrestato. Ma è il Comune, è il Comune di Abbate e del suo sistema, e tutto è possibile. E la vicenda è singolare perché l’impresa finge di soggiacere alle condizioni imposte (come un commerciante taglieggiato che all’appuntamento con il mafioso fa trovare i carabinieri) sicché incassa quanto il Comune gli concede ma poi rimane in giudizio, e vince il ricorso, perché ha ragione. Quella gara era irregolare e va annullata.

Tutto comincia nel 2016 quando, il 23 novembre, il Comune indice una gara ad evidenza pubblica per la concessione del “Servizio per la gestione della sosta a pagamento nelle aree pubbliche del territorio del Comune di Modica”: si tratta di 854 stalli di cui 649 ‘a raso’ e 205 nel parcheggio di Viale delle Medaglie d’oro.

Il 12 settembre 2017 la concessione è aggiudicata all’Ati Publiparking srl- Publiservizi srl. La società Pegaso, concorrente non vincitrice, fa ricorso al Tar sollevando molteplici motivi di illegittimità. Il 19 gennaio 2018 l’ufficio legale (… si fa per dire) di palazzo San Domenico le propone una transazione per la quale la Pegaso deve rinunciare al ricorso se vuole che il Comune le liquidi le somme dovute per altri servizi: roba da esattori del pizzo con la violenza della minaccia, del ricatto e del sopruso!

La vittima ‘estorta’ firma la transazione ma poi persiste in giudizio, chiedendo ai giudici amministrativi l’accoglimento del proprio ricorso. Il Comune tenta di far valere quell’actum sceleris – così simile ad un’estorsione o ad una concussione – quale motivo di rinuncia da parte della Pegaso ma il Tar gli dà torto perché la volontà della ricorrente espressa negli atti prodotti in giudizio è chiara, e gli dà torto anche nel merito: quell’affidamento è illegittimo e il Comune, il 28 giugno 2018, con Abbate fresco di trionfale conferma, è costretto a revocarlo.

Si ricomincia e il 4 marzo 2019 viene indetta un’altra gara. Siamo nella fase iniziale dell’Abbate-bis nella quale il sindaco – consolidato, collaudato e reso capillare un sistema di potere basato sull’arbitrio e sulla riduzione di ogni atto amministrativo, anche di competenza dirigenziale, a moneta di scambio elettorale – decide ogni cosa come fosse a casa propria. Non arriva a nominare senatore un Caligola della propria cerchia (lo scranno non è nello Statuto del Comune), ma fa qualcosa di più mirato e chirurgico. E così nel seggio di gara, per la verifica della documentazione amministrativa presentata dalle società partecipanti, appare un presidente ‘particolare’, già noto a lettrici e lettori di In Sicilia Report: il vigile urbano, con la qualifica di ispettore, Giorgio Ruta.

E’ il comandante della polizia locale, il 27 maggio 2019, a nominarlo, appunto presidente del seggio di gara, nella procedura di affidamento in concessione del “Servizio per la gestione delle aree pubbliche destinate alla sosta a pagamento di veicoli ubicate nel territorio del Comune di Modica e nel parcheggio multipiano di Viale Medaglie D’Oro”. Il seggio è preposto “all’esame della documentazione amministrativa pervenuta in merito alla procedura aperta per l’affidamento in concessione del “Servizio per la gestione della sosta a pagamento nelle aree pubbliche nel territorio del Comune di Modica
e nel parcheggio Multipiano di V.le Medaglie D’Oro”.

Gli interessi del Comune sempre sotto attacco perché in conflitto con quelli privati che hanno in mano le leve dell’ente. Quando Cannizzaro a Pozzallo tentò l’affidamento diretto della gestione delle Zone Blu tirando fuori dal cilindro una cifra surreale ‘sotto soglia’ per non dovere bandire una gara  

Non potendo qui ripetere cose già scritte, rimandiamo quanti non le avessero lette, agli articoli del 3 ottobre 2024 (leggibile qui) e del 5 luglio 2025 (leggibile qui) per avere una vaga idea del presidente designato, nel seggio di gara per la concessione del servizio di gestione delle aree di parcheggio a pagamento, appunto un vigile urbano con qualifica di ispettore. Nessun requisito evidente funzionale alla nomina, ma, come negli articoli sopra richiamati è minuziosamente spiegato, nel diritto amministrativo (anzi nel ‘rovescio’ amministrativo) del manuale-Abbate l’interesse – il suo, contrapposto a quello della pubblica amministrazione – ha buon gioco su tutto ed egli sa bene che lo scambio è il motore più potente di fortificazione del potere votato agli interessi particolari, anche illeciti, peraltro quasi sempre illeciti. Non sfugge in quel momento la scena surreale di un presidente del ‘seggio di gara’ avente il profilo e il know-how del vigile urbano-imprenditore olivicolo (come tale esperto di olio e delle sue proprietà) che non lavora per il Comune – ma il Comune per lui – e però l’ente lo paga come se facesse sul serio il vigile urbano-ispettore di polizia locale per avere in cambio, solo, il mero esercizio di un suo potere personale d’influenza sulle più alte cariche del Comune, Abbate prima, Monisteri poi, dirigenti e funzionari vari. Non sfugge la scena perché di quel seggio fanno parte figure aduse alla specifica esperienza e lo stupore è immediato, anche se il senso appare chiaro.

Con delibera di giunta n. 165 del 3 luglio 2019 il Comune acquisisce aree private per destinarle a posteggi a pagamento e così accrescere il servizio e ingrossare l’affare del concessionario.

