Torino – Il cuore oltre l’ostacolo, sì perché la Juventus rimette in equilibrio una partita – quella contro la Lazio – che si era messa decisamente male per la squadra di Spalletti. Kalulu indossa i panni del supereroe e al 96’ mette la firma sul definitivo 2-2. Il copione è stato a grandi linee lo stesso del match di Coppa Italia con l’Atalanta, nel corso del primo tempo infatti più tinte bianconere che biancocelesti, Provedel salva su Bremer e nel complesso la Juventus ricama trame offensive a differenza della Lazio che non si affaccia praticamente mai dalle parti di Di Gregorio. Lo fa due volte, al secondo minuto di recupero del primo tempo, con Pedro che non perdona siglando il momentaneo 1-0 per Sarri & co e poi al 47’ con Isaksen per il raddoppio. Va sicuramente sottolineata la grande caparbietà della Juventus di riaprire una gara che sembrava chiusa ma bisogna anche riflettere sulla facilità con cui la difesa bianconera riesce a farsi trovare impreparata e a subire su due tiri, due gol. L’episodio chiave e che ha fatto decisamente discutere è però quello verificatosi al minuto 25 del primo tempo. Cabal dopo una percussione in area viene atterrato da Gila, Guida fa proseguire, Koopmeiners segna ma il gol viene giustamente annullato causa offside di Thuram. Eppure un precedente in tal senso c’è ed è da segnalare alla voce Inter Cremonese, sesta giornata di campionato. Tiro di Dimarco, Lautaro Martinez si trova in fuorigioco attivo proprio come il numero diciannove della Juventus e proprio come accaduto in Juventus Lazio, il dieci nerazzurro alza la gamba disturbando l’intervento di Silvestri ma in quel caso l’arbitro reputò valida la rete.
La lente di ingrandimento deve essere posta però proprio sul contatto Gila Cabal. Il motivo della mancata assegnazione del tiro dagli undici metri è che il difensore colombiano si fosse già liberato della palla. Una decisione piuttosto dubbia nonché ambigua in quanto – come spiega anche Luca Marelli ai microfoni di Dazn – ha poca importanza che il bianconero avesse già scaricato la sfera, resta infatti l’entrata sconsiderata e in netto ritardo di Gila. Ancora una volta dunque spicca l’evidente difficoltà della classe arbitrale italiana nell’applicare un regolamento e dare uniformità alle decisioni. Luciano Spalletti, nel post partita, ai microfoni di Dazn ha perso il solito aplomb che lo contraddistingue, parlando prima del mancato calcio di rigore su Cabal: “Il direttore di gara può interpretare come vuole, il difensore fa un gesto imprudente andando in scivolata così. Io non sono qui a dire se è rigore o no, mi interessa relativamente, sono episodi che capitano. Gila va a colpire un giocatore che può chiudere un uno-due, ma allargherei il discorso, lo farei più completo: ormai si va tutti a protestare sulle regole che ci sono, c’è sempre l’interpretazione, step on foot, fallo di mano o una palla che ti cade addosso sulle braccia aperte… C’è sempre da valutare la situazione, non è possibile che ogni tocco di mano sia un rigore. Non si può generalizzare su tutti gli episodi“. Poi bordata nemmeno troppo velata a Guida: “Anche stasera in campo eravamo in 23 e quello non professionista è l’arbitro. Va fatta una riforma che metta a posto questa classe. Sono troppo importanti dentro al campo e sono gli unici precari intorno allo stadio, anche di quelli che lavorano intorno. Devono essere professionisti tutti, perché poi si va a parlare sempre di questo. E invece io non lo voglio fare, non l’ho fatto quando me l’hanno dato e neanche quando me l’hanno tolto“.