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Decine di pagamenti per centinaia di divani, ma i prodotti spariscono insieme al titolare. Di cosa si tratta?

La palermitana Che Divani srls di Riccardo Di Giovanni ha venduto divani in tutta Italia per anni, ma da gennaio ad oggi non c’è traccia delle ordinazioni. Un primo approccio d’inchiesta per fare luce su nomi e interessi societari che, sembra, si spingano ben oltre il semplice disguido.

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Discoteche, studi medici, pub e comuni cittadini. Non è possibile quantificare le vittime, solo su Google sono riscontrabili più di trenta recensioni che lamentano la mancata consegna dei divani a partire da gennaio di quest’anno.

La procedura sarebbe sempre la stessa: il cliente ordina, entra in contatto con un tale Manuel e gli viene garantita una consegna rapida, due settimane o addirittura una sola. Dopo, i recapiti telefonici indicati nel sito chedivani.it suonano a vuoto, i referenti diventano irreperibili e trascorrono mesi. Nessuno dei clienti che siamo riusciti a contattare ha ricevuto i divani, dopo migliaia di euro di spesa. Tutti concordano anche su una certa premura per l’emissione del bonifico:

Abbiamo chiesto telefonicamente la fattura per effettuare il bonifico, ma loro dicevano “No, no, prima il bonifico e poi facciamo la fattura. Non vi preoccupate, a meno che non ci bombardano arriva tutto per tempo”.

Chissà perché la Che Divani srls dovrebbe temere un bombardamento, dato che la sede legale si trova in via Nicolò Spedalieri, all’Acquasanta, il quartiere dei Cantieri Navali di Palermo dove sono presenti tutte le altre sedi riconducibili all’attività aziendale dell’imprenditore Riccardo Di Giovanni, che non può certo definirsi di primo pelo. Infatti, alcuni clienti che oggi denunciano la mancata consegna, hanno già acquistato in passato presso questo venditore che vanta nei suoi siti di disporre di un laboratorio artigianale, senza riscontrare problemi di questa natura. Altri, come spesso accade tra gestori di locali o simili, hanno valutato di ordinare i divani dopo le esperienze positive raccontate da persone fidate. Prezzi vantaggiosi, tempi di consegna rapidi e buone referenze sono stati gli elementi cardine per accettare la celere emissione dei bonifici. D’altronde, l’ordinazione più datata che ha riscontrato questa dinamica anomala risale a dicembre 2025, con una segnalazione aggiornata a febbraio che informa l’avvenuta consegna dei divani seppur con notevole ritardo. Non è la prima, altre recensioni del passato lamentano un mancato rispetto dei tempi di consegna, ma un conto è consegnare il prodotto con due mesi di ritardo – per quanto grave – e tutt’altro è non consegnarlo mai come avviene da gennaio 2026.
Tra l’altro, oltre al sito chedivani.it creato nel 2021, stesso anno della costituzione di Che Divani srls, il 31 marzo di quest’anno è stato registrato un nuovo sito web che venderebbe gli stessi prodotti, il divaniedivanetti.it. In basso è indicata la proprietà della ditta individuale Multiservice di Riccardo Di Giovanni, con sede legale in via Comandante Simone Gulì e la sede della fabbrica artigianale in via Antonello da Messina, all’indirizzo di una palazzina a due piani accatastata come abitazione popolare e il pianterreno come deposito, a meno di cento metri dalla sede legale di Che Divani srls in via Spedalieri. Sui proprietari di questi immobili è necessario un approfondimento che, però, esula dalla dinamica in analisi e per questo motivo è trattata più avanti.

Un’altra testimonianza ci racconta in che modo l’azienda sarebbe riuscita a prendere più tempo, prima di far perdere ogni speranza.

Quando hanno cominciato a non rispondere più abbiamo mandato diverse pec. Abbiamo ricevuto solo una risposta in cui dicevano di aver avuto dei problemi sull’approvvigionamento, sul trasportatore… ma all’ordinazione ci avevano detto che i prodotti stavano in azienda. Quindi abbiamo pensato che facessero dropshipping, sicuramente coi prodotti dalla Cina, e magari con la guerra in Iran pensavamo che ci fosse stato qualche impedimento. Ma i tempi per il dropshipping sono quarantacinque giorni, sono scaduti da un pezzo.

I danni causati da queste mancate consegne non sono da poco: oltre alle necessità più disparate per cui fosse necessario che quei divani si trovassero nelle attività commerciali entro i tempi previsti, il prezzo più basso finora riscontrato ammonta a millecinquecento euro e il più alto a settemila. Su cinque testimonianze riscontrate è possibile calcolare una spesa di oltre ventimila euro; viene da sé che, a fronte delle trenta recensioni negative solo su Google, la spesa complessiva supererebbe facilmente il centinaio di migliaia di euro.

