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Aperto a Comiso il XIX congresso della Cgil

Scifo: "la provincia è una mosca bianca nel contesto regionale ma i problemi non mancano"

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Con un video ricco di cronaca e di opinioni, di quattro minuti. su Daouda Diane, l’ivoriano operaio e mediatore culturale scomparso ad Acate il 2 luglio scorso e di cui non si hanno più notizie, si sono aperti questo pomeriggio a Villa orchidea a Comiso i lavori del XIX congresso provinciale della CGIL di Ragusa che pone al centro temi della Pace, della Solidarietà e del Lavoro. Una denuncia forte e impegnativa per svelare la verità su un caso che non può rimanere senza una risposta.

La lettura della relazione del segretario generale uscente, Peppe Scifo, in un testo di ventiquattro cartelle lette davanti a 167 delegati eletti dai sindacati di categoria e dalle camere del lavoro, ha segnato l’avvio del confronto sui temi del congresso.

L’incipit della relazione è dedicato all’invasione della Russia nei territori dell’Ucraina

Le scelte della politica hanno ignorato la salvaguardia della vita delle persone. Ci si è rivolti alla logica della guerra, praticata o provocata, come strumento per la risoluzione delle controversie internazionali. La CGIL, coerentemente alla propria storia, ha fin da subito condannato l’aggressione Russa all’Ucraina schierandosi contro la guerra per una risoluzione diplomatica. Il Mar Mediterraneo, è da vent’anni un mare di morte, un cimitero subacqueo che rappresenta l’olocausto contemporaneo. Se sussiste l’idea di un’ Europa come fortezza, a discapito di un’altra idea di Europa come spazio di libertà e democrazia, dove al centro c’è la vita umana significa che si è smarrito il segno ed il senso vero della memoria.

E per questo occorre rafforzare il confronto e le sinergie con le organizzazioni sindacali del Mediterraneo e dei Paesi di provenienza dei lavoratori migranti che arrivano da noi. La CGIL di Ragusa ha già relazioni consolidate con il sindacato tunisino l’UGTT, il sindacato maltese la GWU ed altre organizzazioni come la CNT senegalese. La Cgil insieme ai movimenti è mobilitata contro le violazioni dei diritti a fianco delle ONG. Ma l’obiettivo ancora una volta è duplice, e cioè, dimostrare il pugno duro contro “gli stranieri”, sbandierando la difesa dei confini come priorità, e distrarre l’opinione pubblica dall’assenza di risposte concrete alla situazione di sofferenza delle tante famiglie costrette in difficoltà per il carovita. Il saldo delle risorse previsto dal governo sul capitolo pensioni non mente: si sottraggono al sistema ben 3,7 miliardi di euro tra taglio della rivalutazione delle pensioni in essere (-3,5 miliardi solo nel 2023) e abrogazione del fondo per l’uscita anticipata nelle PMI in crisi (-200 milioni). Il fisco è il sistema di raccolta delle risorse dello Stato per politiche pubbliche, beni e servizi pubblici, investimenti pubblici, welfare. Per la CGIL il modello fiscale deve essere redistributivo e progressivo. Non solo per i redditi da lavoro, ma per tutti. Serve una riforma fiscale che svolga la funzione di selezione e premialità, privilegiando la politica industriale e produttiva in considerazione delle ricadute occupazionali, l’innovazione e la sostenibilità.

Siamo tornati indietro di mezzo secolo; mai così da 45 anni con il record dei contratti a termine, oltre 3 milioni. A ottobre 2022 è stato registrato il più alto tasso di occupazione (60,5%) che però continua a essere contemporaneamente il più basso dell’intera Ue a 27, con l’aumento degli occupati precari over 50. Il tasso di occupazione, secondo quanto emerge dall’analisi della FDV, cresce prevalentemente non per l’aumento degli occupati, ma per la drastica diminuzione della popolazione in età di lavoro. Il lavoro è ormai quasi del tutto svuotato del valore sociale ed umano. Le grandi conquiste della classe operaia e del movimento sindacale risalgono agli anni in cui alla forza delle rivendicazioni corrispondevano le azioni dei partiti politici che le rappresentavano a livello parlamentare. Oggi si è spezzato questo legame e il lavoro rimane orfano della rappresentanza politica.