Con delibera di giunta n. 168 del 21 maggio 2021 avente ad oggetto “Ricognizione delle aree destinate a parcheggio a pagamento e profili orari e tariffari nel territorio del comune di Modica” il numero degli stalli a raso cresce da 649 a 809, con un aumento di n. 160 unità, quasi un quarto del totale, per l’esattezza il 18,73%, sicché il numero complessivo, includendovi viale delle Medaglie d’Oro, passa da 854 a 1014. In effetti con la delibera 168/2021 la giunta comunale non decide alcunché ma si limita a prendere atto di un aumento di fatto già concretizzato, tant’è che il provvedimento non ha per oggetto l’istituzione ma la “ricognizione delle aree destinate a parcheggio a pagamento e profili orari e tariffari nel territorio del comune di Modica”. Insomma qualcuno ha già fatto tutto, senza averne alcun potere legittimo e, in ogni caso, operando un illecito perché il servizio è stato oggetto di una gara avente un preciso numero di stalli, che ora cresce portando in dote alla concessionaria l’incremento: atto illegittimo come di seguito vedremo.

Nel 2024, con delibera n. 86 del 15 aprile, gli stalli a raso sono ulteriormente aumentati a 1065, con una crescita, rispetto al numero fissato nei documenti di gara, del 24,70%. Ma la delibera 168 del 2021, come la successiva, sono rette dalle norme previste dal d.lgs. 50/2016, il codice dei contratti, il cui art. 175 disciplina le modifiche durante il periodo di efficacia e non lascia dubbi: le modifiche sono ammissibili solo se “previste nei documenti di gara iniziali in clausole chiare, precise e inequivocabili che fissino la portata, la natura delle eventuali modifiche, nonché le condizioni alle quali possono essere impiegate. Tali clausole non possono apportare modifiche che alterino la natura generale della concessione.” (1 comma lett. a) art 175 d.lgs. 50/2016). La norma non lascia dubbi: le modifiche previste negli atti di gara non fissano in alcun modo la portata, la natura, nonché le condizioni alle quali a tali modifiche si possa fare ricorso, sicché l’aumento è illegittimo e comporta turbativa d’asta. Osservando la sequenza temporale degli atti risulta chiaramente modificato l’oggetto del contratto durante la fase di gara, prima dell’affidamento definitivo. Tale modifica viola la procedura di gara e i principi di concorrenza e trasparenza.

Sappiamo come il Comune di Modica commetta violazioni ben più gravi, ma anche questo piccolo esempio aiuta a comprendere il modus operandi complessivo.

Dunque il 29 maggio 2020 il servizio è aggiudicato all’Ati Nam 3-Elikar Parking, poi Blumod Me Scarl, che il 24 maggio 2021 avvia il servizio assumendo, tra gli altri, il figlio dell’allora ispettore superiore di polizia locale Pierluigi Cannizzaro.

Per capire certe dinamiche occorre ancora una volta tenere presente il ruolo che, dall’avvento di Ignazio Abbate a giugno 2013 e ancora oggi più che mai, riveste l’ispettore di polizia locale Giorgio Ruta che abbiamo poco fa incontrato quale presidente del seggio di gara per l’aggiudicazione del servizio delle aree di sosta a pagamento e il cui peso, non solo all’interno della polizia locale, abbiamo avuto modo di illustrare adeguatamente.

Da lungo tempo pare che nel corpo di polizia locale Ruta comandi più del comandante e del resto a nessun cittadino egli appare, riconoscibile, nell’esercizio delle funzioni perché, quali che siano i servizi effettivi ai quali attenda, comunque non indossa la divisa, tranne poche importanti occasioni cerimoniali in cui essa serva ad ostentare l’appartenenza al corpo nella forma alta e solenne, libera dalla bassezza delle mansioni proprie della qualifica la quale infatti rimane mera e sterile enunciazione da confinare nel recinto di scartoffie burocratiche prive di significato.

Il suo peso inoltre è di grande rilievo anche fuori dalla Polizia locale, su ogni settore dell’ente in cui, viste la capacità di imprendere e la vastità dei suoi affari, possa dispiegarsi il suo interesse. Nel quale, secondo chi sa cogliere ogni segnale nei corridoi e nelle stanze degli uffici comunali, risiedono probabilmente vari altri servizi comunali, da quello per la lotta al randagismo avente ad oggetto “cattura, trasporto ed ospitalità dei cani randagi e gatti liberi sul territorio
comunale” – un affare da un milione di euro l’anno – al trenino che porta a spasso i turisti per le vie della città. Si tratta di affari diversi per tema ed ambito di competenze, riuniti dal comune interesse di questo insigne dipendente comunale per il risultato che tali servizi possano dare. Tuttavia non è dato sapere se l’interesse sia fine a se stesso, se alimenti altri fini o sia semplicemente indotto da inclinazione naturale, conoscenza delle rispettive materie, passione di cultore per le relative branche, o magari amore puro per la città, o infine un blend di tutto ciò.

Tornando alla nomina del comandante della Polizia locale – che, giova ripetere, è molto più importante di quanto, nella sua specifica valenza, possa apparire – è molto probabile che la scelta, compiuta dalla sindaca Maria Monisteri, con l’avallo del vice Rosario Viola che ha la Polizia locale nel corposo pacchetto di deleghe (ad entrambi l’interessato presta le garanzie richieste) corrisponda alla migliore scelta possibile secondo la particolare visione e il ruolo multitasking del vigile urbano-ispettore Ruta, ma ciò non sarebbe una novità, stante la sua capacità d’influenza fin dalla prima sindacatura-Abbate.

