Con InSiciliaTV l’informazione la fai tu

Comitato Sì ai Referendum chiude campagna a Palermo, “No astensione”

0 10

PALERMO (ITALPRESS) – Il “Comitato Sì per la libertà, Sì per la giustizia”, guidato dal professore Carlo Nordio, chiude a Palermo la campagna referendaria in vista del Referendum abrogativo del 12 giugno su cinque quesiti afferenti al tema della giustizia italiana e in una conferenza stampa alla presenza delle forze politiche che sostengono il Sì, è stato fatto il punto della situazione a quattro giorni dalla chiamata alle urne che per nove milioni, e tra questi anche i cittadini del capoluogo siciliano, coincide anche con le elezioni Comunali. Riconoscendo che il quorum è di difficile raggiungimento e puntando il dito contro la stampa e gli organi di informazione – in particolare il servizio pubblico – il vicepresidente del Comitato, Bartolomeo Romano, ha ripercorso la storia di questo referendum che giunge al giudizio dei votanti monco di tre quesiti, quelli relativi alla responsabilità civile dei magistrati, alla legalizzazione della cannabis e all’eutanasia: “E’ stato un percorso faticoso, è a tutti noto come la Corte Costituzionale abbia inciso in modo molto severo sui quesiti referendari, eliminando pe valutazione politica orientata i tre più appetibili. E’ comunque una conferenza di chiusura carica di speranze e aspettative – ha sottolineato Romano – Mattarella ha già espresso le sue preoccupazioni sulla situazione della giustizia italiana, parole però non recepite del tutto dalle forze parlamentari, perchè la riforma Cartabia non è ancora stata approvata ed è comunque tiepida e limitata”.
“Dobbiamo proteggere la giustizia, ma non possiamo lasciarla nella situazione attuale. Non va bene alla gran parte delle forze politiche e nemmeno ai cittadini ai quali spetta l’ultima parola. Cinque quesiti – ha concluso – per i quali auspichiamo cinque sì, tuttavia ogni singolo quesito referendario merita una riflessione autonoma e anche un voto che potrebbe non essere per cinque sì”. Romano è poi sceso nei dettagli dei cinque quesiti referendari, che spaziano dalla cancellazione dell’automatica incandidabilità per i politici condannati in primo grado, l’eliminazione della reiterazione del reato dalle motivazioni per disporre misure cautelari, fino alla separazione delle carriere di Pm e giudice, quindi hanno preso la parola i rappresentanti delle forze politiche schierate a favore del sì. “Rivendicare il diritto di non fare raggiungere il quorum da parte della sinistra è specioso, non è possibile rivendicare i diritti a targhe alterne – ha attaccato Donatella Corleo del Partito Radicale – E’ giusto votare sì, ma è importante che ci sia una percentuale alta, se proprio non dovesse essere raggiunto il quorum”.
Le fa eco il vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao, per Forza Italia: “Gravissimo che alcuni politici, implicitamente o esplicitamente, abbiamo esortato a disertare le urne. Invitare a disattendere questo importante appuntamento è la contraddizione della politica e certi politici dovrebbero vergognarsi di sollecitare il mancato raggiungimento del quorum”. Per Francesco Scoma della Lega alcune difficoltà legate a questo referendum sorgono dall’obbligo di mascherine per il voto (“Su nostra pressione abbiamo cercato di far capire che il problema delle mascherine andava affrontato in maniera serena, non poteva essere un obbligo per gli elettori”), mentre per Filippo Tripoli, sindaco di Bagheria in quota Italia Viva, al di là del raggiungimento del quorum votare sarà essenziale per dare un indirizzo al Governo: “Non so se si raggiungerà il quorum, ma si deve andare a votare. E gli effetti del referendum saranno da pungolo per il Parlamento”.
Giusi Bartolozzi del Gruppo Misto ha proposto ulteriori motivazioni per cui votare sì, in particolare le elezioni politiche distanti soltanto un anno che potrebbero portare a un Governo schierato a sfavore della legge delega Cartabia: “Il PD è spaccato sui quesiti, il Movimento 5 Stelle dice di non votare e in molteplici occasioni ha ritenuto i referendum inutili e strumentali. Non è vero che la legge delega Cartabia, ove anche approvata, avrebbe assorbito i quesiti referendari, si dovranno comunque aspettare due anni per i decreti attuativi, con un Governo che non si sa quale sarà. Il prossimo Governo – ha spiegato – potrebbe non tenere conto della legge delega, è importante che si vada a votare perchè col sì possiamo dare un segnale preciso a questo Parlamento”. Presente anche Carolina Varchi, parlamentare di Fratelli d’Italia, partito che pur essendosi speso a favore del referendum, voterà no ai primi due quesiti e sì soltanto agli altri tre: “Su questo referendum è calato un silenzio che non fa bene e che ritengo preoccupante. Abbiamo contribuito attivamente all’enorme sforzo per la campagna referendaria, però con grande libertà e chiarezza abbiamo fin dall’inizio spiegato che su due dei quesiti voteremo no, perchè siamo convinti che, pur essendo consapevoli che ci siano delle storture, servano delle iniziative di carattere legislativo”.

– foto: xd7

(ITALPRESS).