Tutte le province siciliane sono in coda alla graduatoria nazionale per tassi di occupazione ad eccezione di Ragusa, che – secondo l’Istat – al momento registra il livello più alto con il 57,1% nella fascia 20/64 anni, quasi 12 punti in più delle seconde classificate Siracusa e Trapani. Nonostante il primato regionale, restano alti gli indici di disoccupazione soprattutto per i giovani e le donne che, secondo un rapporto de Il Sole 24 Ore, risultano essere occupate appena il 31,3%. Ma ci sono altri dati sul territorio che testimoniano un mercato del lavoro affetto da distorsioni e criticità croniche. Da qualche anno Ragusa, che risulta essere ancora oggi una provincia dinamica anche nell’andamento del Pil, ricopre gli ultimi posti nella classifica nazionale delle retribuzioni con una media salariale di poco al di sopra dei mille euro, mentre nelle province del nord la media è di mille e cinquecento euro. Poiché i CCNL sono uguali in tutto il Paese, il dato va letto attraverso l’incidenza dell’irregolarità, a partire dall’orario di lavoro con un’elevata diffusione di finti part time che abbassano le retribuzioni. E questo è quello che riscontrano le nostre categorie e il nostro Ufficio Vertenze Legali. Una condizione di irregolarità che andrebbe affrontata non solo dal sindacato ma in primo luogo dalle Istituzioni preposte al controllo; Inps, Ispettorato del Lavoro e l’Agenzia delle Entrate. In provincia di Ragusa l’Ispettorato del Lavoro non è, ormai da tempo, nelle condizioni di poter svolgere la funzione di controllo poiché può contare su un solo Ispettore del lavoro. Al nuovo Governo regionale chiediamo di far rientrare il territorio regionale nelle competenze dell’INL e di avviare una riqualificazione del personale in forza agli Ispettorati, al fine di riconoscere, secondo le norme contenute dalle leggi e dai contratti, la qualifica di Ispettore a chi è già in possesso di competenze. Dopo la pandemia il lavoro è ripartito senza sicurezza; le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Istituto tra gennaio e agosto sono state 484.561, + 38,7% rispetto allo stesso periodo del 2021. Nel 2022 le morti sul lavoro sono state 1006, meno 9,9% . Manca forse l’aggiornamento del dato sulle vittime; dovremmo aggiungere Douda Diene vittima del lavoro e della brutalità padronale. Il nostro territorio è particolarmente sensibile al tema della salute e della sicurezza, per le caratteristiche del sistema produttivo in cui primeggiano i settori considerati ad alto rischio. A parte l’incidenza degli infortuni mortali e i rischi visibili, qui esiste, a livello preoccupante, la pericolosità di malattie derivanti da attività lavorative particolarmente nocive. L’alto indice di tumori riguarda soprattutto il settore agricolo per il continuo contatto con i prodotti chimici derivanti dall’impiego di fitofarmaci. Il sindacato tunisino, denunciava l’alto tasso di malattie tumorali fra i braccianti rientrati provenienti dalle nostre zone. Salute e sicurezza non può essere un altro tema scaricato alle responsabilità del sindacato, la politica deve fare la propria parte a partire dalla richiesta al Governo regionale, agli Assessorati del Lavoro e della Sanità, di potenziamento degli S.Pre.S.A.L, per svolgere una reale attività di prevenzione e vigilanza. L’autonomia differenziata significa poi mettere fine alla possibilità che le regioni del sud possono ottenere le dovute risorse per diminuire il divario con il nord. Nel concreto, lo Stato dovrebbe rinunciare alla potestà esclusiva su più di venti ambiti, tra questi l’istruzione, la ricerca scientifica e tecnologica, la salute, i porti e gli aeroporti, l’energia, etc. Se tutto ciò si realizza senza aver approvato i LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni), senza aver fissato i principi fondamentali, e, peraltro, con la riproposizione del criterio della spesa storica, vuol dire che chi oggi è avanti lo sarà sempre di più mentre chi è indietro difficilmente potrà recuperare. Le povertà educative che si registrano oggi e che colpiscono bambini e bambine, ragazze e ragazzi, proiettano già da ora la condizione di povertà per quando saranno adulti.