Per meglio comprendere i fatti riferiti sulla ‘compatibilità’ di Pierluigi Cannizzaro con l’affaire-Zone blu e con i rapporti dallo stesso intrattenuti quale tutore degli interessi del Comune, con l’impresa concessionaria che ha avuto l’idea di assumere suo figlio, dopo avere vinto la gara (nella quale a presiedere il ‘seggio di gara’ è in campo il citato Ruta), è utile ricordare un episodio di cui, ancora oggi, è viva la memoria in certe stanze di un altro Comune, quello di Pozzallo, per il quale Cannizzaro, così come ricordato, presta servizio da agosto 2023 a giugno 2024 per circa dieci mesi, interrotti dalla presa d’atto della sopravvenuta mancanza del requisito primario del titolo di studio.

A febbraio 2024 Cannizzaro, comandante della Polizia locale di Pozzallo, si adopera per istituire aree di parcheggio a pagamento in varie zone del centro. Impegno più che lodevole, ma è interessante considerare con quale mezzo egli ritenga di raggiungere lo scopo. E’ lo stesso a spiegarlo in una proposta di determinazione che per fortuna non vedrà mai la luce perché la segretaria comunale, Antonina Margiotta, la blocca. Il mezzo che Cannizzaro ritiene il più idoneo è quello di un affidamento diretto, cioè scegliere l’impresa che gli pare o gli aggrada, senza alcuna comparazione, né consultazione di altri operatori economici. E nella sua proposta, di affidamento per un anno, spiega perché a suo dire ciò sarebbe lecito: l’importo al di sotto della soglia. Ma il ragionamento logico che segue e l’intero atto di proposta della determinazione sono un capolavoro di ignoranza delle norme elementari del procedimento amministrativo oltre che un mix bizzarro ed imbarazzante di pretenziosità, arbitrio e assoggettamento di principi basilari generali ad espedienti particolari.

Per potere affermare che l’importo dell’affidamento sia sotto soglia (allora, nel caso specifico 140 mila euro) Cannizzaro conta gli stalli, 320, li moltiplica per le giornate di servizio (l’affidamento è per un anno), quindi li combina con le ore giornaliere e un indecifrabile quid di lucro unitario, sceglie una stima del 40% quale tasso di occupazione medio e ottiene una cifra, € 73.933,50. Ma il punto non è il calcolo. Il nodo inquietante è come possa ricoprire un ruolo di responsabile di settore in una pubblica amministrazione chi commetta un errore – mentale, logico, culturale prima che giuridico e di ignoranza delle norme – così grossolano da denotare l’inidoneità assoluta non solo a quelle espletate ma anche a mansioni inferiori.

Il valore di un affidamento non si misura infatti con la stima del guadagno, netto o lordo che sia. Con 73 mila euro in un anno l’impresa non potrebbe remunerare neanche due o tre dipendenti ed ovviamente dovrebbe assumerne un numero maggiore. Ciò che conta è il valore complessivo della produzione, il fatturato totale stimato che l’aggiudicatario genererà durante la durata del contratto, <<l’importo totale massimo>> come sanciscono gli art. 14 e 29 del Codice dei contratti. Nel nostro caso una cifra di diverse centinaia di migliaia di euro, certamente sopra soglia. Per dovere di cronaca bisogna dire che nella sua proposta Cannizzaro non arriva a scrivere il nome dell’impresa prescelta, sicché, se non fosse stato fermato, non sappiamo come sarebbe andata. Era febbraio 2024 e a quel tempo da tre anni a Modica era attiva Blumod Me Scarl, società consortile nata dall’Ati vincitrice Nam 3 Srl-Elikar Parking Srl: l’impresa in cui lavora il figlio.

Perché l’impresa concessionaria non paga la Tari, dovuta sugli spazi di sosta gestiti? Un’altra palese violazione di legge è la presenza di dossi rallentatori di velocità in moltissime strade. Ma sono ammessi solo nei parchi e nelle aree residenziali, vietati invece in tutte le vie di transito di mezzi di soccorso e di pronto intervento: sono un pericolo per le autoambulanze e in ogni caso di emergenza   

Tenendo ben presenti i principi sanciti dal Tribunale di Ragusa nei due procedimenti che hanno visto il Comune di Modica condannato, dal profilo che i giudici, dopo una meticolosa istruttoria – testimoniale e documentale – tracciano del funzionario che Ignazio Abbate perseguita dal 2013 con un accanimento pienamente ereditato e portato avanti dalla sindaca Monisteri, si ricava la certezza che vicende come quelle descritte nelle quali è sempre l’interesse del Comune a soccombere non sarebbero mai potute accadere se l’ente, sin dal 2015 nel caso della Polizia locale e non solo,  avesse fatto la scelta dovuta, ovvia, naturale, legittima.

Possiamo immaginare, con un funzionario di quel profilo, una storia come quella che accompagna i rapporti con la concessionaria del servizio di parcheggio a pagamento nelle aree di sosta in zona blu? Certo che no, così come tante altre cose non potrebbero andare come vanno.

Solo per rimanere in questo piccolo pezzo di campo ristretto (ma, se ce ne stiamo occupando diffusamente è solo perché esso ci illumina sul ‘totale’) potremmo, a mo’ di esempio, fare cenno ad alcune altre questioni, semplici, concrete ma nel Comune di Modica misteriosamente opache, ignorate e risolte in modo contrario a ciò che prevede la legge.

Restando alle zone blu, la prima di queste questioni è il pagamento della Tari, la tassa sui rifiuti. Le aree di sosta vi sono soggette? Sì, ma al Comune di Modica pare non lo sappiano ed è molto improbabile, per motivi oggettivi e soggettivi, che a farlo scoprire sia il comandante in carica della Polizia locale.

