A Siracusa un incontro pubblico per Filippo Ballotta: i cittadini partecipano, la CGIL promette. Il Comune, l’INDA, gran parte della stampa e altri sindacati latitano
Nel pomeriggio del 6 giugno presso la libreria NeaPolis di Siracusa hanno partecipato i cittadini, non le istituzioni. La CGIL, unico sindacato presente insieme alla UIL, ha preso un impegno, ma finora ha dimostrato come la necessità di giustificarsi sia prioritaria alla ricerca di soluzioni.
Tre mesi e mezzo di ricerche, nove articoli e svariate interviste, verifiche camerali e richieste di chiarimenti tra istituzioni e privati. È possibile riepilogare così le azioni di quest’inchiesta intrapresa a fine febbraio sulla morte di Filippo Ballotta, l’autotrasportatore sessantaquattrenne che il 7 gennaio di quest’anno non è più tornato a casa, dopo aver scaricato il bitume all’interno dell’area di pertinenza dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa in via Elorina 148, durante i lavori di rifacimento del manto stradale. All’incontro pubblico sono stati invitati con ben due settimane di anticipo – a cui non ha risposto nessuno, incluso chi si è presentato – il sovrintendente INDA Daniele Pitteri, l’assessore alla mobilità Vincenzo Pantano e il sindaco Francesco Italia, nonché i segretari provinciali CGIL, CISL, UIL e UGL, affinché tutte le parti etiche in causa potessero partecipare alla divulgazione e al confronto, tenutosi sabato 6 giugno.
Operaicidio, termine preso in prestito dall’omonimo libro di Bruno Giordano e Marco Patucchi, ha fatto da titolo all’incontro suddiviso in due parti. La prima, tenuta dall’attivista Michele Mangiafico e supportata dagli interventi di Giuseppe Vitale e Giorgia Lauretta, presidente territoriale dell’ANMIL, dagli spunti del libro ha gradualmente aperto il focus sulla tragicità del tema a Siracusa. La seconda, a cura del progetto d’inchiesta sociale Làmia che ha trasmesso l’iniziativa in diretta sul proprio canale YouTube, ha aperto il confronto su quanto è stato finora documentato sul caso Ballotta da questa testata, ancora oggi l’unica a parlarne – elemento di amarezza, non di orgoglio – a fronte del mutismo istituzionale, giornalistico e sindacale riscontrato finora.
Chi gioca a nascondino
I bambini conoscono bene le regole: chi viene scoperto esce dal gioco. Trattandosi però di adulti, rappresentanti di istituzioni e diritti e dei cittadini, hanno preferito personalizzare le regole. Il sovrintendente Daniele Pitteri e l’INDA, protagonisti di un’intervista e delle istanze di accesso agli atti evase dopo due mesi di resistenza, fingono di non esistere, preferendo il silenzio consono alla platea delle rappresentazioni classiche anziché chiedere giustizia per Filippo Ballotta o, più semplicemente, chiarimenti alla ditta Floridiana Asfalti di Francesco Vernali a cui hanno affidato i lavori con un’assegnazione diretta da quindicimila euro.
Stessa strategia adottata dall’assessore alla mobilità Vincenzo Pantano e dal sindaco Francesco Italia, quest’ultimo contattato per una dichiarazione che ha concesso in poche righe di messaggio WhatsApp per esprimere cordoglio alla famiglia a titolo personale. Periodo impegnativo, per il sindaco, tra l’inaugurazione del nuovo lungomare con uno spettacolo esclusivo di Giuliano Peparini la sera successiva all’incontro e la sua partecipazione a un convegno sulla sicurezza sul lavoro organizzato due giorni prima dalla CISL, altra grande assente all’iniziativa del 6 giugno insieme alla Confsal, alla Cisal e all’UGL, il cui segretario provinciale Antonio Galioto aveva già perso un’occasione per soffermarsi sull’argomento proprio in occasione del Primo Maggio.
