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Caro carburanti: Il brent soffoca il Mediterraneo. Ragusa fra le più care in Sicilia!

Mentre la Sicilia arranca, Malta fa prezzi da un altro pianeta!

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In provincia di Ragusa il pieno continua ad essere un salasso. La benzina self oscilla tra 1,76 e 1,78 €/l, il gasolio supera i 2,06 €/l. E mentre i cittadini stringono i denti, la politica ripete che “la situazione è sotto controllo”. Peccato che alla pompa non se ne accorga nessuno. Abbiamo analizzato i dati studiando quelli ufficiali forniti dal MIMIT ed aggiornati quotidianamente.Si tratta di valori in linea con la media regionale siciliana, ma che in alcuni comuni della provincia ragusana superano anche di 10‑12 centesimi i prezzi più bassi registrati nel resto dell’isola. A incidere sono soprattutto le differenze tra impianti: ad Acate ad esempio si trovano punte minime di 1,659 €/l, mentre a Comiso a pochi km, si sale fino a 1,798 €/l

Sicilia: un’isola con 9 province e nove prezzi diversi!

Il paradosso siciliano è sempre lo stesso: a pochi chilometri di distanza, i prezzi cambiano come se si attraversassero continenti, non confini provinciali. Abbiamo preso tutte le 9 province ed analizzato parametri e prezzi!A livello nazionale, la benzina self viaggia oggi intorno a 1,745 €/l, con un aumento di oltre il 7% rispetto a un mese fa. Il gasolio è ancora più caro: 2,052 €/l in modalità self, +4,9% su base mensile.

 

 

 

La Sicilia resta tra le regioni più costose, con Palermo che figura tra le province italiane con i prezzi più alti (1,797 €/l) ed Agrigento che sfiora addirittura i 2,50 euro/l. La provincia da cui scriviamo Ragusa, non raggiunge quei livelli, ma rimane comunque nella fascia alta della classifica nazionale. Sul fronte globale, grazie alla simpatia di “mister President”, il prezzo del Brent è cresciuto dell’86% dall’inizio del 2026, spingendo verso l’alto i listini europei. Secondo il Weekly Oil Bulletin della Commissione Europea, l’Italia continua a collocarsi tra i Paesi UE con i prezzi più elevati, complice il peso delle accise e la minore concorrenza rispetto ad altri mercati.

 

Tra gli automobilisti che abbiamo intervistato cresce il malumore. «Ogni settimana aumenta qualcosa, e ormai il pieno è diventato un lusso», raccontano alcuni pendolari che ogni giorno si spostano tra due province. Non parliamo degli autotrasportatori e ditte di trasporti, dove iniziano a serpeggiare venti di guerra e scioperi. I gestori, dal canto loro, ricordano che «gli aumenti arrivano a cascata dai listini internazionali e dalle politiche fiscali, noi possiamo solo adeguarci». Resta da capire come si fa ad aumentare i prezzi con un click su depositi colmi da oltre 1 mese. «Non è così- ci dicono– il prodotto fermo nei depositi va rimpinguato con nuove forniture, e queste le paghiamo salate!». Sarà,…….., ma per chi fa i conti della massaia, come chi vi scrive, il ragionamento è semplice: se io ho nel mio bel magazzino un milione di litri d’olio d’oliva, acquistato a 10 euro a bottiglia e di colpo sul mercato dovrò riacquistarlo a 11 euro a bottiglia, lo farò senz’altro, rivendendolo poi anche a 12 euro, ma intanto, su quello che ho in magazzino, ho guadagnato un milione di euro, restando seduto sulla mia poltrona!

Le prospettive purtroppo non sembrano rosee. Gli analisti infatti non prevedono cali significativi nel breve periodo: la domanda globale resta alta e le tensioni geopolitiche continuano ad influenzare il mercato del greggio. Per i consumatori siciliani, l’unica strategia resta solo quella di monitorare i prezzi e scegliere gli impianti più convenienti, che nel territorio (anche provinciale) possono variare anche di 15‑20 centesimi al litro.

Sul fronte internazionale, la situazione è oramai quasi stereotipata. Molti telegiornali mettono il Medioriente oramai in seconda notizia, mentre la sanguinosa guerra in Ucraina in quarta o quinta news, la routine fa passare una marea di altre notizie che quasi quasi, ci narcotizzano. Intanto, il Medio Oriente è in fiamme, tensioni nel Golfo, rotte commerciali sotto attacco… insomma, ogni giorno un bollettino di guerra! Ogni volta che un missile parte da un luogo sconosciuto o un drone sorvola un oleodotto anche piccolissimo, il Brent si emoziona e sale come se avesse appena ricevuto un’iniezione di adrenalina pura! Adesso cercano di anestetizzarci in ogni modo possibile. Gli analisti chiamano questo disastro il “mercato volatile”, che per noi “poveri kappa” più semplicemente, significa “apri il portafoglio e paga!”

E poi c’è la politica internazionale, quella che i più buontemponi chiamano “il simpatico Risiko di mister President”. Diciamo che le decisioni dell’amministrazione americana — tra sanzioni, pressioni sull’OPEC e diplomazia creativa — hanno la stessa delicatezza di un elefante in un negozio di cristalli di Boemia. E ogni volta che Washington starnutisce o inizia a tossire, noi in Europa ci ritroviamo con il prezzo del carburante che prende di colpo l’ascensore impazzito.