L’articolo 1, comma 641, della legge 147/2013 prevede come presupposto del tributo il possesso, l’occupazione o detenzione di locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Con la sentenza n. 17058/2024 la Corte di cassazione, sezione tributaria, ha stabilito che sono soggette alla tassa rifiuti le aree scoperte adibite a parcheggio come le autorimesse e i garage, poiché “sotto il profilo della produzione di rifiuti, l’attività svolta all’interno delle aree scoperte adibite a parcheggio è del tutto sovrapponibile a quella svolta negli immobili adibiti ad autorimesse o a garages”. La Corte precisa ancora che “si tratta sempre di prestazioni di servizi, nella specie attività di parcheggio o ricovero di beni o mezzi, a fronte della prestazione di un corrispettivo. Nella verifica del criterio dell’omogeneità circa la potenzialità di produzione di rifiuti ben poco cambia se l’attività sia svolta allo scoperto o al chiuso“. Se mai vi fossero dubbi, con varie ordinanze la Cassazione ha chiarito che i parcheggi a pagamento sono soggetti alla Tari. Pertanto, i gestori dei parcheggi pubblici sono tenuti al pagamento nonostante detengano le aree pubbliche, mediante convenzione, nell’interesse dell’amministrazione comunale. E’ vero che la stessa Corte esclude (secondo periodo del co.641 del d.lgs. 147/2013) le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, non operative, e le aree comuni condominiali di cui all’articolo 1117 c.c. che non siano detenute o occupate in via esclusiva, ma precisa altresì che in tale fattispecie non rientrano le aree destinate al parcheggio a pagamento (Cassazione civile sez. V 19739/2021; Cassazione n. 5073/2022).

Quindi nessun dubbio, eppure la società concessionaria a Modica non risulta dagli atti di gara che paghi la Tari sulle aree scoperte dovuta per legge (Cassazione civile sez. V 19739/2021; Cassazione n. 5073/2022), con danno netto per il Comune e la conseguente responsabilità erariale di chi lo consente.

Un’altra situazione di lampante e persistente illegittimità riguarda i dossi rallentatori di velocità. A Modica ve ne sono a centinaia ma se il fine – prevenire gli eccessi di velocità in violazione del codice della strada – può sembrare apprezzabile, nella stragrande maggioranza dei casi il mezzo è illecito e rappresenta un rimedio peggiore del male. Infatti tali dossi sono posizionati in strade in cui, per legge, non potrebbero stare perché pericolosi e produttivi di rischi ben più gravi di quelli che, comunque in violazione delle norme, si pretenderebbe di prevenire.

Peraltro proprio i curricula del nuovo comandante Cannizzaro e del funzionario ben più titolato di lui che dovrebbe – non da ora, stante l’organico in dotazione – essere al suo posto, ci rimandano a quel già richiamato avvicendamento nel Comune di Pozzallo e ad un episodio preciso. Anche a Pozzallo molti dossi erano allocati in violazione delle norme e Carpanzano li ha fatti rimuovere perché al di fuori delle aree residenziali, parchi pubblici e privati.

Mettendo a confronto la situazione attuale del Comune di Modica con le norme di legge, così come chiarite anche dalla Corte di Cassazione che ha risolto casi analoghi, non c’è dubbio alcuno. A Modica tali dossi ci sono praticamente in tutte le strade, quasi tutte ricadenti nel divieto perché costituenti itinerario necessario per autoambulanze, mezzi di soccorso del servizio sanitario, delle forze di polizia, dei vigili del fuoco, della protezione civile.

Anche senza della Cassazione che ha rimosso ogni dubbio, le norme sono chiare.

Ai sensi del comma 5 dell’art. 179 del D.P.R. 495/1992 – Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada – “i rallentatori di velocità possono essere posti in opera solo su strade residenziali, nei parchi pubblici e privati, nei residences, ecc.; possono essere installati in serie e devono essere presegnalati. Ne è vietato l’impiego sulle strade che costituiscono itinerari preferenziali dei veicoli normalmente impiegati per servizi di soccorso o di pronto intervento”.

Quindi l’utilizzo dei dossi è ammesso esclusivamente nei parchi e nelle aree residenziali, conseguentemente ne è vietato l’impiego in tutte le altre tipologie di strade senza alcuna esclusione. È di tutta evidenza che le strade ubicate all’interno del centro abitato sono attraversate da mezzi di soccorso in quanto chiunque può avere bisogno di tali mezzi di soccorso e di pronto intervento. Uno dei maggiori fattori di rischio per i pazienti trasportati con ambulanza nel più vicino Pronto soccorso è il tempo impiegato, come rilevato dalla raccomandazione del Ministero della Salute n. 11/2010, al fine di evitare lo sviluppo di complicazioni dello stato di salute. È ovvio che la presenza di irregolarità sulla sede stradale, quali i dossi, oltre ad allungare i tempi di percorrenza, potrebbero avere conseguenze negative, anche gravi, sulla patologia del paziente trasportato.

Le norme sono chiare e se mai qualcuno, più o meno strumentalmente, potesse nutrire dubbi, si imbatterebbe nella giurisprudenza di legittimità che non lascia spazio alcuno ad interpretazioni difformi. E, all’occorrenza, si porrebbe una questione di danno erariale.

