In viaggio per le secche di Circe: il relitto di Santa Maria del Focallo e i sette ritrovamenti lungo la storia del rischio continuo di naufragi. Il racconto di Antonino Giunta – 2
Prosegue l’intervista con Antonino Giunta entrando nel dettaglio dei ritrovamenti.
Ha parlato di sette ritrovamenti, uno è quello di cui abbiamo accennato, il relitto di Santa Maria del Focallo, quali sono gli altri?
“Le Secche di Circe”, in via così metaforica, le considero come se fossero il giardino di casa, perché sono cresciuto in quel pezzo di mare e sin dalle prime immersioni, pur non avendo delle conoscenze che mi permettessero determinate ipotesi, ricordo di aver visto quasi sempre una copiosa quantità di cocci ceramici, un cocktail che testimonia la loro diversità cronologica. C’è qualcosa intorno allle “Secche di Circe” che rende ingovernabili le imbarcazioni in determinate condizioni meteomarine. I venti più insidiosi sono quelli che vengono dal quadrante sud-sud-est, quindi praticamente spingono le navi – che al tempo non offrivano moderni strumenti di navigazione che era prettamente costiera, a seguire il profilo della costa. Immaginiamoci di notte, con condizioni metomarine proibitive e con le Secche di Circe” che si presentano come un grande imbuto con la bocca larga rivolta verso sud-est e l’apice dell’imbuto rivolto verso nord-ovest, l’imbarcazione sfortunata che si inseriva inavvertitamente all’interno della bocca dell’imbuto andava incontro ad naufragio perché non c’era altra via di uscita. Le navi cozzavano sugli scogli semiaffioranti, ci sono scogli appena sotto il pelo dell’acqua ma ad una distanza anche di 300-400 metri dalla costa, riportavano una falla e di conseguenza cercavano l’incaglio. I comandanti dell’imbarcazione iniziavano ad alleggerire il carico, che veniva in parte sversato e poi veniva timonata per quanto possibile verso il raggiungimento della vicina costa, quindi i relitti sono stati trovati tutti in pochissima acqua”.
“Nel 2003 trovai il primo dei miei relitti, ma il primo relitto in assoluto venne trovato da un’associazione sportiva ragusana e venne denominato il “relitto delle tre ancore” sempre sulle “Secche di Circe. La mia segnalazione ai Carabinieri di questo rinvenimento, che riguardava un’ancora di metallo a forma di croce e questo ipotetico relitto cui i legni fuoriuscivano dalla sabbia, venne accolta con molto entusiasmo dai Carabinieri di Mare di Pozzallo. Insomma si instaurò anche un rapporto di collaborazione ed il Comandante Morale mosse tutta la macchina burocratica: fece intervenire i Carabinieri sommozzatori di Messina, la motovedetta di Pozzallo e ad alcuni componenti dello SCRAS – Servizio Coordinamento Ricerca Archeologica Subacquea – precursore della Sovrintendenza del Mare. Tra le persone che sono così accorse per fare questo rilievo c’era il professore Sebastiano Tusa. Si presentò – aveva capelli lunghi – e non mi resi nemmeno conto dell’entità, dello spessore culturale del personaggio. Era talmente alla mano e poi vedendolo indossare muta, la maschera mi sembrò di trovarmi di fronte a uno di noi, un uomo di mare, uno che ha la passione per il mare. Non presi subito coscienza che avevo di fronte un luminare dell’archeologia subacquea siciliana, che in seguito divenne mio amico. Tusa seguiva le orme del padre archeologo rinomato che parlava con pastori, con gente del luogo, con i contadini, acquisiva le informazioni non negli ambiti accademici ma nel territorio. Quando stabilimmo questa collaborazione mi sono visto recapitare a casa una lettera protocollata, era una richiesta di collaborazione come persona adatta per fornire i dati relativi all’arricchimento della Banca Dati dei relitti del Mediterraneo. In seguito, con una successiva missiva, con data 2007, mi venne conferito l’incarico di custode dell’area archeologica “Secche di Circe” che mi venne rinnovato per circa 4 anni.

Ma di quanti relitti parliamo?
“Io personalmente sono a conoscenza di due relitti trovati in precedenza: uno ritrovato da Francesco Gugliotta, l’ex vice sindaco di Pozzallo. Francesco mi chiamò conoscendo la mia passione, erano gli anni 90 e mi condusse nel tratto di mare prospiciente alla “Ucca Marina”. In quel tratto di mare, alla profondità di appena un metro e cinquanta, fuoriuscivano dalla sabbia i resti di un’imbarcazione antica di legno scuro. Il successivo relitto, fu quello delle “tre ancore”, scoperto da un’associazione sportiva ragusana.
Il relitto Gugliotta e quello delle “tre ancore” non sono stati recuperati, sono lì ancora?
“Si, sono ancora nello stesso posto. Praticamente, nel tratto di mare che va da Santa Maria fino a Viale Kennedy , il Comune di Ispica quando ha fatto i pennelli sul mare per proteggere la spiaggia e per fare l’opera di ripascimento della costa, non è che si ha avvalso del parere archeologico preventivo e non si sono nemmeno incrociati i dati con la banca dati in possesso delle Sovrintendenze, perché non si spiega in altro modo come mai il relitto Gugliotta è una di queste barriere sono solo 5 metri di distanza, praticamente hanno rischiato di coprirlo per sempre con i massi. Questo relitto è ancora lì, però è sepolto da una barra di sabbia che è stata generata praticamente da questo ripascimento artificiale, quindi sarà molto difficile che potremmo vederlo negli anni futuri. Differente situazione è invece quella del relitto delle “tre ancore”, che si posiziona nella mappa molto più a sud est rispetto a quello di Gugliotta e ad una profondità di circa 5 metri, circondato dalle tre ancore e da materiale litico”.