Riccardo Di Giovanni e…

Che Divani srls avrebbe in realtà mutato la denominazione aziendale a maggio 2025 in Che Divani Società a Responsabilità Limitata, anche se fino alla prima decade di questo mese non è mai stato aumentato il capitale sociale affinché potesse trasformarsi realmente in una srl. Riccardo Di Giovanni è socio e amministratore unico solo da fine marzo, anche se la sua presenza non sembra affatto una novità: da una foto di Google Maps di novembre 2014 è possibile accertare che l’attuale sede legale di Che Divani srls era di Arte Tappezzeria, una srls oggi inattiva di cui Di Giovanni è socio al 50% dall’anno della sua costituzione. Anche la foto di settembre 2020 non lascia margini al dubbio, con l’insegna “Riccardo Di Giovanni Tappezzeria”, probabilmente riconducibile alla sua prima ditta individuale, aperta nel 2011 e cancellata nel 2023.

Dalla sua costituzione nel 2021 fino a ottobre 2025, Che Divani ha avuto un solo socio e amministratore, tale Manfredi Arcidiacono, imprenditore specializzato nel settore tessile e d’abbigliamento in prosecuzione dell’attività del padre. I problemi sarebbero dunque emersi dopo la cessione delle quote e della carica ad Annunziata Di Giovanni, sorella di Riccardo, ma è difficile comprendere eventuali responsabilità nei cinque mesi in cui ha ricoperto questo ruolo, prima che subentrasse il fratello.

È certo, invece, che Manfredi Arcidiacono e Riccardo Di Giovanni si conoscano: infatti, l’8 ottobre 2020 un giornale di ristorazione scriveva così:

A Palermo c’è una novità. Si chiama Panéra, il locale in via Alcide de Gasperi nato da un’idea imprenditoriale di tre soci: Roberto Di Giovanni, Riccardo Di Giovanni e Manfredi Arcidiacono.

Post della pagina Facebook di Slow Food Palermo. Da sinistra: Manfredi Arcidiacono, Riccardo e Roberto Di Giovanni.

I palermitani ricorderanno l’esperienza lampo della Panera srl, un’attività di panetteria vicino allo stadio Barbera e associata a Slow Food Palermo, come testimonia un post del 10 aprile 2021.

Arcidiacono, amministratore unico dalla costituzione nel 2020 al 2022, ha poi ceduto la carica a Di Giovanni e quest’ultimo l’ha mantenuta fino ad aprile 2023. Un mese dopo, sotto un post della pagina Facebook “Panera Panetteria”, gli utenti commentano: Ma avete chiuso per sempre? Così, da un giorno all’altro? Qualcuno riassicura: Davanti c’è scritto che riaprono a settembre! Mesi dopo, però, qualcun altro chiede: Ma non ha riaperto, vero?
No, al suo posto ha aperto un altro locale e la Panera è oggi inattiva.

L’importanza di questa parabola imprenditoriale non risiede solo nelle dinamiche celeri di apertura e chiusura, ma nella particolarità di amministratori e soci: il citato Roberto Di Giovanni non ha mai ricoperto alcuna carica né detenuto quote presso la Panera, al contrario di sua moglie, presente all’atto costitutivo insieme ad Arcidiacono e a Rossella Gioè. Quest’ultima nel 2023 ha costituito la Divani Locali srl con sede a Milano, società ceduta in quote e amministrazione a Riccardo Di Giovanni nell’agosto 2025.

I proprietari degli immobili, tra condannati e assolti

Rossella Gioè è proprietaria dell’immobile in via Spedalieri, sede legale di Che Divani srls, e del deposito a pianterreno in via Antonello da Messina. Non potendo accertare l’esistenza di un eventuale contratto d’affitto, non è dato sapere se la fantomatica fabbrica artigianale indicata in divaniedivanetti.it risieda nei suoi locali; invece, i due piani della palazzina sono intestati a quattordici persone che rispondono al cognome di Onorato, tra cui il noto collaboratore di giustizia Francesco, ritenuto reggente della famiglia Partanna-Mondello a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta.

Con sorte completamente differente Gaetano Gioè, cointestatario degli immobili insieme a Rossella, balzato agli onori delle cronache tra gli anni Novanta e Duemila per le vicissitudini giudiziarie legate alla storica Fonderia Oretea, acquistata insieme al fratello Maurizio nel 1995 dalla famiglia Dell’Utri. Nonostante l’assoluzione in appello e in cassazione, nel 2012 Maurizio Gioè fu oggetto di un provvedimento della sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo presieduta da Silvana Saguto nell’ambito delle indagini legate alla società New Port. Nel provvedimento compaiono anche gli Onorato ma, considerato il metodo Saguto e delle misure di prevenzione, è doveroso sospendere ogni giudizio sulla vicenda e non dilungarsi su ulteriori figure che, malgrado le cointestazioni degli immobili, non sembrano nutrire interessi societari né compaiono nella cronaca giudiziaria.

Un dettaglio rilevante è invece il continuo rapporto, diretto e indiretto, con l’attività portuale. All’indirizzo della sede legale della Multiservice di Riccardo Di Giovanni, infatti, è presente un negozio di tappezzeria nautica col logo di Che Divani.

Negozio di tappezzeria nautica, sede legale della ditta individuale Multiservice di Riccardo Di Giovanni.