Infatti la direttiva del Ministero dei Lavori pubblici del 24 ottobre 2000, sulla “Corretta ed uniforme applicazione delle norme del Codice della strada in materia di segnaletica e criteri per l’installazione e la manutenzione” afferma: “Tra i dispositivi di segnaletica complementare una menzione particolare meritano quelli che sostituiscono o integrano la segnaletica orizzontale e i dispositivi per segnaletica complementare, quali, ad esempio, delimitatori di corsia, dossi di rallentamento della velocità e dissuasori di sosta. Si tratta, in genere, di dispositivi che per loro natura presentano un ingombro che sporge dalla piattaforma stradale e, pertanto, gli Enti proprietari devono evitare che costituiscano pericolo per la circolazione. Il loro utilizzo deve essere oggetto di grande attenzione e la loro installazione deve avvenire con le modalità e nei limiti previsti dal Regolamento.” Viene ribadito anche che il loro permanere in opera, in caso di incidenti riconducibili alla loro collocazione, può dar luogo a responsabilità in capo a chi ne ha disposto la collocazione o a chi non ne ha disposto la rimozione.” La responsabilità conseguente ad incidenti stradali è ravvisabile non solo quando la violazione della normativa di riferimento sia commessa da utenti della strada alla guida di veicoli ma anche nel caso di violazione di qualsiasi norma che preveda a carico di un soggetto, pur non impegnato in concreto nella fase della circolazione, un obbligo di garanzia finalizzato alla tutela della sicurezza degli utenti della strada.” (Cass. Penale n. 45576/2021). Tale principio è stato affermato da consolidata conforme giurisprudenza della sezione penale della Corte di cassazione (sentenze n. 23152/2012 e n. 44811/2014). Inoltre eventuali incidenti, provocati dai dossi, danno luogo a responsabilità civile, per l’ente, con conseguente responsabilità erariale e civile per il funzionario che ha collocato i dissuasori o non li ha rimossi. In proposito il Ministero dei Lavori Pubblici afferma: “… I dossi eventualmente collocati su itinerari di attraversamento dei centri abitati, lungo le strade più frequentemente percorse dai veicoli di soccorso, di polizia o di emergenza, o lungo le linee di trasporto pubblico, devono essere rimossi. Si rammenta che il loro permanere in opera, in caso di incidenti riconducibili alla loro collocazione, può dar luogo a responsabilità in capo a chi ne ha disposto la collocazione o a chi non ne ha disposto la rimozione.” (Direttiva sulla corretta ed uniforme applicazione delle norme del codice della strada in materia di segnaletica e criteri per l’installazione e la manutenzione).

A Modica si continua a disseminare le strade di questi dispositivi pericolosi e comunque vietati dalla legge, mentre altri comuni applicano correttamente le norme. Per esempio quello di Bologna ci tiene a far sapere sul proprio sito istituzionale che “non autorizza l’installazione di dossi sulle strade di propria competenza”.

Il degrado del centro storico e la mancanza di visione. L’orticello della Polizia locale illumina il campo totale e svela il metodo che da tredici anni, attraverso una gestione privata del Comune, opprime, depreda e impoverisce la città

La gestione delle aree di sosta a pagamento, il regalo della Tari, la situazione di pericolo per i mezzi di soccorso disseminata in ogni strada (si pensi ad un’ambulanza in cui ogni secondo di tempo può essere vitale per il paziente che trasporta, e l’impatto materiale dell’automezzo sul dosso un fattore di rischio) non sono certo le sole questioni di rilievo capaci di svelare l’importanza di una guida della Polizia locale improntata alla scrupolosa osservanza delle leggi in piena trasparenza. Esse sono comunque un esempio utile di ciò che possa significare in concreto la facilità con cui vengono calpestate le norme e l’opacità di gestione che tollera qualunque compromissione o pratica corruttiva.

Gli esempi ci devono quindi guidare per osservare, o anche solo intuire, l’effetto perverso di un modello di conduzione profondamente viziato in ogni ambito, dalla sicurezza urbana alla viabilità, dal rispetto dei regolamenti comunali in ogni settore alla vigilanza edilizia ed ambientale, dalla polizia amministrativa sulle attività commerciali alla qualità dei servizi di ogni tipo, anche di collaborazione con le forze dell’ordine e di prevenzione della criminalità. Per fortuna aiutano le risorse nascoste date dalle qualità individuali di gran parte degli operatori della Polizia locale del Comune di Modica ma tutto ciò che dipende dalla funzione di guida e di direzione è inficiato alla radice come dimostra la sistematica illegalità degli atti del massimo vertice di amministrazione dell’ente, la sindaca, cui si adegua con inquietante disinvoltura la dirigenza sicché i risultati, in ogni ambito, sono del tipo che, plasticamente, il corpo della Polizia locale raffigura e riproduce.

In un tempo in cui è viva la percezione dello stato di declino e di abbandono del centro storico, asset di prima grandezza nell’economia della città, un dato – che chiunque vada a Modica anche una sola volta scorge in tutta evidenza – è lo stato brado dei dehors in una sorta di ‘terra di nessuno’ che non solo comporta lo sfregio estetico di un ambiente storico-culturale di riconosciuta bellezza, ma offre anche la prova evidente che è proprio la massima istituzione pubblica con la sua complice omissione a consentire la depredazione e l’annientamento del bene comune più prezioso a vantaggio di piccoli, meschini interessi particolari. In un quadro ordinato di regole – civiche, etiche ed estetiche – improntate alla cura di questo tesoro, anche tutti i legittimi interessi particolari ne trarrebbero beneficio, in modo giusto e trasparente e invece un’autorità pubblica connivente, l’amministrazione comunale, si fa garante del profitto di gaglioffi e furbastri, evidentemente per tornaconto clientelare ed elettorale.

Ancora una volta, rileggendo gli atti dei due procedimenti giudiziari con i quali il funzionario integerrimo ed esemplare Angelo Carpanzano – perciò perseguitato – ha messo alla sbarra il Comune, diventa impossibile pensare che una Polizia locale correttamente guidata potrebbe farsi strumento di questo fenomeno appena richiamato.

E sì, perché non siamo in presenza di attività autorizzate, bensì non autorizzate perché mai potrebbero esserlo, e però pienamente tollerate, esattamente come se autorizzate lo fossero. Ciò che manca quindi è proprio l’atto di ‘polizia’ – nell’intera gamma di sequenza, dalla prevenzione, alla vigilanza, al controllo, alla repressione –  per tutte le ragioni ben chiare, che devono essere ben note preventivamente ai beneficiari: diversamente sarebbe difficile comprendere l’azzardo.

