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Ragusa, il caso-Occhipinti. il Tribunale gli ha venduto i beni all’asta ma non poteva farlo. Un’ingiustizia che dura da sei anni, frutto di errori colossali e ombre inquietanti. Giovedì altro tentativo dell’acquirente di impossessarsene

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Giorgio Occhipinti è un imprenditore agricolo di 77 anni, protagonista suo malgrado di un caso unico nella storia giuduziaria italiana. Una storia incredibile e inquietante scritta dal Tribunale di Ragusa con atti assurdi che si susseguono da sei anni. Occhipinti, che nella sua azienda agricola di contrada Trippatore nelle campagne di Sampieri, frazione di Scicli, ha riversato tutta la propria vita e quella della propria famiglia, è un debitore esecutato che il Tribunale di Ragusa con un proprio giudice ha ammesso ad un piano di rateizzazione dei debiti approvato anche dai creditori e finora sempre regolarmente rispettato, mentre un altro giudice dello stesso Tribunale – il Giudice dell’esecuzione – nel 2016 ha eseguito (cosa che non poteva fare proprio perchè era in atto un piano di pagamento) la vendita all’asta, aggiudicata ad un prezzo di meno di 500 mila euro a fronte di un valore effettivo di circa 4 milioni.

Giorgio Danilo Giannone, avvocato, ospite della rubrica Fatti&Opinioni, prodotta e trasmessa da In Siiclia Tv – nella puntata in onda oggi alle 20.30, con replica alle 23.30 e domani alle 14.30 – parla della mostruosa ingiustizia in atto contro l’imprenditore il quale continua a pagare regolarmente le rate a suo tempo approvate dai creditori e convalidate dal Tribunale e però chiede invano di rimanere proprietario dell’azienda che, per un errore misterioso, il Tribunale di Ragusa nel 2016 fece oggetto di vendita all’asta.

Rispondendo alle domande di Angelo Di Natale, Giannone, difensore di Occhipinti, ripercorre le varie fasi di questa incredibile vicenda, le anomalie, gli errori e le tante incongruenze che hanno determinato una situazione paradossale, nonchè il parallelo processo penale (apertosi a Ragusa grazie all’avocazione da parte della Procura di Catania dopo una richiesta di archiviazione dell’ufficio inquirente ibleo) nel quale è imputata, per estorsione e turbativa d’asta, una persona incaricata dalla società poi aggiudicataria di intervenire nel procedimento. E giovedì mattina, 7 aprile, è prevista l’ennesima immissione in possesso, finora sempre impedita da manifestazioni di solidarietà in favore dell’imprenditore.