Lui non risponde, ma la nipote imprenditrice prende le distanze: Noi non c’entriamo niente

Abbiamo provato a contattare Riccardo Di Giovanni alle varie utenze delle sue attività, anche quelle passate, senza alcun risultato. Non è quindi possibile avere la sua versione dei fatti in merito alle mancate consegne dei divani, né molti altri punti che allo stato attuale restano in sospeso.

Una delle poche certezze si ottiene dai movimenti economici e societari dell’ultimo anno. Ad agosto 2025 Riccardo Di Giovanni diventa socio e amministratore unico della Divani Locali srl di Milano; a ottobre di quell’anno Annunziata Di Giovanni subentra in Che Divani srls, per poi cedere tutto a Riccardo a fine marzo 2026. Appena un mese dopo, a fine aprile, viene costituita la Divanetti Lab srl di Alice Enea, figlia di Annunziata Di Giovanni, nei pressi del quartiere Porta Nuova. Anche in questo caso, come si evince dal sito creato il 12 maggio scorso, i prodotti sembrano gli stessi.

Sono gli stessi, ci corregge Alice Enea, che abbiamo contattato telefonicamente e, a differenza di suo zio, non ha esitato a rispondere e dedicarci del tempo. Abbiamo gli stessi prodotti ma non siamo lui. È un’azienda dove mettiamo la nostra faccia, noi non c’entriamo niente. Nel discostarsi dall’attività di suo zio, Enea evidenzia che anche sua madre non è più in buoni rapporti e ha persino preso provvedimenti legali in seguito ai cinque mesi in cui è stata socia e amministratrice unica di Che Divani srls.

Lui [Riccardo Di Giovanni, ndr] ha fatto tutto in buonafede, non ha capito che lasciando gli ordini indietro si è creata una voragine. Mi dispiace veramente, se fossi nelle possibilità di fabbricare e consegnare i divani per queste persone lo farei, mi metto nei loro panni.

In effetti, la sede e il laboratorio di Divanetti Lab srl non si trovano all’Acquasanta, Annunziata Di Giovanni non ha mai preso parte alle attività societarie del fratello ad eccezione di quell’esperienza di cinque mesi e persino il notaio è differente. Infatti, un’altra certezza degli affari che coinvolgono Di Giovanni, Arcidiacono e Gioè è lo stesso notaio per la costituzione di Che Divani srls, Divani Locali srl di Milano e Panera srl: Alessandra Zampardi, già incontrata nell’ambito del progetto d’inchiesta sociale Làmia nel documentario Una Brusca faccenda.

In sostanza, bisogna prendere atto che Alice Enea con la sua Divanetti Lab srl prende le distanze dagli affari di Riccardo Di Giovanni e puntualizza a più riprese: Non c’è nessun rapporto tra me e lui, zero.

Se queste mancate consegne fossero dovute a un’anomalia di quel complesso aziendale che fino all’anno scorso sembra aver garantito la consegna dei prodotti, non è chiaro per quale ragione Di Giovanni abbia continuato a prendere ordinazioni e non abbia denunciato pubblicamente la circostanza. Tra l’altro, sembra che il titolare abbia impiegato il suo tempo per provare a rimediare alle recensioni negative su Google: una decina di valutazioni positive portano tutte la data del 19 gennaio ad eccezione dell’ultima, datata 20 marzo, di un utente che si chiama proprio Riccardo Di Giovanni.

Le denunce accumulate nei mesi potrebbero essere ancora in corso proprio per fare luce su questo groviglio di interessi societari che, tra l’altro, si muovono prevalentemente in un quartiere oggetto di numerose attività investigative negli ultimi mesi. A questo proposito, occorre precisare che non è stata riscontrata alcuna parentela tra i Di Giovanni in questione e i protagonisti di diverse notizie di cronaca nel corso degli anni, sin dalla sentenza n.708 del 17 luglio 1997 nei confronti di Michele Di Giovanni e Vito Galatolo per violenza privata e minacce contro Gioacchino Basile, protagonista di una delle più significative e autentiche lotte alla mafia che abbiamo approfondito qui e qui, fino al sequestro per mafia nel 2011 della Di Giovanni servizi nautici Acquasanta Società Cooperativa di Antonino e Roberto Di Giovanni, quest’ultimo omonimo del fratello di Riccardo. Anzi, su questo punto Alice Enea è stata categorica: No, assolutamente no. Di Giovanni ce ne sono tanti.

Nessuna parentela, dunque. Solo lo stesso cognome, lo stesso quartiere e l’ambito nautico in comune. Resta comunque da chiarire, e possibilmente da risolvere, quella che è stata definita “una voragine”.

Che gli inquirenti svolgano dunque un buon lavoro, soprattutto per impedire che questa anomalia perduri e continui a provocare vittime, ma anche per la speranza – in verità, molto debole – che i soldi possano tornare ai legittimi proprietari e non vengano impiegati, qualsiasi sia la destinazione, da chi li ha ottenuti senza onorare gli accordi.