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L’avvio di revoca della “Villa della Legalità” – Pino Maniaci tra passato e presente

Dalla procedura di revoca della “Villa della Legalità” alle discrepanze tra dichiarazioni e atti ufficiali, fino alle dinamiche locali di silenzi e rapporti incrociati: un’analisi tra carte, scontri mediatici e ciò che emerge guardando oltre la superficie.

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Se la ricerca della verità e denunciare il malaffare vuol dire essere uno stalker, allora sì, io sono uno stalker. Rispondeva così Pino Maniaci nel 2015 alla denuncia presentata dall’ex amministratore giudiziario del circolino Saguto, Gaetano Cappellano Seminara, che lo accusava di stalking. Oggi, invece, la prospettiva di Maniaci sembra essere cambiata. Dopo la notizia dell’avvio del procedimento di revoca del bene confiscato in contrada Annunziata a Borgetto, dal 2023 gestito dall’Associazione Tele Jato ETS, Maniaci annuncia querele e denunce per stalking nei confronti dei signorini che stanno buttando fango sulla televisione. Nell’intervista a Roberto Beone del Quotidiano di Palermo, il paladino della legalità definisce la questione della revoca una specie di barzelletta; liquida le due pagine di contestazioni a firma del Segretario Generale del Comune di Borgetto, Rosa Damiano, come una banale richiesta di documentazione avvenuta, secondo Maniaci, proprio nel periodo in cui mia figlia ha partorito. Non avendo risposto a questa PEC, il comune ci ha invitati a presentare i documenti, altrimenti ci avrebbero revocato il bene. A breve invieremo i documenti e quindi tutto si chiude qui. Nessun problema secondo Maniaci, che sottolinea: noi parliamo attraverso le carte.

Le “carte” che parlano

Il documento che cristallizza le inadempienze di Tele Jato ETS è l’avvio del procedimento di revoca del due aprile 2026. Effettivamente, la richiesta di documentazione menzionata da Maniaci – segretario dell’ETS – trova riscontro al primo punto del procedimento: la verifica periodica, comunicata tramite PEC il primo marzo 2026, che concedeva trenta giorni all’ETS per fornire la documentazione richiesta risulta inevasa.

Non si può non notare, leggendo le carte, che a quell’osservazione seguono altri dieci punti, in cui vengono rilevate violazioni di almeno sette articoli della Convenzione stipulata meno di un anno fa, il 30 aprile 2025, che vanno dal mancato rispetto di quanto previsto dal progetto alla violazione delle norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, passando per la violazione delle norme in materia di assicurazione obbligatoria, fino ad arrivare alla violazione del divieto di sub-assegnare […] in quanto non è mai stata segnalata la presenza dell’Associazione Marconi – editore dell’emittente Telejato, che trasmette il TG dalla “Villa della Legalità” – all’interno del bene confiscato. Un quadro ben più articolato di una semplice omissione di documenti, che pone un quesito: attraverso quali carte parla Pino Maniaci? Volendo escludere qualsiasi scenario che metta in discussione la sua buona fede, le ipotesi in ballo restano poche. Il linguaggio amministrativo è troppo arzigogolato per un giornalista di frontiera? Improbabile per colui che quotidianamente rivendica la paternità dell’inchiesta sul caso Saguto. Perché allora la lettura si è interrotta al primo punto? Non possiamo saperlo. Sappiamo però che tra una settimana scadranno i termini previsti per le controdeduzioni. Speriamo quantomeno che Letizia Maniaci, legale rappresentante di Tele Jato ETS, trovi il tempo per leggere fino in fondo le carte, non solo per esercitare il diritto dell’associazione a controbattere, ma soprattutto per informare suo padre, che sostiene si tratti di una notizia falsa, sbagliata, divulgata da alcuni ragazzini, che in realtà la notizia esiste.

“Notizie false, sbagliate, divulgate da ragazzini”

Sul campo delle imprecisioni, Maniaci sembra giocare una partita da vincitore. A MeridioNews, in merito al mancato pagamento di IMU e TARI contestato dal Comune di Borgetto, l’estroso cronista partinicese dichiara che Tele Jato ETS, essendo affidataria e non proprietaria del bene confiscato, non è tenuta a pagare le tasse relative all’immobile. La giornalista Sonia Sabatino mette ordine alle sue dichiarazioni: nella convenzione si riporta l’impegno «a pagare i tributi comunali relativi all’immobile assegnato per tutta la durata della convenzione». Quando la giornalista lo riporta sul progetto e sugli adempimenti per l’iscrizione all’albo dei pubblicisti, Maniaci afferma “non è previsto nel progetto.”

Di seguito uno screenshot dal progetto datato 10 gennaio 2023, che ha permesso l’aggiudicazione provvisoria e poi definitiva del bene confiscato a Tele Jato ETS.