Sul tema – nella sua valenza generale e al di là delle implicazioni specifiche proprie della catena di comando sindaca-dirigente-polizia locale – è molto interessante la riflessione di un commerciante che, goccia limpida in questo mare inquinato, pone il problema con eleganza di linguaggio, coscienza civica profonda e gentilezza estrema, riuscendo a recapitare un messaggio efficace.

E’ Claudio Spoto, nome storico da varie generazioni nella vita economica e sociale del centro urbano, a segnalare il tema con una lettera a Ragusanews (leggibile qui) che merita di essere letta per intero. Spoto, da cittadino illuminato avente a cuore il bene della città prima che da imprenditore commerciale, non pone problemi specifici, né quello dei dehors selvaggi segnalati in questo articolo né altri in particolare, ma vede il Corso Umberto “svuotato di attenzione, di cura e di visione” e riflette: << …Questa non è una protesta contro chi lavora onestamente: è un’analisi sul modo in cui regole non applicate, controlli sporadici e concessioni poco chiare possono trasformare il cuore di una città in uno spazio disordinato, quasi abbandonato. L’impatto commerciale è evidente: negozi storici e non, che cercano di mantenere un’identità precisa e ordinata si ritrovano a convivere con scenari che ne indeboliscono la percezione di qualità, serietà e accoglienza. Anche l’esperienza dei cittadini ne risente, perché il decoro urbano è parte integrante della vivibilità quotidiana. Basta guardare a città come Venezia o Roma, dove negli ultimi anni sono state introdotte normative più severe sulla presenza di stand e ambulanti in aree di alto valore storico, o restrizioni sul consumo di cibo in strada in aree tutelate, per comprendere come altre amministrazioni abbiano scelto di difendere i propri centri storici con interventi mirati, senza per questo penalizzare il lavoro di nessuno. L’obiettivo è sempre lo stesso: tutelare la bellezza, l’immagine e l’equilibrio degli spazi pubblici. Il problema non è il singolo stand, né il singolo furgoncino: il problema è la totale assenza di un progetto coerente, di una linea amministrativa chiara, di un’attenzione costante verso ciò che rappresenta la porta d’ingresso della città. Ed è proprio qui che si innesta un altro aspetto fondamentale: non sarà certo una festa organizzata una tantum, per portare per qualche ora più gente lungo il Corso, a risollevare le sorti di un luogo che necessita invece di un cambiamento culturale profondo. Alzare l’asticella e innalzare il livello culturale collettivo significa ritrovare un senso di decoro, di estetica, di rispetto per la storia e per le radici che ci appartengono…>>.

In conclusione, questo articolo tratta prevalentemente un settore del Comune – la Polizia locale, in apparenza marginale rispetto a quelli per i quali transitano i dossier più importanti – perché esso, per le vicende narrate, è una sorta di scatola nera di gran parte dei fattori che dall’avvento di Abbate, nel 2013, e tuttora, hanno profondamente alterato il rapporto tra la città e la sua massima istituzione pubblica, aggredendo, nelle decisioni di Palazzo San Domenico, il tratto costitutivo dell’interesse generale proprio della pubblica amministrazione, in sistematica violazione dei principi primari cui essa è soggetta: imparzialità, efficienza, buon andamento. La collezione dei disastri lungo i tredici anni di questa fase è sotto gli occhi di tutti ed è diretta conseguenza di quei fattori.

La città soffre anche per la situazione di dissesto che impedisce molte attività – ordinarie e straordinarie – precluse per legge se non rientranti nei servizi essenziali, mentre l’amministrazione, quando vuole, riesce ad aggirare i vincoli spendendo centinaia di migliaia di euro per attività non indispensabili e non necessarie, semplicemente dichiarando che lo siano. Allo stato, confusionale e comatoso, dato dalla mancanza totale di una guida e visibile nell’operato del personale abbandonato all’inconcludenza anche quando potenzialmente capace di dare un apporto migliore, si aggiungono altri due elementi che non aiutano la presa d’atto e una forma di ripresa.

Il primo è costituito dalle inchieste giudiziarie in corso il cui peso, in ogni stanza del Comune, è inversamente proporzionale alle notizie ufficialmente note perché, per una strana congiunzione astrale o per qualche misteriosa combinazione di fattori, si sa ancora ben poco nonostante da anni siano in corso indagini stante la presenza abituale della polizia giudiziaria negli uffici e nonostante si possa considerare certo l’avvenuto esercizio dell’azione penale come dimostra la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari (presupposto di inevitabile richiesta di rinvio a giudizio o di citazione diretta a giudizio) in relazione a due procedimenti: quello avente ad oggetto l’indebito utilizzo dei buoni libro negli anni 2019-2022 (qui un nostro articolo in proposito, qui un articolo sugli sviluppi) e quello inerente ad una possibile truffa connessa alla richiesta e alla percezione di indennizzi pubblici per gli effetti del maltempo sui terreni subaffittati da Ignazio Abbate ad una persona vicina ai propri interessi con contratto retrodatato rispetto al fatto calamitoso (qui un articolo sui fatti, ben prima dell’avvio dell’inchiesta). Stando alle sole notizie disponibili, si tratta di due ‘micro-procedimenti’ a fronte di un ‘maxi-sistema‘ di gestione del Comune che da anni produce notitiae criminis in quantità industriali. Ma l’effetto, anche psicologico, netto e palpabile – sull’intero corpo di dipendenti, dirigenti e amministratori dell’ente – è di ulteriore ipnosi dentro uno stato già comatoso e confusionale.

