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Amazonia – l’ultimo respiro verde

 Il disboscamento illegale divora il cuore della Terra ogni giorno......senza sosta

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“Ogni minuto che passa, un’area grande quanto tre campi da calcio scompare per sempre dal bacino dell’Amazzonia. Quella che una volta era una distesa impenetrabile di vita verde, oggi è un mosaico di cenere e pascoli illegali. La più grande foresta tropicale del mondo sta perdendo la sua battaglia contro l’uomo.”

 

 

 

Quali sono le cause principali di questo disastro?

1) Allevamento e Agricoltura: La conversione di terreni boschivi in pascoli per il bestiame e piantagioni di soia (spesso destinata ai mercati esteri).

2) Estrazione Mineraria: L’estrazione illegale di oro e minerali che avvelena i fiumi con il mercurio.

3) Infrastrutture. La costruzione di strade che aprono varchi nel cuore della foresta, facilitando l’accesso ai bracconieri.

Quali saranno le Conseguenze Globali?

In primo luogo ci saranno conseguenze dirette sul ciclo dell’acqua. L’Amazzonia infatti genera le proprie piogge (i cosiddetti “fiumi volanti”) e questo è di grande impatto sulle precipitazioni di gran parte del globo. Senza alberi, tutto il Sud America rischia la desertificazione. Siamo oramai al “Punto di non ritorno (Tipping Point)”! Gli scienziati avvertono che se superiamo il 20-25% di deforestazione, la foresta non sarà più in grado di rigenerarsi, trasformandosi in una savana secca. Altro aspetto da non sottovalutare è la perdita dei Diritti degli Indigeni oltre la perdita di territorio per le comunità che da millenni proteggono questo ecosistema. A questo punto bisogna studiare quali potrebbero essere le possibili soluzioni.

Secondo i dati dell’INPE, l’istituto di ricerca spaziale brasiliano, alla base va instituita una “Riforestazione e un monitoraggio satellitare per il futuro”. L’uso della tecnologia per bloccare i tagli illegali in tempo reale. Nell’ambito della economia sostenibile vanno messe in pratica tutte quelle azioni atte a promuovere prodotti della foresta (come l’açai o il cacao) che non richiedono l’abbattimento degli alberi. Vanno quindi messi in atto accordi Internazionali che permettano di riqualificare Il ruolo del fondo Amazzonia e delle politiche dei governi locali (come il Brasile).

 

Riportiamo in ultimo, due risposte alle domande dell’intervista rivolta ad Elena Vazquez, ricercatrice senior presso l’Osservatorio per il Bioma Amazzonico.

D: Dottoressa Vazquez, perché si parla spesso di “punto di non ritorno”? R: “È un concetto fisico, non solo teorico. La foresta amazzonica ricicla la propria umidità. Se abbattiamo troppi alberi, il ciclo si rompe: la pioggia diminuisce, il suolo si scalda e gli alberi rimasti muoiono perché non più abituati a un clima secco. A quel punto, la foresta si trasforma in una savana degradata e non può più tornare indietro.”

D: Qual è il nemico numero uno oggi? R: “L’impunità. Gran parte della deforestazione è illegale, spinta dal mercato clandestino del legname e dell’oro. Ma c’è anche una responsabilità globale: finché ci sarà domanda di carne e soia prodotte su terreni deforestati, ci sarà qualcuno pronto a tagliare un albero.”

In conclusione: “Salvare l’Amazzonia non è solo una questione di tutela ambientale, ma di sopravvivenza globale. Non è un problema del Brasile o dei paesi confinanti, è una responsabilità che ricade su ogni consumatore e ogni governo. Il tempo dei proclami è finito; ora serve il coraggio di proteggere l’ultimo grande santuario della Terra.”