Estratto del progetto di Tele Jato ETS presentato il 10/01/2023 per l'aggiudicazione del bene confiscato
Estratto del progetto di Tele Jato ETS presentato il 10/01/2023 per l’aggiudicazione del bene confiscato – pagina 11

Il passaggio della foto fa riferimento ad un altro nodo centrale delle contestazioni sollevate dal Comune di Borgetto: la mancata convocazione del comitato tecnico-scientifico – ampiamente descritto in questo articolo – che avrebbe dovuto occuparsi dell’organizzazione del piano formativo nonché della sua erogazione. Nei fatti, nonostante la scuola di giornalismo sia il cuore del progetto per l’aggiudicazione, Tele Jato ETS non ha previsto né realizzato nessuna lezione frontale. Lo conferma lo stesso Maniaci che dichiara di non aver mai convocato il comitato. Dunque, non solo alcuni dei professionisti indicati non sapevano neanche di far parte di questo organo, come ha raccontato a questa testata Gaetano Pecoraro, ma a tre anni dall’affidamento provvisorio Tele Jato ETS dichiara che il progetto non è ancora pienamente operativo. Nonostante l’iniziativa venga pubblicizzata dall’aprile 2024. Nonostante numerosi giovani siano già stati ospitati dall’ente. Ci vuole tempo, dice Maniaci, e noi, da convenzione, abbiamo sette anni.

Non è possibile riportare il passaggio menzionato, poiché non esiste. E, d’altronde, sarebbe anche improbabile che una convenzione con durata totale di nove anni – per un bene nelle disponibilità di Tele Jato da quasi due prima della stipula – possa prevedere sette anni per l’avviamento dell’attività essenziale del progetto. I termini sono invece indicati nell’avviso pubblico del 2022, quello che ha permesso l’aggiudicazione provvisoria e poi definitiva del bene confiscato. Di seguito l’estratto.

Estratto dell'avviso pubblico del 2022 - pag. 4
Estratto dell’avviso pubblico per l’assegnazione del bene confiscato nel 2022 – pag. 4

La storia nella storia: un’idea dello scenario

La notizia dell’avvio del procedimento di revoca per la Villa della Legalità ha sollevato un polverone soprattutto nel territorio partinicese. La cappa che avvolge quella porzione di isola, quotidianamente offuscata dai fumi della distilleria Bertolino – la più grande in Europa – ha fatto da cassa di risonanza alla notizia e alle dinamiche locali. Non si tratta soltanto di un atto amministrativo, ma del riflesso di equilibri complessi che da tempo caratterizzano il territorio. È dalle storie nelle storie che spesso si comprendono quali siano i macrofattori che permettono il proliferare di certi mali e la difficoltà nell’estirparli. È possibile rilevare qualche elemento di analisi ricostruendo quanto accaduto sui social tra il cinque e il sei aprile scorso. Pietro Rao, sindaco di Partinico e primo detrattore di Telejato per via delle quotidiane contestazioni dell’emittente a suo carico, in tarda serata pubblica un post dal titolo non più intoccabile con la foto di Pino Maniaci diffusa all’indomani dell’operazione Kelevra. Una lunga e generica dissertazione sulla necessità di superare le ambiguità e i silenzi ammettendo che per troppo tempo si è tollerato, giustificato, coperto. E chi ha contribuito a costruire e proteggere un sistema che oggi viene messo in discussione, deve assumersi fino in fondo la propria responsabilità.

Qualche ora dopo, il giornalista e Consigliere della Regione Toscana Iacopo Melio – completamente esterno alle dinamiche del territorio e che conosce il cronista partinicese solo virtualmente – prende pubblicamente le difese di Pino Maniaci, facendo riferimento alle assoluzioni del primo grado e dell’appello dall’accusa di estorsione. Un’argomentazione che esula dal tema a cui faceva riferimento Rao – l’avvio della procedura di revoca, notizia pubblicata qualche ora prima dal giornalista Daniele Viola – forse per via delle dichiarazioni troppo generiche, della foto di pessimo gusto, o forse perché davvero convinto che il primo cittadino stesse facendo cherry picking. Il punto però è un altro: a commentare l’encomio a Telejato è Rao, che racconta di un episodio inedito: È una persona che ha attraversato vicende ben più complesse, comprese anche esperienze giudiziarie molto serie. E forse questo non lo sai: quando si è trovato in difficoltà, io c’ero. Ho contribuito concretamente, anche sostenendo le spese legali per tirarlo fuori da quella situazione. E non solo: gli ho dato anche un’opportunità lavorativa, inserendolo nella mia azienda.

Insomma, anni di guerra mediatica tra Rao e Maniaci che fonderebbero le radici in un pregresso intreccio di vicende personali ben più complesse di quanto appaia oggi. Al di là della credibilità del Sindaco Rao, queste dichiarazioni aprono uno squarcio sul passato. Su quello che succedeva tra Partinico, San Giuseppe Jato, Imperia e Palermo tra gli anni ’80 e ’90: la genesi del volto della legalità. Anni che il territorio conosce, ma che nessuno racconta.

Non è una novità che nelle piccole realtà le interazioni siano così frequenti da assottigliare i contorni della sfera privata. È però anomalo che questo si tramuti in una sorta di patto collettivo: io so che tu sai, tu sai che io so, ma nessuno di noi sa finché non conviene. Ad occhi ingenui, la scelta di Rao di aver taciuto finora potrebbe quasi sembrare un atto di galanteria. Ma sarebbe uno sguardo miope. Perché se è vero che l’ago della bilancia è la paura di essere smascherati, occorre anche chiedersi cosa c’è stato finora a controbilanciare il silenzio. Un silenzio su un passato che ha concesso a Pino Maniaci, dal 1999, di ergersi a paladino della legalità, forse confidando in un’incredibile redenzione, che ad oggi rischia di essere smentita.