Naturalmente, nessuno ha colpe. È sempre colpa del mercato, del clima e……. delle stelle, o forse degli anelli di Saturno in opposizione con la Terra. Intanto, però, il Brent è schizzato all’86% dall’inizio del 2026. E noi continuiamo a fare il pieno come se stessimo finanziando la prossima missione su Marte.

Nel frattempo, l’Europa discute, convoca tavoli, annuncia piani strategici che sembrano scritti

da un algoritmo oramai in piena crisi esistenziale.

Risultato? Il prezzo alla pompa sale, scende, risale, e noi restiamo lì, con la pistola del self service in mano, a chiederci se non fosse stato meglio ad imparare ad utilizzare meglio gambe e bicicletta!

 

 

La provincia di Ragusa è certamente fra le più “sfortunate” nel caro carburante, pur essendo sede di uno dei più importanti gruppi petroliferi europei. Ma si sa, i prezzi non si decidono nella città dei Conti, ma nella città dei tulipani, anche se non ho mai capito storicamente il perché. Quello che possiamo fare è guardare all’orizzonte, mettendoci comodi sulla spiaggia di Marina di Ragusa, Marina di Modica o Pozzallo ed immaginare di fare il pieno a Malta, dove il confronto prezzi diventa spaventosamente imbarazzante.

 

 

 

 

 

 

 

 

A meno di 100 chilometri dalle nostre coste infatti, la benzina si paga 1,34 €/l, il gasolio 1,21 €/l. Non qualche centesimo in meno, un vero e proprio abisso! E non si tratta di magie o del petrolio che sgorga dalle rocce: semplicemente, un diverso modello fiscale e una politica energetica che considera il carburante un bene strategico, non un bancomat. Allora potremmo andare nella città dei cavalieri a fare il pieno! Peccato che il biglietto AR con auto a seguito sul bellissimo catamarano, costa più del doppio del pieno stesso!

Ma tralasciando i sogni maltesi, dobbiamo amaramente constatare che la Sicilia, continua a muoversi in un limbo: troppo lontana dal continente per beneficiare di una reale concorrenza, troppo vicina per essere considerata un territorio con esigenze specifiche. Il risultato è un mercato schizofrenico, dove il prezzo cambia a ogni curva e il cittadino è costretto a fare il detective del risparmio.

Eppure, i numeri parlano chiaro:

  • differenze fino a 20 centesimi al litro tra un impianto e l’altro nella stessa provincia;
  • prezzi medi più alti della media nazionale;
  • una rete distributiva che, nonostante gli sforzi di alcuni gestori virtuosi, resta frammentata e poco trasparente.

Il paradosso è che, mentre si discute di transizione ecologica, auto elettriche e mobilità sostenibile, in Sicilia fare il pieno è diventato un esercizio di sopravvivenza economica. E chi vive di spostamenti come i pendolari, lavoratori autonomi, agricoltori, autotrasportatori paga il prezzo più alto, in tutti i sensi.

La domanda, allora, è inevitabile: quanto ancora potrà reggere un territorio dove il carburante costa più che in molte capitali europee, ma dove gli stipendi restano tra i più bassi d’Italia? Per ora, l’unica certezza è che il caro carburanti non è un’emergenza passeggera: è una tassa occulta che pesa ogni giorno sulle tasche dei siciliani e che nessuno sembra avere davvero intenzione di affrontare.

Alla fine di questo grande circo del petrolio, la domanda resta sempre la stessa: chi ci guadagna? I Paesi produttori di petrolio? (che guarda caso, improvvisamente diventano tutti virtuosi) Le grandi compagnie petrolifere? (guardatevi i bilanci trimestrali, sono pubblici). Gli Stati del mondo? (tutti, ad eccezione di quelli veramente poveri e sfruttati all’osso!). I mercati finanziari? (un mondo magico per i poveri mortali incomprensibile. Il mondo dei futures, delle speculazioni, dei trader che guadagnano anche quando il petrolio è ancora nelle viscere di questa martoriata Terra). E allora? Ma la risposta è talmente ovvia che quasi ci si vergogna a dirla. Il guadagno petrolifero è sempre più un’entità cosmica, una febbre che salva e arricchisce pochi e massacra ed impoverisce molti. Eh no amici, non sapremo mai chi ci guadagna veramente, sappiamo solo chi ne esce sconfitto tutti i giorni: pendolari, autotrasportatori, agricoltori, famiglie, imprese locali, insomma chiunque sopravvive in un mondo senza pietà dove una piccola isola, la Sicilia terra di luce e di cultura, paga un prezzo sempre più alto, dove la stessa vita di ogni suo essere vivente diventa sempre un più difficile e costosa, perché “così ha stabilito il fato”.

Non sappiamo dare alcuna spiegazione a questo “scompenso cardiaco congestizio siciliano” dove il caro carburanti è una tassa occulta che arricchisce pochi e impoverisce molti. E la cosa più ironica è che, ogni volta che si chiede trasparenza, spunta fuori un nuovo tavolo tecnico, una nuova commissione, un nuovo comunicato fantasma, insomma il solito “stiamo monitorando, non vi preoccupate figli dei Siculi e Sicani”. E mentre loro monitorano il nulla, noi monitoriamo la nostra povertà, una povertà atavica che non ci abbandona da millenni e che, per volere del fato, non guarda in faccia nessuno……Ma finiamola cari lettori, non è vero che la povertà non guarda in faccia nessuno. Guarda spavalda solo la faccia dei poveri, perché di quella dei ricchi, ha sempre paura!