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Il “Muro antidrone” o “Drone -wall” : le nuove frontiere di una guerra sempre più tecnologica!

Venti di guerra soffiano su tutto il pianeta. I popoli si riarmano. L'europa, sulla carta unita (ma in realtà sempre più divisa) è in testa!

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ll progetto noto come “Drone Wall” (o Muro Anti-drone), è una delle iniziative di difesa più ambiziose lanciate tra la fine del 2025 e l’inizio di questo 2026. Le discussioni e le relative contromisure da prendere, sono diventate urgenti dopo che, nel settembre 2025, si è verificata una massiccia violazione dello spazio aereo polacco (oltre 20 droni russi rilevati in un solo colpo), seguita da incursioni simili in Romania e nei Paesi Baltici. Ecco i punti chiave di questa “barriera” altamente tecnologica.

Intanto analizziamo cos’è il “Drone Wall”. Non si tratta di un muro fisico, ma di un sistema di difesa multistrato integrato lungo tutto il fianco est dell’Europa (dalla Finlandia alla Romania). Si basa su tre componenti:

1) Sensori, Radar ed una rete fitta di rilevamento per individuare anche i droni più piccoli e lenti (spesso invisibili ai radar tradizionali).

2)Sistemi “Soft-kill”: Tecnologie di disturbo elettronico (jamming) e spoofing per far perdere il segnale ai droni o costringerli ad atterrare.

3) Sistemi “Hard-kill”: veri e propri intercettori fisici, tra cui i droni-killer automatizzati e i piccoli missili economici (come il progetto estone “Mark I”, grande quanto una baguette) per abbattere le minacce senza sprecare i costosi missili Patriot. Due sono le grandi iniziative intraprese da NATO e UE. Va chiarito però che sebbene queste due Istituzioni lavorino insieme, ci sono due binari paralleli. Infatti la NATO si concentrerà sull’ operazione “Eastern Sentry”. Questa è stata lanciata dopo l’attivazione dell’Articolo 4 da parte di Polonia ed Estonia. Si concentrerà sulla risposta militare immediata e sul coordinamento delle forze aeree alleate per intercettare le incursioni dei droni. L’UE metterà in pratica il cosiddetto “Eastern Flank Watch”. Sarà il braccio industriale e finanziario del progetto sviluppato dalla Nato. La Commissione Europea (sotto la spinta di Ursula von der Leyen) punta a investire miliardi di euro per creare un mercato unico della difesa anti-drone, con l’obiettivo di avere il sistema pienamente operativo entro la primavera del 2026.

 

Altri paesi protagonisti si allineeranno al progetto. La Polonia è il capofila del progetto, avendo stanziato circa 2 miliardi di euro per il proprio scudo nazionale (“Shield East”), che sarà il cuore pulsante della barriera europea. Seguono poi i Paesi Baltici (Estonia, Lettonia, Lituania) che in realtà sono stati i primi a proporre l’idea, essendo (insieme alla Polonia) i più esposti alle tattiche di “guerra ibrida” russa. L’Ucraina: partecipa all’operazione come consulente strategico, offrendo l’esperienza diretta accumulata sul campo per neutralizzare i “droni Shahed” russi.

La sfida sarà essenzialmente economica, oltre che scientifica.

 

Uno dei punti centrali discussi a Bruxelles e Copenaghen è la sostenibilità dell’operazione. Alla base del problema è una questione di costi. Infatti la Russia usa droni che costano circa 10.000-20.000 euro. L’Europa non può permettersi di abbattere sistemi low-cost, con missili da 1 milione di euro l’uno.  Sarebbe una follia! Per questo motivo, il “Muro” si concentrerà su tecnologie laser e micro-missili a basso costo. Questa barriera segna un cambiamento storico, infatti per la prima volta, dalla fine della Guerra Fredda, l’Europa sta costruendo un sistema di difesa coordinato su scala continentale per proteggere i propri confini sovrani. E’ il primo passo verso un esercito unico? Non pensiamo proprio. Diversi Paesi UE, si stanno muovendo autonomamente, pensando ognuno al proprio sistema difensivo e al riarmo complessivo. La Germania risorge, converte diverse industrie automobilistiche da tempo in crisi, in industrie belliche ( il caso Wolkswagen docet!), la Francia si accoda. Il Regno Unito è già da tempo su questa strada. E l’Italia? Dovrà adeguarsi anche lei. Crosetto ha già chiesto nuovi budget di finanziamento per opere militari. In ogni caso tutta l’UE dovrà sempre rispondere ai dictat dell’alleato americano e Trump si sa, è sempre sul piede di guerra con le sue costose e pretestuose richieste. Dureranno alleanze e unioni? Siamo scettici, ma, come dice un vecchio detto preferito più dai laici ( in questo caso) che dai prelati, le vie del Signore sono infinite!