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Il bavaglio bagherese. Metodo e applicazioni

C’erano una volta un assessore comunale, un amministratore di condominio e uno scrittore. Non è l’inizio di una barzelletta.

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Non voglio che le cose vengano correlate.

Come dare torto a Giuseppe Varisco? Nessuna persona dotata di buonsenso vorrebbe correlare una denuncia per lesioni personali a una reazione politica, soprattutto se la persona contro cui ha sporto una denuncia così grave è nota per documentare e raccontare fatti che l’amministrazione comunale spesso non gradisce.

È successo a Bagheria nel mese di luglio 2025, ma ancora gli strascichi si ripercuotono sulle dinamiche locali e per questo è necessario parlarne. Ignazio Soresi è un autore che interagisce col progetto d’inchiesta sociale Làmia sin dalla prima inchiesta, Una Brusca faccenda, perché ha il vizio di fare ricerche. Consulta periodicamente l’albo pretorio comunale, tra delibere e determine dirigenziali scova i fatti d’interesse pubblico che le testate locali non riportano e li racconta sul sito che gestisce da anni, L’inchiesta di Bagheria. Il suo racconto non si limita al monitoraggio tecnico dell’amministrazione e alle questioni del comune più popoloso della provincia, allarga il respiro su tutto il palermitano e sui fatti di politica regionale. Insomma, il da fare non gli manca. E neanche le antipatie.

Dalla denuncia pubblica alla pubblica rappresaglia

Il 14 luglio 2025 L’inchiesta di Bagheria pubblica un audiovisivo per porre all’attenzione dei suoi lettori una delibera del consiglio comunale della settimana precedente, in cui si propone di aumentare il capitolo di spesa denominato “Servizio Randagismo” di 72.000 euro, poiché gli 80.000 già stanziati non sono sufficienti. Il motivo? Occorrono 30.000 euro per indire un bando di gara finalizzato al mantenimento e alla custodia di cinquanta cani comunali, che da un canile a Sambuca di Sicilia vanno trasferiti presso una nuova ditta, e occorrono 42.000 euro per trasferire altri trentasei cani dal sito ASVA, posto sotto sequestro dai NAS di Palermo presso altro adeguato canile autorizzato dove saranno custoditi e mantenuti.

Dettaglio della Delibera del Consiglio comunale di Bagheria dell’8 luglio 2025.

Ma il sequestro menzionato nella delibera risale a novembre 2021, quasi quattro anni prima; inoltre, i cani all’epoca sembra che fossero centosessanta. Se la matematica non è un’opinione, è lecito domandarsi dove sarebbero gli altri settantaquattro cani. Se la legge non è un’opinione, è lecito chiedere in che modo trentasei cani siano rimasti in una struttura sotto sequestro per quasi quattro anni. Infine, se l’umanità e il buonsenso non sono opinioni, è lecito auspicare degli accertamenti sullo stato di salute dei cani comunali e porre ogni interrogativo utile a chiarire la vicenda, di evidente interesse pubblico. Ma negli ultimi anni è altrettanto evidente la decadenza democratica delle amministrazioni locali, a livello nazionale. Con carovita e burocrazia in crescita costante, diminuiscono le possibilità e le competenze; allo stesso tempo, ogni fatto è potenzialmente amplificato dall’informazione rapida e decentrata di Internet che noi italiani, con un primato europeo nell’analfabetismo digitale, non sappiamo gestire. La conseguenza è che molto spesso gli amministratori non tollerano la critica, tentano di sopprimerla con ogni mezzo a loro disposizione e talvolta esercitano arbitrariamente il potere pubblico, temono ogni esposizione incontrollata e provano a difendersi istintivamente con l’arroganza sostenuta da fedelissimi sostenitori. Quanto più è vuoto il contenuto di un’azione, maggiore è il sensazionalismo nella sua comunicazione.

È auspicabile che non sia il caso dell’assessore bagherese con delega al randagismo, Giuseppe Tripoli, che lo stesso giorno della pubblicazione dell’audiovisivo di Soresi scrive un post su Facebook con questo esordio: Contro bugie e vigliaccherie: andiamo avanti. Tripoli cita esplicitamente L’inchiesta di Bagheria e Ignazio Soresi, lo presenta prima come attivista politico e poi come sedicente giornalista, sostiene che la diffusione dell’audiovisivo sia stata veicolata da profili falsi e che si tratta ovviamente di una ricostruzione fantasiosa. La gestione del randagismo nella nostra città è assolutamente trasparente, ma non dà alcuna spiegazione e non entra nel merito delle perplessità sollevate, troppo impegnato ad attaccare Soresi. Chi infanga gli altri senza uno straccio di prova, supportato da profili falsi e calunnie, dimostra solo la propria inconsistenza personale e non esita a parlare di totale mancanza di rispetto per la verità e per i cittadini. Segue il monito paternalistico a chi lancia accuse a vanvera di segnalare alle autorità competenti eventuali reati. Ma qui siamo di fronte solo a chiacchiere da tastiera e tentativi patetici di farsi notare. Questo passaggio offre numerosi spunti, tira in ballo le autorità giudiziarie ma minimizza il tutto a una ricerca di attenzioni di Soresi a cui, tra l’altro, sta dedicando questo lungo post. Chiude con immancabili modi di dire quali le bugie hanno le gambe corte e l’epicità del Io vado avanti a testa alta. Infine, si incoraggia da solo: Avanti tutta. Questa disamina è importante per evidenziare il post scriptum, che sembra non abbia alcuna attinenza col resto: Da via Serradifalco è tutto. Mah!!

