Diritto di cronaca e di critica, dopo la persecuzione il ‘ravvedimento’: Dispenza rimette la querela. Il giornalista Di Natale in aula: “a condizione che chieda scusa, non a me ma ai cittadini, e rifonda il Comune delle spese loro imposte per zittirli”. Stesso atto anche da parte di Termini e D’Erba nel processo che vede altre cinque persone co-imputate (Orioles, Aiello, Campailla, Ferreri, Messina).
La commissione straordinaria che per oltre tre anni – 39 mesi per l’esattezza – ha amministrato il Comune di Vittoria, da agosto 2018 a ottobre 2021, decise di querelare, con i soldi dei cittadini, un centinaio di cittadini ‘colpevoli’ di essere tali: cioè di interessarsi della città, di esprimere opinioni, critiche quando necessario, segnalando problemi e proponendo soluzioni.
Per questa ragione la triade – un ex poliziotto in pensione (amico e cliente della falsa icona antimafia Antonio Calogero Montante) avente il titolo di prefetto, una vice prefetta e un dirigente di prefettura: rispettivamente Filippo Dispenza, Giovanna Termini e Gaetano D’Erba – avviò una campagna calunniosa di aggressione giudiziaria contro chiunque osasse dire qualcosa che la commissione, in effetti il solo Dispenza che decideva per tutti, non gradisse.
Tra i querelati ci sono io, quale autore di articoli e servizi tv ed anche come direttore responsabile de La Prima Tv nel 2018-2019, nonchè di questa testata in seguito e tuttora. Querelato da Dispenza – o complessivamente, dai tre – cinque volte, in relazione a tre momenti: servizi de La Prima Tv nel 2019, due articoli pubblicati da I Siciliani Giovani nel 2020, altri due da In Sicilia Report nel 2022.
Nel primo processo sono stato assolto, mentre il secondo, ancora alla fase iniziale, (avente ad oggetto due miei articoli, pubblicati da I Siciliani Giovani il 27 luglio 2020 leggibile qui e il 3 settembre 2020, leggibile qui ) proprio oggi ha visto una svolta. I tre querelanti hanno consegnato al Tribunale la remissione di querela. Atto che ovviamente richiede l’accettazione degli imputati, altrimenti non si perfeziona.
Tra i vari processi che mi riguardano, e che pertanto conosco bene, questo è forse il più importante di tutti. Perchè intanto, oltre a me e a Riccardo Orioles, direttore responsabile della testata, I Siciliani Giovani, che ha pubblicato i miei due articoli, sono co-imputati quattro ‘lettori’, si lettori ‘colpevoli’ di essere lettori. Vero che rispondono anche di commenti pubblicati su Facebook dei quali sono autori, ma tre di loro rispondono anche – incredibilmente – dell’avere ‘condiviso’ su Fb quei due miei articoli, cioè di averli semplicemente mostrati. Come ho spiegato tante volte (qui un articolo del 12 aprile 2023) è assurdo, illegittimo, eversivo di un fondamentale principio della Costituzione considerare responsabile, addirittura processare, un lettore che mostri un contenuto giornalistico scritto da altri, facendolo diventare perfino più responsabile del ‘direttore responsabile’ della testata coinvolta (il quale lo è meno dell’autore che qui invece si equipara al lettore semplice). Per la cronaca i lettori querelati e co-imputati sono Francesco Aiello, allora ex sindaco, Cesare Campailla allora ex assessore comunale, Fabio Ferreri dirigente pubblico e Salvatore Messina, avvocato.
Ma c’è un altro elemento di gravità inaudita. Dispenza, in relazione a questi due miei articoli, non si limitò soltanto a presentare una querela per diffamazione ma un esposto denuncia alla Procura di Catania, e non a quella di Ragusa perchè – precisò – a suo avviso egli denunciava reati di ‘competenza distrettuale’, cioè delitti di grave allarme sociale ad opera della criminalità organizzata. Non solo. Spiegò che non si trattava solo della ‘diffamazione’ commessa da un giornalista, ma dell’azione delittuosa di un gruppo criminale: io e i quattro lettori che avevano ‘condiviso’, cioè mostrato o segnalato – e alcuni commentato – i due articoli sul loro profilo fb. Una cosca che agiva contro di lui e contro la Commissione per impedirne l’attività istituzionale di amministrazione del Comune di Vittoria.
