In viaggio per le Secche di Circe, vero e proprio cimitero di navi. I ritrovamenti di Antonino Giunta, il sub con l’amore per l’archeologia stimato da Tusa e quel relitto navale americano risalente allo sbarco degli Alleati nel 1943 – 5
In un libro dedicato a Sebastiano Tusa, un articolo di Fabrizio Sgroi della Soprintendenza del Mare, dal titolo “Ultime scoperte nella Sicilia sud-orientale sul solco tracciato da Sebastiano Tusa”, cita Antonino Giunta affermando che le più recenti scoperte in questa parte dell’Isola sono dovute a lui.
“Un subacqueo appassionato di archeologia – lo definisce Sgroi – da tanti anni collaboratore di Sebastiano Tusa e della Soprintendenza”.
Fra tutti i ritrovamenti effettuati da Giunta, Sgroi ne cita uno in particolare, diverso da tutti gli altri: un mezzo americano da sbarco.
“Nella baia di Porto Ulisse, ad una cinquantina di metri dalla costa, è stato rinvenuto, da Antonino Giunta, su un fondale sabbioso a poco più di 2 metri di profondità un relitto riconducibile a un mezzo navale impiegato durante la Seconda Guerra Mondiale, orientato in direzione est-ovest” afferma Sgroi.
“Si tratta di un Landing Craft Personnel (Large) o LCP (L) – continua il funzionario della Soprintendenza del Mare – mezzo da sbarco ampiamente utilizzato in quel conflitto che, sepolto per decenni dalla sabbia, è stato messo a nudo dalle mareggiate evidentemente avvenute negli ultimi anni in quel tratto di costa della Sicilia. Il suo scopo principale era quello di trasportare le truppe provenienti dalle navi da trasporto per attaccare le coste controllate dal nemico”.
“L’imbarcazione in oggetto – prosegue – derivava da un prototipo progettato dalla Eureka Tug-Boat Company di New Orleans, Louisiana, USA ed è l’evoluzione di maggiori dimensioni dei primi modelli prodotti negli anni Trenta in assi di pino e compensato rivestiti di una corazza di acciaio: il mezzo è lungo 36 piedi e 8 pollici (11,18 m) per una stazza di circa 3,5 t. Gli LCP (L) erano anche conosciuti come barche Eurekas o Higgins. Erano mezzi da sbarco di fabbricazione americana che potevano trasportare fino a 36 soldati; il modello in questione fu prodotto dal 1940 al 1943. A differenza dei successivi mezzi da sbarco, gli LCP (L) non avevano rampe a prua, quindi le truppe dovevano saltare oltre i lati dell’imbarcazione per sbarcare velocemente. Le barche stesse, come già detto, erano realizzate di compensato ma avevano lo scafo rivestito in accíaio con le paratie blindate”.
“Sono state inventate da un ingegnere della Louisiana – conclude Sgroi – Andrew Higgins, prima della guerra e sono state progettate con un pescaggio poco profondo per funzionare nelle paludi, ma si è scoperto che il design era eccellente anche per operare su spiagge poco profonde, da qui l’ampio utilizzo nello sbarco in Sicilia durante l’operazione Husky”.
Nel giugno del 2019, inoltre, Antonino Giunta segnalava alla Capitaneria di Porto di Pozzallo di aver rilevato visivamente, nel corso di una navigazione subacquea, “un manufatto adagiato sul fondale e da una prima ispezione veloce pare che il materiale sia metallo e presenta una forma cilindrica e cesellature varie”, insomma si trattava di una mina navale.
Nella segnalazione si riteneva, inoltre, ”opportuno intervenire vista l’approssimarsi della stagione balneare e la bassa profondità del punto indicato”.
Questo intervento di Giunta è l’esempio lampante dell’importanza che rivestono i subacquei appassionati di archeologia, sia nella ricerca che nella tutela dei beni custoditi dal mare, ma anche nell’assicurare la sicurezza dei comuni cittadini.
Questo ruolo di guardiani del mare era stato riconosciuto da Sebastiano Tusa, che tendeva a valorizzare queste persone ed i compiti che svolgevano.
E’ necessario tornare a quel periodo, perché sminuire l’operato di questa gente, non dare loro il giusto riconoscimento che meritano, arreca certamente un danno notevole alla conservazione dei tesori di cui è ricco il nostro mare.
Negli ultimi tempi, sono numerosi i ritrovamenti effettuati da Giunta, che è anche componente del gruppo subacqueo BC Sicilia. In particolare, a Porto Ulisse ha riportato alla luce una punta di freccia greca in bronzo di circa 40 mm di lunghezza e 10 mm di larghezza. Nel manufatto è visibile ancora l’attaccatura dell’uncino e si nota la deformazione dell’estremità della punta, segno dell’impatto con un bersaglio.
Ancora, nel corso di una immersione subacquea nel mare antistante Punta Regilione ha portato fuori dall’acqua 18 monete di diverso diametro e 8 sfere di piombo di circa 12 mm di diametro, presumibilmente munizioni di un’arma da scoppio antica. Naturalmente l’intero ritrovamento, come sempre, è stato consegnato all’autorità, in questo caso alla Guardia di Finanza Sezione Operativa Navale di Pozzallo.
“Due delle monete sono importanti – afferma Giunta – perché testimoniano ulteriormente la fervida attività commerciale della Contea di Modica con Malta. Le effigie rappresentano i Gran Maestri dell’Ordine di Malta Martin Garzes e Aloft de Wignacurt, entrambi sepolti all’interno della chiesa di San Giovanni a Valletta”.
“Le sfere di piombo sono munizioni, i pallettoni, per moschetto ad avancarica in uso nel 1500/1600”
Infine, a Pozzallo, nelle acque antistanti la Torre Cabrera, ha ritrovato un manufatto in terracotta, parzialmente smaltato, che a consegnato al Sindaco della città marinara.
“Il mio impegno e la mia passione – conclude Antonino Giunta – saranno sempre rivolti alla valorizzazione del nostro territorio, affinché i nostri figli possano conoscere ed apprezzare la storia che lo caratterizza”.
5 – fine
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