Insomma, ad eccezione della CISL, della Confsal e della Cisal a cui è bastato ignorare l’invito, gli assenti sono stati tutti già citati nei precedenti articoli, ma vogliono continuare a nascondersi dietro le rispettive foglie di fico, forse nella speranza che la pm Silvia D’Armento della Procura di Siracusa – che a marzo ha aperto un fascicolo per omicidio colposo nei confronti di Giuseppe Lombardo, titolare della Ecoservizi srl a cui è intestato l’autocarro, trovato privo di cassone e cronotachigrafo nell’officina della catanese Gefis srl di Filippo Germanò – risolva ogni dilemma etico con una “archiviazione libera tutti”.

Franco Nardi (CGIL): Non era un nostro associato. Ma i documenti dicono altro
La CGIL è coprotagonista della parte pienamente dedicata a Filippo Ballotta, con due persone in rappresentanza: il segretario provinciale Franco Nardi e il componente del direttivo Fillea Cgil Angelo Bazzano. È quest’ultimo ad aprire le danze delle giustificazioni sindacali, intervenendo dal posto mentre si discute sulle responsabilità etiche del Comune di Siracusa. Apre con un Non è così secco, deciso, quasi preimpostato.
C’è una responsabilità ben precisa inizia, ponendo la distinzione generica tra morte sul lavoro e morte accidentale sul lavoro e sottolineando: Lasciamo perdere il sindaco. Quando gli viene ricordato che in quel momento la discussione verte sulle responsabilità etiche, fa riferimento ai lavoratori: C’è troppa omertà, e prosegue con spunti tristemente reali quali il mancato sostegno alle famiglie e il risparmio delle aziende sulla sicurezza dei lavoratori. Insomma, l’obiettivo di allontanare le responsabilità etiche del Comune dal centro del dibattito ha un esito positivo, ma è inevitabile mettere a fuoco la responsabilità dei sindacati, dato che nessuno di questi ha finora speso una parola per Filippo Ballotta. Bazzano lancia dunque una proposta creativa:
Non per difendere i sindacati, a volte sarebbe stato anche opportuno… non è obbligatorio… che anche la famiglia possa… a volte basta, a volte, anche essere al contrario: che sia la famiglia ad andare al sindacato.
La reazione del pubblico è ben visibile dal minutaggio 01:16:06 della diretta YouTube.
Bazzano, che appare sinceramente dispiaciuto della sonora bocciatura popolare alla sua idea, di lì a poco torna al suo posto. D’altronde, il figlio Giuseppe Ballotta – che abbiamo intervistato qui – si è rivolto all’UGL, a cui era iscritto, senza ottenere nulla.
Tocca a Franco Nardi, segretario provinciale della CGIL, che apre l’intervento ringraziando Michele Mangiafico per l’invito. Infatti, dopo aver ignorato l’invito di Làmia, è stato raggiunto telefonicamente dall’attivista e solo allora ha ritenuto la proposta degna di considerazione. È un elemento importante per comprendere appieno un evidente problema della CGIL siracusana nella comunicazione, rivelatosi proprio nel corso del suo intervento. Procedendo con ordine, Nardi precisa di essere venuto a conoscenza del fatto solo in seguito a una critica personale, interpreta così l’articolo che evidenzia il suo silenzio sul caso durante un intervento radiofonico per il Primo Maggio, riflettendo le responsabilità sulle domande poste dal giornalista Gianni Catania. Commenta il caso Ballotta come una vicenda un po’ assurda e balorda, esprime delle considerazioni sul contesto degli appalti e, come Bazzano, anch’egli segnala le mancate denunce da parte dei lavoratori. Poi dichiara:
Non voglio giustificare il perché non siamo intervenuti, ma voglio sottolineare l’aspetto… su questo non vi sentite offesi, perché non siamo stati coinvolti se non dal punto di vista mediatico.