In particolare nella querela e nell’esposto che seguì, Dispenza definiva me e i quattro lettori «soggetti che in associazione tra loro e con il sostegno di vari accoliti si sono maggiormente distinti in tale biasimevole attività» di attentato all’esercizio delle funzioni istituzionali, tanto che la commissione «ha dovuto combattere contro ingerenze e pressioni esterne da parte di questi soggetti che con pervicacia e con riprovevoli azioni sistematiche hanno in tutti i modi cercato di ostacolare l’attività attraverso la calunnia e il dileggio …. a seguito di una campagna diffamatoria e denigratoria … progettata e sostenuta con forza per destabilizzare la comunità amministrata (sic!)». Quindi aggiungeva che «le condotte di Di Natale, unitamente ai suoi sodali, raffigurano un vero e proprio progetto denigratorio che lascia interdetti per la sua asprezza e veemenza» perchè su circostanze non veritiere veniva fondata una campagna di aggressione sistematica per «compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’attività comunle. Per meglio comprendere la gravità dell’azione messa in atto da tali detrattori» Dispenza informava l’Autorità giudiziaria di avermi già querelato e di avere inviato un esposto anche all’Ordine dei giornalisti.
Su questo punto da precisare che l’Ordine ha archiviato subito la segnalazione per manifesta infondatezza senza neanche informarmi, mentre quella querela, dopo sei anni, ha prodotto una sentenza, divenuta definitiva: di assoluzione piena, su conforme richiesta non solo del pubblico ministero, ma anche della stessa parte civile. Cioè è stato lo stesso Dispenza a chiedere nel 2025 la mia assoluzione dalle accuse che egli mi mosse nel 2019 con una denuncia che, nel 2020, citava come esempio della gravità dei ‘reati’ da me commessi e che egli segnalava all’autorità giudiziaria come prodotto di una cricca criminale nella quale evidentemente ricoprivo un ruolo di primo piano, in quanto autore di quegli articoli ‘letti’ e commentati dai miei ‘complici’ affiliati alla cosca.
Nella querela Dispenza mi accusava anche di avere commesso un “atto intimidatorio e inquietante” ai suoi danni. L’atto da lui citato come prova della mia condotta criminale era una pec da me inviata a lui prima della pubblicazione dell’articolo nella quale gli chiedevo se volesse rilasciare dichiarazioni o fare valutazioni sul tema (il suo nome nel ‘Diario di Montante’ e i 26 incontri con lui) ed anche la notizia, che la città aveva diritto di sapere, del numero di querele per diffamazione a mezzo stampa che in quel momento egli avesse già presentato. Io avevo semplicemente fatto il mio dovere, perfino in misura più ampia rispetto agli obblighi di legge e deontologici, in quanto ho ritemuto utile interpellare il ‘soggetto di cronaca’ del quale mi stavo occupando per avere notizie anche da lui, nonchè opinioni e valutazioni utili ad arricchire di tasselli il puzzle della verità cui i cittadini hanno diritto.
Non solo. Dispenza, nel corso di un altro processo (tra i tanti determinati dalle querele da lui presentate a spese dei cittadini per perseguitare i cittadini) ha dichiarato di avere ottenuto l’innalzamento al massimo livello della sua protezione personale (qui un articolo del 15 aprile 2022) a causa delle minacce rappresentate dall’attività di questa cosca criminale guidata da me o comunque di cui ero uno dei principali responsabili a causa degli articoli che scrivevo e che qualcuno leggeva!
Oggi, 15 dicembre 2025, Dispenza decide di rimettere la querela contenente tutte queste cose. Querela – si badi bene – pienamente recepita, accolta, fatta propria dalla Procura di Ragusa che l’ha trasformata in un processo (verrebbe da ridere, ma è la verità, tremendamente seria) che oltre cinque anni dopo, prima d’entrare nel vivo registra questa ‘svolta’. Verrebbe da chiedersi cosa è cambiato tra allora e ora.
Ovviamente la novità sarà valutata da tutti gli imputati – io, Riccardo Orioles, Francesco Aiello, Cesare Campailla, Fabio Ferreri, Salvatore Messina – e ognuno deciderà per se. Io, intervenendo in aula ho detto che, ferme restando tutte le valutazioni possibili, un punto per me è dirimente e irrinunciabile.
Poichè io scrivo le cose che scrivo per servire nel mio piccolo la verità e contribuire al bene comune che nella conoscenza della realtà – frutto di libertà di stampa e libertà di circolazione delle idee in un contesto di massimo pluralismo – ha la sua base essenziale, quando – avendo svolto correttamente il mio ruolo – vengo querelato da chi non tollera la conoscenza pubblica dei fatti di interesse pubblico e attacca, strumentalmente, il diritto alla verità che è un bene di tutti, al quale chiunque ha il diritto-dovere di concorrere, io da imputato non sento di difendere in giudizio un mio interesse individuale ma questo grande bene pubblico aggredito. Non è di me perciò che dispongo accettando o meno una remissione di querela in contesti come questo.