La pandemia ha fatto emergere i limiti di un sistema sanitario che non è stato in grado di reggere la pesantissima onda d’urto causata da una situazione del tutto nuova ed imprevista. Il primo dato che va evidenziato è quello per cui i deficit strutturali, dovuti al sotto organico, le dismissioni recenti e passate, sono stati in parte colmati grazie al lavoro sovrumano svolto da tutto il personale sanitario, medico, infermieristico e dei vari indotti. Bisogna accentuare la battaglia per un sistema sanitario pubblico e di qualità che inverta la trasmigrazione di risorse pubbliche verso il sistema privato mediante le convenzioni. Si è assistito  a episodi di pazienti costretti ad attese lunghe anche 24 ore prima di esseri visitati, e questo non è più accettabile in un Paese civile, come non sono accettabili le lunghe liste di attesa per avere visite specialistiche comprese quelle per le diagnosi di patologie gravi. Nasceranno in provincia di Ragusa tre ospedali di Comunità, a Ragusa, Comiso e Scicli, strutture sanitarie della rete di assistenza territoriale che svolgono funzioni intermedie tra il domicilio e il ricovero ospedaliero. Ci saranno anche otto Case di Comunità con l’obiettivo di implementare l’assistenza sanitaria territoriale e promuovere il coordinamento delle realtà presenti nel territorio. Per dare reale funzionalità a queste strutture occorre incrementare gli organici con personale stabile.

In questi anni ci siamo occupati di violenza di genere, lo abbiamo fatto attraverso un approccio concreto dove a prevalere sono le azioni e non le parole. Chi tenta di sottrarsi da un contesto di violenza e abuso deve trovare subito riparo nelle strutture adeguate e sostegno al reddito. Crediamo importante lavorare in direzione di un cambiamento culturale a partire dalle scuole dove al sessismo e alla logica del potere maschilista, siano contrapposti modelli di relazione improntati sul rispetto reciproco e sulla solidarietà.

Il nostro territorio sconta storicamente il grave gap infrastrutturale materiale, anche se su alcuni fronti si registrano avanzamenti; continua la costruzione dei lotti ricadenti in provincia dell’autostrada Siracusa-Gela nonostante i ritardi strutturali dei pagamenti da parte del CAS alle imprese. Siamo ormai prossimi all’avvio dei cantieri per la costruzione dell’autostrada Ragusa- Catania. Bisogna continuare la battaglia per la realizzazione delle reti di collegamento, per connettere l’autostrada, il Porto di Pozzallo, l’Aeroporto di Comiso e l’Autoporto di Vittoria. Sono strutture che possono esprimere grandi potenzialità solo se interconnesse fra loro in una logica di sistema di trasporti intermodale. Stiamo di nuovo attraversando una fase di retrocessione per l’aeroporto Pio La Torre di Comiso, dopo gli ottimi risultati registrati con la fine della pandemia oggi assistiamo ad un nuovo picco verso il basso a causa della dismissione di alcune tratte nazionali importanti. Il destino dello scalo è interamente nelle mani della Sac a cui spetta il compito di attivare nuove tratte promuovendo, secondo lo schema delle reti aeroportuali, una proficua sinergia tra gli scali di Catania e Comiso. Per questo è importante il riassetto della Camera di Commercio del Sud est che rappresenta l’unica possibilità coerente di accorpamento utile al nostro territorio, pur non condividendo il modus operandi della prima fase completamente accentrata sugli interessi della Città Metropolitana di Catania.

Oggi affiorano prospettive in provincia di nuovi investimenti sul piano delle energie rinnovabili con capitali privati per la produzione di energia pulita. Un’ opportunità che, se ben calibrata alle esigenze complessive del territorio.

Il processo di transizione ecologica deve avere una sua specifica declinazione per la riconversione non più rinviabile del nostro comparto agricolo serricolo.