Il secondo elemento riguarda i vertici burocratici di settore. Tutti e tre i dirigenti (un quarto settore è affidato ad interim alla segretaria generale) sono illegittimi perché nominati illegittimamente e (due di essi), dopo la deliberazione di dissesto, illegittimamente mantenuti in servizio, come più volte documentato. Due dei tre assunti dalla commissaria Domenica Ficano ed entrati in servizio contestualmente all’insediamento della sindaca Monisteri (Rosario Caccamo, affari generali, e Maria Di Martino, settore economico-finanziario; Francesco Paolino, settore tecnico, è andato in pensione) cesseranno dal servizio tra due mesi, ma sono in corso tutte le manovre possibili per dare seguito, nonostante la situazione di dissesto la quale aggiungerebbe nuova illegittimità ai tanti fattori che caratterizzano il rapporto con l’ente fin dal loro inizio. Il terzo è Fabio Bellaera, assunto in sostituzione di Paolino il quale, scoppiato lo scandalo per la truffa compiuta per mezzo dell’affitto dei terreni di Abbate che investiva proprio il suo ufficio, ha lasciato il Comune in anticipo rispetto alla scadenza prevista. Il rapporto di Bellaera con l’ente scadrà invece a fine anno, data ultima rispetto alle assunzioni imputate ai progetti Pnrr anche se, come In Sicilia Report ha documentato, il titolo di servizio non può essere questo, comportando altrimenti violazione di norme e, anche in questo caso, un ulteriore caso di illegittimità.

Su tutti questi temi, diversi articoli hanno già fornito le notizie necessarie, sicché basta rileggerle per avere un quadro completo della situazione esistente totalmente fuori legge, ed oggi aleggia un’atmosfera di fine corsa in cui l’unica attività percepita sembra la ricerca ingegnosa e speciosa di procrastinare, anche in dissesto, gli atti e le scelte che hanno contribuito a determinarlo.

Peraltro, come più volte rilevato, Di Martino non è solo una dirigente in quanto di fatto, come una super-assessora ombra, esercita le deleghe affini (bilancio e programmazione economica, tributi, contrasto all’evasione ed elusione tributaria locale) del corposo pacchetto che la sindaca Monisteri trattiene per se.

Un Comune allo sbando, privo di testa per pensare e decidere, privo anche di braccia e di gambe per i movimenti vitali necessari. Una città che ne è prigioniera e che non ha ancora elaborato il lutto di una fase sciagurata avviata tredici anni fa con una scelta di cui solo nel tempo avrebbe scoperto le conseguenze. Ma quel tempo continua.

Aggiornamento inserito in data 2 aprile 2026.

Le dichiarazioni dell’ex comandante della Polizia locale Rosario Cannizzaro

Nove persone, lettrici e lettori, tra le tante che ci seguono, con sei diverse e-mail (una di esse porta quattro firme) ci hanno segnalato un post su Facebook (qui) di Rosario Cannizzaro citato in due nostri articoli, chiedendo a In Sicilia Report di rispondere.

Avevo già declinato l’invito rivoltomi dalla redazione dopo la prima e-mail di un lettore il quale, da ciò che scrive, pare ricordi a memoria tutto quanto pubblicato in quasi quattro anni sul Comune di Modica e sul ‘Sistema-Abbate’.

Viste le insistenze successive – pur rimanendo convinto di non avere nulla, non solo da rettificare, ma neanche da aggiungere per spiegare o chiarire – ecco alcune brevi considerazioni, ad esclusivo beneficio di lettrici e lettori di In Sicilia Report che so essere accomunati da un idem sentire di spiccata coscienza di Cittadinanzattiva e da impegno militante per il Bene comune.

Nel proprio post, Rosario Cannizzaro, in riferimento a “certa stampa locale” afferma di esprimere “analisi e precisazioni sulla direzione del Corpo di Polizia Locale di Modica (2015-2025)”.

Limitatamente all’eventualità – e, se del caso, alle parti relative – in cui egli intenda riferirsi a In Sicilia Report (sono due gli articoli in proposito, questo del 30 marzo scorso e uno, precedente, del 5 luglio 2025, (leggibile qui) è sufficiente osservare quanto segue.

1.

Cannizzaro non smentisce nulla e non rettifica alcunché, neanche un marginalissimo dettaglio, di tutto quanto contenuto nei due articoli di In Sicilia Report.

Tali articoli – dovrebbe ben saperlo chiunque viva da cives e non da subdĭtus in un paese il cui ordinamento contempli la libertà di stampa – non “colpiscono gli ultimi sindaci”, né nessun altro, ma riferiscono notizie vere, infatti mai smentite, su fatti di pubblico interesse.

Quanto ai fatti (altra cosa ne è la lettura critica) nei due articoli c’è solo verità, sicché non è possibile ‘ristabilirla’.

Infatti Cannizzaro con le sue parole non modifica di una virgola l’assunto fattuale ma parla d’altro e si attribuisce un ruolo che, almeno nei due articoli di In Sicilia Report, non ha, né potrebbe avere neanche marginalmente, ancorché citato: quello di ‘soggetto di cronaca’ dei fatti narrati.

2.

Soggetto di cronaca è unicamente il Comune di Modica in quanto ente pubblico e, come tale, parte della ‘Pubblica amministrazione’. Soggetti di cronaca sono pertanto tutti coloro i quali, nei fatti ricostruiti e riferiti, dispongano con loro atti o abbiano disposto dei poteri della Pa. In tali atti Cannizzaro è solo il ‘nominato’, non il ‘nominatore’ sicché – almeno negli articoli di In Sicilia Report che infatti non trattano mai di atti da lui compiuti – il tema non è Cannizzaro ma il Comune e i loro decisori: sindaci, assessori, dirigenti.

3.

