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In viaggio per “le Secche di Circe”, vero e proprio cimitero di navi”: il relitto dei blocchi di marmo rosso di Ispica – 1

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Durante la sesta campagna di scavi subacquei del Kaukana Project, promosso in collaborazione tra l’Università di Udine e la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, è riemersa dai fondali di Santa Maria del Focallo, nel territorio di Ispica, un’antica nave greca, affondata tra il VI e il V secolo a.C.

Il relitto, che è stato quasi completamente riportato alla luce dalla profondità di sei metri, rappresenta un ritrovamento spettacolare che sarà raccontato in un docufilm  intitolato “Shipwreck of Sicily”, co-prodotto dal regista Martin Scorsese.

Il progetto rientra nell’ambito del Kaukana Project, nato nel 2017 su impulso del compianto archeologo Sebastiano Tusa. da lui co-diretto fino alla sua scomparsa, insieme a Massimo Capulli.

Quest’ultimo, tra l’altro, è stato insignito nel 2021 del “Tridente d’Oro”, una sorta di “Nobel delle attività subacquee”, assegnato in passato a personaggi del calibro di Cousteau e Maiorca.

Il progetto che mira ad esplorare i fondali al largo della costa siciliana, rappresenta una riuscita forma di collaborazione tra diversi enti, istituti di ricerca e fondazioni italiane e straniere.

Il carico di blocchi semilavorati e squadrati in marmo rosso, situato a meno di un miglio dalla costa di Ispica, arricchisce il panorama delle naves lapidariae affondate lungo le coste del Mediterraneo – circa 74 fino ad oggi note –  appartenenti ad un ampio spettro cronologico che le collocherebbe tra il II secolo a.C. ed il IV secolo d.C.; lungo le coste della Sicilia ne sono state rinvenute finora otto.

Il relitto di Ispica, adagiato alla base di una lieve scarpata con batimetria da -6,5 m fino a -12 m,  presenta un carico di blocchi di marmo rosso di varie dimensioni.

Nel 2021 è stata effettuata una ricognizione sul sito che ha prodotto un rilievo 3D georeferenziato e misurabile, realizzato dall’ing. Gaetano Lino presidente della sezione subacque di BC Sicilia, del carico di blocchi lapidei: il sito, che si estende per circa 10 m di lunghezza e per 7 m di larghezza con orientamento sud/est-sud/ ovest, è costituito da una trentina di blocchi a forma parallelepipeda, grossolanamente squadrati e senza rifinitura, di dimensioni variabili a partire da un massimo di 237 cm di lunghezza e 87 cm di larghezza con spessore di 50 cm fino ad un minimo di 120 cm di lunghezza e 87 cm di larghezza, sparsi e talvolta sovrapposti l’uno all’altro in modo disarticolato.  La presenza di blocchi squadrati di dimensioni variabili è presumibilmente riconducibile all’intento di ottenere un maggior equilibrio possibile nello stivaggio del carico operato attraverso la collocazione di quelli più grandi al centro della stiva e quelli più piccoli disposti ai lati.

Durante lo scavo, oltre alla struttura della nave, sono stati ritrovati l’albero dell’imbarcazione, ceramiche a figure nere, un piccolo unguentario con incisa la parola greca “NAU” (nave) e persino un pezzo di cima in eccezionale stato di conservazione.

Importante si è rivelata la collaborazione con la comunità locale: con il subacqueo Antonino Giunta, già autore di scoperte precedenti e di alcune segnalazioni di diversi siti archeologici in zona, del centro subacqueo “3PSUB” di Paolo Ciacera che ha fornito il supporto logistico e della Capitaneria di Porto di Pozzallo.

E’ importante quest’ultimo aspetto perché la tutela dei beni sommersi, esercitata dalla Soprintendenza del Mare, non può non passare anche attraverso i diving e le associazioni locali, dalla collaborazione dei cittadini appassionati di archeologia che inviano informazioni sullo stato di conservazione dei siti già noti o sul rinvenimento fortuito di reperti o siti.

Abbiamo sentito sull’argomento Fabio Portella, Ispettore onorario per i Beni Culturali sommersi della provincia di Siracusa, “il cacciatore di relitti”. Ha collaborato con la Soprintendenza del Mare, per documentare, con un rilievo fotogrammetrico tridimensionale, un sito archeologico sommerso dove sono visibili circa quaranta anfore adagiate sul fondale sabbioso. Molte di esse sono ancora perfettamente allineate nella posizione di stivaggio originale della nave, che si presume essere sepolta con il resto del carico.

Grazie alla preziosa segnalazione di due pescatori di Avola, nel gennaio 2022 era stato individuato questo importante relitto di nave da trasporto nei fondali prospicienti la Riserva Naturale Orientata Oasi Faunistica di Vendicari, nel siracusano.

– Cosa ne pensa dell’idea di coinvolgere maggiormente i sub locali, la gente del luogo, nell’ottica sia di ottenere delle segnalazioni ma anche come metodo di tutela nei confronti dei beni sommersi?

“Sì, certo, sicuramente il locale che possa essere il diving center, il singolo subacqueo, il pescatore,  sono le vedette sia in relazione agli aspetti biologici, quindi alla pesca di frodo, come anche al patrimonio sommerso. Quindi sicuramente sono i guardiani del mare. Bisogna andare in questa direzione ed in questo senso comunque la Sovrintendenza del Mare ha mostrato sempre una certa sensibilità per tutti. Sebastiano Tusa, che è stato un pilastro dello studio del relitto, ha sempre agito in questa direzione.  Quindi assolutamente, questo è un elemento di successo per quanto riguarda l’anti-bracconaggio, ma può essere riproposto, deve essere utilizzato anche nell’ambito del patrimonio sommerso”.

