Con InSiciliaTV l’informazione la fai tu

Il fallimento infinito: l’Italia fuori dai Mondiali per la terza volta consecutiva

0 1.125

«Permettetemi di fare i complimenti ai ragazzi, in questi mesi hanno avuto una crescita incredibile. A me dispiace che molti di voi non hanno avuto la possibilità di apprezzare il clima, l’atmosfera che noi abbiamo vissuto in questi ultimi mesi con loro come crescita, come determinazione come orgoglio, come voglia di dare una gioia al nostro Paese, ai nostri tifosi». Il Presidente della FIGC Gravina apre così la conferenza stampa post Bosnia-Italia. La realtà, al netto dei complimenti, è però chiara e non lascia spazio a molte interpretazioni: l’Italia non si qualifica ai Mondiali per la terza volta di fila mancando alla competizione da dodici anni consecutivi. Di per sé questo basterebbe per stendere un velo più che pietoso occorre tuttavia fare le dovute riflessioni su quello che è accaduto e perché per l’ennesima volta si è giunti a questo punto.

Non è la singola partita di ieri – che certo ha inciso in maniera significativa – ma è piuttosto un processo maturato nel tempo che ha dato questa risultante. In questi anni si è assistito ad un valzer di allenatori che si sono avvicendati sulla panchina della Nazionale italiana, Ventura, Mancini, Spalletti fino ad arrivare a Gattuso il responso è però sempre stato il medesimo fuori dai campionati Mondiali; l’ultima volta, quella più recente, contro la Macedonia nel 2022 in Qatar. Forse il problema non sono solamente gli allenatori ma è tutto il sistema calcio che va rivisto e che oggi più che mai sbatte in faccia la necessità di puntare sui giovani che nel campionato italiano non trovano il giusto spazio per crescere, mettersi in mostra, consolidare le loro qualità da mettere poi al servizio della Nazionale “dei grandi”. Ieri Gattuso ha dato spazio a Palestra, un classe 2005, difensore del Cagliari che con la Bosnia ha collezionato la sua seconda presenza nella Nazionale maggiore dimostrando di essere uno di quei giovani su cui bisogna puntare. A questo merito di Gattuso seguono però grosse responsabilità su alcune scelte tattiche dell’allenatore di Corigliano. Decide di schierare Bastoni come difensore centrale pur non essendolo visto che il suo ruolo naturale è quello di braccetto di sinistra e infatti l’intervento che porterà poi alla sua espulsione, che comprometterà l’intera partita, viene compiuto col sinistro e non col destro. Bisogna riflettere poi anche sui cambi, la difesa bosniaca non spiccava certo per velocità e lo ha dimostrato la corsa di Kean che dopo aver recuperato palla fa uno strappo di 50 metri senza che i difensori riuscissero a fermarlo, ne consegue dunque che togliere proprio l’attaccante della Fiorentina che aveva già creato parecchi problemi agli avversari segnando anche il gol del momentaneo vantaggio azzurro e togliere anche Locatelli che nel corso della partita si era occupato più volte dell’impostazione dell’azione dando idee di gioco alla squadra, non sono state scelte azzeccate. Gravina vuole mantenere intanto l’assetto tecnico della squadra riconfermando Gattuso e Buffon come dichiara lui stesso sempre in conferenza stampa a caldo dopo l’eliminazione, per quanto riguarda il suo incarico non lo lascia ma rimette tutto nelle mani del Consiglio Federale già convocato per la settimana prossima. In questo periodo che si spera porterà i vertici del calcio italiano a profonde riflessioni, due immagini restano nitide nella mente degli italiani: l’esultanza di Dimarco dopo aver appreso che la Bosnia sarebbe stata la nostra rivale e le lacrime a fine partita dei giocatori in campo. Questa qualificazione sarebbe stata l’occasione per riappropriarsi di un po’ di spensieratezza che di questi tempi manca in questo Paese, l’Italia, oggi spaccato da divergenze politiche e da questioni belliche che imperversano nello Stivale. La Nazionale, che è la passione laica in grado di unire tutti, avrebbe potuto regalare momenti di gioia in un’epoca non proprio felice.