Se Cannizzaro non ha mai sollecitato la sua nomina, non ha alcun bisogno di doverlo precisare senza potersi esimere dall’offrire un’excusatio non petita poiché, a differenza di quanto da lui affermato, In Sicilia Report non gli ha mai attribuito alcuna azione finalizzata alla nomina, e non perché tale azione non vi sia o vi sia stata, ma perché ciò sarebbe un dato irrilevante ed estraneo al campo d’interesse rientrante nel tema che infatti ha come protagonisti e quindi soggetti di cronaca i decisori per conto del Comune, non i destinatari delle decisioni relative.

4.

E’ del tutto inutile e inconferente l’affermazione di Cannizzaro sul possesso da parte sua dei requisiti di legge per la nomina: tema mai sfiorato perché il piano dei fatti trattato da In Sicilia Report è un altro, soprastante, ben diverso e distinto.

Il tema, ancora una volta, è dato dagli atti della Pubblica amministrazione, in questo caso il Comune di Modica, atti – quanto alla nomina del comandante della Polizia locale, nel 2015 e successivamente – illegittimi, arbitrari, illogici, assurdi, gravemente lesivi dell’interesse della città doppiamente danneggiata, anche con la condanna dell’ente a risarcirne la vittima con i soldi dei cittadini-contribuenti.  Atti anche – ha ragione qui Cannizzaro – immotivati. Ma immotivati non per dimenticanza, bensì perché mai avrebbero potuto essere motivati in quanto ‘illegittimi, arbitrari, illogici, assurdi, gravemente lesivi dell’interesse della città, ecc..’.

5

Cannizzaro rivendica la scelta dei due vicecomandanti – tra i quali Giorgio Ruta citato negli articoli – “esclusivamente per merito”. Questa è una notizia e ne prendiamo atto ben sapendo quanto sia vasto, nel caso specifico, il campo del ‘merito’ così come si possa desumere da ogni dato di realtà contenuto negli articoli, mai smentito, semplicemente perché non può esserlo.

6

Infine una notazione personale..

Conosco Rosario Cannizzaro – anzi, in questo caso, Saro Cannizzaro – da almeno sessant’anni, quando io di anni ne avevo sette e lui otto e giocavamo nelle stesse strade e nello stesso ‘oratorio’ salesiano del nostro quartiere, frequentando la stessa scuola.

Amicizia, stima personale, rispetto reciproco per lealtà e correttezza per quanto mi riguarda, da allora, non sono mai venuti meno.

Ma tutto ciò rientra nella res privata.

La res publica è un’altra cosa: ad essa appartengono gli atti compiuti da un ente pubblico (Cannizzaro non c’entra e non capisco perché non riesca a prendere atto della sua estraneità) ed anche, per quanto possa valere, l’informazione giornalistica su di essi.

Quando la res publica incontra limiti nella res privata, l’onestà – fosse anche solo quella intellettuale – da qualche parte è in pericolo.

Tutto qui. Dovrebbe essere molto chiaro ed anche semplice da capire. Dovrebbe …

Gli articoli precedenti

In Sicilia Report ha pubblicato articoli, sul ‘Sistema Abbate’ e temi collegati, il 12 dicembre 2022 (qui); il 16 gennaio 2023 (qui)  con riferimento soprattutto ad una gara ‘fuori legge’ da otto milioni di euro ; il 17 gennaio 2023(qui) su richiesta di molti lettori, per precisare e chiarire in dettaglio il tipo di favoreggiamento offerto da Cuffaro alla mafia; il 6 febbraio 2023 (qui) sull’inquietante lascito di Abbate; il 15 febbraio 2023 (qui) ancora sul ‘sistema’ e su affari connessi; il 26 maggio 2023 (qui) su un ‘vero e proprio manuale’ del voto di scambio; il 9 giugno 2023 (quisulla nuova amministrazione definita ‘Abbate ter’; il 23 dicembre 2023 (qui) e il 5 gennaio 2024 (qui) sul ruolo del segretario comunale Giampiero Bella in quasi nove anni d’attività a Palazzo San Domenico; il 20 aprile 2024 (qui) su una transazione da 13 milioni di euro che raddoppia i costi del Comune, altre gravi illegittimità e l’avvio del nuovo regime di riscossione dei tributi; il 3 ottobre 2024 (qui) su una serie di ulteriori casi di illegittimità, violazioni di legge, disastro dei conti pubblici e sugli intrecci relativi allo strano strapotere di un funzionario comunale; il 20 novembre 2024 (qui) sull’Istituto professionale di Stato Grimaldi e sulla scuola privata Esfo piegati dal ‘sistema-Abbate’ ai propri interessi privati di potere clientelare, invasivo e opprimente per il tessuto democratico della città; il 19 dicembre 2024 (qui) sul dissesto del Comune già in atto e sulla probabile incandidabilità per dieci anni di Ignazio Abbate e dei responsabili; il 15 febbraio 2025 (qui) sui contraccolpi del dissesto, su altri dossier segreti e sui tanti atti illegittimi di un Comune allo sbando e fuori controllo; il 27 giugno 2025 (qui) la prima parte, il 5 luglio 2025 (qui) la seconda su scottanti dossier riguardanti il Comune di Modica, il filo d’affari che muovendo dal tandem Abbate-Cuffaro lo lega alla città di Bagheria, con un focus sulla mafia nella ‘Conca d’Oro’ e il primo approdo di mafiosi e i loro capitali in territorio ibleo.

Sulle inchieste in corso della magistratura qui un articolo del 2 febbraio 2026, qui un articolo del 4 febbraio 2026.

Affrontano vicende riguardanti il ‘Sistema Abbate’ e il Comune di Modica anche quelli concernenti l’attacco alla libertà di stampa, pubblicati il 9 maggio 2023 (qui) e il 15 giugno 2023 (qui).