Filippo Ballotta – La perizia sul mezzo: mancano cassone e cronotachigrafo. Il bilancio dei ritardi
Emergono le prime conseguenze del ritardo nelle indagini della Procura di Siracusa. Gli accertamenti peritali sull’autocarro utilizzato da Filippo Ballotta il giorno della sua morte offrono poche risposte e tanti dubbi. Il bilancio a tre mesi e mezzo dai fatti.
Un mezzo vetusto, che nessuno voleva guidare. Così è stato descritto l’autocarro utilizzato da Filippo Ballotta il giorno della sua morte. Eppure – si legge nel verbale delle operazioni peritali – i rilievi dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero e di parte non forniscono riscontri riconducibili ad anomalie che avrebbero potuto rendere gravoso/faticoso l’utilizzo del mezzo. Caso chiuso, verrebbe da pensare: il camion è stato esaminato in tutte le sue componenti e nulla avrebbe compromesso lo stato di salute del lavoratore. Ma, come spesso accade in questa vicenda, la realtà è più complessa.
La valutazione dei periti riguarda soltanto le parti sottoposte a sequestro, e si è concentrata principalmente sulla cabina di guida e sulle componenti meccaniche dell’autocarro. E il resto? Al momento dell’apposizione dei sigilli, né il cassone né alcuni nastri del cronotachigrafo risultavano presenti.
Durante la perizia del 24 marzo, i consulenti hanno potuto effettuare accertamenti sulle condizioni di guida, sotto il profilo tecnico ed ergonomico, ma non oltre. È stato messo a verbale, infatti, che il mezzo è privo di cassone e che la ditta Gefis [officina catanese n.d.r.], ove è depositato il veicolo, stava eseguendo, prima del sequestro, attività tese alla manutenzione del sistema scarrabile. In altre parole, il cassone non c’è e Gefis, incaricata da Ecoservizi di Giuseppe Lombardo, ha effettuato lavori proprio sul meccanismo che permette di caricare, scaricare e sostituire i cassoni.
Una coincidenza difficile da ignorare, soprattutto alla luce di un ulteriore elemento mancante: all’interno del cronotachigrafo sono stati rinvenuti n. 2 dischi non riconducibili alla giornata di guida del 7.01.26. Mancano, dunque, i dati relativi alle attività del mezzo proprio nella giornata in cui Filippo Ballotta è deceduto. Dati che devono essere conservati per almeno un anno.
La ricostruzione peritale, accurata per le componenti analizzate, non consente però di stabilire le condizioni dell’autocarro nella sua interezza. Restano fuori dalle valutazioni – singolare fatalità – quegli elementi che avrebbero potuto chiarire in modo decisivo la dinamica e il contesto dell’accaduto.
Assenze funzionali
Filippo Ballotta era con ogni probabilità un lavoratore non regolarizzato. Nel 2020 aveva subito un intervento di bypass, perfettamente riuscito, ma tale da richiedere particolari cautele negli sforzi fisici. Oltre al trasporto dei materiali, Filippo si occupava anche del carico, dello scarico e della pulitura del cassone. Tali operazioni, ben più onerose dal punto di vista fisico, avrebbero richiesto una valutazione medica specifica per l’idoneità alla mansione. Valutazione che, al momento, non risulta.
Una significativa anomalia che, se sommata agli esiti dei rilievi sul cassone e sui dischi del cronotachigrafo, avrebbe potuto stabilire ulteriori nessi di causalità tra la morte di Ballotta e l’attività nella sua ultima giornata di lavoro. E invece, nulla è stato possibile riscontrare.
Ecco il risultato dei due mesi e mezzo che separano i fatti dal sequestro. Nonostante i familiari già alla fine di gennaio e all’inizio di febbraio avessero segnalato le difficoltà lamentate da Filippo circa l’utilizzo di quell’autocarro. L’uomo aveva espresso disappunto alla moglie per via del notevole sforzo fisico causato dalla manovella a mano per stendere e ritirare la copertura del carico. Allo stesso modo, il figlio Giuseppe ha evidenziato nella denuncia come anche le operazioni di pulizia – che avvengono a mano attraverso l’impiego di liquidi solventi e attrezzi come pale – potessero aver comportato un eccessivo carico fisico.
Quanti viaggi ha effettuato quel giorno Filippo? Quanti carichi e scarichi? Quante volte ha dovuto azionare quella manovella a mano? Era usurata? Lo erano le sponde? E il sistema scarrabile funzionava correttamente prima della manutenzione? Quante volte Filippo ha dovuto ripulire il cassone prima di un nuovo carico? Quante ore ha lavorato? Ha fatto pause durante la giornata?
Senza cronotachigrafo e senza cassone, la perizia non fornisce elementi per rispondere a queste domande.
Occorre un notevole sforzo di fantasia per ritenere che si tratti di semplici coincidenze, e non si può ignorare che la scarsa rapidità nelle operazioni della Procura non stia giovando alla ricerca della verità. Il sequestro del mezzo e la nomina dei consulenti tecnici per la perizia, curate dal Sostituto Procuratore Silvia D’Armento, hanno preso avvio soltanto a metà marzo, nonostante la pacifica notizia di una morte sul lavoro e i solleciti dei familiari di Filippo Ballotta, che dalla fine di gennaio sottolineano all’autorità giudiziaria profili di criticità in merito alla guida e alle manovre del cassone.
Il bilancio attuale
A tre mesi e mezzo dalla morte di Filippo Ballotta non ci sono ancora elementi rassicuranti circa la ricostruzione completa dei fatti.
Il cantiere del 7 gennaio, presso il piazzale del deposito INDA di via Elorina 148, non è mai stato sottoposto a sequestro. Il sovrintendente Pitteri ha risposto alle nostre domande – qui l’intervista – ma non evade la richiesta di documentazione, presentata il 24 marzo scorso e tuttora neanche protocollata. L’INAIL ha chiuso la pratica in quanto la morte non è riconducibile all’evento, nonostante la Procura stia indagando per omicidio colposo – qui i dettagli. Non trovano risposta i numerosi interrogativi sorti dalla ricostruzione dei momenti precedenti e successivi ai soccorsi. Non è chiaro come Filippo sia stato trasportato fuori dal camion dopo aver accusato il malore, né si è ritenuto necessario disporre un’autopsia. Il sequestro dell’autocarro è avvenuto con oltre due mesi di ritardo, con conseguenze tanto tragiche quanto prevedibili. Nessuna presa di posizione pubblica è arrivata da sindacati e rappresentanti del Comune di Siracusa.
Questo è il quadro con cui oggi la famiglia Ballotta e la società civile devono confrontarsi.
Questo è, allo stato attuale, l’atteggiamento delle istituzioni siracusane di fronte ad un uomo che è morto di lavoro.