In quella via, Ignazio Soresi è stato identificato in un controllo di polizia proprio pochi giorni prima.

Quello stesso giorno prendono piede post simili da altri utenti del bagherese, additando Soresi come collezionista seriale di querele e falso giornalista; lo stesso assessore Tripoli rincara la dose due giorni dopo, ancora col monito di rivolgersi all’autorità giudiziaria per le segnalazioni e chiudendo con Da via Serradifalco non è tutto… e un altro post collegato al sito dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia per sollecitare segnalazioni di esercizio abusivo della professione se avete il dubbio che ci sia chi sta abusando della professione di Giornalista.

Denunce all’autorità giudiziaria, ma sentenze sui social

Appena quattro giorni dopo dall’inizio della rappresaglia, Ignazio Soresi incontra Giuseppe Varisco, il suo amministratore di condominio o meglio, per usare le sue parole, sono in una società e il mio socio è l’amministratore in persona. In seguito a questo incontro, Varisco denuncia Soresi per lesioni personali. Alle nostre domande, le sue dichiarazioni possono riassumersi in questa:

Io ho ricevuto un’aggressione. Okay? È bene che questa cosa venga chiarita. Questo lo può dire.

La nostra interlocuzione con Giuseppe Varisco si articola in due telefonate, la prima effettuata da noi e la seconda da lui. Conferma di aver subito un’aggressione da Soresi ma, alla richiesta di raccontare la dinamica, risponde che sarà disponibile solo in futuro:

Non so se questa cosa gliela posso riferire, adesso, perché ci sono delle indagini. Però, dal momento in cui mi dicono: “lei può fare dichiarazioni”, io sarò ben lieto di dare tutte le dichiarazioni possibili. Anche perché ci sono degli atti scritti, video, registrazioni… per adesso voglio evitare.

Ne prendiamo atto e rincuora che siano presenti video e registrazioni, perché la versione dei fatti raccontata da Soresi è completamente diversa. Infatti, l’autore de L’inchiesta di Bagheria racconta:

Non c’è nessuna aggressione, noi abbiamo avuto un alterco come quelli che abbiamo puntualmente a ogni mensilità e ogni tipo di incasso delle quote condominiali. Io ce l’avevo di spalle, mi sono girato e lui gridava “Lasciami stare! Non mi toccare, non mi toccare!” e mi si è buttato addosso. Allora ci siamo allontanati, perché lui gridava e ad un certo punto cominciai a gridare anch’io: “Ma che vuoi, ma che vuoi?”. Lui è andato via davanti a dei testimoni con la sua motocicletta, tra l’altro c’era una telecamera. È andato via davanti a delle persone, con i suoi piedi e senza alcun segno perché non esiste nessuna colluttazione.

A fronte delle dichiarazioni di entrambi, la circostanza non è stata ancora chiarita ma non sembrerebbe difficile da ricostruire nelle indagini. Varisco ha accennato che gli inquirenti avrebbero acquisito video e registrazioni, Soresi conferma l’esistenza di una telecamera e dichiara la presenza di testimoni durante gli ultimi momenti della scena. Non è questa la sede per ricostruire la dinamica esatta, ma la circostanza è importante perché il 20 luglio spunta un post dell’assessore Giuseppe Tripoli.

Aggredito per un’opinione: La violenza di un sedicente “giornalista”

Venerdì 18 luglio, un mio amico, G.V., è stato brutalmente aggredito verbalmente, poi fisicamente da un individuo che si fa passare per giornalista. La sua unica “colpa”? Aver espresso alcuni commenti, “ben fatto” o “finalmente”, sotto un mio post.

Tripoli dichiara che il suo amico è stato costretto a ricorrere al pronto soccorso per le cure del caso. È possibile immaginare la reazione scatenatasi sui social, tra utenti che apostrofano il presunto aggressore come sociopatico, persone indegne e deliranti.

