Governo al capolinea?
Venti di guerra fredda fra La Meloni e Salvini solcano da tempo l’aria stantia della politica italiana, All’orizzonte forse un rimpasto a breve?
Dall’esterno e per chi non mastica il “politichese di base”, la coalizione governativa di centro destra sembra abbastanza unita. Ma “sembrare”, se leggiamo la Treccani, proviene dal verbo latino “similare o simulare” che non significa certo “essere”, bensì “rendere simile, somigliare, imitare o fingere”. Ecco, badate bene, perché è proprio a quest’ultimo significato verbale che vogliamo attenerci.” Fingere”, in quanto in realtà, dietro l’omogeneità di facciata, questo Governo è partito, fin dal primo momento, con una serie di ataviche rivalità individuali da leadership, che hanno inevitabilmente portato ad una logorante e silente lotta intestina, senza esclusione di colpi proibiti.
Crisi in atto?
Che il rapporto tra Meloni e Salvini sia oramai al capolinea, lo hanno capito anche i sassi. Il Consiglio dei ministri ad ogni seduta, è un campo di battaglia dove ci sono scontri senza tregua anche sui più banali temi dell’attualità.
Lo scontro più acerrimo è focalizzato sulla politica estera dove sono sempre esistite visioni totalmente contrapposte, che hanno portato sempre a definizioni incompatibili e a continue figuracce anche sui più banali confronti, stigmatizzati sempre dalla stampa. Punti di vista opposti, dichiarazioni pubbliche d’intenti opposti e conferenze stampa indipendenti con alla base contraddizioni e dichiarazioni a volte fortemente imbarazzanti. La via da tempo tracciata dalla Meloni è sempre la stessa: affermare un ruolo primario dell’Italia in Europa, tenendo ferma e dritta la barra di navigazione su Bruxelles, con la politica monetaria e di mercato economico europeo, sempre aperta in agenda.
La strada di Salvini, invece, è totalmente opposta: “scontro aperto” con i vertici della UE (rei di “affossare la politica nazionale italiana”), guerra totale contro la BCE (colpevole di “aver affossato nella sabbie mobili perpetue, l’economia europea ed italiana”), e “crociata fino alla morte” contro le banche (accusate di continua, iniqua, vergognosa speculazione), colpevoli di una grande responsabilità sul deficit economico-sociale italiano. Dalle varie dichiarazioni emergono proprio le diverse vedute. Salvini:” La Meloni è troppo appiattita sulle posizioni trumpiane, dovremmo essere più indipendenti e dire apertamente le cose che non ci piacciono della politica di Washington, inoltre non possiamo sostenere “ad vitam” le situazioni, oramai fuori controllo, che si verificano giornalmente in Ucraina”.
Giorgia Meloni: “L’Italia ed il Governo hanno preso posizioni ufficiali e chiare sulla politica europea ed estera. Abbiamo un ministro appositamente per questo, una persona preparata ed autorevole, se Salvini ha delle simpatie personali per Putin e la sua politica internazionale, queste evidentemente restano posizioni personali che non possono e non devono coinvolgere o stravolgere la linea politica del Governo”.
I motivi dei dissidi
Sulla legge di bilancio, i primi segnali discordanti ci sono stati fin dal
primo anno di governo, abilmente camuffati da Giorgetti e dalla stessa Meloni, ma adesso, proprio in questi giorni, la legge più importante, dello Stato, continua a partorire nervosi incontenibili. Lo scontro acerrimo è aperto sul problema delle banche, ma allo stesso modo terribilmente inarrestabile sulle nomine dei sottogoverni. Secondo voci di corridoio molto attendibili (verificate), Giorgia avrebbe confidato ad un suo collaboratore giornalista che “la Lega e Salvini sono fonti inesauribili di instabilità, inaffidabilità e al momento sono un gruppo politico fuori controllo”. A questo punto sembra evidente che il crack politico-istituzionale avverrà a momenti, questione di mesi, forse giorni.