Ho sentito dire che il lavoratore era iscritto a un’organizzazione sindacale…
Interviene la dottoressa Carta, cognata di Filippo Ballotta. Il lavoratore era iscritto alla CGIL. Un rapido scambio di sguardi tra Nardi e Bazzano non muta la circostanza di profonda incertezza, perché a loro non risulta. Può essere che era iscritto ma non attivo, ipotizza Bazzano dal posto. Dopo una rapida disamina di come funziona l’attivazione della delega sindacale, Nardi si concentra sulla tipologia d’ingaggio di Ballotta, ma la dottoressa Carta rinnova la questione: Il sindacato prendeva soldi dalla pensione. Nello specifico, dalla pensione d’invalidità contributiva, come dimostrano i documenti in possesso della famiglia. Da questi è chiaro che la CGIL avesse a che fare con Ballotta, almeno per i soldi che gli tratteneva, fino a due giorni prima del decesso: l’ultimo cedolino è datato 5 gennaio 2026.
Nardi corre ai ripari rivolgendosi al figlio seduto in prima fila:
Ma che c’entra? Tu sei venuto a chiedere? Dobbiamo dire le cose come stanno, io sono abituato ad essere massacrato da tutti e ci metto sempre la faccia, non è un problema. Se tu mi dici che era iscritto come invalido e quando è successo ti sei rivolto a un altro sindacato…
Non ha modo di dilungarsi su questa considerazione, perché si blocca a una semplice frase di Giuseppe Ballotta: Abbiamo telefonato anche a voi. La dottoressa Carta ha infatti telefonato all’ufficio provinciale della CGIL e ha chiesto di lui, del segretario Franco Nardi; il centralino ha preso nota del recapito telefonico per farla richiamare, perché Nardi era impegnato in una riunione. In cinque mesi non ha richiamato nessuno.
Dopo una breve menzione sulle centinaia di telefonate che ogni giorno riceve il centralino, Nardi ritiene comunque di non aver nulla di cui giustificarsi.
Alle ultime battute del suo intervento, però, Franco Nardi si dichiara disponibile e assume l’impegno a nome della CGIL di interessarsi alla vicenda. Non è chiaro come, solo il tempo potrà dimostrare quanto valga in questo contesto la parola data da un sindacato che finora è stato assente e ha speso più tempo per giustificarsi, col vivo augurio che impieghino maggiori risorse per assumere consapevolezza sulle dinamiche di vittimizzazione secondaria e per un ascolto funzionale alle richieste d’aiuto.
Forse per onorare la confederazione che li caratterizza, la segretaria UIL FP Alda Altamore apre con Condivido tutto quello che ha detto il collega Franco Nardi, ma il suo intervento è meno complesso. Dichiara infatti di non poter assumere questo genere di impegni poiché si occupa di pubblico impiego; tuttavia, garantisce che riferirà a chi di dovere.
La carovana dei “Non vedo, non sento, non parlo”
Se la promessa della CGIL non può in alcun modo ammorbidire la linea di denuncia pubblica a fronte dei mesi di silenzio e della corsa alle giustificazioni, non è possibile trascurare l’importanza dell’impegno preso a favore di telecamera, che monitoreremo con la stessa lena e saremo pronti a riconoscere gli eventuali meriti del caso che, per ora, non esistono.
È ben più grave la condotta della CISL, della Confsal, della Cisal e dell’UGL, che temono il confronto alla stregua del Comune e dell’INDA. La loro assenza è tuttavia coerente, consente all’opinione pubblica che vuole informarsi di trarre delle conclusioni chiare sul loro conto.
Le presenze silenti, invece, sono quelle talmente abili da sfuggire ad ogni giudizio umano. Non possono essere citate esplicitamente, sarebbe una caccia alle streghe in assenza di un serio confronto per comprendere il motivo per cui non vogliono prendere posizione. Ma ci sono, e non fiatano. Restano immobili come le loro penne l’indomani, nel caso della stampa; restano muti come la loro coscienza di ogni giorno, nel caso della politica. È il prezzo di mantenere uno status quo, anche quello delle opposizioni e delle contestazioni, un antisistema di Siracusa ben integrato nell’equilibrio del sistema stesso. Sono disposte a perdere una tonalità di colore delle proprie lotte, renderle più sbiadite e confortevoli, purché possano continuare a impegnarsi per il bene pubblico coi soli rischi previsti dal gioco delle parti. Per questo continueranno a non pronunciare il suo nome, a temere di sentirlo, a illudersi di vedere un coraggio che invece viene a mancare, puntualmente, al nome di Filippo Ballotta.