Giovanni Spampinato vittima del sistema fascio-masso-mafioso ispirato e coperto da pezzi dello Stato.
Giovanni Spampinato vittima del sistema fascio-masso-mafioso ispirato e coperto da pezzi dello Stato.
Ucciso per avere scoperto a Ragusa un cantiere della strategia della tensione incubatore dei piani dello stragismo fascista.
E in 53 anni la ‘Giustizia’ ha prodotto soltanto la sentenza dettata dalla messinscena escogitata dagli assassini
Cinquantatre anni senza verità e senza giustizia.
La prima, ancora oggi, manca totalmente. La seconda, ancora oggi, è quella scritta dagli assassini nel loro piano diabolico e criminale poi eseguito e dettata a tribunali e corti varie che l’hanno diligentemente recepita, fatta propria, copiata, incollata e bollinata in pompose sentenze.
E così, ogni giorno trascorso da quel 27 ottobre 1972, Giovanni Spampinato viene ucciso nuovamente, vittima del dovere civile e morale della verità, dovere al quale egli con coraggio e coscienza volle adempiere con tutto sè stesso.
Questa verità storica, minima, è incontestabile. Come incontestabile è che Giovanni sia stato ucciso perchè aveva scoperto e – da quasi due anni, dal 10 marzo 1971 – con tenace continuità rivelato su L’Ora e su l’Unità le trame stragiste dell’eversione nera in atto anche in Sicilia, in particolare tra Ragusa, Siracusa e Catania e smascherato, dietro la finzione di attività sportiva, la vera natura di gruppi neofascisti che si addestravano in campi militari pronti a compiere attentati, finanziandosi con i proventi di traffici criminali condotti con la complicità esecutiva della mafia e la copertura istituzionale di settori dello Stato.
Giovanni ne scrisse quando non si sapeva ancora pubblicamente del golpe-Borghese della notte del 7 dicembre 1970 e con le sue inchieste giornalistiche seppe scorgere in questo pezzo di Sicilia tutte le impronte della strategia della tensione esplosa con la strage di Piazza Fontana nel centro di Milano il 12 dicembre 1969.
Giovanni segnala con preoccupazione la presenza a Ragusa del latitante Stefano Delle Chiaie, fascista impegnato a sovvertire con le bombe la democrazia, perchè teme che nella sua città si stia preparando qualcosa di grosso.
Ci sono vari livelli in questo mondo di cui Giovanni, pur giovanissimo e con pochi anni di esperienza professionale, riesce a scorgere la presenza: pezzi delle istituzioni coinvolti e compromessi tanto che ad ogni atto violento o dimostrativo di chiara impronta fascista la questura cerca i responsabili nel fronte opposto, quello antifascista della sinistra e di ambienti anarchici; fascisti pronti all’azione armata anche in questo pezzo estremo di Sicilia; contrabbando e traffici illeciti portati avanti da camerati e affaristi vari in collaborazione con la mafia vittoriese per finanziare tali progetti; coperture a palazzo di giustizia; la forza tentacolare della P2 che Licio Gelli ha preso in mano nel ’70 proprio per realizzare le stragi e di cui avremmo scoperto nome, struttura e missione solo il 17 marzo 1981, dieci anni dopo gli articoli di Spampinato.
E’ per gli articoli pubblicati fin dal 10 marzo ’71 e non per quelli (o solo per quelli) sul – e dopo il – delitto Tumino avvenuto il 25 febbraio 1972 che Giovanni viene ucciso. Certo, la lucida attività giornalistica di Giovanni anche su tale omicidio (la vittima è un fascista immerso, con ex appartenenti alla X Mas, nei traffici che finanziano i piani eversivi) aumenta la percezione del rischio che quel sistema corre a causa del tenace impegno di Giovanni nel servire la verità e la democrazia che egli – molto più, almeno a Ragusa, del partito cui si sente vicino, il Pci – vede in pericolo. Perciò qualcuno decide l’assassinio di Giovanni, ma cercare solo dentro il recinto del caso-Tumino la via della verità sull’uccisione del giornalista è riduttivo e fuorviante.
Se il delitto del trafficante in reperti archeologici c’entra, è solo perchè probabilmente esso rende più grave ed urgente la percezione del pericolo costituito da Giovanni Spampinato agli occhi degli artefici delle trame eversive e fasciste che il giornalista denuncia dal 10 marzo 1971.
Certo è importante scoprire la verità anche sul delitto Tumino (chi e perchè lo uccise o fece uccidere) che potrebbe fornire elementi utili anche per fare luce sull’assassinio del giornalista. Ma questa è solo una possibilità, comunque secondaria.
Spampinato fu ucciso per il suo lucido, generoso, tenace, coraggioso servizio alla verità fin dal 10 marzo 1971 con una serie di articoli che – prima e dopo il delitto Tumino e a prescindere da esso – scrisse e avrebbe continuato a scrivere svelando per intero la sua grande scoperta: che anche Ragusa era teatro operativo della strategia della tensione e dei piani stragisti dell’eversione fascista.
Giovanni lo comprese lucidamente, lo segnalò in vari modi, non solo con i suoi chiarissimi reportages su L’Ora , e lo denunciò anche al suo partito, il Pci di Ragusa, consegnandogli sette mesi prima di essere ucciso un lucidissimo memoriale. Ma quel documento, scritto a penna da Giovanni, fu totalmente ignorato e di fatto nascosto, per riemergere solo dopo la sua morte.
Giovanni aveva capito che la democrazia era in pericolo e suggeriva al partito che vedeva come custode dei suoi ideali tutte le azioni utili per difenderla da possibili attentati o azioni violente.
Giovanni aveva scoperto anche, e documentato in quel memorale, di essere in pericolo perchè pedinato, controllato, seguito da figure recanti le impronte di queli loschi personaggi che, anche dentro le istituzioni, facevano parte di quel sistema fascio-masso-mafioso che attaccava la democrazia con gli omicidi e le stragi e poi si adoperava in tutti i modi per depistare le indagini e indicare falsamente i responsabili nei gruppi anarchici e di sinistra.
Prima ancora di uccidere fisicamente Spampinato per averne scoperto e rivelato i piani (Roberto Cambria è solo un comprimario costretto alla messinscena perchè compromesso e ricattabile) quell sistema lo aveva già messo nel mirino: Giovanni lo aveva perfettamente capito ed anche, inutilmente, denunciato.
Giovanni Spampinato fu ucciso da quel sistema, lo stesso che ancora oggi, dopo tanto tempo di occultamento sistematico della verità, emerge sempre più (che si tratti delle stragi del ’92 e ’93 o del delitto-Mattarella o di tanti altri eccidi e misteri italiani da Piazza Fontana alla Stazione di Bologna) come l’autore seriale di una serie impressionante di crimini con i quali è stato deviato il corso della democrazia e sono stati uccisi tutti coloro che, con il loro coraggio nel cercare e raccontare la verità, erano di ostacolo a tale progetto eversivo realizzato con il costante sostegno di apparati dello Stato. Apparati per i quali Giovanni, come tanti altri, era un nemico da colpire, in ogni modo.