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Ignazio Abbate sorpreso per le accuse sui buoni libro, ma di certo ricorda che metteva le mani sul pc dei funzionari per spostare a piacimento e su ogni atto destinazioni, soldi e pagamenti ignorando norme, procedure e competenze

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Intervistato dall’ottimo Carmelo Riccotti La Rocca sul quotidiano La Sicilia, Ignazio Abbate, indagato per la distrazione dei fondi destinati ai buoni libro in tre anni scolastici, dal 2019 al 2022, dichiara: «Mi sembra una cosa assurda, mai si è visto che un sindaco sia accusato di responsabilità su un atto amministrativo. Ci sono, pubblicate, le determine di accettazione, impegno e liquidazione, per verificarlo basta andare sul sito».

La verità invece è che mai si è visto un sindaco che per così tanti anni, dal 2013, potesse non essere chiamato a rispondere (dov’era la Procura?) di tanti atti così palesemente viziati da violazioni di legge e reati di macroscopica evidenza. Atti e violazioni pubblicamente noti: basterebbe solo leggere quanto pubblicato da questa testata in oltre venti articoli-inchiesta mai oggetto di replica, richiesta di rettifica, querela o altre azioni finalizzate a metterne in dubbio anche una sola affermazione. E ovviamente i nostri articoli possono documentare solo in parte la realtà quotidiana di un’amministrazione comunale ridotta da Abbate per nove anni, ed anche oltre (sia durante la gestione commissariale che per un anno e mezzo della sindacatura-Monisteri) a ‘cosa propria’ della quale disporre come si fa con le cose di proprietà privata (qui l’ultimo di tali articoli-inchiesta che, in calce, contiene i link di rimando a quelli precedenti).

Quanto allo stupore di Abbate per le accuse che lo coinvolgono in quanto sindaco, in relazione ad un atto amministrativo, due notazioni s’impongono.

La prima è che, evidentemente, basandosi finora il procedimento penale in questione, diverso e distinto da quello concernente la truffa sui terreni di famiglia (quello sui buoni libro è il n. 4.116 del 2025, con iscrizione di Abbate, e del dirigente del settore finanziario pro tempore Giampiero Bella, in data 11 novembre 2025, da parte del procuratore Francesco Puleio) sulla mera analisi degli atti amministrativi del Comune di Modica, evidentemente determinazioni sindacali e delibere di giunta hanno indotto gli inquirenti ad imputare Abbate, oltre che il dirigente comunale. Ci sono quindi atti firmati da lui o provvedimenti di suo impulso nella distrazione dei fondi destinati ai buoni libro (qui un articolo del 2 febbraio scorso con le cifre e i dati essenziali).

La seconda è questa. Siamo certi che Abbate, se e quando chiederà di parlare con gli inquirenti o da costoro sarà richiesto di farlo, non esiterà a raccontare come per nove anni, ed anche oltre (quando non era più sindaco ma continuava ad agire come se lo fosse) egli mettesse le mani dovunque, invadesse ‘regolarmente’ il campo delle competenze in capo ai dirigenti amministrativi e ai funzionari e dipendenti di settore. Anzi siamo certi che non mancherà di precisare che era solito spostare fisicamente dirigenti o funzionari dalla sedia sulla quale poggiavano le terga, per metterci le proprie e così operare con le sue mani alla tastiera del loro computer di servizio nella postazione personale in dotazione della rete informatica dell’ente, per modificare a piacimento soldi, tabelle, destinazioni, appostamenti, bonifici, beneficiari, pagamenti, senza alcun rispetto dell’iter di ogni procedimento, senza il minimo raccordo con gli altri atti compiuti, senza alcun riguardo per il rispetto minimo delle regole elementari di un procedimento. Il tutto, nella maggior parte dei casi, con la supina acquiescenza di dirigenti, funzionari e impiegati coinvolti: a volte in piena complicità di fervente concorso corruttivo, altre per l’impotenza percepita dovuta alla debolezza tipica dei concussi; in un numero inferiore di casi invece in dissenso su tale modus operandi, e quindi nell’indisponibilità ad avallarlo da parte di costoro: perciò estromessi, vessati, trasferiti, rimossi, puniti, perseguitati.

A fronte di tali pratiche correntemente messe in atto da Abbate (e proseguite ben oltre la sua cessazione dalla carica di sindaco), è chiaro che l’analisi documentale ordinaria degli atti (delibere e determine di sindaco, giunta e/o commissario, delibere di giunta e di consiglio, determine dirigenziali con tutti i provvedimenti allegati e rientranti nei vari procedimenti ognuno avente un rispettivo Rup) non basta da sola a svelare l’enormità dello scempio della cosa pubblica perpetrato dal ‘sistema-Abbate’ in circa undici anni e mezzo, rispetto ai quali l’amministrazione-Monisteri dell’ultima fase, dopo la rottura dei rapporti tra la sindaca e il proprio mentore, perpetua molti segni di sostanziale continuità: un esempio, uno solo, per tutti è la sciagurata gestione finanziaria in capo alla dirigente Maria Di Martino erede-clone del predecessore Giampiero Bella, pilastro del ‘sistema-Abbate’ in tutte le sue fattezze, o neo-fattezze, o nefandezze.

Infine nelle dichiarazioni a Carmelo Riccotti La Rocca, Ignazio Abbate “a differenza che per il passato” annuncia querele. A chiunque volesse essere diretta un’eventuale futura querela di Abbate (per il passato l’unica che ci risulta è quella verso Dialogo e Il Domani ibleo per la vicenda del Gal Terra Barocca: sappiamo com’è finita, in proposito qui un articolo del 9 maggio 2023, qui un articolo del 15 giugno 2023) siamo certi che essa potrà dare un contributo alla verità.