L’insostenibilità ambientale e sociale di questo modello ha raggiunto livelli allarmanti. La nostra agricoltura deve sempre di più puntare sulla qualità del prodotto e dell’intero processo. La fascia trasformata è un grande ghetto esteso per decine di chilometri dove all’interno vivono e lavorano invisibili spesso vittime della negazione dei diritti fondamentali. Nella nostra fascia trasformata trovano lavoro senza diritti persone espulse dai processi di cittadinanza, persone senza documenti la cui unica possibilità è lo sfruttamento, oppure prestarsi come manovalanza per i gruppi criminali italiani e stranieri. Sono persone alle quali per primo lo Stato ha voltato le spalle non consentendo loro alcuna possibilità di emersione.

Oggi la CGIL è impegnata con il progetto Diagrammi Sud della Flai nazionale, finanziato dal FSE per contrastare caporalato e sfruttamento in sinergia con i Comuni, l’Asp, la Prefettura e la Procura. Parallelamente stiamo portando avanti il progetto finanziato da Fondazione con il Sud Trasformare la Fascia Trasformata per progettare nuovi percorsi di filiera e di sostenibilità ambientale, e sostegno alle vittime di sfruttamento insieme all’associazione I Tetti Colorati, Altro Diritto e Proxima. Si registra il fallimento della politica regionale sulla gestione del ciclo dei rifiuti. A questo sfascio si aggiunge il danno pagato dai cittadini costretti a subire una tariffazione tra le più alte d’Italia per servizi scadenti. Serve una svolta, una riforma che ridia ai Comuni la possibilità di una gestione pubblica e diretta di questi servizi essenziali. In generale la lotta contro le mafie in questo territorio significa innanzitutto condurre la battaglia affinché si possano incrementare i livelli di organico per il presidio e il controllo del territorio, soprattutto per l’investigazione sugli intrecci tra economia criminale e le attività legali avendo tenendo a riferimento . Va poi reso possibile l’impiego delle risorse e dei beni derivanti dai sequestri e dalle confische per avviare processi di imprenditoria giovanile in grado di affermate modelli alternativi e positivi di sviluppo. Per far si che le cose che diciamo trovino attuazione nella società è importante che la CGIL si ponga di fronte al tema delle alleanze. Il modello classico del legame sindacato-partito è superato, soprattutto per un sindacato generale e confederale come la CGIL. E’ vero e lo abbiamo detto in più occasioni che in Italia serve la ricostruzione di un nuovo campo progressista che rimette al centro il lavoro e l’idea di una società basata sulla costruzione delle reti, soprattutto a livello territoriale, è per la CGIL il primo elemento della politica delle alleanze. In questa provincia la CGIL ha sposato il progetto di rigenerazione dell’Anpi aprendola ai giovani, infatti oggi l’Associazione Partigiani è ritornata ad essere una realtà partecipata e attiva contro ogni forma di fascismo per la difesa della Costituzione. Noi crediamo nella possibilità di costruire coalizioni sociali così come abbiamo fatto per la lotta al caporalato, l’emergenza abitativa, e la battaglia per il diritto all’amore in tutte le sue forme a fianco della comunità Lgbt. Quella di Ragusa è la seconda Camera del Lavoro dopo Catania per i servizi fiscali e di Patronato. Se rapportiamo i numeri alla popolazione, siamo i primi in Sicilia. Sulle iscrizioni le categorie registrano una tenuta.

Una corretta lettura della realtà, oltre i numeri, suggerisce la necessità di un impegno maggiore e soprattutto sempre più culturalmente adeguato alla complessità dei problemi. Il sindacato oggi è in crisi perché trascinato dentro il processo di destrutturazione del lavoro e dentro l’arretramento di una condizione culturale incentrata sull’individualismo e meno sulla solidarietà che sta alla base del nostro agire e del nostro stesso esistere come organizzazione.

Le lavoratrici e i lavoratori, i disoccupati, i pensionati hanno bisogno di una CGIL sempre presente e all’altezza di questa complicata fase storica.

Abbiamo una grande tradizione alle nostre spalle, di donne e uomini che hanno fatto la storia di questa organizzazione e del Paese. Persone che hanno scelto questa via perché sentivano il bisogno di contribuire al cambiamento della società. Tra i tanti esempi, Giuseppe Di Vittorio e Pio La Torre, compagni dirigenti che oggi ci servono da guida, come esempi che dobbiamo imparare forse a citare di meno e imitare di più.