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I “pacifisti” di Askatasuna assaltano Torino. Un poliziotto preso a martellate e una città ferita

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Torino – All’indomani di quanto successo tra le vie della città, Torino si sveglia profondamente scossa e con l’immagine ancora una volta lesa. La giornata di sabato 31 gennaio è stata all’insegna della manifestazione nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna concretizzatosi il 18 dicembre 2025, dopo ben 29 anni di occupazione illegale dello stabile dove aveva sede. La conta è di 103 feriti, solo 29 tra le forze dell’ordine e tra questi anche il poliziotto preso a martellate dai dimostranti. La stima è fornita da Azienda Zero, attraverso la centrale operativa del 118 di Torino che si è occupata del trasferimento dei feriti negli ospedali fra poliziotti, carabinieri, finanzieri e anche manifestanti. A sostegno degli antagonisti di sinistra, anche esponenti di centri sociali esteri (francesi perlopiù) e ovviamente anarchici; la stima totale conta circa 50.000 persone. I presupposti non erano dei migliori così come era stato annunciato proprio dagli esponenti di Askatasuna durante la conferenza stampa del 29 gennaio davanti a Palazzo Nuovo, sede dell’università che era stata nuovamente occupata. All’origine erano stati previsti tre cortei rispettivamente partenti dalle stazioni di Porta Nuova, Porta Susa e Palazzo Nuovo appunto per poi confluire tutti in piazza Vittorio Veneto.

Come è sempre accaduto in queste occasioni, il percorso stabilito non è stato rispettato e, anche ieri, i manifestanti si sono riversati improvvisamente su Corso Regina Margherita in cui ha sede il centro sociale Askatasuna. Lo scontro con le forze dell’ordine è stato inevitabile, che inizialmente hanno cercato di respingere con gli idranti i manifestanti ma subito dopo è seguito il lancio di bombe carta, fuochi d’artificio e razzi; la polizia ha risposto con il lancio di lacrimogeni. Aggredita anche una troupe della Rai. Immediate le reazioni del sindaco di Torino Lo Russo che ha definito criminali gli atti perpetrati dai manifestanti ma anche del presidente della Regione Piemonte, Cirio. Quanto accaduto sabato 31 gennaio non ha nulla a che vedere con le manifestazioni pacifiche e con la libertà di espressione delle proprie idee. È sotto gli occhi di tutti la volontà, da parte di questi facinorosi – anche se il termine più appropriato sarebbe criminali – di muoversi nell’illegalità e di andare contro la legge e lo Stato che deve, ora più che mai, far sentire la propria presenza.