Con InSiciliaTV l’informazione la fai tu

Dal ‘Sistema-Siracusa’ al ‘Sistema-Montante’ passando per il caso-Scicli, il filo rosso ripercorso in Tribunale a Ragusa dal giornalista Di Natale: doveroso non sottacere i rapporti tra l’ex giudice del Cga arrestato Giuseppe Mineo, lobbista dell’Acif, e il capo della polizia municipale Maria Sgarlata.

0 521

Dal ‘Sistema-Siracusa’ al ‘Sistema-Montante’ passando per il caso-Scicli con la sua orribile realtà di un Comune sciolto con la motivazione, falsa e costruita a tavolino, di essere stato infiltrato da interessi mafiosi ma in effetti un Comune sottratto – con un colpo di mano e con un sopruso malandrino – al sindaco, alla giunta e al consiglio comunale democraticamente eletti perché si erano opposti in tutti i modi ad una pericolosa aggressione affaristica in danno della città. Aggressione che, tolti di mezzo – con uno scioglimento basato su palesi falsità – gli organi legittimi che operavano con onestà e trasparenza, è stata finalmente resa possibile grazie agli atti amministrativi compiuti (o omessi) dalla commissione straordinaria nominata per ‘ripristinare’ nel Comune la ‘legalità’ violata. Una ‘legalità’ che aveva il volto, il nome e gli interessi (spesso criminali) di quelli che le cronache giudiziarie ci hanno fatto conoscere come, appunto, il ‘Sistema-Siracusa e il ‘Sistema-Montante’.

Insomma, semplificando: il sindaco, la giunta e il consiglio comunale avevano tenuto fuori dal Comune gli interessi affaristici, anche illeciti. Quindi tali interessi si sono impossessati delle leve dello Stato per sostenere – è scritto nero su bianco in un decreto firmato dal presidente della Repubblica – un falso che era l’opposto della realtà: che la mafia fosse entrata in Comune al seguito di un’improbabile banda dei netturbini e che occorresse buttarla fuori.

E così la finta antimafia, in realtà il suo contrario, ha fatto fuori il sindaco, la giunta e il consiglio comunale per fare entrare nella massima istituzione cittadina quegli interessi che prima erano stati giustamente tenuti fuori da quel sindaco, da quella giunta, da quel consiglio comunale: perciò estromessi e criminalizzati, fino a quando la verità alla fine si è imposta mentre la giustizia, tardiva, non ha potuto evitare lo sfregio e la violenza contro la città perpetrati da bande criminali che si sono impossessate di leve del potere istituzionale.

Il filo che nega molte vicende lungo i due ‘sistemi’ passando per il caso-Scicli è stato ricostruito dal giornalista Angelo di Natale dinanzi al Tribunale di Ragusa nell’udienza del processo che lo vede imputato per diffamazione a mezzo stampa per i servizi d’informazione relativi all’arresto, avvenuto il 4 luglio 2018, di Giuseppe Mineo e trasmessi dall’emittente La Prima Tv di cui era direttore responsabile.

Mineo fu arrestato – ed è imputato in attesa della sentenza, dopo la richiesta del pubblico ministero di condanna ad otto anni di reclusione – per corruzione in atti giudiziari in quanto accusato di essere un ‘giudice (amministrativo, quale componente del Cga dal 2010 al 2016) in vendita’, a disposizione del cosiddetto ‘Sistema-Siracusa’ allestito dagli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore al fine di tenere in pugno magistrati operanti in posti chiave e di disporre, attraverso un patto criminale, delle loro funzioni al servizio di interessi privati, spesso anch’essi, già all’origine, di matrice delittuosa.

Il processo che vede imputato Di Natale, anche nella veste di direttore responsabile della testata La Prima Tv, e il giornalista Carmelo Riccotti La Rocca autore del servizio sull’arresto di Mineo, scaturisce da una querela presentata da Maria Sgarlata, moglie di Mineo e all’epoca dell’arresto capo della polizia municipale di Scicli, carica esercitata dal 2010 al 2020 quando è stata nominata capo del settore degli Affari generali del Comune.

Sgarlata si ritiene diffamata dall’essere stata citata, nel servizio giornalistico del 4 luglio 2018 e negli spazi d’approfondimento successivi, come consorte di Mineo e nel contempo titolare della pubblica funzione ricoperta di capo della polizia locale di Scicli.

Di Natale, nelle dichiarazioni rese al Tribunale, ha rivendicato come scelta propria quella della citazione ‘incriminata’, <<scelta doverosa perché, almeno nell’ambito locale di Scicli e del territorio ibleo, elemento costitutivo della notizia che non poteva essere sottratta né sottaciuta ai cittadini e alla pubblica opinione>> .

Di Natale ha lungamente argomentato questa “scelta doverosa” con l’interesse pubblico alla conoscenza determinato dalla funzione esercitata dalla querelante nello spazio istituzionale, politico e sociale della città nella quale era, nel contempo, massimamente presente anche l’attività, pubblica anch’essa, svolta da Mineo.

<<Già solo questo – ha detto Di Natale in udienza – è molto più che sufficiente a giustificare, e a rendere doverosa, la citazione ‘incriminata’, non sulla base di una mia opinione personale ma dell’intera costruzione legislativa – promanante dal basilare principio costituzionale della libertà di stampa – a sua volta consolidata dall’univoca giurisprudenza di legittimità sul diritto di cronaca il quale ha nella verità, nell’interesse pubblico alla conoscenza e nella continenza espositiva i suoi presupposti>>.

Fatta questa premessa, il giornalista ha poi offerto al Tribunale un’ampia ricostruzione di fatti – tutti di elevatissimo pubblico interesse – che legano in sequenza l’ambito di azione e la sfera di interessi di Mineo (giudice a disposizione del ‘Sistema-Siracusa’) molti dei quali coltivati proprio a Scicli anche sul terreno della primaria incidenza delle competenze istituzionali del Comune, passando poi per le fitte connessioni di quella ‘spy story’ (purtroppo cruda e amara verità) che ha comportato lo scellerato scioglimento degli organi legittimi attraverso le armi del ‘Sistema-Montante’.

E in questa ricostruzione Di Natale ha parlato di tante vicende ognuna delle quali, se mai ve ne fosse stato bisogno, attesta ulteriormente l’inderogabile necessità che l’informazione su quel caso di cronaca non fosse mutilata di un elemento fondamentale, costitutivo della notizia.

Il Tribunale ha fissato ad ottobre la prossima udienza per le conclusioni.