Con InSiciliaTV l’informazione la fai tu

LA CHIUSURA DOMENICALE: DIRITTO O DOVERE?

Anche a Modica monta sempre più accesa la protesta dei lavoratori che vorrebbero la domenica libera

170

 

Lo scorso fine anno, grazie all’approvazione di una norma, promossa dal Centro Destra, finalmente viene imposta la chiusura obbligatoria degli esercizi commerciali nei sei principali giorni festivi dell’anno: Capodanno, Pasqua, Primo Maggio, Ferragosto, Natale e Santo Stefano. Finisce di colpo la “schiavizzazione” del dell’impiegato, del cosiddetto commesso, almeno nei giorni di festa importanti. Ovviamente restiamo distanti dalla chiusura di “tutte le domeniche”, ma questo rappresenta il primo passo verso la conquista definitiva di un obiettivo di civiltà. Sono esclusi dall’obbligo di chiusura soltanto bar, ristoranti, pasticcerie, gelaterie ed i negozi collocati in stazioni, aeroporti, porti e autostrade. Tutti le altre attività devono abbassare le serrande. Diversamente scatterà una multa fino a 12.000€, oltre alla sospensione dell’attività da uno a dieci giorni in caso di recidiva. Vero, siamo ancora solo all’inizio della lotta che alcuni gruppi politici e partiti, intendono portare avanti fino al raggiungimento dell’obiettivo finale: stop e chiusura anche nelle domeniche ordinarie”, senza nessuna esclusione in calendario. Dovremo allinearci con tanti paesi europei, anche se ciò potrebbe rivoluzionare per sempre il volto e il ritmo stesso del commercio italiano.

 

La Corte Costituzionale ha stabilito che la competenza legislativa in materia di orari commerciali spetta alle Regioni che, come da noi ipotizzato da tempo, hanno scaricato immediatamente la patata bollente ai Comuni. Il Comune di Modica non si è mai espresso su tale problematica, lasciando praticamente liberi gli esercenti che ovviamente, qualora potessero ( non tutti ovviamente), terrebbero aperte le attività anche la notte. Prendiamo atto che l’Amministrazione cittadina avrebbe dovuto tenere conto di ogni proposta, esperienze in materia, messe a disposizione dalle varie forze politiche, imprenditoriale, sociali e soprattutto dalle associazioni di categoria sempre pronte a trovare soluzioni che potessero tutelare i lavoratori senza inasprire le problematiche delle imprese commerciali. Qualche tentativo è stato fatto ma risultato sempre molto debole. Ovviamente è una patata bollente che nessuno vuole pelare col pericolo costante di inimicarsi classe imprenditoriale da un lato e classe lavoratrice dall’altro. Così fondamentalmente si gioca costantemente al rimbalzello e la domenica, le saracinesche restano aperte.

Anche a Modica è arrivata la protesta delle categorie del settore, delle associazioni commercianti e dei movimenti e partiti politici che difendono l’una o l’altra posizione. Sotto tale aspetto, ci saremmo aspettati di più, soprattutto da quei sindaci, che provengono anche da esperienze amministrative relative ai servizi sociali, e che quindi dovrebbero conoscere, analizzare, eviscerare e far proprie, le esigenze di tanti impiegati, commessi, magazzinieri, ragionieri, esperti d’ogni genere, che con il loro assiduo, meticoloso e silenzioso lavoro giornaliero, contribuiscono a tenere in piedi l’economia di tante città. Un primo cittadino vicino alle famiglie, dovrebbe essere dalla parte dei lavoratori supportarli nel trovare soluzioni ideali e compatibili con le aziende ed imprese e contribuire a regalare, proprio alle famiglie, anello fondamentale di ogni società evoluta, la domenica come giorno fondamentale di vita domestica e riposo in linea con la media europea. Ma alla fine, abbiamo constatato che anche i vertici istituzionali, tacciono.

Ovviamente prendiamo atto che al momento, visto le lotte intestine partite dal “disastroso dissesto”, non esiste un’opposizione politica costruttiva vera e propria in Consiglio Comunale, registrando solo qualche timido tentativo da parte di qualche neonata segreteria politica cittadina, di “levare qualche grido di dolore” per questo annoso problema. Alla fine però, dobbiamo constatare che i poveri “commessi-impiegati” la domenica, devono presentarsi alle 9 al negozio e tornare a casa alle 20 (quando va bene). Eppure il grido dovrebbe essere unanime: “la domenica, saracinesche abbassate per tutte le attività!” La nostra è una semplice esternazione, un modo semplice d’essere sempre più presente in città per esser vicini e difendere senza limiti e con vigore, i diritti dei lavoratori e delle proprie famiglie.