Ignazio Soresi ha reagito con un esposto all’autorità giudiziaria, dato che il sedicente giornalista è senza dubbio lui. Non ci sono dubbi neanche sull’identità di G.V., il presunto aggredito nel post di Tripoli, perché la nostra prima telefonata con Giuseppe Varisco si interrompe proprio per la volontà di quest’ultimo di andare a verificare il post dell’assessore. Soresi vuole cercare di mettermi in mezzo a questa situazione dove io non c’entro niente aveva detto ma, sollevata la perplessità poiché la correlazione sembrerebbe compiuta proprio dall’assessore, Varisco si era ripromesso di controllare il post e richiamare dopo qualche giorno. Ci contatta appena tredici minuti dopo, è già riuscito ad avere conferma.

Il post che ha fatto l’assessore Tripoli è un post di solidarietà, non è che mi cita su, come dice lei, sul canile. Non ha niente a che vedere.

La questione del canile è emersa nell’interlocuzione solo per contestualizzare i dissapori pregressi manifestati da Tripoli, forse condivisi da altre persone della giunta e dalla componente politica che oggi siede tra le fila della maggioranza al Comune di Bagheria. Una formazione in cui Giuseppe Varisco è stato candidato alle scorse amministrative.

Prendiamo atto della sua dichiarazione, anche se il post di Tripoli è molto esplicito nell’indicare le motivazioni della presunta aggressione. Varisco è tassativo: Distinguiamo le cose, quello è un discorso e il mio è totalmente diverso.

Non è possibile mettere in dubbio le sue parole perché, se Ignazio Soresi è innocente fino a prova contraria, a maggior ragione con la smentita e una controdenuncia, Giuseppe Varisco è vittima fino a prova contraria per impedire vittimizzazioni secondarie. È il peso della responsabilità assunta dalle parti.

L’ultima domanda che gli viene posta, ed è l’unica ormai possibile, è come mai attribuisca a Soresi questo “metterlo in mezzo” dal momento in cui il post è stato scritto dall’assessore Giuseppe Tripoli.

Senta, lei le domande che fa sono tendenziose. Mi sembra di capire che non è un giornalista. Ho capito cosa vuole intendere fare, non mi chiami più. La ringrazio, buona serata.

Mette giù senza attendere replica. Fine della seconda e ultima interlocuzione con Giuseppe Varisco.

Se, come dichiara, quanto accaduto non ha alcuna attinenza con l’avversità dell’amministrazione comunale nei confronti delle denunce pubbliche condotte da Soresi, perché l’assessore Tripoli ne attribuisce questa causa senza mezzi termini?

A dieci mesi dal fatto, questa e altre domande non sono state chiarite. Quello che resta è una persona che ha denunciato una circostanza di pubblico interesse additata come sociopatica, bugiarda, che persegue interessi personali; in altre parole, etichettata come inaffidabile senza bisogno di smentirla o di controbattere nel merito delle sue contestazioni o perplessità che, automaticamente, passano anch’esse per inaffidabili.

Si attendono conclusioni

È comunque necessario concludere questo approfondimento tirando delle somme.

Per rassicurare chi legge, è opportuno rendere noto che un’associazione ha adottato tutti i cani per garantire un rifugio idoneo.

Ignazio Soresi prosegue con la sua attività sul territorio, con tutte le difficoltà del pieno esercizio dell’articolo 21 della Costituzione che non è certo un’esclusiva della stampa, anche se qualcuno vorrebbe che sia così pur di ridurne gli effetti. Il problema è questo: a chi detiene un potere, piccolo o grande che sia, non gliene frega nulla della deontologia giornalistica, né di qualsiasi altro diritto che non corrisponda ai suoi bisogni o ai suoi capricci. Asserire continuamente che Ignazio Soresi non è un giornalista – circostanza che lui stesso chiarisce ad ogni occasione – per sottintendere che non dovrebbe svolgere la sua attività di scrittura civica, è come sottolineare che Rosa Balistreri non avrebbe avuto il diritto di cantare poiché non laureata al conservatorio. L’espressione, la ricerca della verità e persino la cronaca non sono solo diritti che tutti possono esercitare, ma doveri civici. A maggior ragione che la confusione mediatica e le prepotenze di chi si accaparra una fetta di potere, sia essa piccola o grande, tendono in quest’epoca a mescolarsi per coniare manifestazioni di vittimismo con cui ritagliarsi una parvenza d’intoccabilità finalizzata ad agire con vessazioni e mistificazioni, solitamente in branco, come una sorta di bullismo istituzionale. Ecco la libertà sotto attacco, quella vera, talmente sofferente da manifestarsi con poca frequenza e molta resistenza, nell’indifferenza di quelle più ampie platee che reclamano idoli e contestazioni preconfezionate.