Le più recenti scoperte nella Sicilia sud-orientale sono avvenute grazie a numerose segnalazioni di Antonino Giunta, subacqueo appassionato di archeologia, da tanti anni collaboratore di Sebastiano Tusa e della Soprintendenza del Mare.

Grazie alle sue segnalazioni nel mare della provincia di Ragusa sono stati individuati il relitto dei blocchi di marmo rosso di Ispica,un relitto a Porto Ulisse e  una medaglia bronzea di Sant’Ignazio di Loyola a Pozzallo.

Quest’ultimo ritrovamento, che risale all’estate del 2018, è avvenuto sulla battigia del mare di Pozzallo. Si tratta di una medaglietta bronzea con la raffigurazione dei Santi Ignazio di Loyola e Francesco Saverio, che fu consegnata personalmente al compianto Sebastiano Tusa, da pochi mesi nominato Assessore Regionale dei Beni culturali e dell’Identità Siciliana, da parte di Antonino Giunta.

Si tratta di una medaglia devozionale in bronzo, a forma ovoidale, di dimensioni 30×31 mm, del peso di 10 g: sul dritto reca il busto di Sant’Ignazio di Loyola, volto a sinistra con berretta clericale e mantello irraggiato in alto e iscrizione a destra “DELOYOLA S • IGNA • S • I • F”; sul rovescio si trova l’immagine di San Francesco Saverio, nimbato disteso a destra su manto e vegliato da due Cherubini, e iscrizione a destra “S • PR • X AVE”.

La raffigurazione di questi due santi nelle medaglie devozionali, ampiamente diffuse tra il XVI ed il XVII secolo, oltre all’aspetto religioso assumeva anche una funzione apotropaica per le leggende relative ai miracoli compiuti da Francesco Saverio nel corso della sua vita. Si tratta di una medaglia evidentemente smarrita da parte di un devoto nei pressi della spiaggia tra il XVI ed il XVII secolo.

– Grazie alle sue segnalazioni, nel mare della provincia di Ragusa sono stati individuati il relitto dei blocchi di marmo rosso di Ispica, una medaglia bronzea di Sant’Ignazio di Loyola a Pozzallo e un sito archeologico a Porto Ulisse. C’è altro?

“Certo, l’ultima nave in ordine cronologico, l’ultima nave identificata come una nave greca costruita intorno al V-VI secolo è stata segnalata dal sottoscritto il 16 giugno 2020. In quella data eravamo entro le 24 ore successive a questa importante scoperta. La mia attività non è quella di ricercatore archeologico, io sono un appassionato di mare e condivido questa passione con qualche amico, mi immergo da oltre 40 anni e ho iniziato all’età di 8 anni, quindi sono un bel po’ di anni spesi sott’acqua. Ho associato così la passione per la storia e il desiderio di restituire identità al nostro territorio, anche remando controcorrente ad un sistema che ha mirato per molto tempo a depredare e a nascondere, ho deciso di proteggere, di rendere noto tutto quello che secondo me poteva avere un’importanza, una rilevanza storica”.

”Nel 2020, in ordine ultimo di scoperta, mi presentai al Comando della Squadriglia Navale della Guardia di Finanza con reperti che avevo recuperato dal sito dove in seguito sarebbe stato scoperto il relitto di Ispica,  avvalendomi così della facoltà prevista dalla legge che prevede – quando un reperto è evidente, visibile ed è ad alto rischio di depredazione o di andare nuovamente disperso per via delle condizioni meteomarine – che con le opportune precauzioni lo scopritore ha la facoltà di rimuoverlo, di preservarlo e di consegnarlo all’autorità, redigendo un verbale entro le 24 ore successive al ritrovamento. I beni possono essere consegnati alle autorità, incluso il sindaco, così come prevede la procedura. Ho consegnato due chiodi di bronzo, rame o lega ma sicuramente erano dei chiodi comunque non moderni, in quanto forgiati a mano con una forma di sezione quadrangolare, con la testa molto prominente, sicuramente in uso a quello che era il mondo della cantieristica navale del tempo. Un chiodo aveva una misura di 19,5 cm e il diametro della testa era di oltre 2 cm, l’altro chiodo era di 12 cm di lunghezza ed erano entrambi praticamente adagiati in mezzo a dei detriti, accanto ad un pezzo di materiale fibroso che poi si rivelò essere legno, attaccato praticamente dalle teredini, il teredo navalis.  Ispezionando, con attenzione, questo sito rinvenni altre porzioni di legno e allineando queste porzioni da una prospettiva diversa vidi che si trattava di un’unica trave di legno. Il pietrisco sagomato che la circondava poteva essere la zavorra della nave stessa ed inoltre c’era una quantità di detrito coroplastico, di cocci per la maggior parte acromi. Ne dedussi, dalla forma, che poteva esserci l’intero relitto e quindi consegnando i reperti evidenziai che alle coordinate X avevo rinvenuto queste porzioni di legno e che – avvalendomi della pregressa esperienza, perché questo sarebbe il mio settimo ritrovamento in materia di relitti navali –  poteva esserci il relitto di una nave”.

1 – continua