Ho aggiunto che le tante querele di Dispenza, tutte, non solo quelle contro di me, sono state altrettante aggressioni calunniose a questo bene prezioso e supremo, protetto da uno dei principi basilari della Costituzione. Pertanto, ferma ogni altra valutazione, potrei considerare l’idea di accettare la remissione solo se Dispenza ripristinasse l’integrità dei beni che egli ha dolosamente e scientemente violato: il diritto sacro alla verità sui fatti relativi alla gestione della res publica, in questo caso una città di oltre 65 mila abitanti; l’intangibilità delle sue risorse economiche, in questo caso l’erario comunale, che appartengono alla comunità.
Quindi Dispenza faccia almeno due cose.
In primo luogo chieda scusa, pubblicamente e con affermazioni serie, coerenti, convincenti, non a me (io non ne ho bisogno), ma ai titolari del bene violato, i cittadini titolari del diritto alla verità. Chieda scusa a loro per avere aggredito un loro bene prezioso.
In secondo luogo rifonda le casse del Comune di Vittoria di tutte le spese che egli – senza alcuna utilità ed anzi procurando un danno enorme per una finalità illecita, prevaricante, lesiva della dignità civile, sociale e democratica dei cittadini – ha messo a carico del bilancio dell’ente con un numero altissimo di querele che hanno comportato costi enormi a vario titolo: spese di procedimento, parcelle legali, impiego di funzionari e dirigenti impegnati in quest’opera maniacale, assurda, dannosa per l’istituzione rappresentata e per la comunità amministrata, inoltre gravissima per le ragioni esposte in quanto eversiva di un principio costituzionale che è la base di tutti gli altri diritti individuali e collettivi.
Dispenza faccia questo, innanzitutto.
Peraltro bisogna aggiungere che il danno erariale prodotto al Comune dalla triade commissariale non è solo questo. La Corte dei Conti ha citato a giudizio Dispenza, Termini e D’Erba, oltre ai dirigenti e ai revisori che avevano approvato gli atti illeciti, per un danno da un milione di euro prodotto con una serie di violazioni di legge peraltro segnalate in tempo dal segretario generale che, per tutta risposta, fu cacciato. Per questa contestazione Dispenza ha patteggiato una sanzione, ammettendo così le sue responsabilità, mentre gli altri due componenti – Termini e D’Erba – sono stati condannati sia in primo grado che, definitivamente, in appello.
Tornando al processo per diffamazione a mezzo stampa in questione, la prossima udienza, entro la quale dovrà giungere la decisione dei querelati di accettare o meno la remissione, è fissata il 2 marzo 2026. Io già oggi ho anticipato quella che ritengo una condizione necessaria, vedremo poi se anche sufficiente, perchè possa valutare in tutti gli aspetti la posizione da assumere dinanzi alla volontà dei querelanti di rimettere la querela. Ma poichè, come ho detto, non sento di disporre di qualcosa che appartenga a me, ma a tutti i cittadini onesti – tutti, non uno solo, o solo i diretti interessati – che abbiano a cuore la democrazia e la cura del bene comune, lancio un appello.
Ai cittadini di Vittoria innanzitutto per l’interesse diretto dato dalle vicende di 3 anni e 3 mesi di amministrazione straordinaria del loro Comune nelle quali hanno vissuto tragedie di questo tipo. Dicano, come se ciascuno di loro fosse l’imputato querelato, cosa pensino che sia giusto fare e cosa rispondere a Filippo Dispenza e agli altri querelanti-remittenti. Va bene la remissione o va bene, sì, ma a condizioni e quali? (Io in proposito ho indicato due punti necessari e, ripeto, non so se anche sufficienti).
Lancio lo stesso appello anche a tutti i cittadini non Vittoriesi perchè purtroppo si trovano dovunque, in ogni luogo e città, cricche di potenti e prepotenti che come Dispenza impugnino la clava dell’abuso giudiziario per mettere il bavaglio, intimidire, coartare la ricerca e la diffusione delle notizie, nonchè la libera circolazione delle idee e delle opinioni che sono l’essenza della democrazia invisa al potere che non sopporta pubblicità e trasparenza.
Dicano cosa ritengano sia giusto fare. Ciascuno faccia sapere cosa farebbe se fosse coinvolto direttamente e, in questo modo, cosa sia giusto fare a tutela della res publica violata e del diritto alla verità aggredito nel tradimento dei doveri elementari, discendenti dalla Costituzione e dalle leggi, cui la pubblica amministrazione è vincolata.