Strategie
L’operazione elettorale delle sorelle Meloni è molto semplice: rosicchiare quanti più voti possibili all’elettorato moderato della Lega e, ovviamente, delle altre forze politiche dalle “doti equilibrate”. Salvini, che ha capito il gioco fin dal primo giorno di governo, non si farà relegare al ruolo di “fesso sparti-voti” e non è disposto, dalle inevitabili ferite lasciate dalle battaglie con la Meloni, a perdere e regalare anche piccole sacche di voti; piuttosto aspirerebbe alla situazione inversa, che al momento, risulta assai poco verificabile. Infatti il leader leghista, contrariamente alla Meloni che siede sul trono politico protetto a spada tratta dalla sorella Arianna, deve guardarsi le spalle dai conservatori nostalgici-leghisti di quella anacronistica Pontida-bossiana-nordista, ma soprattutto dal “nuovo che avanza”, come il potentissimo moderno “doge di Venezia” governatore regionale Zaia ed il rampante e temuto generale Vannacci, amatissimo palatino delle masse, dalla borghesia ed intellighenzia destrorsa e dalle forze dell’ordine.
In tal senso Salvini è svantaggiato, in quanto condannato a lottare su due fronti: quello esterno contro l’agguerrita premier e quello interno, con la costante aggravante di dover tenere quanto più unita la Lega, al fine di garantire una rivincita elettorale che, in questo momento, vede il Partito di Pontida, in una fase elettorale-emorragica non tanto tamponabile.
Verso quale futuro?
Vista questa situazione tendente verso l’auto implosione, la premier ha iniziato da tempo a “sondare” il campo, magari con qualche strizzatina d’occhio ad alcuni leader. Uno di questi è certamente il moderatissimo Calenda il quale in caso di una fuoriuscita inaspettata della Lega, potrebbe essere una soluzione tangibile.
Alcuni giornali rivelano che ci siano stati già incontri. Calenda, dal canto suo, leader e fondatore di Azione è da tempo fuori dai radar dell’opposizione e, a detta di molti, non si farebbe sfuggire certo un’occasione simile di ritornare al governo (è già stato ministro e viceministro). Si tratterebbe solo di discutere ruoli e posti di sottogoverno. Non ci sono più dubbi sulla sua visione riformista ed europeista, più volte declamata pubblicamente ed apprezzata dalla Meloni stessa.
Il nuovo “asset” Meloni-Calenda, fortificherebbe la figura del primo ministro e metterebbe ai margini qualunque remora estremista del passato da cui la stessa Giorgia-premier, sta costantemente e giornalmente cercando di liberarsi. Oltre a ciò ovviamente la mossa, libererebbe la Meloni e gli alleati di Governo (soprattutto Forza Italia) dalla morsa leghista che adesso pesa in maniera lesiva.
Il piano delle sorelle Meloni è semplice: arrivare al 2026 con un aspetto diverso. Un assetto politico innovativo, più affidabile, più forte che le farebbe totalizzare un punteggio da record agli occhi dei vari leader europei. Una Meloni anche pronta al voto anticipato: con una maggioranza più coesa, forte e soprattutto senza temere Salvini che resterebbe relegato ed isolato nel ruolo di un’opposizione sterile. Ovviamente Salvini ha già intuito tutto e per tale motivo si prepara ad una campagna autunnale ricca di sorprese. Tenterà in ogni modo di rilanciare la Lega, rafforzandola molto al Nord e, nel contempo, strizzando l’occhio al Sud (ricordiamoci che è il fautore e il più accanito sostenitore del ponte sullo stretto)
Durante una sua apparizione pubblica, avrebbe esclamato ai cronisti: “Chi pensa di farci fuori si sbaglia di grosso”. Viste queste premesse, cari amici, dobbiamo prepararci a tutto, uno scontro duro, magari moderato ogni tanto, da una sana ventata di ipocrisia cara al politichese del passato. Un fatto è certo però: questo conflitto è destinato a intensificarsi, con Salvini che attaccherà utilizzando l’antica tattica della “testuggine romana”, difendersi da tutto, attaccando quando il nemico sbaglia una mossa o è sfiancato dalla fatica. Con questa tecnica un tempo gli imperatori conquistavano il mondo!
